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Mainini Dionigi:  
età: propugnatore delle pari opportunità, chiede venia ma non la precisa.
Titolo di studio: maturando da una vita in lettere e arti.
Passioni ed hobby: pittura (quadri, non muri), musica (pianoforte), scarpinate sui monti, lettura, donne (solo quali muse). 
Desideri personali: la pace nel mondo. (ringiovanire, rifiutare proposte editoriali; cogliere lettori o lettrici sorridenti o ridenti, e scoprire che stanno leggendo un suo libro).
Attività svolte: variegate e tutte depressive sino all'ottobre 2004; dal novembre in poi, riflessioni, ricordi e fantasie, nero su bianco. E, nell'intento di farne dono quale antidoto o corroborante a chi come lui è alla ricerca di armonia e buon vivere, ha partecipato a Concorsi Letterari e, bontà loro, gli sono stati riconosciuti segnalazioni e premi tra cui:
 
2005
2° _ Memorial Siri Simioni _ Savona
3° _ D come donna _ Segrate 
2° _ L'inedito anziano _ Modigliana
1° _ Auser provinciale _ Varese
1° _ Cosseria _ Cosseria 
3° _ Città di viareggio / il molo _ Viareggio 
2° _ Scriviamo L'Estate _ Fiumicino 
1° _ Hombres _ Pereto 
3° _ Auser _ Forlì
3° _ Garcia lorca _ Chieri 
2° _ Letizia Isaia _ Napoli 
1° _ Montagne d'argento _ Aosta
2° _ Statale 11 _ Vicenza
 
2006
1° _ Hombres _ Pereto
3° _ I racconti del castello _ Roccascalegna
1° _ Auser _ Forlì
2° _ Gocce di vita _ Cuneo
1° _ Letizia Isaia _ Napoli
 
2007
3° _ Laghese _ Lagosanto
2° _ Spi-Auser _ Varese
1° _ San Giacomo _ Ferrara
3° _ Roscigno vecchia _ Salerno
3° _ Lago Maggiore _ Leggiuno
2° _ Hombres _ Pereto
2° _ L'inedito anziano _ Modigliana
2° _ La storia si scrive a Noceto _ Noceto
1° _ Città Viva _ Ostuni
1° _ Annalisa Cozzolino _ Posillipo
2° _ Prader Willy _ Torino
1° _ Animo animale _ Ramuscello
3° _ Fantastic Handicap _ Carrara
 
2008
3° _ San Mauro _ Buscate
2° _ San Giacomo _ Ferrara
3° _ Lago Maggiore _ Leggiuno
1° _ Don Carlo Prandi _ Centallo
3° _ Comune di Rivanazzano _ Rivanazzano
2° _ Lella Razza _ Sant'Angelo Lodigiano 
2° _ Agape _ Mestre
3° _ Antonio Proviero _ Trenta
 
2009
3° _ San maurelio _ Ferrara
2° _ Spi-Auser _ Varese
1° _ San Giacomo _ Ferrara
2° _ Lago Maggiore _ Leggiuno
2° _ Hombres _ Pereto
3° _ Città Viva _ Ostuni
 
2010
3° _ Don Carlo Prandi _ Centallo
2° _ Una pagina d'amore _ Bussolengo
2° _ Antonio Cerruti _ Borgo Ticino
2° _ Il litorale _ Massa Carrara
1° _ Pennino d'Oro _ Varese
2° _ Dante Graziosi _ Casolino 
3° _ Il pontile _ Francavilla al Mare 
1° _ Hombres _ Pereto
 
2011
1° _ Surrentum _ Sorrento
1° _ Selezione editoriale Carta e penna _ Torino
 
2012
2° _ Hombres Itinerante _ Scurcola 
1° _ Surrentum _ Sorrento
1° _ Poesie e Racconti per Strada _ Susegana
 
2013
3° _ Città Viva _ Ostuni
2° _ Antonio Proviero _ Trenta
 
2014
1° _ Biblioteca Poggio dei pini _ Capoterra
1° _ Carta e penna _ Torino
1° _ Memorial Vallavanti _ Caorso
2° _ Caro diario _ Ortucchio 
1° _ Anselmo Spiga _ San sperate
1° _ Antonio Proviero _ Trenta
1° _ Città Viva _ Ostuni
 
2015
2° _ Ugugali non è così _ Casorate
2° _ San Giacomo - Ferrara
1° _ Surrentum _ Sorrento
2° _ La storia si scrive a Noceto _ Noceto
3° _ Antonio Proviero _ Trenta 



Con Carta e Penna ha pubblicato:

TRAGEDIE E SORRISI

Copertina libro

Raccolta di racconti commentata da due lettori tipici: Gino e Gina
… sì, abbiamo letto libri peggiori. E quando il peggio è un peggio che rattrista o annoia ti scoccia d'averlo acquistato. Questo libro, pur trattando "Tragedie", non ci ha provocato turbamenti mesti o barbosi, per cui volentieri esprimiamo affettuosa simpatia a tutti i personaggi dei racconti, e all'autore… una cordiale e sorridente benevolenza.

Gina e Gino

Dal primo racconto
Tema: filosofie di provincia
La crociera
Lei.
"Desiderio è mancanza, quindi è dolore. La vita è un pendolo che oscilla, tra dolore e noia. La convivenza è puro conflitto, è impero di egoismi."
Sono queste frasi e concetti profondi che quando li incontri ti sembran fatti su misura per te stessa, ed allora elogi l'autore, che pare averti compresa.
"Realtà e sogno, i due lati dello stesso foglio: la vita."
Questa invece, caro Schopenhauer, a differenza delle altre mi ha riempito di struggente depressione, poiché innocentemente seguendo il tuo pensiero ho visionato il foglio della mia vita e la prima facciata, quella relativa alla "Realtà”, l'ho trovata piena di appunti che raccontano di una vita modesta pregna solo di grattacapi, sull'altra invece, quella del "Sogno", ho trovato all'inizio una frase, scritta in bella calligrafia, e a fondo pagina, scritta in stampatello, un'unica parola.
La frase confessa appunto un mio sogno meraviglioso. Meraviglioso come può essere il desiderio che germoglia nel cuore di una fanciulla da quando, pur accudendo ancora alle proprie bambole inizia a incuriosirsi ai maschietti, d'incontrare un bel marinaio, alto, snello, abbronzato, tutto vestito di bianco, col mio nome impresso in un cuore tatuato sul suo petto villoso e invece... m'è capitato un Ragioniere bassino, palliduccio, occhialuto, con pochi peli e adesso, anche tutti grigi.
Certo mi poteva capitare di peggio, dato che il Ragioniere bassino non fuma, non beve e non va a donne, ma proprio perché come tu dici:
"La vita è un pendolo, che oscilla, tra dolore e noia." io, che da diversi anni a fine dicembre ricopio dal vecchio calendario al nuovo gli appunti relativi a dolore e noia, assicurazione e bollo dell'utilitaria, rata del mutuo, abbonamento tv e gabelle varie… nel tentativo di privarmi di un po' di noia, la parola trovata in fondo alla facciata "Sogno" l'ho scritta ben in grande in stampatello e seguita da un punto di domanda, in corrispondenza del 21 giugno, inizio dell'estate, la mia stagione preferita...
... continua...

AMORI E SOPRUSI - I RACCONTI DI DIONIGI

Copertina libro Appunti, la cui visione è consigliata solo a lettori corredati d’indole gentile e generosa, disponibili a condividere con lacrime, sorrisi e risate, emozioni altrui.

… la lettura di questi racconti ci ha fatto vivere toste emozioni, foschi stupori, dolorosi turbamenti e spregevoli irritazioni, ma anche formulare compiaciuti sorrisi e corroboranti risate. Da tutto ciò, epistolarmente offriamo a personaggi e autore, rose rosse e rose nere come quelle in copertina. 
 
Gino e Gina
 
 
-Scusa Gino. Sbaglio, o abbiamo già letto un libro di questo autore?

-Si, abbiamo già letto un suo libro.

-E, se ricordo bene, quanto a serietà lasciava molto a desiderare, vero?

-In quel libro l’autore si prefiggeva di far sorridere e ridere, e così è stato per entrambi, non puoi negarlo. 

-Sì, non lo nego. Ma mentre quel genere di lettura a te aggrada molto, a me aggrada molto meno, e se questo libro è come l’altro… 

-Gina, la postilla sottotitolo dice sia adatto a lettori di indole gentile e generosa, e tu…

-Io sono d’indole gentile e generosa, ma non voglio vadano sprecate tali mie qualità su un libro poco serio o addirittura osceno. 

-Esagerata. Non era osceno l’altro libro, era vispo, allegrotto. E il titolo di questo è amori…

-Sì, amori e soprusi e non vorrei si rivelasse sopruso nei riguardi di chi lo legge. Tu hai già letto qualche pagina?

-No. Il titolo m’è sembrato idoneo ai nostri gusti, la postilla sottotitolo mi ha incoraggiato, e a farmi decidere di acquistarlo sono state le due rose in copertina. 

-La copertina non è mai lo specchio sincero del contenuto. 

-Gina, se sarai coinvolta emotivamente in modo eccessivo, se il linguaggio ti sembrerà mortificante, se ci saranno fatti incresciosi, lo potremo sempre cestinare, non ti pare?  

-O se sarà poco serio come speri tu sia, lo leggerai da solo vero? Niente affatto. Voglio leggerlo io per poterlo giudicare. Cominciamo. Sei messo comodo? 

-Sì tesoro. Comincia pure. 

 

 

IL BUON CARCERIERE

 

Il giorno in cui gli rivelarono la perdita della sua libertà non lo dissero apertamente ma Claudio capì che era per tutta la vita senza possibilità d’appello, e rimasto solo pianse invocando l’aiuto di sua madre, ma lei non c’era. 

Da allora, la sua mente fu tesa a respingere quella sentenza. Anche quando finalmente gli concessero di tornare a casa non si tranquillizzò, e la propria disperazione la riversò sull’unico essere umano con cui aveva contatto, che come un buon Carceriere mai lo abbandonava e accudiva, subendo le sue crisi nervose senza mai reagire. 

Di giorno, Claudio imprecava ai suoi amorevoli solleciti ad ingoiare cibo e medicine. Lo zittiva quando balbettando gli suggeriva di riflettere e rassegnarsi all’evidenza. Lo scacciava quando muto restava sulla sedia accanto al letto in attesa di intervenire e soddisfare ogni suo bisogno. 

Di notte, con rabbia e astio Claudio implorava il Crocefisso appeso alle sue spalle sul muro, affinché intervenisse a porre fine alla sua esistenza. Da solo non poteva riuscirci, perché il Carceriere era meticoloso e attento a non lasciargli a disposizione alcunché potesse servire all’insano proposito. 

Poi, col passare dei giorni il Carceriere trovò il modo di fargli ingerire i calmanti e Claudio gradatamente si calmò e pur taciturno e ingrugnito smise di contrastare tanto violentemente la sua devozione meditando, mentre scorreva lo sguardo sul poster di Springsteen, sulle coppe vinte nei tornei di tennis e sulle foto che lo ritraevano sui campi da sci, su quale fosse la peggiore perdita di libertà. Quella di parlare, vedere, sentire, amare, o la propria, di poter star ritto, camminare, correre, e a volte si consolava, a volte si disperava.

Il giorno in cui giunse la carrozzina Claudio accettò di esservi posato ma subito allontanò il Carceriere perché la sua commozione lo irritava e rimasto solo, con una gran nodo alla gola s’attardò a guardarsi nel grande specchio del guardaroba finché dai vetri della porta balcone qualcuno attirò la sua attenzione. Era il suo caro amico d’infanzia che s’agitava, il compagno di giochi spensierati ed avventurosi da tanto rempo da lui ignorato. 

Tante altre cose aveva trascurato negli ultimi anni, trascorsi a vivacchiare all’università, a far scorrerie nelle discoteche o sui campi da sci o al bar, con gli amici. Amici che dopo l’incidente, anche per colpa sua, si erano rarefatti e poi dissolti lasciandolo solo, prigioniero in quella cameretta, alla mercé di un Carceriere noioso e meticoloso… e con la sola compagnia di quel ramo amico oltre il vetro, che col suo movimento buffo e accattivante come rivolgesse un saluto ad ogni sbuffo d’aria, riuscì a distoglierlo dall’apatia tanto da invogliarlo a salutarlo al mattino, augurargli la buonanotte la sera, addirittura a confidargli propri tristi pensieri mentre lui fermo o dondolante pareva ascoltare, docile e comprensivo. 

Certo ogni volta Claudio irrideva la propria ingenuità ma ne era al contempo appagato e un giorno al vederlo agitarsi, disperato e impotente alla forza del vento, desiderò accarezzarlo per calmarlo ma la carrozzina non riusciva a superare la soglia della porta balcone. Claudio provò allora a sporgersi, allungando il braccio più che poteva per raggiungerlo ma mancava ancora tanto e al vederlo dibattere come se pur lui si stesse sforzando per toccar la sua mano tentò e ritentò finché esausto s’arrese, e pianse. Pianse anche durante la notte, mentre dai vetri vedeva la luna sbirciare tra i rami, e lui ancora ferocemente sballottato. 

Il mattino successivo, il vento s’era calmato. Claudio attese che il Carceriere dopo averlo sistemato nella carrozzina si allontanasse, aprì la porta balcone, sporse il braccio, tese la mano e con grande stupore e senza fatica riuscì a toccare e addirittura trattenere nella mano, il ramo.  

Cos’era successo? Si era meglio disposto con la carrozzina? Era riuscito a sporgersi di più o lui, volontariamente gli si era avvicinato? 

Emozionato, accarezzandolo, incredulo ma riconoscente, sentendo gli occhi riempirsi di lacrime Claudio alzò lo sguardo alla ricerca di un punto ove rivolgere un grazie, e al vedere tutti i rami contemporaneamente agitarsi come in saluto balbettò ciò che il cuore gli suggeriva, provando la certezza d’esser ascoltato. 

 

Occorsero due giorni al Carceriere, per approntare una pedana che gli permettesse di uscire con la carrozzina sul terrazzino, e appena fu disposta Claudio rifiutò il suo aiuto, chiese d’esser lasciato solo, attese che s’allontanasse, subito  tentò e ritentò sinché riuscì ad uscire e… no, non abbracciò il ramo, lo trattenne tra le mani, lo accarezzò, lo odorò e gli parlò, mentre alle sue spalle, rientrato in punta di piedi, il Carceriere ascoltava, si commuoveva e cercava coraggio per avvicinarglisi e dialogare. 

Lo trovò. Tossì per avvertire della propria presenza, s’avvicinò e disse: “Sai Claudio, forse non te l’ho mai detto, ma questo pino l’ho piantato io proprio il giorno in cui sei nato, e… è come fosse tuo gemello.” e soggezione e commozione trasparenti dalla sua voce generarono una stretta al cuore di Claudio, che però restò muto.

“Questo ramo però dovrei tagliarlo. Ormai invade il terrazzino.” aggiunse il Carceriere.

“No babbo, ti prego, non farlo. Questo ramo mi fa compagnia. È mio amico.“ 

“Un ramo… tuo unico amico?“ balbettando chiese il Carceriere, osando, come da tanto desiderava fare, accarezzargli i capelli. 

Claudio, lo lasciò fare, poi cercò la sua mano, la portò alla bocca e la baciò sul palmo, lungamente.

 

* Fine *

 

-Gina, abbiamo cominciato proprio bene. 

-Che vuoi dire? Questo racconto… io mi sono commossa.

-Appunto. Me ne sono accorto. 

-Gino, per un genitore avere un figlio in quelle condizioni deve essere terribile. 

-Certo. 

-Ancor più terribile è per il ragazzo, sapere che sarà infermo per tutta la vita. Poverino, invocava la madre ma lei non c’era, gli amici lo avevano abbandonato, solo il babbo gli è rimasto vicino… e il pino, suo gemello. Bello il loro rapporto vero? Quel ramo che s’è allungato… 

-Solo suggestione.  

-Solo suggestione forse ma a me è piaciuta. Pensare possa esserci amicizia tra un ragazzo e un albero…

-Gina, restiamo coi piedi per terra. Amicizia con un albero?

-Perché scusa? Sono cresciuti assieme e quel ragazzo giorno per giorno avrà con lui giocato. Anche nostro figlio giocava sempre col salice piangente, non ti ricordi?

-Sì, mi ricordo. Tirava di scherma col tronco e coi rami. 

-Gli parlava, e io lo sentivo. A volte il salice era un indiano, a volte un pirata…

-Sì, ma da questo dire che fra nostro figlio e il salice c’era amicizia… 

-A me piace pensarlo.

-Gina, anche a casa dei miei c’era un noce con cui da ragazzo giocavo. Enorme, sorreggeva un’altalena su cui dondolavo e ben in alto, su un grosso ramo avevo legato un vecchio cuscino su cui spesso sedevo e con la fionda attendevo l’arrivo dei passeri. 

-E li uccidevi?

-Non son mai riuscito a beccarne uno.

-Meno male. Ma, non ricordo quel noce a casa dei tuoi.

-Non puoi ricordarlo perché quando sei apparsa tu era già sparito. Avrò avuto quindici o sedici anni quando l’han tagliato perché si era ammalato.

-E non ti è spiaciuto?

-Sì. È spiaciuto a tutti. A mia madre perché d’estate passava interi pomeriggi sotto di lui all’ombra, seduta a cucire. A mio padre perché era orgoglioso, fosse così alto e grosso. A mia nonna perché l’aveva piantato suo marito, nonno Andrea.

-Da come lo stai ricordando pare proprio fosse uno di famiglia quel noce. 

-Ma dài. Sì, in autunno ci regalava noci molto buone, d’estate ombra e cinguettii, d’inverno carico di neve era uno spettacolo, e io e il babbo ci arrampicavamo per agitare i rami e alleggerirli dal peso… dovrei avere vecchie foto in cui lo si vede, quel bestione. 

-Vedi, lo stai ricordando con affetto.

-Sì. Ma da tutto ciò dire che tra me e lui ci fosse amicizia…  ah, ah, ah, eravamo tanto amici che un giorno mi ha fatto incespicare in una radice, son caduto, ho sbattuto la testa e han dovuto portarmi dal dottore.

-Ah, ah, ah… ti ha fatto lo sgambetto.

-Bell’amico. Però hai ragione, lo ricordo con simpatia. Ma ora bando a ricordi e sentimenti floreali. Passiamo all’altro racconto e speriamo sia più allegro.

AI MIEI EROI

Copertina libro

Racconti quali fiori di campo dedicati con affetto, emozione e tanta simpatia, ad alcuni miei eroi. Appunti sulla loro umile ma intensa vita, la cui lettura è consigliata a lettori e lettrici non imberbi ma maturi. Per capirci, già beneficiari di una meritata generosità dall’Inps, di sconti datati all’ingresso nei musei, o prossimi a festeggiare nozze di alto valore.

Gli altri, leggano pure se vogliono. Avranno modo di scoprire, apprezzare o compatire, anziane vicissitudini umane, e l’autore.

 

L'incipit del primo racconto:

 

-Scusa Gina. Non per essere pignolo, ma questo libro l’hai acquistato tu, vero? 

-Si. È di un autore che già conosciamo. 

-Lo so e ricordo, in occasione dell’ultimo suo libro acquistato da me, che pronti ad iniziare la lettura, con voce cattedratica tu mi hai chiesto se ne avessi letto qualche pagina per ben ponderare fosse lettura adatta a noi. Ti ricordi?

-Non… non mi ricordo. 

-L’hai fatto, ed eri pronta nel caso, ad addebitarmi uno svogliato o incauto acquisto, turbandomi molto seriamente. Da ciò, essendo stavolta tu l’acquirente, non con voce cattedratica ma amorevole ti chiedo: Gina cara, prima di acquistare questo libro, hai valutato se sia lettura a noi confacente? Ne hai letto qualche pagina? Hai letto la postilla sottotitolo?

-Nessuna pagina ho letto ma la postilla sottotitolo sì. E mi è sembrata curiosa e simpatica. 

-Ma scusami tanto. Noi due l’Inps ancora non ci rifocilla, l’ingresso ai musei lo dobbiamo pagare per intero, e riguardo alle nozze di alto valore, credo siano…

-Quelle d’oro o di diamante.

-Bene, quelle, noi siamo ben lontani dal festeggiarle. Questo allora non sarebbe libro adatto a noi.

-Gino, per favore. Noi non siamo di una certa età ma nemmeno giovani, non ti pare?

-Sarà come dici, ma non vorrei fossero racconti canuti, geriatrici, ammuffiti…

-E così fosse? Canuti o geriatrici che siano se sono interessanti… certo tu vorresti fossero sempre racconti leggeri, spiritosi e osé, vero?

-No. Anzi, sì. Leggere deve essere uno svago, un passatempo rilassante e divertente, non un attempato e spirituale incupimento.

-Gino, non esagerare. Dopotutto tu per i racconti seri hai sempre trovato modo di renderli briosi con le tue battute, non sempre pertinenti per la verità. Forse sarà così anche con questo. Comunque, non ti va di ascoltare? Bene. Girati di spalle, dormi e io muta, lo leggo. 

-Eh no. Poi se ridi, mi fai traballare e incuriosire, se mugugni mi fai preoccupare…

-Allora, leggo un racconto e se a sua signoria non aggrada mi zittisco e leggo per conto mio. Su, stenditi sotto le coperte e zitto. 

 

 

 

BACCO, TABACCO E VENERE

 

La mia terra natia: 

una valle dipinta da campi e vigneti, percorsa da un’unica via che serpeggia e s’inerpica sin tra le case d’un paese arroccato sulla collina e s’interrompe in un’umile piazzetta ove un campanile stanco s’appoggia ad una chiesetta in mattoni consunti attorniata da mura ammuffite con poche finestre, due balconi infiorati, portine socchiuse e… null’altro, nella piazzetta. Nessuna aiuola o monumento, nessuna fontana, nessuna targa a ricordare paesani o viandanti illustri anche se, nel mio piccolo e anziano paese, han vissuto e vivono tuttora persone meritevoli. Il sindaco, basso e cicciottello che mai indossa la cravatta; il parroco, privo di perpetua ma sempre puntuale nel suonar la campana; l’ostetrica, che da quarant’anni abbraccia i rari nascituri prima delle loro madri; la signora Matilde, maestrina zitella da tutti ossequiata; Remigio, il barbiere-calzolaio a volte pure farmacista… insomma diverse persone degne d’esser citate, ma in questa mia memoria voglio ricordare la figura di nonno Enrico, descrivendone virtù e umani difetti. 

 

Per cominciare, bacco, tabacco e venere rappresentavano il suo vangelo, poiché nonno Enrico beveva, fumava il sigaro e tastava il sedere a tutte le donne che gli capitavano a tiro, pure a Suor Angelina, santa donna cugina di nonna Dorina, quando veniva a farci visita e lei, paffuta e rubiconda infiammava il viso ma non fuggiva, lo sgridava, gli schiaffeggiava la mano e poi sorrideva. Anche la nonna, sempre presente, brontolava ma non s’arrabbiava. Quando però accadeva mettesse mano al sedere d’una vicina di casa o a chiunque indossasse una sottana che non fosse quella di Suor Angelina, allora erano tuoni e fulmini, per il nonno e ancor più per la malcapitata. 

 

Raccontavano, fosse nato in una vigna in un pomeriggio d’ottobre il nonno nel bel mezzo della vendemmia, deposto non in una mangiatoia ma in una cesta di vimini tra i grappoli d’uva matura, e se per calmare i suoi strilli spremevano acini d’uva nera sulle sue labbra riuscendo nell’intento, nelle notti insonni per il primo dentino o il male al pancino bastava ci fosse non camomilla che rifiutava, ma del Chiaretto allungato con acqua, nel biberon. Dicerie forse, fatto sta che il nonno crebbe sano, forte e allegro. Di un’allegria gentile e contagiosa che lo faceva amare da tutti, specialmente dalle donne.

 

... continua