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Foto profilo

Palmieri Angela: sono nata a Torino nell’anno in cui ricorreva il primo centenario dell’unità d’Italia. Di quel periodo di rinascita economica devo aver in qualche modo ereditato l’entusiasmo e l’ottimismo, che conservo tuttora nonostante il momento negativo che stiamo attraversando.
Da un ventennio vivo a Collegno;  sono sposata e ho un figlio ormai adulto.
Ho lavorato in una grande azienda produttrice di energia elettrica; dal 2019 sono in pensione.
Ho avuto la fortuna di fare volontariato per alcuni anni, nell’ambito di associazioni a difesa dei diritti dei minori; dal 1987 sono socia di INSIEME SENZA CONFINI SVDP ’87, un’Associazione di Torino che si occupa di sostegno a distanza, specialmente di bambini e giovani studenti, in diversi Paesi del Mondo, laddove la situazione politica ed economica è difficile e complicata.
Lettura e scrittura sono sempre state le mie passioni: passioni che finalmente riesco a coltivare di più e meglio da alcuni anni.
In passato ho partecipato ad alcuni concorsi letterari, con qualche poesia e alcuni racconti pubblicati su antologie collettive (anni 2002 e 2003); nel 2021 sono riuscita a realizzare il mio sogno nel cassetto, pubblicando il mio primo libro: LA MACCHINA DEL TEMPO, edito dalla NEOS EDIZIONI di Torino, nell’ambito della raccolta “Prova d’autore”, dedicata agli scrittori esordienti. Si tratta di una raccolta di 14 racconti, in cui ho provato a sperimentare vari temi e stili: dal racconto autobiografico, alla narrazione di vicende ascoltate, a situazioni puramente inventate, talora distopiche talora favoleggianti.
Tanto per rompere il ghiaccio, vorrei condividere due mie creature.
La prima è una poesia, che ho scritto molti anni fa, apparentemente triste ma con un “lieto fine” diciamo così, augurale; il secondo è un breve racconto, una serie di riflessioni personali in una particolare circostanza.



Per i lettori di Carta e Penna ha scelto:

SOLITUDINI

In qualche angolo di mondo
c’è un uomo che ha fatto della strada la sua casa.
In qualche angolo di mondo
c’è una donna che piange sul suo sogno infranto.
In qualche angolo di mondo
due amanti si dicono addio
e un bimbo inascoltato si perde dentro un videogioco.
In qualche angolo di mondo,
in un bianco letto d’ospedale,
un vecchietto rivede scorrer la sua vita.
In qualche angolo di mondo
ci siamo noi:
noi che dobbiamo percorrere il cammino,
noi che vogliamo raggiungere la meta,
noi che possiamo scegliere.
Scegliere un sorriso,
una carezza,
un gesto,
una parola.
Scegliere di aprire il cuore
a un raggio di sole
che possa sciogliere
le nostre solitudini.

FUOCO

Sono qui, in una caffetteria di una ridente cittadina di montagna, che è ormai praticamente la mia seconda casa.

È domenica; mio marito è fuori per lavoro, e io ho accompagnato mio figlio alla lezione di sci.

Ho a disposizione tre ore, tutte per me; mi sono fermata in questo locale, di cui sono ormai cliente abituale, per gustare una delle tante tisane della “carta”.

Amo questo luogo, pieno di legno: legno vissuto, consunto dallo scorrere del tempo.  All’interno, par di essere  in un vecchio saloon, mentre all’esterno il suo stile richiama quello coloniale francese (per intenderci, quello delle antiche case del French Quarter di New Orleans, di cui purtroppo non resta che un ricordo, dopo la terribile distruzione lasciata dall’uragano Katrina).

Il mio sguardo è attratto da una stufa, che era già presente l’anno scorso, l’ultima volta che sono passata qui, spostata successivamente proprio vicino al mio tavolo: è una stufa con un vetro, attraverso il quale si vede il fuoco acceso, quasi fosse un caminetto.

Ecco, i miei occhi si posano su questa fiamma, una fiamma grande, vivace, calda, intendo dire come colore: un giallo arancio piuttosto uniforme, senza quelle sfumature bianco azzurrognole che la renderebbero “fredda”. Solo la legna può ardere in questo modo, ecco perché talvolta i guizzi di fuoco sono accompagnati da lapilli incandescenti ma delicati, che saltellano allegramente e ricadono soffici, dopo essersi trasformati in cenere. Rapita, continuo ad ammirare questo spettacolo; come qualcosa di sacro, il fuoco si cela dietro un vetro, perché ha bisogno di essere trattato con rispetto e attenzione.

Questa fiamma è vita, è energia, e come l’energia e la vita, è in continuo movimento: ora pare affievolirsi, fin quasi a spegnersi, poi ecco che invece, nuovamente alimentata, riprende la sua spinta verso l’alto e ancora allarga le sue code a ventaglio.

Attraverso questo fuoco, ho come l’impressione di poter vedere ciò che normalmente non è dato sapersi: come davanti a un oracolo, quasi che tutta questa luce possa svelarmi verità nascoste; ma, per quanto mi sforzi, non riesco a scoprire nulla. Forse, luce e calore sono tali da cogliermi impreparata. Il mio percorso verso la consapevolezza è ancora lungo e difficoltoso, ma questo fuoco amico mi ha comunque aiutata a far scorrere la penna per far emergere i miei pensieri, compiendo quel rituale che amo di più: scrivere.



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