Indietro

de Rose Osvaldo:

Osvaldo de Rose nasce a NAPOLI l'8 dicembre 1940. Essendo in tempi di guerra, i genitori lo portano a RENDE (COSENZA), paese d'origine paterno. 

Ivi il bimbo rimane fino a sei anni e vi subisce la morte della propria mamma quando egli ha l'età di quattro anni. Per due anni vive con la nonna e le zie.

All'età di sei anni viene preso dal proprio padre, che egli aveva visto rarissime volte, e portato a MANGONE (COSENZA), dove il padre nel frattempo si era risposato.

Ivi frequenta le scuole elementari. All'età di dieci anni, dopo aver superato gli esami di ammissione al grado di studi superiori, per il troppo amore verso la lingua italiana, si ritrova in TOSCANA, in collegio, a frequentare il Ginnasio: dal primo al quinto anno.

Verso i sedici anni, dopo aver conseguito la Licenza Ginnasiale e l'ammissione al Liceo Classico, ritorna in CALABRIA, a COSENZA, dove il padre, intanto, si era trasferito, avendo ottenuto un alloggio popolare a riscatto. 

Data la sua forte sensibilità, Osvaldo de Rose, nonostante la sua buona volontà e le sue predisposizioni alla concordia e all'armonia, si trova a disagio con la matrigna e, per forza maggiore, va via da casa paterna.

Si rivede, così, nella solitudine più disperata, come negli anni di TOSCANA, squattrinato, senza lavoro...ma non si perde d'animo. La fortissima volontà gli fa sopportare sacrifici inauditi, gli fa svolgere i mille mestieri pur di racimolare i pochi spiccioli per vivere, gli fa trovare riparo sulle panchine della stazione o nei carri-bestiame e successivamente in baracche, gli fa continuare gli studi al Liceo Classico "Bernardino Telesio". 

Oltre a svolgere qualsiasi lavoro, pur umile, che gli capitasse, Osvaldo de Rose faceva affidamento principalmente sulla sua intelligenza e sul suo grado di istruzione per procurarsi il cibo quotidiano e per mantenersi agli studi. Pertanto aiutava i propri compagni di scuola, dava lezioni private, faceva il precettore oltre che traduzioni dal latino.

Prende la maturità classica, si iscrive all'università, si laurea in lingue e letterature straniere. Insegna pubblicamente, nelle scuole, anche mentre è studente universitario, grazie ad una legge che consentiva l'insegnamento a chi avesse superato gli esami.

Per evitare la tediosa solitudine, Osvaldo de Rose decide di crearsi una famiglia propria e si sposa giovanissimo, a ventitré anni. Dal matrimonio nascono tre figli. Con questa famigliola, finalmente si vede un po' di serenità.

Ma la vita nasconde sempre i suoi inganni. Quando poteva godere maggiormente, anche per aver raggiunto l'età della pensione, dopo quarant'anni di servizio, con i figli già grandi e cresciuti, il Nostro perde la moglie, che muore a causa del mal del secolo, nell'arco di un mese e nove giorni. Seguono periodi di depressione e ancora solitudine, tanta solitudine...

Osvaldo de Rose si rifugia nei suoi pensieri, nei suoi scritti che egli persegue da quando aveva soltanto diciannove anni, cerca risposte agli infiniti interrogativi della vita, ottiene un po' di serenità nel credere alla dottrina dell'Amore tra tutti gli esseri dell'universo.



Con Carta e Penna ha pubblicato:

NOVELLO CANTICO

Copertina libro

Questo «Cantico» vuole essere un inno del cuore al Signore Dio nostro per la Sua Creazione, per le Sue Meraviglie, per la Bellezza della Sua Opera nell’Universo infinito, senza confini; è una preghiera accorata, rivoltaGli con umiltà, compunzione e  richiesta di protezione per il nostro essere indegno, affinché Egli ripristini l’equilibro da Lui voluto e porti Armonia tra il regno umano, quello animale (qualunque genere, compresi gli esseri del regno marino e del regno aereo) e quello vegetale; è Amore con devozione filiale, nel riconoscere che Egli, “Padre Nostro”, ci accompagna sempre e dovunque, ci dona “il nostro pane quotidiano”, ci concede serenità se Lo preghiamo e crediamo fermamente in Lui.

Dio ci ha dato la Vita con il Suo Soffio Divino e Potente, non soltanto al genere umano, bensì a tutti gli esseri.

La Vita si mantiene tramite il respiro. Gli umani respirano e vivono...Anche gli animali, di qualsiasi dimensione, respirano...Pure le piante...E perfino le cose...- come la pietra o il marmo - che a noi sembrano inanimate, ma forse aspettano, pazienti, la mano dell’Artista, il quale ne trae fuori Bellezza, Armonia, Forme levigate, ne succhia l’anima e, nel suo stile, le fa parlare..., e così infonde in esse la Vita.

Ecco che cosa Dio ha dato in più al genere “homo”: la scintilla divina, l’intelligenza, capace di rendere Bello ciò che non lo è, animato l’inanimato, buono ciò che sembra cattivo, armonioso ciò che è deforme...

La scintilla divina, oltre che nella mente, si rivela anche nel cuore; lo illumina, lo riscalda, lo apre perché esso possa far sbocciare l’Amore: Amore per se stesso, per conoscersi meglio, per far fruttare i propri talenti; Amore per l’ “alter ego”: il nostro pensiero, a tal punto, fa capire che tra “ego” e “alter ego” non c’è nessuna differenza né esteriormente né interiormente: essi sono uguali oppure simili, essi possono essere e sono fratelli.

L’Amore che l’ “ego” rivolge a se stesso, lo può dare all’ “alter ego” se pensa che quest’ultimo non sia “diverso”, ma identico a sé: con membra, mente, cuore, anima.

E così la Vita -già bella per il fatto stesso che si vive, si respira, si pensa, si parla, si agisce, ci si cimenta in Bellezza, Perfezione, Armonia- diventa ancora più bella, più serena, rasenta la felicità o almeno la “letizia serafica”.

La Vita finisce, si spegne, se manca il respiro... Conserviamo caramente quel Soffio! Respiriamo l’Amore!

Il «Cantico» si compone di cinque parti; ogni parte è suddivisa in paragrafi.

La “PARTE PRIMA” contiene il ringraziamento a Dio per il dono della Vita e una considerazione sulla sua Bellezza, soprattutto affettiva. Ne scaturisce l’Amore per la Vita che colma l’anima di gioia. Segue un interrogativo sul primo vagito e un’ovazione, tra mamma e figlio, all’Amore, fatto di sguardi, tacita intesa, sorrisi.

Il rapporto tra mamma e figlio appena nato viene trattato nella “PARTE SECONDA”, dove scopriamo anche la conoscenza che la creatura fa sulle parti del corpo della mamma.

Nella “PARTE TERZA”, l’Autore viene portato, quasi sempre involontariamente, a divagazioni più o meno filosofiche, sul “caso” o “destino” o sulla “reincarnazione delle anime”...: reminiscenze di cultura delle varie civiltà, quando la mente è un po’ stanca. Ma subito la mente si ripresenta e fa la cernita dei suoi filosofi, dai pre-socratici ad oggi, e si sofferma, con piacere, su Emanuele Kant (“Il cielo stellato sopra di me, la Legge morale dentro di me”).

Ed accetta, condivide, propaga l’ “essere persona” di Jacques Maritain, difendendo con forza, quando può, tale tematica.

Non manca, nella trattazione, un confronto tra l’Amore degli umani per la propria prole e quello degli animali per i loro piccoli. Ebbene: l’Amore è dentro negli uni e negli altri; stesso modello, stesso affettuoso rapporto tra madri e figli.

La “PARTE QUARTA” del «Cantico» è dedicata al rapporto reciproco tra umani, animali e regno vegetale.

La “PARTE QUINTA” ed ultima del «Cantico» contiene considerazioni sull’enigma “homo” e sulle sue azioni... L’ “homo” è splendida creatura quando mette a buon frutto i talenti che Dio gli ha regalato e si fa guidare dai sani propositi; ma, nello stesso tempo, rimane animale feroce, senza scrupoli, distruttivo, infame, recidivo, specialmente quando si lascia sopraffare dagli atti vandalici ai quali non sa o non vuole opporsi.

«Novello Cantico» è preghiera, intima e sincera, a Dio di liberarci dalle debolezze infinite umane e di farci condurre una Vita libera dalle tentazioni del diavolo e ricca di pregi, di Amore, seguendo la Sua volontà e secondo l’insegnamento di Gesù Cristo.

 

La forma espressiva ha intenti di Preghiera, di Ringraziamento, di Inno sacro, per meglio glorificare Dio.

L'autore



Per i lettori di Carta e Penna ha scelto:

LA ROTTA DI SPERANZA DI MAMMA AMINA

Pensiero critico sull’articolo di giornale apparso in “Parola di vita” dal titolo: “La rotta di speranza di mamma Amina” scritto dal giornalista Dott. Massimiliano Crimi

Nel preciso stile giornalistico di sintesi e di verità, il Dottor Massimiliano Crimi ci dà la fotografia di una storia, purtroppo non inventata ma terribilmente realistica, di tragedia avvenuta nel mare Mediterraneo, il “Mare Nostrum”, il quale sta diventando, da più tempo e di continuo, sempre più un cimitero, come ho già espresso in un mio scritto intitolato “Il cimitero del Mare Nostrum”.

Ma il giornalista Crimi non si sofferma soltanto sulla tragedia, bensì presenta l’aspetto dell’accoglienza che la terra Calabra ha offerto a chi ha evitato la morte nella traversata insicura del mare Mediterraneo.

Intravedo nella storia raccontata in brevissimi cenni e già quasi tutta descritta nel sottotitolo, la causa della tragedia e dell’accoglienza. Tale causa raffigura una calamità dovuta alla mancanza di lavoro oppure al maltrattamento da parte di politiche disoneste.

La signora Amina, madre di due figli e moglie di un ingegnere, si parte dalla Tunisia, in un barcone guidato da trafficanti scafisti, con rotta verso Lampedusa.

Il giornalista sottolinea, con espressioni che potrei chiamare “visive” in quanto fanno vedere la drammaticità della situazione, la costrizione di Amina a dover lasciare tutto: gli affetti, “in primis”, i beni consistenti nelle poche cose che aveva nella sua terra natia: “la macchina, un appezzamento di terreno, le api”.

Mi par di vedere il dolore accorato, il rimpianto, il dispiacere, negli occhi e nell’espressione di Amina nel dover abbandonare quelle cose che, pur sé povere, erano a lei molto care perché acquisite dopo tanti anni di duro lavoro.

Parte, Amina, con la sua famigliola, in una “notte buia”, con il “freddo” e nel silenzio totale, dopo avere racimolato l’esoso prezzo del viaggio, con la vendita di tutto ciò che possedeva e che le stava a cuore.

Il porto di sbarco è Lampedusa. Da quest’inizio della bella Italia, comincia la peregrinazione di Amina fino ad arrivare nella dolce e cara Calabria: Carolei e in ultimo Parenti.

I calabresi, la cui accoglienza e ospitalità sono rinomate da sempre, infondono nell’animo di Amina e della sua famiglia la giusta serenità necessaria per vivere il presente, dimenticare totalmente il passato, affrontare l’avvenire.

Colgo, tra le righe l’impulso del Dottor Massimiliano Crimi a voler sottolineare con insistenza e con trasporto questo aspetto dell’accoglienza da parte dei calabresi e avverto il suo cuore pulsare nel parlare della Calabria e dei suoi conterranei.

Osvaldo de Rose, Casole Bruzio 22/05/2024

INCANTO D'AMORE NELLA POESIA DI OSVALDO DE ROSE

L’itinerario poetico di Osvaldo de Rose inizia già con un’alba radiosa perché la sua silloge di poesie e prose “FIORI NEL FANGO”, riflette, sì, “stati d’animo soggettivi” ma nel contempo trasporta il lettore in un mondo più vasto ove la tristezza e l’allegria, la nostalgia e l’immaginazione si fondono in un cocente realismo esprimendo, con compiutezza, una “vis” poetica che attinge vette di alto lirismo e diventa, nel suo cammino ascensionale, fiaccola perenne di luce inestinguibile. 

A ben guardare, il messaggio poetico di Osvaldo de Rose, pur nella varietà della sua tematica legata a fatti e luoghi ben determinati, è un messaggio universale di amore che va raccolto con animo sereno: i suoi versi si sciolgono senza accorgimenti studiati ed il concetto si allarga verso significati sempre più vasti del semplice fatto poetico, librandosi nella vastità degli spazi senza confini. 

Nella sua poesia vi è la scorrevolezza di una facile vena e se anche sotto certi aspetti si scorge una disuguaglianza nel livello poetico a volte pervaso di lirismo e di delicatezze, a volte intriso di verismo e di crudezze, resta pur sempre una poesia altamente ispirata che sa trarre anche dalle cose apparentemente inutili, motivi di canto che rapisce, che spezza i cerchi di tutte le vane incrostazioni manieristiche in un anelito verso la purezza di sentimenti che si tramutano in un messaggio di fratellanza umana. 

Dolcezza e malinconia, disperazione e rassegnazione sono i sentimenti che affiorano nelle composizioni del de Rose, sentimenti che rivelano un’anima di grande poeta e rivelano, anche, il tormento del suo cuore. 

Certe sue liriche (“Alla luna”; “Dimmelo, luna, tu”; “Quanto sei bella, luna”; “Luna silente”; “Che c’è di nuovo, luna”) richiamano in mente il Leopardi di “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”; di “Alla luna”; di “Il tramonto della luna” e certe sue prose, come “Bufera”, richiamano alla memoria il racconto “Mentre piove” di Nicola Misasi, sia per l’incisività della prosa sia per la vivezza delle immagini. 

Leopardiano e misasiano ma anche pascoliano per le piccole e le grandi cose che egli canta con rara maestria. 

Osvaldo de Rose che “si nutre di voci notturne,/di zefiri dolci,/di serenate di grilli,/di luci lontane,/remote, immobili, fisse/nella volta azzurrina, stellata,/ricca di mistero”, è poeta del suo e del nostro tempo che con una propria originalità sa darci una “sua” poesia offrendoci una panoramica vasta di cose vissute e sofferte e da tale intima macerazione ne scaturisce un canto nel quale ognuno trova qualcosa che sveglia i ricordi più lontani e quasi sopiti: ogni suo verso induce alla meditazione perché rappresenta un motivo sempre attuale e sempre valido. 

Giornalista e Critico LUIGI ROBERTO BURGO 

LA DONNA E'

La donna è
bel gambo di fiore profumato
da tenere in mano con gran garbo,
con delicatezza e protezione.

La donna è
agil foglia involata dal vento
fremente, vario, del sentimento
oppur carezzata dolcemente
da flebil movimento del cuore.
                                                   
La donna è
aromatica corolla in fiore
che inebria le nari e la mente
e ti porta nel mondo dei sogni.
Così, qual rosa di Piccardia,
espande il suo profumo tutt’intorno:
da lungi lo cogli per la via…
pulito ti sembra, il mondo, adorno.
Così qual orchidea carnosa
Si pavoneggia nel suo candore:
di sua beltà donna si bea
e da sue forme riflette amore.

Splende sguardo di donna, qual giglio
puro, incontaminato, sincero,
e ti legge nel fondo dell’animo,
dona aiuto, coraggio, sollievo,
cure prodiga al fisico, al cuore.

Come sana ferite un sorriso
Rifulgente, magliante, di donna
emanato da roseo viso
con giovane cute vellutata!

T’attirano poi le movenze
gentili, delicate, armoniose,
con un senso di pudor ritroso
che filtra sulla pelle vibrante,
s’accende nel rossor delle guance
e nel tremulo parlar palese.

La donna è… bell’alba rosata
annunziante una buona giornata;
ti mostra il cielo chiaro, sereno,
l’orizzonte dai colori ibridi;
il cuor ti si apre alla speranza;
pronto al lavoro spesso stressante,
il cammin riprendi con pazienza.

Donna è aurora sospirata
Che annuncia il sorgere del sole
ai variegati color dell’etere.
Arriva il Sole, dator di vita,
di luce, di forza, d’energia,
risveglia e fa fiorire natura,
il grano matura a bionde spighe
altro cibo dà: gustosi frutti.
Ti scalda col liquoroso vino,
oltreché col suo calor del giorno.
Anche Donna tutto ciò ti dona.

La donna è tramonto infuocato
che il fiato mozza per la bellezza;                        
poscia il Sole si tuffa nel mare…
lentamente i color si dileguano…
ben presto l’aria quasi s’annebbia
scende l’ombra ad avvolger la Terra.
Tutti i vari rumori si tacciono…
Or cala la calma della sera
La senti pur dovunque ti giri…:
in casa, nelle strade, in te stesso,
in campagna, nell’aria, nel mare;
A diffonder melodie soliti,
in volo continuo o sugli alberi,
gli uccelli, tornati al loro nido,
quieti quieti zittiscono anch’essi.
Anche tu, umano, trovi quiete
Al tuo “spirto” ribelle e malvagio,
se vicino hai Donna che dona
Pace, Serenità, Armonia,
Sorrisi, Sospiri, tanto Amore.

La donna è
Firmamento trapunto di stelle
nel gran mantello blu della notte,
con il cielo senza velature,
illuminato da luce chiara,
riflessa, a mo’ di specchio rotondo.
Ma quel chiarore lunare freddo
fa apprezzare spazio infinito:
lucentezza di stelle e comete
presenza d’atri corpi celesti,
l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore,
stella polare che guida la rotta
ai naviganti, il Carro di Pegaso,
che veste la notte, sonno concilia.
La donna è la coperta stellata
che ti copre per farti star caldo,
che t’accoglie in amplesso amoroso,
frena e placa le tue inquietudini;
canta la ninna nanna ai bambini
e ancora dolcissime nenie,
lor racconta bellissime fiabe,
per fugar da lor nebbia e fantasmi.
Li cresce, educa, insegna, nutre
Li fa diventare adulti e saggi.

La donna è mare placido e calmo
ove l’onde giocano a rincorrersi,
a mescolar lor colori vividi
in gran tavolozza variegata.
Trasportano, l’onde, suoni magici,
melodie affascinanti armoniche,
musiche che ti fanno sognare
rapiscono in un’estasi onirica.
Ti narran di civiltà antiche
e d’altre civiltà sconosciute,
ti trasportan lontano lontano,
in Oriente, Occidente, Nord e Sud,
parlan lingue straniere diverse.

La donna è
significato della Bontà
del perdono e dell’amor di Dio
per gli umani e le creature:
frutti della sua creazione.
A Dio piacque creare per ultimo
l’uomo e “vide ch’era cosa buona”.

Ma nella Sua lungimiranza,
Dio vide che proprio tal genere
“homo” a distanza di ere e secoli
(per Dio son minuti secondi)
Avrebbe peccato gravemente,
e commesso diversi misfatti,
oppure crimini orripilanti.
Vide, Dio, che l’”Homo” sarebbe
Stato sordo a voci di profeti,
Leggi dell’antico testamento,
negando i dieci comandamenti.
Così, per troppo Amor creò Eva
E accanto ad Adamo la pose
Per fargli compagnia, non farlo
Sentir solo, consolarlo amarlo,
insiem volersi bene, aiutarsi
stimarsi, rispettarsi a vicenda,
dare inizio alla grande famiglia
umana, al popolo di Dio.
Dio diede ai due il paradiso,
con bel giardino lussureggiante.
Liberi e felici, Adamo ed Eva
Vivevano protetti e seguiti
Dal misericorde occhio di Dio
Un sol divieto avevano essi:
non toccar mai l’albero dante
molti frutti del bene e del male
non respingendo la tentazione,
non osservando tale divieto
precipitarono sulla terra
(“Dio creò il cielo e la terra”
Si legge nel libro sacro: Genesi)
Il paradiso restò un sogno…,
acuto desiderio difficile
da esaudire e da raggiungere,
un miraggio improvviso scomparso
un’aspirazione insoddisfatta,
attrazione forte irraggiungibile.

Inizia un lungo peregrinare,
stancante, ansimante, senza fine,
per luoghi impervi, bui, ignoti,
cibo cercando, luogo sicuro,
riparo dal freddo, pace all’anima.
Ecco d’allora, il destino umano.
Le paure chetare interiori
Ed esterne, risolvere i dubbi.
Sia solitario sia in coppia
Intorno al “totem”, nella tribù,
in “carovana” o società,
l’“homo” cerca sicurezza e pace.

Da allora l’uomo ha sofferto guerre,
carestie, allagamenti, incendi
terremoti, pestilenze, morti
la cattiveria umana aumenta:
delitti, schiavitù e soprusi 
si susseguono di continuo
movési ancora Dio a pietà
dell’umana stirpe, suo popolo,
di tutte le sue creature.
Già molte volte era intervenuto
Nella storia, a salvare il creato.
Ora manda suo figlio Gesù
Per un nuovo patto d’alleanza.
Egli, con la stessa carne umana,
scelse una donna: Maria Vergine,
per fare nascere il Figlio e crescerLo.
Così la donna diventa doppio
Segno divino: creata da Dio,
scelta da Dio per santificare
nostra dignità, da lui elevata,
in una alleanza sempiterna,
considerandoci, suoi figli
al pari di Gesù cristo, nostro
Redentor, Salvatore, Signore.
  
La donna è prescelta da Dio
Per una finalità salvifica
Nonché spirituale e per altro
Scopo moral, sociale ed umano.
Noi, gli umani, saremo salvi,
parlando in senso spirituale,
andremo, con gioia, in paradiso,
nel regno di Dio, Gesù, Madonna
nostra Madre celeste, ed i santi,
i Giusti, gli Angeli, le anime
buone, a Dio gradite, quando il corpo
morirà, ma che resusciterà
nel giorno del Giudizio e della Grazia.
Saremo allor di nuovo nella Casa
Del Padre Nostro che ci aspetta.
Ma Maria Santissima è stata
Assunta in Cielo in corpo e anima,
premio di Gesù a mamma sua

Ed ecco il dono speciale, grandissimo,
che Dio ha fatto alla donna, mamma,
ad ogni donna, a tutte le donne:
la maternità, ricca di grazie,
per dare inizio all’umanità,
al popolo di Dio in cammino
verso di Lui nella santità.

La donna è mamma, oltre che figlia,
è una Grazia essere mamma,
una Grazia che non possono avere
uomini egoisti e superbi
che si reputano superiori.
Uomo e Donna sono uguali, sempre;
qualche differenza solo nel fisico:
orchestra di bellezza e attrazione.
Ma lo spirito che guida il tutto
È dentro: anima, cuore, mente,
Han proprietà uguali tra loro.
L’uomo non è miglior della donna
Né, viceversa l’una dell’altro.
Sono persone degne di stima
Per stessa discendenza divina:
Gli stessi antenati cari a Dio.
I diversi mondi della donna
Son visti dal mio campo visivo,
 Ristretto nella mente, onirico,
 sognante, fantastico, misterioso,
ma trasudante della realtà
che ho raccolto in una poesia
cui affido tutto il cuore mio
ed anche ogni mio pensiero

Casole Bruzio, Inizio 19/01/2024; Fine 23/02/2024


RELAZIONE SULLA RICERCA: "CULTURA DELLE POPOLAZIONI DI ORIGINE ALBANESE IN CALABRIA"

Il Centro Linguistico Internazionale (e più precisamente i Sigg. Proff. Osvaldo de Rose, Emilio Tavolaro, Sac. Emanuele Giordano, Salvatore Pace, Agostino Giordano della sezione di lingua albanese), si pone lo studio approfondito e quindi la ricerca della cultura delle popolazioni di origine albanese in Calabria, nella poliedricità delle sue ramificazioni in campo storico, linguistico, letterario, folcloristico, e ambientale.

Il C.L.I. ha la possibilità di contatti diretti con i diversi paesi di origine albanese, in quanto gli stessi sono, per la maggior parte, geograficamente situati nelle vicinanze di Cosenza e nel territorio calabrese.

Finalità della ricerca

Lo studio del mondo albanese in Calabria, dal punto di vista storico, mirerà soprattutto all'indagine del divenire dei diversi paesi di origine albanese che gravitano nella Calabria.

A tal fine, si vorrà indagare se il progresso civile delle popolazioni interessate abbia accentuato l'interesse unilaterale, particolare, individuale di ogni popolazione, ovvero se le stesse, nel loro divenire storico, si siano proposte finalità inerenti alla madre patria, e se, al di fuori di questa finalità, abbiano stabilito un rapporto volontario di continuità civile con la nazione italiana nella formazione della sua unità. Tale aspetto favorirà l'accertamento in merito alla loro convivenza spirituale con il popolo italiano e con le istituzioni nazionali di cui fanno parte. Inoltre, la ricerca storica dovrà stabilire la reale situazione psicologica che i diversi popoli di origine albanese in Calabria vivono, nell'inserimento giuridico italiano.

Nel campo linguistico, la ricerca dovrà appurare non soltanto la eventuale generale affinità linguistica fra le diverse popolazioni e con la lingua patria, ma ancora le diversità espressive e lessicologiche, dalle quali dovranno emergere elementi di indagine e di chiarificazione su quanto le popolazioni in parola hanno recepito ed accettato del vernacolo calabrese e della lingua italiana, e quali elementi di fondo hanno conservato della lingua originaria.

Questa indagine avrà ancora lo scopo di studiare il progresso culturale attraverso l'evoluzione del linguaggio, che è estrinsecazione del patrimonio culturale, ed il reale rapporto di idee con la popolazione italiana, e quali elementi di fondo hanno conservato della lingua originaria.

Si avrà ancora lo scopo di accertarsi se è possibile costituire una unione linguistica tra i diversi gruppi dislocati nella Calabria, prendendo in esame i lemmi linguistici comuni e l'evoluzione filologica e semantica, epurando la lingua paleo-albanese dai forestierismi e barbarismi, arricchendola di lessico nuovo attinto dai vari classici arbresh e dal corrente linguaggio della nazione madre. Si avrà cura, in pari tempo, di favorire su vasta scala l’apprendimento della lingua scritta, la cui espressione è facilitata dacché sono stati introdotti, anche in Albania, i caratteri latini.

La ricerca storica e linguistica non può prescindere dallo studio della letteratura delle popolazioni di origine albanese facenti parte integrante del territorio italiano in generale e calabrese in particolare. La ricerca della poesia e della prosa in lingua arbresh e degli uomini impegnati al progresso letterario delle popolazioni di origine albanese permetterà un approfondimento degli interessi delle stesse popolazioni, del loro modo di pensare e di sentire, del loro orientamento generale e particolare nei diversi aspetti letterari, attraverso i quali meglio si potrà comprendere l’essenza dei vissuti delle popolazioni di origine albanese e nel contempo dei loro interessi letterari nell’ambito delle correnti culturali mondiali.

Questo aspetto di ricerca non può prescindere da una positiva considerazione del folclore e dell’ambiente delle popolazioni stesse. Il folclore darà indicazioni precise su quanto di reale e di immaginario si è conservato delle tradizioni autentiche. Il folclore stesso servirà alla ricerca per comprendere la complessità di un divenire superstizioso, religioso e fantastico, attraverso il quale meglio si potrà valutare il significato delle diversità in questo campo che è pure esso, espressione e manifestazione di un autentico divenire culturale. Attraverso il problema del folclore, si dovrà studiare il perché dei diversi atteggiamenti nei diversi ambienti nelle popolazioni di origine albanese.

 

Metodo

La ricerca nella complessità esposta, potrà essere attuata mediante una metodologia non astratta ma operante nella realtà concreta degli aspetti sopra indicati. In altri termini, il metodo di ricerca non dovrà mai scaturire da astratte congetture, ma dal contatto diretto, reale, storico, vivo, concreto, positivo delle popolazioni interessate.

Situazione

La ricerca stessa è suggerita da una situazione culturale delle popolazioni di origine albanese non scientificamente studiate o quanto meno relativamente affrontata in maniera generale.

Osvaldo de Rose (1973)
per: 
CENTRO LINGUISTICO INTERNAZIONALE
Piazza della Provincia (Autolinee), 36 - 87100 Cosenza (CS)

FILOLOGIA ROMANZA

La filologia romanza si interessa dell’origine e dello sviluppo delle lingue neolatine o romanze, cioè di tutte le lingue derivate dal latino: tra queste citiamo il nostro bell’italiano, il francese così musicale, lo spagnolo così “caliente”, il sardo, il ladino.

Perciò, non ci si meravigli di trovare qui di seguito qualcosa che riguarda insieme tre lingue: spagnolo, francese e italiano.

In effetti, la tesina riguarda un esame universitario di lingua spagnola, con richiesta di tradurre un brano di lingua italiana in lingua francese per comparare lessico e strutture derivate dal latino e spiegare come esse si siano evolute nelle tre diverse lingue.

TESINA DI SPAGNOLO
TRADUZIONE FRANCESE DI UN BRANO ITALIANO E DISCUSSIONE
“Uno scolaro dalla barba grigia”

 “La tentazione era molto forte. Avevo un bel stringere le mascelle come qualcuno che subisca un’operazione chirurgica, avevo un bel predicarmi che occorre costanza, che gli impegni presi sono sacrosanti, che dovevo continuare a scrivere…. Ma la finestra era aperta; il villino è sulla montagna e bastava solo muovere gli occhi per vedere tutta Bologna e tutta la pianura blu sino all’orizzonte. Inutilmente, per allontanare l’occasione, avevo socchiuso le persiane e mi ero rimesso al lavoro. Un raggio di sole, di questo caro sole d’ottobre, pallido come un convalescente, si ficcò tra gli sportelli e venne a cadere dritto sul calamaio proprio nel momento in cui vi intingevo la penna. S. Antonio non vi avrebbe resistito, e mandai tutto al diavolo, presi il cappello e facendo cento transazioni ipocrite con la mia coscienza, volli darmi ad intendere che, essendo ottobre un mese di vacanza, potevo trascurarmi di scrivere, tanto più che i miei lettori vi avrebbero anche guadagnato, e altre piccole verità che mi somigliano a menzogne e menzogne che somigliano a verità. Così uscii all’aperto”

 Olindo Guerini

TRADUCTION

“Un ècolier à la barbe grise”

“La tentation ètait trop forte. J’avais beau serrer les màchoires comme queq’un qui subit une operazion chirurgicale, J’avais beau me rèpèter qu’il faut de la constance, quel es engagements pris sont sacro-saints, que je devais continuer à ècrire…. Mais la fenènetre ètait ouverte; la ville est sur la montagne et il suffisait de lever les yeux pour  voir Bologne et toute le plaine bleu jusqu’à l’horizon. Inutilement, pour èloigner la tentation, j’avais fermè les persiennes et je m’ètails remis au travail. Un rayon de soleil d’octobre, de ce cher soleil d’octobre, pàle comme un convalescent, s’insinua entre les interstices et vint tomber tout droit dans l’encrier just au moment où j’y trempais ma plume. Saint Antoine n’y aurait pas rèsistè, et j’envoyais tout promener, je pris mon chapeau et transigeant avec ma conscience de cent facons hypocrites, je volous me donner à entendre qu’ètant Octobre un mois de vacances, je pouvais me passer de ècrire, bien plus que men lecturs y auraient mème gagnè, et d’autres petites vèritès qui ressemblent à des vèritès.

Ainsi Je sortis prendre l’air”

Discussiòn

PREMESSA : L’esame si svolge in lingua spagnola.

Qui il testo è in lingua italiana per soddisfare la richiesta degli amici italiani che non conoscono lo spagnolo.

Discussione della tesina in lingua italiana

Per ben tradurre un testo bisogna innanzitutto leggerlo attentamente cercando di capire ciò che l’autore ha voluto esprimere, e andando quindi, nel contempo, alla ricerca di parole e frasi idiomatiche corrispondenti per dare, nella lingua in cui si traduce, l’esatto concetto o, almeno, quello che si avvicina di più quando il pensiero dell’autore non può essere riferito in tutta la sua precisione.

Dopo aver letto attentamente il brano del Guerrini, almeno per il pezzo che mi sono prefisso di esaminare e quindi rendere in lingua francese, ho notato dapprima che la traduzione con “Un écolier à la barbe grise” è grammaticalmente esatta, ma non rispecchia quanto è contenuto nel brano. Perciò tale titolo non è esatto ; forse sarebbe stato meglio tradurlo con “Un homme àgè qui étudie encore” o con “Réflexions”, o non tradurlo affatto.

La prima frase non presenta alcuna difficoltà e come traduzione e come ricerca di parole, in quando il corrispondete vocabolo francese ha lo stesso significato di quello italiano.

Proseguendo nell’analisi, riscontro la frase “avevo un bel stringere” che si rende benissimo in francese con “J’avais beau serrer”, eliminando l’articolo indeterminativo “un”, giacchè esso viene rifiutato come “modus dicendi”, mentre il verbo italiano “stringere” trova l’esatto equivalente francese nel verbo “serrer”.

Il congiuntivo “subisca” che si trova più avanti nel brano, in francese va reso col presente indicativo, perché rende con più efficacia lo svolgimento dell’operazione ed anche perché dalla lingua transalpina è maggiormente adoperato un tempo più reale. Nella frase “avevo un bel predicarmi”, il verbo “predicare” va inteso nel senso di “dire e ridire, dire ripetutamente”, non va inteso nel senso di “parlare dal pulpito” o “diffondere una religione”, pertanto va tradotto con “répéter”.

La frase seguente “che ci vuol costanza” va tradotta con “qu’il faut de la constance”, mettendo il partitivo “de la” che restringe il senso della frase rendendolo più preciso.

Fino alla fine del periodo, la traduzione non presenta difficoltà. Continuando, si trova la parola “villino” che ho reso con “ville” in quanto è la parola più adatta al senso sia italiano che francese. Da scartare il diminutivo “petit” che avrebbe alterato il valore della parola.

Per l’espressione “e solo a muovere gli occhi” occorre fare una piccola trasformazione e rendere la proposizione come se dicesse: “ e bastava di alzare gli occhi per vedere Bologna”, rendendo così con più eleganza ciò che l’autore ha voluto significare. La parola “occasion”, ho ritenuto doverla tradurre con “tentation” , essendo questo il significato più appropriato che l’autore ha voluto darle. Il “socchiuso” della frase seguente non trova un corrispondente in francese ed è perciò intraducibile nel suo vero senso; ho dovuto quindi cercare un vocabolo che più di qualsiasi altro si accostasse al senso espresso in italiano, traducendo con “fermè”.

“Si ficcò tra gli sportelli” : per la traduzione del verbo “ficcare” non c’è che l’imbarazzo della scelta tra: “faulier, glisiser, s’insinuer”; io ho scelto quest’ultimo perché sembra che il raggio “s’insinui” attraverso le persiane per tentare di più l’autore tutto preso dai suoi pensieri. Ho avuto modo d’applicare una fase classica del “modus parlandi” francese e cioè “J’envoyai tout promener” per dare il senso del “buttare tuuto in aria”. Anche per taradurre “facendo cento transazioni ipocrite” sono ricorso ad un piccolo accorgimento, cioè una leggera trasformmazione

L'ANGELO DELLA MIA VECCHIAIA

Nella mia vita raminga e solinga,
dopo che morte portò via mia moglie,
e mi vidi abbandonato e tradito
dal proprio sangue, mi salvò un angelo
da morte certa in letto d’ospedale.
Era, l’Angelo, donna che assisteva
me, ricoverato per intervento
al cuore. E fu miracolo d’amore.
La dottoressa, da cabina medica,
vedendo il mio cuor piatto, senza battiti,
allarmò i chirurghi e gli infermieri,
che accorsero e mi rianimarono.
Intesa c’era tra me e la donna,
anche ella sola, senza pace, vedova,
d’unire nostre due solitudini,
facendoci compagnia reciproca,
pur avendo vissuto vite diverse
tenore, ambiente, società, famiglia,
io, povero in canna, senza famiglia,
solo, sbandato triste, tra pericoli,
lei, ricca, agiata, con famiglia alle spalle,
circondata dagli affetti, spensierata.
Ci univa soltanto la cultura.
Grazie alla nostra mente ampia ed aperta,
all’intelletto, sempre attento e vigile,
al raziocinio sempre severo, acuto,
all’incrollabile volontà ferrea,
all’animo nobile e delicato,
alla sincerità del sentimento,
del cuor con generosità spontanea,
guidati da agire corretto esemplare,
da stile e verità còlta dettato,
superato abbiamo gli egoismi singoli,
e le abitudini inveterate
con un programma di vita in comune.
Per oltre dieci anni, man nella mano,
compagni inseparabili nel viaggio.
Uno sguardo bastava per capirsi,
all’unisono agire immantinente.
Grande complicità c’era tra noi
nel volersi bene, nello studiare
qualunque azione o sentimento bello
che ci desse amore, gioia, piacere.
Ore intere si passava a speculare
su molti vizì e poche virtù degli uomini,
sulla politica giusta e corretta,
su come fare del bene all’universo,
su come l’umanità render felice,
su come rispettare animali e piante,
come evitar guerre e mantener la pace,
sulla giustizia, sul Vangelo di Cristo.
Che delizia ascoltar, legger, commentare
Le liriche, i componimenti, gli scritti,
in vernacolo o in lingua italiana,
l’un dell’altro, per cogliere stile,
sentimento, sincerità, semantica...!
Con entusiasmo si partecipava
ad eventi e a manifestazioni
culturali o letterarie nella zona,
organizzati da poeti, scrittori,
filosofi, musicisti, artisti,
da Enti o da varie Associazioni
private, locali oppur provinciali.          
E lei, l’angelo, incantava tutti
con sua recitazione e sua mimica.
Non declamava solo, interpretava:
in tal modo, il pubblico catturava
tanto che esso ascoltava in silenzio
religioso, a bocca aperta, attento,
per scoppiare, alla fine, in un applauso
fragoroso, interminabile, caldo.
Ora l’angelo della mia vecchiaia,
colto da malattia, è volato in cielo,
lasciandomi solo, afflitto, disperato.
Con quanto affetto, con quale premura,
le stavo accanto per darle sollievo,
incoraggiarla, strapparle un sorriso,
un attimo di gioia! Il mio amore
l’avrebbe salvata, le ripetevo.
folle, illuso sono stato, novello
Don Chisciotte contro i mulini a vento.
Proprio quando sembrava migliorare,
in un solo giorno si è abbattuta,
la morte è venuta furtiva, di notte.
Io, non avendo ancora chiuso occhio,
 me ne accorsi, sentendola ansimare.
Non sapevo che fare... La chiamavo.
le chiedevo se volesse qualcosa.
Lei non rispondeva, rantolava...
l’accarezzavo... Ad un tratto ha risposto
al grido del cuor con la sua carezza
sul mio viso poggiato dolce sul suo...
Il Fiato diminuisce lentamente.
Dopo l’ultimo alito di vita,
si è spenta, per sempre, la poverina...
Era notte fonda, l’una e tre quarti
Gli organi competenti hanno accertato
il decesso e preparato le esequie.
Il prete viene a benedir la salma,
si organizza il funerale, indi l’andata
al cimitero per la tumulazione.
triste, accompagno il feretro.
Non ho più lacrime, si son prosciugate...
Intanto il viso d’un dolore atroce
evidenziava un color cadaverico.
Quando si chiude la bara nel loculo,
sigillata, murata, con la lapide
pensando a lei, dentro, senza vita,
mi crolla il mondo addosso, desolato
mi sento, pietrificato, muto e debole.
Adesso veramente non c’è più,
inghiottita in quella botola con bara,
in quel loculo buio, senza luce,
tetro senza aria senza respiro,
senza tèma che gli insetti necrofili,
presto popoleranno e divoreranno
le misere, immobili, carni ed ossa.
Ritorno a casa; la dimora è vuota...
è triste, fredda, silenziosa, macabra
sento freddo anch’io ho quasi un brivido
di paura... E che desolazione!
che tristezza ha il cuore! Che solitudine!
L’abitazione sembra una tomba
sena l’angelo della mia vecchiaia.
 
inizio 16 febbraio 2020 / fine 20 febbraio 2020

PACE!

"Pace!"
-Grida la terra sventrata dagli obici.
"Pace!"
-Invoca la Natura deturpata,
storpiata nella bellezza divina
da un branco selvaggio di dèmoni folli,
generator d'un lugubre mondo di mostri.
"Pace!"
-Grida la gente sgomenta, atterrita,
che ha ancora negli occhi dementi 
la vision d'Hiroshima e Nagasaki.
"Pace!"
-Supplicano gli uomini che han fatto la guerra,
che hanno visto orridi fantasmi di morte.
"Pace!"
-Implora il pio animo cristiano 
che vede in ogni uomo suo fratello.
"Pace!"
-Freme il poeta sdegnato, adirato,
verso i pazzi che distruggono rabbiosamente
la sempiterna armonia dell'universo.
Pace!
Non più Eden, non più Paradiso è la terra...
Pace!
Visione apocalittica all'animo appare:
gran deserto arido senza vita,
alberi scheletriti bruciacchiati,
puteolenti pestiferi miasmi.
"Pace!"
-Sospira il cuore dolente, impotente.
Pace!
Non distruzione, ma vita vogliamo;
non odio, ma amore auspichiamo.
Torna, sole, a brillare; albero, a palpitare;
uccello, a garrire; cuore, ad amar la vita!

PUTIN E ZELENSKY

Dalle azioni che sto seguendo in TV sulla guerra che i responsabili della Russia portano contro l'Ucraina, mi sono fatta un'idea precisa sui due personaggi principali del conflitto imposto dai Russi e non voluto dagli Ucraini, esaminando bene nella mente e meditando profondamente sugli avvenimenti, per non cadere in errori di valutazione.

Ebbene: i due personaggi appaiono totalmente opposti: come il male ed il Bene, Golia e Davide, il demonio e l'Angelo, il lupo e l'agnello, Erode e Cristo, volpe-gatto e Pinocchio, e via dicendo.

Infatti: Putin scatena la guerra; Zelensky la subisce ed è costretto a difendersi. 

Putin sta comodamente seduto sulla sua poltrona di comando ed impartisce ai suoi generali gli ordini di distruzione; Zelensky è con i suoi soldati per organizzare la difesa, è tra la sua gente a dare coraggio e sostegno al suo popolo.

Il primo se ne sta al sicuro, ben protetto dai suoi "scagnozzi"; il secondo sfida le bombe per lottare con i suoi cittadini. 

L'uno ha il viso gelido nefasto; l'altro ha il viso della bontà. 

Putin ha la smania di comandare, di imporre i suoi capricci, ha manie di grandezza, vorrebbe ricostituire la "Grande Russia", vorrebbe imitare gli Zar, si sente uno zar, fa il dittatore, il tiranno, il despota, il boia; 

Zelensky si accontenta di far vivere in pace il suo popolo, liberamente, democraticamente.

Putin è traditore, infido, bugiardo e, nel contempo, pomposo; Zelensky è semplice, sincero, trasparente, fedele.

Putin è folle: vuole distruggere non soltanto l'Ucraina, ma anche gli Stati vicini e distruggerebbe, per la sua cattiveria e pazzia, tutto il mondo, se potesse. Perciò minaccia "La terza guerra mondiale" con l'uso della potenza nucleare; Zelensky è saggio e, con la stessa saggezza, dimostrata da Stati Uniti ed altri continenti, cerca di portare il folle al tavolo dei negoziati, onde evitare la catastrofe completa.

Non vorrei essere pessimista, ma "chi nasce tondo non può morire quadro"...La mente d'un folle è imprevedibile; da un momento all'altro combina guai irreparabili. Ricordiamoci di Hitler...! Eppure il Paese dell'ultimo folle ha contribuito a mettere a tacere quel primo folle...

Ora bisognerebbe far tacere chi "ha perduto il ben dell'intelletto", questo insipiente folle, questo novello Hitler...

Casole Bruzio, 06 Marzo 2022

AL POPOLO RUSSO

Miei carissimi fratelli di Russia,
fermate chi vi copre di vergogna,
chi non ha per voi rispetto, amore,
chi Cultura non ossequia né pratica
né conosce i vostri grandi Scrittori,
Poeti, Artisti, che nobile han reso 
la vostra terra e la vostra genia!
Contro chi vostra Civiltà distrugge
ribellatevi! Il mongolo barbaro 
espellete dal vostro grande suolo
e sua ansia guerriera di conquista!
Bloccate il nuovo Caino di Russia
che ancora uccide i tanti Abele,
vostri fratelli, viventi in Ucraina!
Sollevatevi, orsù!, contro il tiranno,
vecchio e insensato, che vi affligge
perché amate Libertà e Pace,
Democrazia, Vita, Fratellanza!
Arrestate, in modo che più non nuoccia,
il nuovo pazzo di Hitler redivivo!
Aiutate i vostri fratelli Ucraini
a viver nell'Amore universale,
a sanar lor piaghe dovute a guerra
scatenata da miope pazzia!

Casole Bruzio, 01 Marzo 2022

L'INVASIONE E LA GUERRA

Avviare lunghe colonne di carri armati,
far marciare molte migliaia di soldati
e di mercenarî in assetto di battaglia,
costringere i giovanissimi all'arrembaggio,
azionare i cannoni che sparano gli obici,
lanciare missili che palazzi distruggono,
mirare, colpir la centrale nucleare,
non può essere semplice esercitazione
militare, che far si dovrebbe nel proprio
terreno e non in quello altrui o d'altri Stati.. 
E', invece, invasione non preannunziata,
subdola, vile, improvvisa, micidiale;
è guerra repentina , odiosa, traditrice,
è aggressione codarda d'ombre malvage
contro un popol laborioso, onesto, pacifico,
che far prosperare la sua gente desidera
in democrazia, libertà, armonia,
in amicizia con i popoli vicini
ed in alleanza con tutti gli altri popoli.
Il demonio di Russia e i pochi complici 
oligarchi, "paperoni dei paperoni",
arrichitisi con la spartizion sovietica,
non posson tener sotto schiaffo il popol russo
né mostrarsi gradassi contro il mondo intero...
Lode all'Ucraina per la sua resistenza
valorosa, indomita, contro l'invasore,
per la sua opposizione ferma, instancabile,
all'aggressor traditore, bieco, satanico!
Di Caino la stirpe, voluta dal diavolo,
non può aver la meglio nell'impari lotta
del Bene contro il male che arrogante avanza.
Dio, Che ama l'umanità, salverà
certamente, in un modo o nell'altro, gli Uomini,
secondo i Suoi fini per noi imperscrutabili.
Prego perciò il Signore che intervenga,
perchè solo Lui può scacciare il demonio
da Russia, dall'Ucraina e da tutto il Mondo
e ricacciarlo negli inferi, sotto terra,
dove arde sua tana e suo regno diabolico.
Faccia Egli risplende Sua Luce e Gloria!

Casole Bruzio, 05 Marzo 2022

AMOR DI PATRIA E RESISTENZA

Ammiro l'Ucraina per la sua resistenza all'aggressione immotivata russa. Questa sua Resistenza è simbolo dell'Amor di Patria.
La Patria è la terra dei Padri, è l'origine delle proprie radici. La parola non esprime un concetto astratto, retorico, bensì è espressione di arte, di affetti, di cultura, ben radicati nell'interiorità più profonda del nostro essere.
La Patria è il luogo dove si nasce, si vive, ci si forma, ci si istruisce, si conservano gli affetti esistenti e se ne creano altri, si custodiscono gelosamente i valori cari, raggiunti a volte con molti sacrifici.
La Patria è il Paese di cui ci sentiamo parte, di cui essere orgogliosi per la sua Cultura, la sua Arte, il suo Onore, la sua Armonia, per il Benessere materiale e spirituale che essa ci offre.
La Patria è il cielo che vediamo illuminarsi ogni mattina, è l'ampio orizzonte che osserviamo ogni momento, e la Natura che palpita intorno a noi, è il ruscello gorgogliante , il fiume canterino, il mare ondeggiante, l'aria che respiriamo; i campi biondi di grano con le spighe profumate ondeggianti alla carezza del vento estivo fanno parte della nostra Patria, come pure il firmamento trapunto di stelle e addolcito dal chiarore lunare.
Chi tutto ciò è abituato a vedere, a conoscere, ad imparare, ad amare, non può sopportare che si invada con le armi la propria Patria, che un prepotente despota, facente affidamento sulla superiorità straripante del proprio materiale bellico, faccia irruzione in uno Stato sovrano per distruggerlo o per assoggettarlo.
La valorosa resistenza degli Ucraini sta dimostrando l'amore dei figli verso la propria Patria, con la speranza che il loro Amore salvi l'Ucraina e i valori meritevoli per i quali essi combattono.
Chi non ama la propria Patria, con senso di Giustizia e di Pace, agisce contro Natura.
Gloria alla Patria degli Ucraini!
Gloria ai cuori che amano la Libertà e la propria Terra nella Pace!

Casole Bruzio, 19 Marzo 2022

LE STRAGI DI PUTIN

Satana è risalito dagli abissi,
Ove Dio lo aveva sprofondato
quando a Lui quell'angelo ribelle
disobbedendo si era rivoltato
con rabbia feroce, ansia di comando.
Pur di far male agli amati da Dio,
Satana ha cambiato continuamente 
volto, forma, nome, azioni e guerra.
Oggi si chiama Pputin, di poteri
avido, megalomane, cattivo,
insaziabile di massacri orrendi.
Pputin non è soltanto il distruttore 
malvagio e selvaggio, di stirpe barbara,
che comanda ai suoi seguaci le stragi...
Pputin, Satana sono anche quei pochi
che lo lodano, sostengono, emulano,
coloro che eseguono i suoi ordini,
quelli che hanno invaso l'Ucraina,
distruggono città, case, palazzi,
centrali nucleari, edifici
pubblici, le bellezze naturali,
artistiche, i segni di Civiltà,
coloro che ammazzano i civili
con sadico piacere, i soldati
che sparano sulle persone inermi,
i vigliacchi che a tradimento uccidono,
gl'indolenti che ammassano i cadaveri
in una fossa, qual cenci trattandoli,
stuprano le donne e poi le uccidono,
sparano senza pietà sui bambini...
O mio Signore, o Gesù, o Dio Padre
come puoi permettere tutto ciò?
Ricaccia i demoni nel loro inferno,
Ti prego, dona ai Tuoi figli la Pace
e l'Amore, per vivere sereni!

Casole Bruzio, 11 Aprile 2022

LO SGUARDO INNOCENTE DI DIDA

Mi perviene questo testo intitolato “Lo sguardo innocente”. Già il titolo m'intriga e mi incuriosisce ...e, prima di leggere il racconto, la mia mente comincia a fantasticare su tale “sguardo innocente”...

Lo sguardo può esprimere una gamma infinita di sentimenti...Unito, però, all'aggettivo “innocente”, che lo qualifica, il sostantivo riduce la vasta area semantica ad una scelta di significati ben precisa: purezza, stupore, incanto, meraviglia, sorpresa, sogno...ed anche non-conoscenza , agnosticismo.

Dal significato della parola, la curiosità passa alla persona che possiede quello “sguardo innocente”. Chi può essere? Un bimbo in braccio alla propria mamma, mentre ne succhia il latte dalla mammella e con gli occhi studia ogni movenza di chi lo nutre con amore e dolcezza, ne coglie lo sguardo colmo di tenerezza e di gioia, ne vede il sorriso accogliente, invitante, ne recepisce la candida, calda intimità trasmessa in un linguaggio interiore dal cuore e in un intimo colloquio di sguardi? In tal modo il bimbo apprende i primi palpiti di vita che lo accompagneranno per tutta la sua esistenza.

Può essere un bambino, o una bambina, di pochi anni d'età, alla scoperta del mondo che lo circonda? Una persona non vedente(in tal condizione nata o diventata) che, per quanto spalanchi le palpebre, non può godere di un cielo blu-celeste in un giorno di sole, ovvero blu-cupo trapunto di stelle o illuminato dall'argentea luce lunare, né può gioire, in primavera, dei colori vivaci, sgargianti, variopinti dei fiori, n'è -d'estate- dello splendore ammaliante del sole?

Chi non vede non può divertirsi con le linee ricciolute delle onde del mare rincorrentisi, offrendo allo sguardo bagliori dai varii colori: blu, verde, rosso, ametista, argento, acquamarina, celeste, azzurro, viola...La medesima persona desidererebbe ammirare, rapito in estasi, un'alba rosata, un'aurora boreale, un tramonto infuocato, una notte bianca con il sole a mezzanotte in SAN PIETROBURGO, oppure le cime innevate dei monti...Tutte siffatte visioni darebbero brividi d'intensa intima gioia. E come amerebbe gioire, chi più non vede, della campagna fiorita, degli alberi carichi di frutti saporiti, appetitosi, della Natura in festa!

Una persona così sensibile non può che avere soltanto Amore nel cuore. Pare che sia certamente “l'amor cortese” nei confronti di tutti i suoi simili e specialmente nei riguardi del ''sesso gentile''.

Considerando la Donna secondo la Verità del Cristianesimo scritta nei Testi Sacri, Dio diede una compagna all'Uomo, ad Adamo; da una costola di quest'ultimo, Dio creò la donna, Eva, perchè entrambi si facessero compagnia , s'amassero, dessero origine al genere umano, al Popolo di Dio, seguendo la legge Divina che desidera parità tra i sessi, rispetto reciproco e, soprattutto, Amore.

Oltre alla volontà di osservare queste Leggi fondamentali, ci sono altre idee per onorare la Donna: ella è l'Angelo della casa, ella è la Musa ispiratrice; è simbolo di Bellezza, Delicatezza, Gentilezza, Impegno costante e, “in primis”, simboleggia l'Amore.

Per arrivare a queste idee bisogna amare, molto amare, meditare, soffrire anche, lottare gli egoismi, perdonare e pregare, molto pregare, sempre pregare.

Io canto la Donna nella sua varia simbologia, in modo particolare nel simbolo più grande e più bello di tutti gli altri, nel Dono Divino, unico, soltanto alla Donna concesso, di cui Dio ha voluto gratificarla: la Maternità.

Perciò lodiamo e ringraziamo Dio per tutte le Sue Meraviglie che Egli ci ha dato! Innanzi tutto, per la vita che Egli ha fatto germogliare con il Suo Soffio potente.

La Vita ci proviene da Dio, perciò è sacra. E non dimentichiamoci che, con la Vita, abbiamo in noi la Scintilla Divina che dobbiamo far brillare. Chiamiamola Anima, Intelligenza, Cuore, Amore...! Sono sinonimi indicanti Forze interiori, spirituali, Sentimenti profondamente radicati, bene amalgamati nel nostro involucro corporeo, i quali, uniti insieme, fanno capire il Bello, il Bene, il Vero, il Divino.

Nella creazione della Donna, Dio aveva i suoi fini imperscrutabili: salvare l'umanità, redimere il suo Popolo. Dovremmo comprendere, finalmente, che Dio è Padre buono e generoso, è Perdono, è Amore.

Una persona sensibile, delicata, dallo “sguardo innocente”, un Adamo, tratta la Donna alla pari di se stesso, consapevole che uomo e donna sono uguali e che l'unica differenza nel corpo serve a generare la Vita. Egli dunque la stima, la rispetta, la omaggia, la coccola, la accarezza, la ringrazia, le sorride, la ama. E' orgoglioso di starle vicino, d'accompagnarla, di curarla, d'aiutarla. Vive per lei, lavora per lei, con serafica gioia affronta sacrificii, stanchezza, nuove sfide per lei e per i figli che lei gli ha dato. L'Adamo di oggi -sensibile, delicato, colto, credente-, spirituale e non schiavo dei vizii e degli abusi del proprio corpo, loda la sua Eva, ne canta le virtù e i dolci sentimenti ch'ella gli ispira, medita assieme a lei sulla bellezza, sul mistero, sulle incognite della Vita, ammira la meraviglia e l'incommensurabilità dell'Universo e, tramite lei, vola al Cielo con la mente, volgendovi gli occhi e, grato, ringrazia il Signore Iddio.

Una persona simile onora la propria donna -amica, fidanzata, moglie, compagna-, a lei si rivolge affidabile, sorridente, gradevole, generoso. Con lei ragiona dei vari problemi dell'esistenza, di ciò che ogni giorno può accadere, esamina le varie possibili soluzioni scegliendone una: la più ottimale, la meno drastica, quella che lascia spiraglio di porta aperta o una speranza e non fa soffrire nessuno, non lascia strascichi, rancori, dissapori.

Ci possono essere vedute differenti di uno stesso dilemma..., ma esse si discutono con calma, non ci si lascia sopraffare dall'egoismo di prevalere né -tanto meno- dalla rabbia...Lui e lei sono persone...e tra persone ci si rispetta e ci si comporta civilmente...La collera non ha rispetto. E gli iracondi incorrono in danni peggiori e più terribili: brutalità, violenza, uccisione...

L'Amore, in tutte le sue manifestazioni, è il contrario dell'ira e delle sue conseguenze. Se c'è Amore, non ci può essere ira e, viceversa, se l'ira è presente, manca l'Amore. Al posto di questo, compare l'odio.

Lo “sguardo innocente” per le sue meraviglie nell'Amore si tramuta nell'odio -a causa della bestialità di quest'ultimo-, in sguardo terribile, accecato, furioso, in sguardo assassino.

Invece uomo e donna debbono vivere insieme nell'armonia, così come Dio ha voluto, per farsi compagnia reciprocamente, per aiutarsi e sorreggersi a vicenda, per crescere ed educare i figli che verranno, insieme e sempre in armonia. In tal modo, si creerebbe una Famiglia e infine una società armonica, attenta ai bisogni, alla serenità, alla felicità di tutti.

L'armonia è una condizione di benessere che soltanto lo Spirito può dare. Tale condizione consiste nel perfetto equilibro tra le facoltà interiori e nobili e le necessità esteriori del corpo. L'interiorità non può prevalere sull'esteriorità e questa non può far tacere quella.

L'insieme, amalgamato di Intelligenza, Ragione, Sentimento, con l'ausilio di studio, conoscenza, esperienza, deve tener conto dei bisogni esistenti nell'abitacolo dove esso risiede.

Trovare l'equilibro nella stessa persona, dentro e fuori di sé, mi riporta alla filosofia del “conosci te stesso” all' “Io-Non Io”, al concetto di “Persona” all' “Alter ego”, è tutto un “continuum” di conoscenze concatenate; per migliorare, incivilire l'umanità, spingerla a liberarsi dal suo stato animale, renderla degna del suo Creatore, far brillare in essa la scintilla divina, farle comprendere che proprio essa è la più grande Meraviglia di Dio, il Quale le ha dato –a lei soltanto- il più bel dono: la Parola, per parlare di questa e di tutte le altre Meraviglie, per ringraziare Dio e cantare la Sua Misericordia.

Cosa sarebbe o farebbe un uomo da solo o una donna da sola? Sarebbe un animale randagio in cerca di preda o un asceta in eremitaggio sulla cima di un altissimo picco.

In entrambi i casi, sarebbe una “monade” solitaria e isolata, vagante e raminga nell'immenso Universo.

Dio creò la Donna togliendo una costola dall'uomo , mentre questi dormiva, e impastandola della stessa carne, della stessa materia, la pose accanto all'uomo perché di costui frenasse gli istinti di belva e perché ne fosse l'Angelo Custode avente natura e scopo di migliorare l'essere disteso al suo fianco, di meravigliarlo, correggerlo, affinarlo, plasmarlo, educarlo alla Bellezza e all'Armonia, ricordargli continuamente donde proviene, aiutarlo a far risplendere la sua scintilla divina, a scoprire e mettere a frutto i lati buoni della sua indole, ad ascoltare le tènere voci del cuore e a carpirne i sospiri.

La funzione della Donna è dunque molteplice, importante, imprescindibile, indispensabile; è la missione di cui la Donna si fa carico nella sua vita.

Senza la Donna non c'è Vita: la Donna custodisce la vita nel suo grembo, e la darà alla luce nel momento opportuno. E la Vita esploderà di gioia , brillerà di Meraviglia, invocherà Libertà, Giustizia, Uguaglianza, Fratellanza, griderà il suo ringraziamento al Cielo per tutte le sue creature.

La Vita nata dall'Amore è Amore, è Amore per se stessa, è Amore per gli esseri umani; è Amore per gli animali; è Amore per la Natura; è Amore per il firmamento, per gli astri che appaiono in alto (sole, luna, stelle , via lattea con tutte le sue costellazioni , comete); è Amore per tutti i fenomeni fisici (alba, aurora, tramonto, vento, pioggia, neve...); è Amore per il mare e per le acque di laghi, fiumi, torrenti, Amore per la montagna.

La Vita è l'opposto di morte: la vita è gioia, allegria, sorriso; la morte è tristezza, silenzio di tenebre, pianto; la Vita è movimento, attività, vigore; la morte è stasi completa, passività, consumazione.

Quindi la Donna procrea, genera, dà, perpetua la Vita.

Mi è difficile pensare che si possa togliere la Vita a chi dà la Vita..Ciò proviene dalla cattiveria tramandataci da Caino, quindi dall'uomo.

Generando la Vita, la Donna arricchisce l'umanità, la ingrandisce, la moltiplica, ed esegue così il volere di Dio:”Andate e moltiplicatevi!”.

Eppure, molte donne rifiutano di proliferare o abortiscono o addirittura sopprimono i loro figli.

Ma queste donne che si ribellano alla loro natura e disdegnano il disegno più bello proveniente da Dio discendono certamente dalla stirpe cattiva di Caino.

La Donna ha una missione nei confronti dell'umanità intera. Ne abbiamo avuto già la prova con la Beatissima Vergine Maria Madre di Gesù Cristo e parimenti Madre di Dio e Madre nostra, la nostra Madonna che dal Cielo veglia su di noi, ci protegge, intercede a nostro favore, molto spesso è intervenuta miracolosamente manifestandosi.

Io sento d'essere molto devoto e affezionato alla Madonna. Vorrei tanto essere un Suo oblato: anche perchè sono nato nel giorno dell'Immacolata Concezione...

Altre donne, santificate, hanno dedicato la loro esistenza a salvare l'umanità sia con la preghiera nelle celle dei conventi sia con opere di carità in giro nei continenti del nostro pianeta, dando seguito alle raccomandazioni di Gesù Cristo. E ancora oggi molte donne seguono l'esempio delle sante nella lotta contro il male e nel continuo sforzo di salvare, o almeno alleviare, le sofferenze dovute a guerra, povertà, preoccupazione, malattia.

Tutte le altre funzioni della Donna, facenti parte di un'unica missione nella completezza e pienezza -ordine, precisione, sensibilità, lealtà, armonia, allegria, delicatezza-, mirano a beneficiare l'umanità, ad abbellirla, a farle percepire il Meraviglioso, la Saggezza e la Perfezione, esistenti nella Creazione.

In tale atmosfera , parvenza di riflesso paradisiaco, come si fa a non vivere in pace?

Cerchiamo e troviamo la pace in noi stessi, prima di tutto, e poi trasmetterla agli altri! Come è possibile non provare gioia, la letizia serafica di San Francesco d'Assisi, serenità se non felicità? Perchè non vivere in armonia, nell'attesa di rientrare alla Casa del Padre?

Io ringrazio Dio per avermi ispirato i pensieri sù esposti. Ne sono contento. Mi sento soddisfatto: il che significa, per me, che questi pensieri sono giusti, non sono idiozie.

Ringrazio Dio per aver dato Pace alla mia anima in pena, per aver sanato il mio trafitto ed afflitto cuore, per avermi fatto sentire Perdono e Amore.

M'immagino lo stupore di Adamo, al suo risveglio, nel vedersi accanto la bella Eva...Immagino la sua gioia e la sua gratitudine a Dio...

Una persona non vedente non vede la Bellezza; riesce a percepirla, ad intuirla, attraverso altri segnali, da essa captabili: le forme levigate, perfette, precise, se trattasi di Scultura; la velata descrizione di colori, tematiche, forme, stili, se trattasi di Pittura; senza dimenticarne la tecnica usata dalla Musica, l'udito coglie la melodia; nelle persone, il parlare gentile, il garbo dei gesti e delle azioni, i rapporti affettuosi e fraterni, le opere buone e caritatevoli, i comportamenti onesti e corretti, fanno capire al cieco la serenità, il cuore generoso, la mente sana d'un'anima bella; nella Donna, in particolare, la Beltà si manifesta, a chi non vede, nell'accoglienza, nell'accettazione, nella disponibilità, nella delicatezza connaturata in tale creatura. Chi, come me, prima di perdere la vista( più di venticinque anni fa), ha goduto di sguardi e sorrisi di Donna, costui vive e gode ancora della Beltà femminile nel ricordo di uno sguardo penetrante di occhi stupendi di colore cangiante celeste-blu-verde-acquamarina, ricco di sincerità, riflettente candidi palpiti di Amore provenienti dal cuore, né può dimenticare il sorriso, smagliante, aperto, invitante alla gioia, o l'armonia della dolcissima voce nel cantare l'Amore e nel chiamare per nome l'amato.

Lo sguardo innocente può appartenere a giovane donna inesperta, che si fida ciecamente di chiunque, non avendo la minima idea di probabili pericoli ai quali andrebbe incontro o vive l'esistenza, la quotidianità, con occhi diversi?

Può essere quello dell'autrice , la quale vede la vita, la società, l'esistenza, la quotidianità, in modo diverso?

Freno la mia curiosità e la mia immaginazione e mi dedico alla lettura.

Lo sguardo innocente” fa parte di una silloge di racconti dal titolo “Il giardino di Dida” e contiene “Sette Fantasie”, sette storie inventate e narrate, cioè: 1. “Mamma Rosa”, 2. “Riccioli d'oro”, 3. “Le mie bambole”, 4. “Al crepuscolo della Pasquetta”, 5. “Lo sguardo innocente”, 6. “Il giardino di Dida”, 7. “L'amore impossibile”.

Poichè mi è stato richiesto di portare la mia attenzione sulla quinta “fantasia”, tralascio momentaneamente le altre e dedico maggior tempo a “Lo sguardo innocente”.

Il racconto inizia a pagina trentatrè dello stampato da esaminare e si estende per quattro facciate di trentaquattro righe ciascuna. Alcune pagine si presentano in doppia colonna.

La narrazione prende lo slancio iniziale d'un “waltzer” di fiaba incantata, poi prende la piega d'una storia a lieto fine e termina in tragedia dell'anima che dà sfogo al pessimismo in solitudine.

Un lettore frettoloso o poco accorto potrebbe sentirsi disorientato di fronte al personaggio di Dida che, inizialmente, è una “bella ragazza” in età da marito e tale continua ad essere, nell'insieme della narrazione; ma, in certi passaggi, diventa “bimba”, “bambina”: <<Resta con noi, bambina- dissero i gigli>> ; <<-vedi, bimba, quella nuvola in alto?->>; <<-Non credere mai a nessuno, bambina, [...]->>.

In altri passaggi la “bambina” diventa “piccola”: <<-Che ne sai, piccola ingenua?->>.

Per evitare possibili fraintendimenti, bisogna considerare quei diminutivi non come simboli di un'età plausibile ma come vezzeggiativi esprimenti affetto o ammirazione.

L'idea del dialogo con i fiori del giardino è un'immagine poetica. Mi piace. Altri poeti hanno parlato sul linguaggio dei fiori specificandone l'aspetto-semantico, descrivendone la varietà di colori, la gioia, l'allegria, che essi portano al cuore attraverso la vista, lo sguardo, l'interpretazione e per mezzo delle fragranze che essi all'odorato invitano.

Anna Maria Elisabetta Algieri fa dialogare il suo personaggio con i fiori. Forse sono i fiori che la giovane Dida ha piantato nel suo bel giardino, opera d'Arte estetica dai mille colori, dona serenità al cuore, placa i pensieri ruggenti, dissipa i dubbi sulle incertezze dell'animo umano. Forse sono quegli stessi fiori che Dida ha cresciuto amorosamente, ha curato con delicatezza, osservandone, ogni momento, il rigoglio...Ecco perchè c'è questo legame intenso, fortissimo, profondo, tra Dida e i suoi fiori. E i fiori le sono grati. Riconoscenti, ora nella loro piena maturità, le mostrano la loro bellezza eclatante, le evidenzano i loro vivaci, sgargianti colori, accettano e ascoltano benevoli le sue confidenza, le parlano, la consolano, la consigliano secondo la loro saggezza, esperienza, natura.

Le piante e i fiori conservano grande memoria; osservano, ascoltano, memorizzano, confrontano, silenti incamerano il loro sapere e, all'occorrenza, parlano e dànno consigli, (“a modo loro”- dice Anna Maria Elisabetta Algieri). Sì, perchè chi si pone in intimo dialogo con essi deve capirli- non avendo essi la parola umana- nel loro linguaggio astratto: i rami scossi dalla tempesta, le foglie accarezzate dal vento primaverile, le corolle dei fiori inchinantisi, i colori riposanti o vivaci...E l'interpretazione di questi segni esteriori avviene secondo lo stato d'animo, la fantasia, l'immaginazione, il pensiero di chi si mette in dialogo o in osservazione: persona o animale.

Ai suoi amici discreti Dida racconta ciò che le succede e le dicerie della gente paesana su di lei e sui suoi comportamenti in fatto amoroso. Le “rose”, i “garofani”, le “viole del pensiero”, i “lillà” ascoltano, pazienti, generosi, affettuosi. I “gigli” la invitano ad intrattenersi con essi per non perdersi nei meandri del “mondo”. A questo stesso invito s’uniscono le rose richiamando l’attenzione di Dida su agili nembi in cielo con il color rosato dato dai raggi del sole al tramonto. Si inseriscono nel colloquio le “camelie”, pavoneggiantisi nel loro candore, attirando la stizza delle viole del pensiero, “grandi occhi profondi”. L’ “oleandro” sprizza veleno dai suoi fiori, pur belli, contro tutti e mette in guardia Dida turbandone i sogni. “L’albero di lillà”, comprensivo, cerca di trovare un accordo, una via di mezzo, sul giudizio nei confronti dell’umanità, salvata e redenta da Cristo, come ricordano le “passiflore”.

Nella trama del racconto si capisce il perché della tristezza di Dida. In un primo momento sembra esserci una scelta ben precisa: la solitudine.

Certo, ogni persona è libera di scegliere la propria condizione di vita. La scelta dipende dalla maturità, dalla educazione, dalla sensibilità , dall’indole, dalla psiche della persona.

Io, per esempio, non amo la solitudine, se non soltanto in determinate occasioni: quando medito, prego, scrivo i miei pensieri, mi libro con la mente verso il cielo, solco nel ricordo fiumi, mari, oceani, volo con la fantasia in Paesi di fiaba, mi immergo con l’immaginazione nell’infinito incommensurabile.

Non mi piace la solitudine, in senso affettivo. Ho bisogno di amare e di essere amato, ho necessità di comunicare, di dialogare, di avere compagnia, di trasferire ad altri, al mio prossimo, sentimenti, fede, sogni, verità conquistate.

Penso: se Dio avesse voluto la solitudine per l’uomo, non gli avrebbe messo accanto Eva...

Dida appare fragile, indecisa, insicura..., suggestionata, com’è, anche dai discorsi degli amici fiori, anche dal pregiudizio e dal pettegolezzo della gente del paese.

“..Non credere mai a nessuno[...]. La gente non ha coscienza: deride, inganna...” – le dice l’oleandro. Sotto un certo aspetto, è vero, se si pensa alla natura dell’uomo, alla sua storia fin dai primordi...Nel genere “homo”prevale l’istinto animalesco, si annida il male tramandatosi da Caino, c’è invidia , viltà, cattiveria...Ma Cristo ci insegna di andare a scoprire ogni briciolo di Bene nel nostro prossimo. Ma poi, perché dare importanza al pettegolezzo della gente? Non farci caso! Passa oltre! Fa’ finta di non sentire! Segui il tuo intuito, la tua volontà, il tuo istinto, il tuo libero arbitrio, il tuo giudizio, purché vòlti al Bene!!!

“...Gli uomini e le donne amano se stessi soltanto[...], sono egoisti, sono falsi, sono rapaci...”- continua l’oleandro. E’ vero anche questo. Ma bisogna fare un “distinguo”. Non tutti sono di tal fatta...Cerca le persone giuste che abbiano la stessa tua indole , le stesse tue visioni, la stessa tua etica! Frequentale, va’ con loro d’accordo e sii serena, o Dida. Inoltre ricordati che in ognuno di noi si annida il male ma ci sono anche gioielli di Bene. Facendo germogliare questi ultimi e pregando Dio che ci tenga lontani dalla tentazione possiamo operare il Bene, secondo la Sua Volontà. Siamo coscenti d'avere in noi la scintilla divina destinata a farci amare, ma siamo anche deboli e facilmente preda del peccato. Rafforziamo le nostre difese con la preghiera continuna, giornaliera, e facciamo del nostro meglio, con forte volontà e convinzione!!!

Successivamente, la solitudine cede il passo all'illusione/delusione .

Il padre di Dida, Lando, cerca di distrarre la triste figliola dalla solitudine e la porta in un lungo viaggio per farla svagare, incontrare gente nuova, vedere luoghi diversi .

Dida, che non ha voluto sposarsi finora, ed ha rifiutato le offerte del ricco barone del suo paese, durante quel soggiorno fuori casa s'innamora di Floriano, amico del padre, che ospita entrambi: padre e figlia. Floriano si mostra amabile, affettuoso, con le stesse idee di Dida. Dida cade nella rete dei lacci amorosi. Rimane colpita dai modi gentili e civili di Floriano nonché dalla beltà del viso e del corpo...

Si cambia, in questo mondo. Si cambia: pensiero, idee, decisioni, gusti..., nel tempo o anche da un momento all'altro. Se non si ha il tempo di assimilare il cambiamento, di provare che le impressioni sono giuste, se non si conosce bene una persona fino a poco fa sconosciuta, avviene la delusione “all'apparir del vero”. Dida si illude, s'illude il padre di lei, Lando, che torna felice a casa per darne notizia a tutto il paese. Festa! Festa! Festa!

Com'è cambiata Dida, nel frattempo cambia anche Floriano, che la tradisce, incontrandosi nel “parco” con un'altra donne, in amore. Dida viene a saperlo da un'amica, la quale come prova, la porta nel parco. Lì Dida coglie Floriano in flagrante e scopre la di lui infedeltà.

Ma ecco che ritorna la sua debolezza: non affronta Floriano , va via a rifugiarsi nel suo giardino.

Anna Maria Elisabetta Algieri non dice la conclusione..., la lascia al lettore che rimane così, sospeso..., a meditare.

 

Osvaldo de Rose

Casole Bruzio, 17 Novembre 2021=inizio

14 Aprile 2022=finito (con tutte le sue difficoltà).



L'autore ha ricevuto 115 visite.

Per contattare direttamente l'autore scrivi a osvaldoderose@gmail.com