Cangelosi Calogero: (il poeta randagio) è nato a Poggioreale (TP) il 14 Aprile 1946. 
Laureato in lettere classiche, ha conservato sempre il suo amore per le cose semplici e per la campagna. 
Ha scritto poesie, poemi, racconti, drammi, commedie teatrali, saggi critici.
 
Gli è stato anche assegnato il
 
 

Premio alla carriera

 
La giuria del concorso letterario internazionale "Antonio Filoteo Omodei - Pensieri in versi" 2015, presieduta dalla dott.ssa Carmela Tuccari, ha conferito il Premio alla carriera al poeta e scrittore Poggiorealese Calogero Cangelosi (Gigi). L'importante riconoscimento è stato assegnato all'Autore per l'impegno profuso nei suoi 50 anni di carriera letteraria e poetica, distinguendosi per l'originalità, lo sperimentalismo linguistico-letterario e per il recupero delle tradizioni orali e sociali di Poggioreale. Inoltre, per il valore pedagogico dei suoi scritti, a cui va aggiunto il carisma poetico dalla ricca espressività lirica e contenutistica. Il premio gli sarà conferito ufficialmente il 14 giugno durante la cerimonia che si svolgerà nell'artistica chiesa di San Giovanni Bosco a Verzella-Castiglione di Sicilia, alla presenza di autorità. La manifestazione culturale, che è organizzata dall'Accademia Internazionale Il Convivio in collaborazione con il 'Museo Valle Alcantara', rende omaggio alla città di Poggioreale, segnata dallo storico terremoto del 14 gennaio 1968, conferendo anche un premio speciale per la testimonianza storica all'opera pittorica e poetica "Tra i ruderi di Poggioreale" delle autrici Rosalba Urru (pittrice) e Maria Luisa Robba (poetessa).


Addetto alla comunicazione
Enza Conti




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Conobbi il Prof. Calogero Cangelosi durante una conferenza tenuta presso l’Associazione Culturale L’Ottagono Letterario. Si faceva notare. Parlava moltissimo con voce tonante. Si agitava in continuazione, faceva presente che firmava i suoi scritti con l’appellativo Poeta Randagio, mi sembrò una denominazione confusa e triste. Non riuscivo a capire se si trattasse di un atteggiamento bohémien o di contestatore del 1968. Lessi i suoi racconti sulla rivista Il Convivio, stavano in un limbo nebuloso, tra favola, sogno, fantasia, insegnamento moralistico; non conoscevo le sue poesie, tuttavia non riuscivo a comprendere la personalità di questo scrittore. Ma la vita è complicata, arrotola e dipana i fili di ognuno di noi nei modi più impensati. Non lo incontrai per un certo periodo, seppi che gravi problemi di salute lo affliggevano. Poi ritornò, portando una serie di poesie scritte durante il doloroso periodo e successivamente pubblicate.

Fu un’esplosione cosmica!

Poesie profondamente belle, di una tenerezza struggente (da Le Ore interrotte: il sonno cerca riposo / lanterne accese tutta la notte); di una malinconia che cerca riscatto nella speranza (da Dorme il Poeta: il giorno dei sorrisi gratis / ondeggia in attesa della primavera); di un amore infinito per la famiglia (da Le ore interrotte: dai tuoi sguardi il sorriso piegava / allusioni e ricordi); un ricordo mai ovvio dell’infanzia e della giovinezza passata (da L’infanzia tornata: richiamo ai giorni più allegri / ai giochi costruiti nei cortili); un ritmo essenziale, scarno, ma ricco di vitalità e armonia. È stata la rivelazione di un poeta a tutto tondo, dall’animo sensibile, c’era in lui il “fanciullino” semplice, pensieroso, pieno di fede; il suo atteggiamento un po’ brusco nasceva da una timidezza che voleva nascondere i dettami del suo cuore. Sulle sue prose e sulle sue tantissime poesie non mi permetto di fare recensioni che altri più autorevoli di me hanno già fatto in modo eccellente, ma gioisco per aver conosciuto un autentico poeta che scrive non per autoesaltazione o per premiazioni varie, ma per celebrare con i suoi versi l’emozione della vita che porta alla ricerca della verità e dell’Assoluto. 

 

Adalpina Fabra Bignardelli

poetessa

 

 



Con Carta e Penna ha pubblicato:

LABORATORIO DI POESIE RANDAGIE

Copertina libro
Illustrato da Cinzia Romano La Duca

In questa nuova raccolta poetica Calogero Cangelosi collabora con la pittrice Cinzia Romano La Duca che ha arricchito col suo tratto pulito e sicuro i versi del Poeta randagio. I testi sono commentati dalle recensioni di Clotilde Cardella, Maria Elena Mignosi Picone, Gaetano Zummo, Cinzia Romano La Duca e Rosa Mingoia.

Dorme il poeta

Il poeta dorme ai perché della vita:
la donna che portava i gelsi
parla soltanto alle cicale:
ormai i compleanni non chiamano
entusiasmo di amici.
Tristezza ed orgoglio allo stesso tavolo:
allegrie scomparse per sempre.
Ruggisce il cuore ai vent’anni,
alla poesia compagna di vita:
non si torna indietro:
dormono i ricordi nella casa caduta
al sole ed alla pioggia
gridano aiuti silenziosi:
il giorno dei sorrisi gratis
ondeggia in attesa di primavere.

(21/06/16)


L’infanzia tornata

Il sapore agrodolce invade
la vita dei campi:
poeta bambino e sempre randagio:
ondeggiano al vento
e si perdono in vie sempre più tristi
tante note strappate al pianoforte solitario.
Arriva a volte la luce
richiamo ai giorni più allegri
ai giochi costruiti nei cortili:
navi in partenza carichi di stelle
dentro il cuore radici
amici persi per sempre:
grandine ed acqua
il vecchio raccoglie
ormai stanco di vite e di stenti.

(21/06/16)

BARATRO, FANTASIA E... [DIECI STANCHE POESIE (QUASI COME UN RACCONTO)] |ILLUSTRAZIONI DI CINZIA ROMANO LA DUCA

Copertina libro

IL MARE E LA BOTTIGLIA
Ogni partenza lascia sempre ricordi duri a morire.
Partire a tredici anni per terre lontane e non tornare più asciuga le lacrime e ferisce il cuore per sempre.
Tommaso ora guarda i pochi ricordi trovati in alcune foto nel solaio...
Qui si era ad una festa di battesimo, rosolio e danze. Mazurca, tarantella, fox-trot, valzer e tango. Il più bravo veniva applaudito a lungo, la più brava festeggiata.
Le feste di un tempo erano occasioni d’incontri, eleganti occasioni del cuore.
Attraverso un buco del solaio filtrano strani raggi di sole: ruba i pensieri al ricordo sole stanco che brucia la terra.
Vecchio negli anni, nel cuore no, Tommaso trattiene le lacrime e continua a sfogliare ritratti di vita: “...E questi chi sono? Bisognerebbe correre il tempo, forse cento, forse cinquant’anni prima. Chi sono? ...Ti troverò mai immagine di fotografia che sbocci tra polvere e ricordi in una cassapanca che il tempo ha scalfito ma non distrutto? Ed io perché sono salito nel solaio?”...

NOSTALGIE DI CAMPANE AL TRAMONTO

Copertina libro
Calogero Cangelosi (il poeta randagio) è nato a Poggioreale (TP) il 14 aprile 1946.  Laureato in lettere classiche ha conservato sempre il suo amore per la campagna e per le cose semplici.  Molto ha letto fin da giovane sulla poesia e sul teatro. Ha scritto poesie, drammi, romanzi, racconti, commedie teatrali, poemi, saggi critici.
Alcune liriche tratte dal nuovo libro:
SEDUTO

 

Seduto, novant’anni trascorsi,

davanti la porta di casa

che quasi le macchine ti sfiorano

ascolti rumori nascosti

dal ponte e dal ruscello

che scorre monotono

a note confuse

con impennate improvvise:

l’acqua crea rumori

che abbracciano la mente ed il cuore.

 

28/08/20  

 

 

...ORA SI ALZA

 

....Ora si alza e guarda lontano

i suoi sogni cresciuti

in campagne senza nome

i suoi figli partiti lontano

per lavoro e per fame.

In lontananza note

confuse con l’ondeggiare

di rami che sbattono al vento

e chiamano  a raduni puntuali.

Un marciapiede

per contare i pochi passi

e sgranchire le gambe

delle salite in montagne

quando il tempo non costava fatica

e i sogni non avevano limiti.

(NOSTALGIE) perché?...

 

28/08/20

 

IL VICINO CHE PASSA E SALUTA

 

...Il vicino che passa e saluta

crea piacevole compagnia

ai giorni di ore uguali

sempre

e senza colori.

La donna porge la sedia

e i racconti di anni a decine

riempiono il cielo di note

a singhiozzo: ricordi, si ricordo.

E ancora lontano rimbomba

un suono di campane

caro al tempo trascorso.

 

28/08/20

 

    
... continua

IL POEMA DELLE COSE IMPOSSIBILI

Copertina libro

 

 

 

 

 

 

 

A

Appesi alla finestra
coriandoli di sogni
aspettando il giorno del sole buono.
Non arrivano saluti:
gli occhi pronti a cancellare
nei singhiozzi spenti
lacrime frenate.
Il silenzio parla di ferite
che il giorno nasconde
in mari senza fondo.
L’avanzo dell’abbandono
ha un suono monotono
che richiama le ultime gocce d’acqua
cadute dal secchio a catena:
cigolano   rintocchi
che offendono cuori
tessuti -non ricordo-.
Ora verranno le stagioni
degli alberi senza foglie:
occhi senza lacrime.
Nel sonno della dimenticanza
correranno gli anni della memoria
e delle cose lasciate a metà:
al tocco delle campane
solo il suono di colori:
scintille di legna.
Cento occasioni per dare
un nome agli eventi
che cambiano la storia e gli umori.
Ora il giorno conta eternità nascoste
come un piatto di pasta
mangiato in fretta e senza gioia.
Corri ad affermare un passato
per registrare ancora valori scaduti:
mille concessioni in fumo nelle grotte
per vie che arrossano i sentimenti dell’abitudine.
Avere due paia di scarpe e non
sapere camminare all’impiedi.
Vocabolario senza parole per velleità
usa e.., ora tenti nel sonno
di tornare alle feste
senza senso
nottate e luci al neon
cappotti senza bottoni:
sei ultima. Una fila di gente
fa ombra ai tuoi sentimenti
non riesci più a sentire
l’eco di mani amiche
siedi e pensi: domani
verbo impossibile vivere
e cercare porti più sicuri ...

OGNI GIORNO HA IL SUO ADDIO

Copertina libro

- Dalla prefazione di Clotilde Cardella -

Se potessimo affidare i nostri sogni alla poesia, racchiudendoli in un palloncino a forma di cuore, scorgeremmo la malinconia sognante dei versi di Calogero Cangelosi.

L’immagine di copertina, realizzata con sapiente bravura da Maria Luisa Robba, consorte dell’Autore, raffigura proprio un palloncino a forma di cuore che vola in alto sullo sfondo dei tetti, il disegno è una perfetta sintesi del desiderio del Poeta di consegnare ad un altrove i suoi ricordi e le sue speranze.

La poesia nostalgica, che ha sempre caratterizzato la poetica di Calogero Cangelosi, lascia qui il posto ad una consapevolezza della realtà con i suoi vissuti di gioie e di dolori, infatti i ricordi ci appaiono sempre più dolci di quello che sono stati perché la nostra mente tende ad edulcorare il brutto ed il doloroso. Purtroppo nella vita reale di Calogero il brutto e doloroso è stato devastante e violento, come quei pochi minuti in cui un terremoto distrusse il suo paese, Poggioreale, in una notte di gennaio del 1968. Molti amici e compagni di gioco lasciarono il paese per altro continente (tra sogni rubati alle nuvole vede compagni di gioco e di feste che il lavoro ha portato lontano per sempre) (partenze per terre lontane e la gioia diventava singhiozzo) e questi “addii senza ritorni” hanno scavato un solco nell’animo di quel ragazzo che ha sentito tutto il peso dell’abbandono. Ha dovuto elaborare il dolore attraverso la sua poesia dolente ma immaginifica perché è ricca di speranza e nutrita dal grande amore per la terra contadina (ed ora lento il tempo vorrebbe portare via i sentimenti del cuore che una rondine giocherellona prende al volo e conserva per sempre).

Il dolore si trasforma in una condanna al perpetuo ricordo (e verrebbe da piangere sempre, ma si può scrivere ancora, ed è così che ogni giorno ha il suo addio). A versi dolcissimi si alternano asprezze improvvise, il ritmo si spezza, il verso decide di fare da sé, ma poi il poeta riprende in mano la logica delle parole e conclude, a volte, anche con un sospeso.

Rimangono infatti i tanti perché irrisolti della poetica di Calogero Cangelosi che in questa raccolta decide di rivolgersi ad un altrove che gli consente di usare la parola Addio. Comprende che la libertà è anche rinuncia, questi addii non sono stridore o frastuono, bensì consapevolezza della loro logica esistenziale.

In questa silloge la visione del tempo è decisamente cambiata, prima si notava una predominanza del passato ma rivelato al presente, adesso lo sguardo è più consapevole del domani (chiedere è solo privilegio di età avanzate) i pensieri del vecchio-giovane poeta che (sa sorridere ancora e sa scherzare senza annullare i limiti del buon senso) sono più inclini al distacco ma conservano la freschezza della speranza che un giorno altri uomini possano ritrovare il senso dell’Amore Universale. Nei versi della poesia “Sole stanco al tramonto” la luce del giorno e il buio della notte si avvicendano, ora a inizio poesia ora alla fine, la notte si riempie di silenzi ed il Poeta dice addio ad un altro giorno.

Il dialogo che il poeta intesse con l’Albero, dall’omonimo titolo, ne è espressione altissima e poetica. Egli chiede: “Perché parli con me? Hai custodito le mie infanzie, cullato i miei sogni, consolato i miei pianti… ed ora di età quasi vecchia ti ritrovo albero, ci sarà un domani? Ed ora nei vecchi giovani anni, nella mente e nel cuore, tornano gli amici lontani ed i ricordi più cari: e la zabbina ed il pane di casa: mi sdraierò all’ombra dei rami, io come voi… e poi e senza poi…).

Nell’ultima poesia della silloge “Se il giorno” Calogero Cangelosi vorrebbe che addirittura il tempo si fermasse per potere afferrare al volo i sogni (perché non c’è tramonto in un cuore che spera e crede sempre).

La paura del tempo coglie nello sguardo del poeta-bambino la sua consolazione e offre all’uomo la speranza di un altrove migliore che gli consente di dare ad ogni giorno il suo addio.

 

 



Per i lettori di Carta e Penna ha scelto:

IL CANE E IL VECCHIO

Il casolare di Giuseppe, o come tutti lo chiamavano Don Peppino, era in aperta campagna. 

A confine, d’un lato, un burrone di cui nessuno aveva mai visto il fondo, per fortuna sua, e dai lati rimanenti, a finaituni, grandi distese di canneti e rovi. Qualche ramo di eucaliptus, un albero di mortella, ulivi e tanti altri alberi dove una miriade di uccelli si dava un gran da fare a nidificare e tirare su la prole. Don Peppino, ormai sulla settantina, viveva una di quelle situazioni ideali per quanti pur di fuggire lo smog e quant’altro è ad esso legato, sognano il sole, nel più profondo letargo; Don Peppino ormai era in eremitaggio volontario. Il cane dopo vent’anni di fedele compagnia, serenamente spirato, l’aveva seppellito da tempo. I ricordi della gioventù ogni tanto invadono il suo da fare quotidiano ed allora vorrebbe fuggire: lo ferma il profumo di menta che ha invaso mezza campagna, un pozzo pieno d’acqua cristallina dove il gallo di ferro gira tra tramontana e scirocco; lo fermano le sue galline, i suoi conigli, la capretta ed un asino che si trascina dietro quando va a far legna secca per l’inverno. Certo non ci sono i suoi vent’anni, né il grande mulo, sopra il quale, caricato uno zimmili da una parte e uno dall’altra, sopra lu sidduni, vicino all’aia, si affaticava con il tridente a riempirli di paglia, cibo sicuro per l’inverno ai suoi animali; il suo canto stonato fa fuggire gli ultimi passeri mentre le formiche si fermano a cercare frequenze congeniali al loro correre senza sosta e forse senza un perché, talvolta. 

...E canta Giuseppe ed il suo canto è un invito al sogno di chi non arricchirà mai, di chi ama il proprio lavoro. 

Il sogno si spegne in quella fredda e rannuvolata giornata d’inverno: pagine di vita senza ritorno: compagni d’infanzia per i vari continenti. 

...I giorni sono sempre uguali e d’inverno piace partire col gatto, preparare la legna per il camino, mungere la capretta e riempire i polmoni di puro ossigeno. 

Giornate che inseguono i giorni della vita silenziosa lontano dai baccani della città e da quel cosiddetto progresso che ha finito per distruggere il rispetto per le persone e per gli animali, (questi sconosciuti) e per le cose. 

Ma in campagna è un’altra cosa, specie ad una certa età, si ripete il copione degli anni passati e don Peppino con la falce in mano oggi si reca a tagliare l’erba per i conigli. 

Si ferma in mezzo alla campagna dove una piccionaia di legno racconta a qualche raro passante storie di secoli. 

Più in là il richiamo alla mente delle antiche quindicine del mese di agosto in onore della Vergine Maria, ed i canti, allora come ora, entrano nel cuore a ricordare i segreti dell’eternità. All’improvviso volo di piccione visione tra un raro raggio di sole, un canto, un ricordo, e don Peppino rivive le voci e rivede un ragazzino che saltava di siepe in siepe... 

  E sempre nel cuore i rumori dei rami di un melo selvatico adottato dal vento e dal cuore dell’uomo. E di ritorno un canto sempre lo stesso. 

Asciugare le poche lacrime con un rosso fazzoletto e continuare a raccogliere il pranzo per i suoi conigli. 

...E già scomparso quel raggio di sole improvviso. Il ritorno, la visita alle galline, due uova fresche per una buona frittata. 

Il vino buono è già nella botte. 

...Sono venuti a trovarlo amici  e parenti ed è stata una gran festa. Le forze non sono più quelle di una volta, l’entusiasmo invece e la gioia di vivere riempiono i suoi giorni, le sue notti. 

...E di notte, ad un sonno che conosce un ritmo soltanto nel girarsi da un lato all’altro, ad un sonno che concede agli occhi un attimo di luce  tra le coperte ben strette: la scuzzetta in testa il gatto ai piedi del letto... 

Le notti a volte riempiono il buio di strani rumori: colori cangianti che sembrano voci o... abbaiare disperato di un cane. 

Alle due di notte, quando il vento penetra attraverso gli spifferi delle finestre e gocce d’acqua pesante, ad intermittenza, bussano sopra il tetto, un uomo sopra la settantina, trascorsa forse, vorrebbe sentire canto di sirene, trovarsi in mezzo al mare a pescare o leggere le lettere lontane dei figli: invece è sempre l’abbaiare sempre più disperato di un cane, ad intermittenza, continuo. 

Silenzio improvviso e si sente solo il vento che viaggia alberi e nuvole, che sbatte alla porta di casa, il vento, ma poi il cane riprende ed è un canto d’aiuto invocato, preghiera sottile, bisogno, in quella notte di freddo e di vento. 

Coperta in spalla, scarpe e prantali ai piedi, scuzzetta in testa, una lampadina tascabile, una lunga corda, un bastone per appoggiarsi. 

Ed il cane è li, si fa per dire, il suo grido disperato è lì, sale dal buio del burrone, senza nome e senza fondo. 

...Senza perdersi d’animo don Peppino lega la corda più volte ad un grosso albero e comincia a luce di lampadina, a scendere a piccoli passi, tra rovi e ghiande, acchiappandosi con le mani: il suo busto è legato alla corda che scivola lentamente: piccoli arbusti di ciliegi selvatici o alberi di mele, sono il suo sostegno. Ogni tanto,  tra il guaire del cane, la sua voce risponde ad un dolore improvviso: ruetti ed altre spine feriscono le sue mani ed il suo grande cuore. 

“Dove sei?”, comincia don Peppino, quando più forte riprende il richiamo, “dove sei?” riprende e poi, “lo sai che io avevo tanti cani, uno addirittura aveva gli occhi di colore diverso... 

...Da piccolo avevo pure un gatto grossissimo, bianco, tabbaranu si chiamava, ma forse era meglio chiamarlo  cataprasima: non si muoveva di un millimetro nemmeno se i topi gli passavano sotto il naso. Mi senti, sto arrivando. Coraggio, ti salverò.” 

I metri in discesa di solito sembrano più facili da percorrere, col buio però non si vedono, e don Peppino ad un certo punto ha paura di essersi smarrito. L’abbaiare del cane invece è vicino. Ancora qualche passo. 

“Ciao, coraggio, ora sono qua.” 

Il cane lo lecca, gioisce, ma non si muove e don Peppino lo lega di sotto per non farlo scivolare e poi si gira intorno con la poca luce rimasta in cielo: sciopero di stelle stasera: né lucciole. 

Dialogano soltanto i riflessi del cane e dell’uomo. “Coraggio...” ...e così dicendo don Peppino mette un piede nel vuoto e scivola di qualche metro. 

Ora al dolore del cane si aggiunge il suo urlo disperato: una gamba non si può più muovere: un dolore senza tempo lo prende, una sottile paura s’insidia nei suoi pensieri, si avvicina come può al cane e gli grida e si grida: “Coraggio”. 

La notte, di solito, vola soltanto alle feste, alle gite, o quando si è in dolce compagnia; ma sopra il dirupo di un burrone, senza nome e senza fondo, le ore non passano mai, d’inverno specialmente. 

Il cane ed il vecchio vorrebbero dirsi tante cose con gli occhi ma si è spenta anche l’ultima luce di quella lampadina. 

  L’unica soluzione aspettare che le soluzioni le trovi il giorno, con un po’ di fortuna. 

La stanchezza, il freddo, ed il sonno a volte vincono il dolore e don Peppino ogni tanto in semi-letargo, rivive i tempi dell’infanzia spensierata quando con poco in tasca, in mezzo alle strade di terra e di pietre, si inventavano giochi e giocattoli: ora mentre il dolore riposa, sta giocando col cerchio di un braciere correndo per le strade in discesa, tenuto ad un freno con un filo di ferro in modo tale da permettere al cerchio di correre in discesa, di salire per strada: il più bravo vinceva. 

...Ma il dolore è dolore e non gioca col cerchio né alla fossetta il dolore reclama il suo spazio, non vuole giocare alle bocce, né fermarsi a mangiare fichidindia col coppu. Il dolore reclama il lamento ed il lamento diventa grido di uomo e abbaiare di cane, alle prime luci del giorno. 

Qualcuno passerà: e difatti come è solito fare ogni giorno, Salvatore passa da lì, col suo carretto in cerca di germogli e canneti per lavorare ai suoi panieri, alle sue ceste. Imparerà un giorno a fare pure li cannizzi, li coffi e li zimmili, che è molto difficile imparare, sembra che dica il suo fiscalettu

Ed il rumore di grida umane arriva alle sue orecchie. 

Scende dal carretto e si avvicina. Ora sente anche il dolore del cane, ma grida: “Don Peppino!” e don Peppino risponde. 

“Corri in città, Salvatore, cerca aiuto, con me c’è un cane ferito, non so di chi è, ma è ferito, cerca un veterinario e gente con corde e scale lunghe, siamo qui intrappolati ed io mi sono rotta una gamba...” 

...Ora sono tutti lì: il dottore, il veterinario, qualche assessore e tanti tanti curiosi. 

Su invito di don Peppino per prima si cala giù il veterinario, esamina il cane e poi invita don Peppino a salire. 

“Dopo, dopo”, è la risposta, “...prima il cane.” 

“È suo?” chiede il veterinario. 

“No!" risponde secco don Peppino, tra un misto di dolore e di liberazione. 

Il cane, dopo che è stato messo su di una cannara, viene issato in salvo, poi tocca a don Peppino. 

Attorno al cane ed al vecchio si crea un cerchio di persone ed ognuno dice la sua...  

“Bravo!”  

“Chi glielo faceva fare?” 

“Di chi è il cane?” 

Ed il cane vede il suo padrone e gioisce e muove la coda in segno di festa, ma non può muoversi per ora, ed il padrone si avvicina con gli occhi di tutti addosso...ed il cane è felice e festoso. Qualcuno chiede: “Come mai?”. 

Ed il padrone risponde: "...è scappato dal finestrino della macchina, all’improvviso, mentre con la famiglia andavamo a trovare degli amici per passare insieme alcuni giorni... è saltato giù a circa dieci chilometri da qui e non l’abbiamo più visto...  

Il vecchio alza la schiena, lo guarda misto di pena e pietà: “La prossima volta che andate a trovare gli amici, tenetelo chiuso il finestrino della macchina, chiuso.” 

OGNI GIORNO HA IL SUO ADDIO

Nuova silloge poetica dedicata ai sogni e ai ricordi

Recensione di Clotilde Cardella:
Se potessimo affidare i nostri sogni alla poesia, racchiudendoli in un palloncino a forma di cuore, scorgeremmo la malinconia sognante dei versi di Calogero Cangelosi.
Limmagine di copertina, realizzata con sapiente bravura da Maria Luisa Robba, consorte dellAutore, raffigura proprio un palloncino a forma di cuore che vola in alto sullo sfondo dei tetti, il disegno è una perfetta sintesi del desiderio del Poeta di consegnare ad un altrove i suoi ricordi e le sue speranze.
La poesia nostalgica, che ha sempre caratterizzato la poetica di Calogero Cangelosi, lascia qui il posto ad una consapevolezza della realtà con i suoi vissuti di gioie e di dolori, infatti i ricordi ci appaiono sempre più dolci di quello che sono stati perché la nostra mente tende ad edulcorare il brutto ed il doloroso. Purtroppo nella vita reale di Calogero il brutto e doloroso è stato devastante e violento, come quei pochi minuti in cui un terremoto distrusse il suo paese, Poggioreale, in una notte di gennaio del 1968. Molti amici e compagni di gioco lasciarono il paese per altro continente (tra sogni rubati alle nuvole vede compagni di gioco e di feste che il lavoro ha portato lontano per sempre) (partenze per terre lontane e la gioia diventava singhiozzo) e questi addii senza ritorni” hanno scavato un solco nellanimo di quel ragazzo che ha sentito tutto il peso dellabbandono. Ha dovuto elaborare il dolore attraverso la sua poesia dolente ma immaginifica perché è ricca di speranza e nutrita dal grande amore per la terra contadina (ed ora lento il tempo vorrebbe portare via i sentimenti del cuore che una rondine giocherellona prende al volo e conserva per sempre).
Il dolore si trasforma in una condanna al perpetuo ricordo (e verrebbe da piangere sempre, ma si può scrivere ancora, ed è così che ogni giorno ha il suo addio). A versi dolcissimi si alternano asprezze improvvise, il ritmo si spezza, il verso decide di fare da sé, ma poi il poeta riprende in mano la logica delle parole e conclude, a volte, anche con un sospeso.
Rimangono infatti i tanti perché irrisolti della poetica di Calogero Cangelosi che in questa raccolta decide di rivolgersi ad un altrove che gli consente di usare la parola Addio. Comprende che la libertà è anche rinuncia, questi addii non sono stridore o frastuono, bensì consapevolezza della loro logica esistenziale.
In questa silloge la visione del tempo è decisamente cambiata, prima si notava una predominanza del passato ma rivelato al presente, adesso lo sguardo è più consapevole del domani (chiedere è solo privilegio di età avanzate) i pensieri del vecchio-giovane poeta che (sa sorridere ancora e sa scherzare senza annullare i limiti del buon senso) sono più inclini al distacco ma conservano la freschezza della speranza che un giorno altri uomini possano ritrovare il senso dellAmore Universale. Nei versi della poesia Sole stanco al tramonto” la luce del giorno e il buio della notte si avvicendano, ora a inizio poesia ora alla fine, la notte si riempie di silenzi ed il Poeta dice addio ad un altro giorno.
Il dialogo che il poeta intesse con lAlbero, dallomonimo titolo, ne è espressione altissima e poetica. Egli chiede: Perché parli con me? Hai custodito le mie infanzie, cullato i miei sogni, consolato i miei pianti… ed ora di età quasi vecchia ti ritrovo albero, ci sarà un domani? Ed ora nei vecchi giovani anni, nella mente e nel cuore, tornano gli amici lontani ed i ricordi più cari: e la zabbina ed il pane di casa: mi sdraierò allombra dei rami, io come voi… e poi e senza poi…).
Nellultima poesia della silloge Se il giorno” Calogero Cangelosi vorrebbe che addirittura il tempo si fermasse per potere afferrare al volo i sogni (perché non c’è tramonto in un cuore che spera e crede sempre).
La paura del tempo coglie nello sguardo del poeta-bambino la sua consolazione e offre alluomo la speranza di un altrove migliore che gli consente di dare ad ogni giorno il suo addio.

NOSTALGIE DI CAMPANE AL TRAMONTO

Nostalgie di campane al tramonto
è il titolo della nuova silloge del poeta randagio con illustrazioni di Maria Luisa Robba, Cinzia Romano La Duca e Grazia Saporita.

IL SOGNO FERITO - POESIE -

A questo link potrete leggere la silloge poetica in formato pdf

RANDAGIO IN CAMMINO 2

In questa silloge l'autore presenta alcuni suoi racconti inediti, scritti nel 2019

RACCOLTA DI TESTI

Una nuova raccolta di testi del Poeta Randagio

Recensione di Clotilde Cardella alla raccolta

LA SOLITUDINE NON HA PAROLE

Raccolta di poesie, con copertina disegnata da Cinzia Romano La Duca
A questo link potete leggere tutte le poesie

PRESENTE E PASSATO NELLA POESIA DI CALOGERO CANGELOSI

Un dialogo fittissimo fra presente e passato caratterizza queste poesie inedite di Calogero Cangelosi che nella figura del vecchio trova motivi di consonanza biografica e psicologica, grazie alla quale fissare frammenti dell'inarrestabile flusso del tempo, tra elementi squisitamente lirici ed altri vagamente filosofici, entrambi imbevuti di un'acuta nostalgia.
L'ultima età si consuma all'interno di un teatro naturale così arioso e translucido, tipicamente mediterraneo per colori e profumi e forme vegetali ed animali, da sfociare talvolta in immagini decorative o atmosfere favolistico-oniriche.
E' la natura ad assumersi la funzione non solo di illuminare la versificazione, ma anche quella di innestare la freschezza archetipica dell'infanzia, a cui “il vecchio” attinge fecondando lo stato di solitudine della sua ultima stagione.
Giochi, figure parentali, amici, ricordi di guerra, atmosfere, attese, lutti, amori intessono una rete di epifanie con parole leggere e limpide che consolano e sembrano mostrare alla memoria il segreto senso del viaggio terreno. Ne deriva come una calma maestosa che consegna il tempo passato ad una pietas aderente ad ogni manifestazione dell'essere, ad ogni esperienza di gioia e di dolore, quasi che tutto si innesti in un disegno destinale che aspiri soltanto ad una coraggiosa accettazione.
Il vecchio sembra custodire questa luminosa saggezza, ed è per questo motivo che ancora sa stupirsi di fronte alla bellezza del creato, apprezzare le gioie più semplici, sentire piante ed animali come facenti parte di un unico progetto d'amore; e, soprattutto sa sperare in un domani di pace e di fratellanza.
Questo sentire gli esseri viventi all'interno di un ordine divino dà a questi versi una coloritura religiosa, favorendo il legame fra motivazione etica ed estetica, desiderando il poeta Cangelosi consegnare al lettore messaggi di speranza e di fede.
Lo favorisce senza dubbio l'innesto delle proprie radici nel terreno fertilissimo dell'infanzia, all'interno di una realtà di paese integra ed innocente, la frequentazione di persone umili e laboriose, che gli hanno trasmesso quei valori fondanti che il poeta non ha mai dimenticato.
In altre parole questi versi intendono dare il giusto peso a cose, parole e sentimenti, rivalutando la tradizione come trasmissione sapiente, in un'epoca in cui la vecchiezza non ha più il rispetto di un tempo; e la natura non è più osservata come luogo di rivelazione, ma come strumento di arricchimento.
Per tutto quello che è stato detto, la poesia di Calogero Cangelosi si offre come uno strumento educativo, che ristabilisce armonia tra i poli opposti del bene e del male grazie ad una presa di coscienza e del singolo e della collettività.
Franca Alaimo

... MOLTE ALTRE PIACEVOLI LETTURE...

Visitando un'altra pagina del Poeta Randagio Calogero Cangelosi 
inoltre...
Le nuove poesie del poeta randagio, hanno ispirato i disegni presentati

COSE DEL PIÙ E DEL /POI/E...

 
Gli occhi guardavano lontano 
senza catene 
ed il pino piangeva perché le spine pungono
mentre dal pozzo il secchio 
cigolava canzoni 
e la lumaca col berretto in testa 
si preparava per la festa da ballo.
Nuvole senza lacrime né sole 
ma un sole che scioglie pure le catene:
dal ramo più alto di una ghianda 
il cardellino cantava senza parole 
e nella borsa della spesa
mancavano metà delle cose
da comprare 
del più e poi
mentre gli anni inseguivano il tempo 
e la pioggia e sembrava come se tutto fosse fermo.
Meglio non guardare lo specchio delle realtà
ma giocare ancora in mezzo alla strada
con gli anni che non ritornano
ed afferrare la vita e la grammatica 
per non perdere il senso delle parole
che sfiorano il silenzio 
o corrono come frecce: contenuti da decifrare 
tra acciacchi e solitudine: si riesce a capire soltanto
il vento che accarezza un gatto spelacchiato
mentre un rubinetto sperduto 
di acqua senza origine e fine
cerca di fermare le parole
per dare un senso alla vita. 
 
21/09/21
 
 
LA LUMACA E IL BERRETTO PIENO DI SOLE 
(perché non c’erano nuvole).
 
 
GIOVEDÌ ALLE CINQUE E MEZZO 
E STENDERE LA BIANCHERIA 
A TUTTI GLI ALBERI DI PINO 
 
...e l’erba mietuta dal vento
respirava a fatica regole-rotte 
e pantani di acqua e creta 
molle l’odore del fiore strappato alla luce 
brucia pure il capello 
il canto dei galli alle ore sbagliate 
il grillo mastica e...
dirti se saltella e sorride il coniglio
i tempi capovolti e l’intelligenza che crea spazi 
senza fine a volte vuoti a volte 
ed il cane che si vanta di amicizie ataviche 
all’indifferenza e se l’asino raglia 
e soltanto per dire ci sono anch’io:
egli portava a spasso spesso il cane 
ed era sempre arrabbiato il cane
ed ascoltava sempre le stesse canzoni 
per fermare il tempo
ma la vita va avanti e la musica cambia ogni giorno.
I giochi del cerchio
e l’acqua che corre lungo il ruscelletto 
(ormai sorride agli ultimi raggi del sole):
cosa finirà prima il sole o l’acqua.
Forse il ruscelletto. 
 
Per sterminati campi di grano
camminava felice un cavallo
lo vide il sole e sorrise.
 
20/09/21
 
L’AQUILONE...
 
...la donna che portava a spasso l’aquilone 
si fermò giovedì dove le formiche
fanno castelli di terra passata al setaccio:
e poi bere sotto il sole 
dove le terre hanno trovato acqua buona 
Il giorno ha fermato le stelle 
e le nubi a passeggio 
non trovano il timbro 
per leggere poesie 
dopo che le colombe rompono il silenzio
se tu cerchi il pane appeso agli alberi 
degli eucalipti 
ed il sonno non crea più immagini a colori.
 
se il cavallo non vuole il cappello 
un cappello a cavallo 
non può camminare. 
 
poesia nel vento 
poesia nel canto 
poesia c’era una volta.
poesia... c’era una volta e poi...
 
21/09/21 
 
E SI FERMÒ IL MARE A PARLARE 
 
E cosa dicono i secoli 
disse l’albero d’ulivo 
mentre l’onda madre 
portava a spasso la sabbia 
e gli ultimi ‘passato’ raccoglievano 
molliche galleggianti 
sparse come pagine ingiallite 
ed il telefono squillava 
urla e sentimenti. 
Qualcuno camminava 
scalzo 
e non aveva paura. 
Fra poco la stagione triste 
spegnerà i colori 
ed il buio arriverà presto 
a porte sempre chiuse e
mani ferme 
fino a quando la bandiera 
alzerà vittoria. 
Chino sui libri antichi 
comincia il fuoco di braciere 
e la casa fredda sorride 
e poi le coperte 
e silenzio 
il viaggio sul colle: 
nessuno dipinge più 
allegra allegria 
come una volta o forse due: 
ci fermeremo nel silenzio delle finestre: 
tende cedute al buio della notte 
e dei ricordi che non tornano. 
 
22/09/21
 
 
PER NON SENTIRSI SOLO...
 
...portava l’impermeabile a passeggio.
 
 
HO PIANTATO UN ALBERO 
 
Ho piantato un albero di frasi 
che luccicano al sole 
pareggiando su tutto 
con opposti secondo la luna 
e il sole la pioggia ed il sereno. 
Seduto su una pietra alta 
un uomo
mangia un tozzo di pane 
sale e pomodori
ascolta e sorride: 
l’aspetta lavoro e sudore. 
 
23/09/21
 
 
Ho visto il fiume 
che scorreva sotto le pietre...
 
...ed alberi che sorridevano al vento: il ruscelletto...,
 
....Il ruscelletto ed il ragazzo
che seduto su una pietra 
guardava i disegni dell’acqua 
chiamandoli per nome. E 
la ghianda che viaggiava felice
non sapendo in quale porto sbarcare 
ed al sole rubava i suoi raggi
e rideva al grillo, bagnate le ali per sbaglio: 
camminava tra l’acqua e le pietre...
...e poi il cannulicchiu 
che in mezzo al muro 
regalava acqua di pura sorgente. 
Sotto l’ombra ed un raggio di sole 
che sfugge ai rami d’eucalipto 
il ragazzo dal sacco a tracolla 
tira fuori un pezzo di pane ed olive 
e da un fiasco di vino 
riempie il bicchiere: 
sorride una rondine in volo. 
Primavera di fiori 
sboccia al canto del fiume distratto cardellino
mentre un sorso di vino accompagna il pasto: mattina.
Poi un cane passante li invita al lavoro. 
 
29/09/21
 
LA GHIANDA FERITA 
 
Guardare il sole 
e non sorridere mai 
perché il mondo 
è passato vicino 
e non ha visto:
c’è chi guarda le stelle di sera
chi il sole al mattino. Chi 
ha smesso di guardare il 
mondo una volta bello: quando? Pure il vento 
ha fermato il canto degli uccelli 
ed una mano amica 
prende il ramo spezzato 
e con pazienza infinita: ecco fatto. La 
ghianda ora guarda il sole
e sorride. 
 
05/10/21 
 
 
FIORE DI ZOLLA BAGNATA 
 
E giocare con le scarpe ed il vento
e trasportare una zolla appiccicata 
senza farla volare via
e sembra un gioco d’equilibrio: 
a rischio di cadere tra pietre ed acquitrini. 
Poi nel dondolo equilibrato, 
sotto un raggio di sole improvviso 
tra scarpa e terra, fortemente incollato,
un fiore. 
Lentamente l’uomo si appoggia ad un muro di siepe, 
si toglie la scarpa pesante ed appoggia la zolla 
ad una conca vicina: le mani fermano fortemente 
la terra: ad un sole quasi stanco sorride il fiorellino. 
 
05/10/21 
 
GOCCIA 
 
Goccia che cade
goccia che corre
goccia che dal sole 
si ripara 
goccia di acqua 
in deserti senza fine 
goccia di poesia 
persa per le strade 
goccia di fantasia 
goccia di sere 
passate sotto le stelle.
Goccia di sogni 
che il tempo vorrebbe 
cancellare
goccia che resiste 
ai secoli ed al vento 
goccia che al buio risplende 
goccia di vita 
sempre.
 
11/10/21
 
 
ALBERI ACQUA API
 
...a passeggio tra le onde del mare
e le stelle lontane
amici di un sole improvviso 
e stanco
sorridono agli animali randagi 
e cercano un mondo più libero e buono. 
Il giorno insegue musiche antiche 
per cercare i ritorni 
di quando la terra era amica e la luce del sole 
creava allegria. Ora riposano del buio di stelle 
e pensano al sereno dei giorni: una spugna infinta 
per cancellare il male: si stringeranno le mani del mondo
in un solo abbraccio. 
 
 
14/10/21
 
 
L’ALBERO E L’ACQUA 
 
...ed un ruscello improvviso 
esce dalle pietre 
e colora la vita: ride la lucertola appoggiata ad un muro di siepe: 
un vento leggero accarezza ogni cosa. Dondola una piantina di ghianda:
un lontano canto svolazzante di cardellini in 
volo ed un sacco di paglia 
per riposare un’ora: poi 
la musica ed il tempo che 
scandisce le note di una zappa:
la sera lontana. 
 
20/10/21
 
SOTTO L’ALBERO DI GHIANDA
 
Sdraiato
ad aspettare 
(si aspetta sempre) 
che il sole raffreddi i suoi raggi 
ascolta i colori della vita: 
passa un uomo e sorride, 
sorride pure il cane
grande amico, 
poi improvviso e breve 
il silenzio delle cicale 
gradevole compagnia 
in quel pomeriggio caldo. 
Accanto scorre leggero 
e bianco un ruscelletto
ed il rumore dell’acqua si 
confonde con le corde del cuore. 
Fermo sul nido un cardellino 
aspetta amici al canto: 
rare lucertole attorno 
tra l’ombra ed il sole: 
sdraiato ascolta suoni e parole 
e sembra un mondo di pace. 
Ora il sole calma e la zappa 
ritorna a suonare note di vita. 
 
21/10/21
 
 
UNA ZOLLA DI TERRA ABITATA...
 
…da tante formiche:
una piccola pietra nel mezzo: 
e fiori di campo 
che colorano i raggi di sole 
profumo di antiche glorie. 
 
21/10/21
 
 
ALL’OMBRA D'EUCALIPTO...
 
...e accanto un gatto
pulito e attento 
guarda lontano e sorride 
al vento che culla foglie
secche cadenti: 
a volte ne accompagna una 
con la zampa e sembra giocare: 
poi sempre un cannulicchiu
d’acqua di siepe ed un canto senza fine 
di cicale mai stanche. 
A girata di occhi un cane 
accanto al gatto guarda 
lontano e sorride: evidenti
relazioni sociali avanzate. 
 
23/10/21 
 
 
IL SOLE AL TRAMONTO
 
Il sole al tramonto 
regala sorrisi spezzati 
dalle onde del mare 
o da cime di montagne senza fine: 
cime di alberi secolari
invitano al silenzio. 
 
Rossastro si muove fra linee 
tumultuose e 
disegni che abbracciano 
sensazioni e fantasie: 
volano ignari uccelli colorati 
fra cielo e terra 
e sembra una strana festa 
che verrebbe da ridere se: 
improvviso cala il buio
ed il cuore tace. 
 
 
 
24/02/21 
 
APPOGGIATO AL MURO DEI RICORDI
 
Sensazione che regali ancora 
colori alla sera 
quando un giorno grigio 
si posa al silenzio 
e gli uccelli pigolano al richiamo. 
Pure il mare tace 
quando lo sfiora una nuvola sbandata 
e le traiettorie di giorni spensierati: 
corse senza fine 
in campagne arcobaleno. 
Dovrei stringere mille mani 
ma realtà lontane 
mi regalano solo ricordi di scuola. 
Prendo per mano il silenzio
di un’età che si crede ancora giovane 
(forse lo è) e piano 
dirigo il mio cuore 
ed i miei passi 
verso casa. 
 
24/02/21 
 
 
I GIORNI PORTANO A SPASSO...
...I ricordi più belli...

IL VECCHIO CHE AL MONDO SORRIDE

Il vecchio che al mondo sorride
chiede solo una stretta di mano 
un raggio di sole al mattino 
e le sue passeggiate
in campagna.
 
Si ferma ad ascoltare cicale 
guarda il grillo che al vento svolazza 
creando circonferenze anomale:
pigolano i cardellini sul ramo 
più alto del pino. Rumori - poesia 
che preparano un mondo di pace:
 
(I cannoni di fuoco e morte 
le corse in cerca della vita 
ferite curate al tramonto 
quando il buio del sole 
copre le ultime illusioni. 
Duro il pane - speranza.)
 
Ora il vecchio al pozzo vicino
gioca col suono rauco del secchio
la carrucola intona canzoni (rumori)
sempre uguali: la vita richiama
momenti
stampati per sempre nel cuore.
 
14/09/20. 

E L€UOMO CAMMINA...

...e l’uomo cammina
tra zolle di terra e pensieri 
che attraversano la storia 
di vite vissute in fretta e si 
fermano in mezzo a nuvole 
stanche e strade in salita. 
 
Vent'anni ed il vento e i colori e la 
testa sempre piena di sogni: 
partire e tornare scontento. 
Ora le giornate non sono 
arcobaleni coloriti ma traiettorie 
da regolare per finire i giorni del 
mese 
senza contorte realtà più 
del dare che avere.
Una lucertola ha rapito 
tutti i raggi del sole 
ed il vecchio sorride... sorride. 
 
14/09/20. 

ED IL VECCHIO RACCONTA...

Patrizia era alta e bionda 
e sorrideva al vento
perché il vento le sorrideva 
sempre.
Partita tra luce e buio 
senza lettere ed amici.
Nel ricordo dei giorni
che non tornano indietro 
un saluto e poi... il silenzio.
 
15/09/20

GLI OCCHI DI SERA ALLA LUNA TRA PAGLIA E FIENO...

...E le stelle a coprire ferite 
che il tempo, a volte, cancella: 
dirupi senza fondo. 
 
I suoi occhi ai fiori di campo 
che sorridono ai raggi del sole 
che a volte sa giocare col mondo 
quando il mondo prepara
spazi aperti a strette di mano
e momenti di pace.
 
(Il sole che tramonta
su spiagge colorate a poesia 
creava note sconosciute 
ed allegrie per incerti futuri. 
Il gioco e le corse tra la sabbia 
ed il mare 
amici sempre contenti e 
programmi infiniti: l’età porta via i 
sogni più belli e gli amici.) 
 
Ora dorme il vecchio tra paglia e
fieno gli occhi sempre alla luna. 
 
15/09/20

IN MEZZO AD UNA FORESTA D€ALLORO...

...si perde il suo sguardo 
e vola tra nuvole ballerine e 
tempeste d’orgoglio: 
alle partenze improvvise
di mattine ancora-notte 
e lontani continenti senza ritorni. 
I giochi bambini ormai affidati 
ai ricordi. 
Pigola un cardellino. 
La natura prende i suoi spazi per 
dar voce alla vita. 
25/09/20. 

QUANDO...

...arrivismo e approssimazione 
dettano legge (non sempre) e
scene di vita vissuta 
volano nel vento 
senza lasciare indirizzi... 
messaggi d’amore e di pace 
attraversano il cielo dando voce 
a chi sa ancora leggere gli 
andirivieni della vita. Fermarsi 
ogni tanto é forse il segreto per 
riflettere giorni interi e partire 
(sempre). 
 
25/09/20 

TRA IMMENSE DISTESE...

... fiori di agrodolce e margherite: 
agli occhi:
i ricordi attraversano qualche 
lacrima e sospiri: 
partire o restare (solo). Dove sono? 
Un cane correndo avvicina i suoi 
pensieri e chiede amicizia: la 
casa conserva ancora i resti: 
immagini di giochi-bambini e la 
brace in mezzo alla stanza. 
L’uomo muove la porta che 
scricchiola al vento: un giaciglio 
di paglia e fieno apre al riposo. 
Ora l’uomo vecchio dorme con 
tutti i suoi ‘perché’. 
 
25/09/20
 

TEMPORALE D€ESTATE

Bussano alla porta note 
e cadono giù disperdendosi 
tra luci improvvise di lampi senza
nome quando il sole regala alla 
sera l’ultima luce e l’uomo 
stremato cerca un rifugio sicuro.
Il buio nasconde i pensieri più 
tristi e lontananze affettive. 
Si apre una porta al solo soffio di 
vento: una scia di legna 
scintillante rallegra il cuore: 
da una parete all’altra lacci e biancheria 
distesa. 
Un pagliericcio per notte dopo il 
latte caldo e sogni a mai finire: 
mai. 
25/09/20

TRA PAGLIA E FIENO

Dorme il cane e gli occhi 
socchiusi accompagnano i 
rumori del vento 
mentre dalla porta entrano folate 
di vento: freddo. Saettano alle
pareti rigagnoli di luce e tuoni 
rispondono. Dorme il vecchio e: 
“...si giocava a rincorrere le nubi 
dietro gli aquiloni: 
lontani i sogni 
senza uscita. Ora un sonno 
pesante copre tutti i rumori. La 
vita riposa.”
 
25/09/20 

LA NOTTE DEL CARRUBO

Una notte ricorda la vita vissuta 
tra note stonate e 
telegiornali tristi (quasi sempre): 
vocali che inseguono consonanti 
in cerca di pace e di silenzi 
d’amore. 
Si salverà la terra al prezzo di 
monete dure e sacrifici innocenti. 
Sbattono i rami della notte senza 
regole come guerra senza senso 
né perché. Gli occhi stanchi cedono al 
sonno, mentre un albero dietro 
una porta senza nome tenta di 
salvare il mondo. (e se stesso).
 
25/09/20

MATTINA D€AGOSTO

(dopo la tempesta) 
 
Il sole cuoce le zolle e gli uccelli 
al pozzo bevono gocce d’acqua 
cadute dal secchio. 
Sdraiato all’ombra
d’un corbezzolo 
il vecchio viaggia tra amori 
perduti e partenze per guerre 
senza nome. 
I ritorni sono sempre tristi 
se non trovi nessuno ad 
aspettare. 
 
 
25/09/20
 

ORA NEL SOGNO

Ora nel sogno con gli occhi 
lontani tre figli nel vento 
parole contate al telefono 
e la tristezza che riempie il cuore 
per i giochi lasciati a metà 
senza avvenire per tutti. 
Sotto l’albero stanco del carrubo 
due lacrime silenziose
e poi il solito giro in campagna in 
cerca dei ricordi perduti: 
immagini che incollano 
passato e presente. 
 
26/09/20

IL VECCHIO E L€AMACA

Il sole accarezza il giorno 
ed apre gli occhi stanchi al 
vecchio 
che riposa i suoi anni.
La porta aperta prepara 
al sorriso e la campagna
invita a nuove scoperte. 
Due alti pini: l’amaca. 
Lontani aquiloni e suoni indistinti 
di cardellini al nido 
incoraggiano le ore del giorno: 
dondola. 
Cane e gatto rincorrono fiori ed 
arbusti in felice allegria. 
 
 
26/09/20

I PENSIERI DEL GIORNO DOPO

Il giorno porta a spasso i pensieri 
mescolati a ricordi 
che salgono montagne di scale 
per camminare presente e 
passato: 
il futuro è momenti vissuti 
tra un sorso e l’altro 
di acqua di pozzo. 
In cielo nuvole portano a spasso 
i riflessi del sole 
e tra agrodolce e margherite 
si colora di alfabeti volanti la 
verde campagna. A volte, si dice, 
succede, a volte mai: nel cielo di 
colore-sorrisi 
un vociare di bimbi: 
ed il figlio lontano che 
torna 
la mano felice alla sposa 
ed i passi veloci che regalano 
abbracci per sempre. 
 
26/09/20 
 

PER I NAVIGATORI DI CARTA E PENNA HA SCELTO ALCUNE POESIE E UN:

LABORATORIO RANDAGIO

con le prime tre poesie

Note della poesia

Il giorno che il sole ha posato le ali
la notte ha steso mantelli di catrame
per spegnere la luce nel cuore
ombra della solitudine:
eterna  la nostalgia
tormento di artisti e poeti
all'alba sposati al silenzio:
risposte mai arrivate
ad amori impossibili.
Niente sposta le lancette monotone
del cuore venduto agli affetti
andati via e senza ritorni.
Gioca ora col vento un nome
in mezzo a nuvole senza patria
ormai rassegnato al silenzio.

(16/06/16)


Se il tempo...

Il senso delle cose
lascia orizzonti vuoti:
parte dell'universo
offre garofani al ritorno
e legge negli amori impossibili
tutti i perché della vita.
Agli amici il
ricordo
anni senza storie
nomi fa dimenticare.
Dare respiro al sogno
andare a visitare il tempo:
giorni senza ore
inchiodati negli angoli del cuore
o nel nome dei fiori più belli.

(19/06/16)


Giorno stanco e senza amore

Il giorno riposa stanco e al mare
lente ore trasporta:
parlano al cuore
onde passeggere
ed al mondo regalano
tetti senza riparo
allarmi inutili ai respiri del cuore.
Rondini tessono danze
al sorriso del viandante distratto,
nascono nuovi germogli
dalle cadute d'affetti tardivi
amori vissuti senza parole
giorni dimenticati e persi:
il sole ritorna a feste passeggere:
ogni ora un ricordo per sempre.

(19/06/16)



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