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Foto profilo

Sorce Calogero: è medico chirurgo, e scrittore e poeta sia in lingua italiana che in vernacolo siciliano, è nato il 2-giugno-1954 ad Acquaviva Platani (CL). Consegue il diploma di Maturità Scientifica presso il liceo “Leonardo da Vinci” di Agrigento; e poi la laurea, col massimo dei voti (110/110), presso l'Università di Medicina di Palermo. Pratica il Tirocinio dei Sanitari a Torino, presso la Divisione di Cardiologia dell'Ospedale Mauriziano (con giudizio finale di ottimo), e frequenta la Scuola di Sanità Militare a Firenze. Ufficiale Medico e Dirigente del Servizio Sanitario presso la “Compagnia Genio Pionieri Tridentina” a Bressanone (BZ) come Tenente Medico, dal 4-1-1983 al 13-2-1984 (con giudizio finale di eccellente); con Decreto Ministeriale del 23-settembre-2003 viene promosso al grado di Capitano Medico, con anzianità assoluta 1-gennaio-1998. Con decreto in data 27 dicembre 2014 gli viene conferita dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l' onorificenza di “Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana”. Onorificenza che gli viene consegnata il 2-giugno-2015 giorno, del suo compleanno e, della ricorrenza della fondazione della Repubblica Italiana, durante la Cerimonia a Torino presso la scuola di Applicazione dell'Esercito, dal Prefetto di Torino d.ssa Paola Basilone e dal Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Inizia la sua attività di medico nella vita civile presso il Comune di Campofranco (CL), con un incarico a tempo indeterminato nella continuità assistenziale ASL 6 di Mussomeli (CL), medico prelevatore presso il locale laboratorio d'analisi, ed esercitando attività libero professionale. Poi per accontentare la sua donna, che aveva i suoi familiari in Piemonte, e per migliorarsi nel campo professionale, si trasferisce a Venaria Reale (TO), lasciando a malincuore la sua terra natìa, i suoi affetti, e le sue origini, che però rimarranno per sempre nel suo cuore e verranno ricordati sempre nei suoi scritti; e lascia altresì il suo lavoro certo, a tempo indeterminato, per affrontare l'ignoto, riuscendo però lo stesso, brillantemente, ad affermarsi. Ha conseguito il “Master in Medicina Generale e Medicina Sessuale” a Torino. È “Socio Onorario” dell'Associazione Culturale “La Torre Azzurra” di Caselle (TO). Nel 2008 è stato socio dell'Associazione di Liberi Poeti ed Artisti “Les Droles”. Nel 2009 è stato socio dell'Associazione Culturale “Il Racconto Ritrovato”. Nel 2010 è socio dell'Associazione Culturale “Carta e Penna”. Nel 2015 è socio del “Centro Studi Cultura e Società”. Dal 2015 è socio dell'ANIOC, Associazione Nazionale Insigniti Onorificenze Cavalleresche. Il 21-9-2014 viene nominato “Socio Onorario” dell'Associazione Culturale “Carta e Penna” di Torino, per la dedizione e l'impegno verso la diffusione, la conoscenza e lo studio della lingua siciliana e per la narrativa in lingua italiana che lo vede autore prolifico e attento all'evoluzione della società. È inserito sul “Dizionario Biobibliografico degli Autori Siciliani 2013”, che comprende oltre 3000 autori tra Ottocento e Novecento, e su “kerauniapedia”, l'enciclopedia della letteratura di fine millennio ed oltre, ed è altresì inserito sull' “Antologia Virtuale della Poesia Italiana”. Nominato “Accademico Leopardiano a Vita” dall'Accademia Internazionale “Giacomo Leopardi”, dal 10-10-12, ed iscritto nell'Albo Accademico Generale al numero 11247. Nominato, per i suoi meriti artistici, “Accademico all'Accademia Internazionale il Convivio”, in data 10-04-13, diploma registrato al numero 1769. Attualmente, dal 1987, svolge la professione di medico, come MMG, a Venaria Reale (TO), dove risiede, prodigandosi incessantemente nel suo lavoro da lui inteso come missione. Ha pubblicato nell'anno 2004, dopo aver vinto il “Premio Selezione Poesia 2003”, il libro di poesie “Frammenti di Vita”. Come scrittore ha vinto il “Premio Letterario Giulio Palumbo 2006”, indetto dal Comune di Ficarazzi (PA)-Assessorato alla Cultura, dalla Regione Siciliana-Assessorato BB.CC., e dalla Provincia Regionale di Palermo, per la sezione racconti, classificandosi primo assoluto, con il racconto “Estate”. Ha vinto il Premio Internazionale “Poesia Prosa e Arti figurative” 2011, indetto dall'Accademia Internazionale “Il Convivio”, nella sezione racconto inedito, classificandosi “primo assoluto”, con il racconto “Il parto in casa”. Ha vinto il “Premio Internazionale Filoteo Omodei” 2012, indetto dall'Accademia Internazionale “Il Convivio”, nella sezione 3, racconto inedito, classificandosi “primo assoluto” con il racconto “L'emigrante”. Ha vinto il “Concorso Internazionale di Poesia e Letteratura Città di Borgetto, I Edizione 2013”, nella sezione D, poesia libri editi, classificandosi primo assoluto, con il libro “Vìu Nìuru”. Ha vinto il “Concorso di Poesia Dalla Sicilia, l'unità d'Italia, III Edizione”, organizzato dal Cral Giustizia Caltanissetta, che ha avuto il patrocinio del Comune, della Provincia, della ProLoco di Caltanissetta, della Regione Siciliana e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella Sez.B, poesia a tema in lingua siciliana (Tema: Dalla Sicilia, l'unità d'Italia), classificandosi primo assoluto, con la poesia “Picciotto sono”. Ha vinto il “Concorso Internazionale di poesia e letteratura, La Biglia Verde 2015”, nella SEZ B, poesie in lingua dialettale, classificandosi primo assoluto, con la poesia “La straggi d'u pani”. “Targa Premio speciale del sindaco della Città di Borgetto”, anno 2013, per la poesia, alla stessa dedicata, “Burgettu”, in vernacolo siciliano, recitata in video dallo stesso autore col sottofondo musicale della canzone “Stu cori”, musicata dal Maestro Aldo Danieli. Terzo classificato, nella Sezione B-Narrativa, al Concorso Internazionale “Mario Pannunzio” 2013, XXXVII Edizione, indetto dal centro di studi e ricerche “Mario Pannunzio, istituto italiano di cultura fondato nel 1968 da Arrigo Olivetti e Mario Soldati. “Gran Premio Speciale Quadrilatero Poetico”, anno 2014 e “Premio Speciale Sicilia Viva”, anno 2014, per l'opera poetica vernacolare “Cu è ca mi talìa”, conferiti, nell'ambito della manifestazione “I Poeti delle Aurore Meneghine” svoltasi a Milano il 12 aprile 2014, dall'Associazione Teatro-Cultura “Beniamino Joppolo”-Patti (ME). “Diploma di benemerenza”, per meriti letterari, e IV Quarto classificato premiato con “Medaglia emblematica personalizzata”, al Premio Internazionale di Letteratura 28° Edizione “Phintia”2013, Sez B, poesia in dialetto siciliano. “Attestato di segnalazione”, per meriti letterari emergenti, al Premio Internazionale di Letteratura 28° Edizione “Phintia”2013, Sez C, narrativa inedita. Premiato alla “IV Edizione del Premio Internazionale di Poesia-Borgo Nuovo”, anno 2007, sezione lingua italiana, indetto dal Comitato pro Borgo Nuovo, dall'Associazione Italo-Polacca e dalla Città di Palermo. È stato insignito del premio “Menzione Speciale”, nella sezione “D” racconti, dalla commissione esaminatrice della III Edizione 2009 del Premio Letterario Internazionale “Colonne d'Eroma”, per il racconto “Il vino e le rose”. Ha vinto altresì due premi “Menzione speciale” nel Premio Internazionale di poesia “Il paese delle robbe” 2010 indetto dal comune di Milena (CL) nella sezione C, lingua italiana, e nella sezione F, vernacolo siciliano. Premio “Menzione speciale” nel Premio Internazionale di poesia “Il paese delle robbe” 2011 nella sezione F, vernacolo siciliano. “Targa di segnalazione“ nel Premio Internazionale di poesia “Il paese delle robbe” 2012, IV Edizione, nella sezione F, vernacolo siciliano, per la poesia “Nun era 'a terra”. “Targa di segnalazione“ nel Premio Internazionale di poesia “Il paese delle robbe” 2014, VI Edizione, nella sezione C, lingua italiana, per la poesia “Cyberbullismo”. Quarto Classificato” al Premio Nazionale di Letteratura “Prof. Francesco Florio”, Ventitreesima Edizione 2011, indetto dal Centro Studi Logos Città di Licata, e “Diploma di Benemerenza” al Premio Nazionale del Folklore, Città di Licata, Centro Studi “Logos”, Ventitreesima Edizione 2011 “Prof. Francesco Florio”. Ha ottenuto la “Segnalazione di Merito” nel Premio Letterario Internazionale “Colonne d' Eroma”, edizione 2010, per la poesia in vernacolo siciliano “Dintra 'a vina”. Ha ottenuto il “Premio Menzione d'onore”, sezione “Poesia dialettale”, nel 1° Premio “Arte d'amare” 2011, indetto dall'Associazione Culturale “Palermo Cult-Pensiero”. “Sesto classificato” nel Premio Letterario Nazionale “Nuova Scrittura Attiva”, II Edizione, 2011/2012, e “Pergamena di Eccellenza”, nella Sezione Racconti. Finalista e “Premio Menzione di Merito”, nella sezione “Poesia lingua dialettale”, nel 2° Premio “Arte d'amare” 2012, indetto dall'Associazione Culturale “Palermo Cult-Pensiero”, per la poesia “Bedda 'a me terra”. “Finalista” “Terzo classificato” al Premio di Poesia “Arenella Città di Palermo”, III Edizione 2012, indetto dall'Associazione Culturale “Palermo Cult-Pensiero”. “Premio menzione d'onore” nel Premio Letterario Internazionale Colonne d'Eroma, sesta edizione, 2012, nella sez. D, racconti inediti, con il racconto “Cu nesci arrinesci”. “Selezione di merito” al “Premio Letterario Internazionale “Poesia, Prosa ed Arti Figurative il Convivio 2012” per la poesia in vernacolo siciliano “ La me Sicilia”. Attestato di elogio e poeta finalista, sesto classificato, al “Premio Letterario Targa Apice al Merito Poetico 2012”, per la Sez. B- Tema Floreale, Citta' di Venaria Reale. “Quarto classificato” al Premio Letterario “Il Bergamotto d'oro 2012”, indetto dall'Accademia Internazionale “G. Leopardi”, nella sezione poesia edita. “Premio Menzione d'onore” al “Premio letterario Internazionale Filoteo Omodei e Pensieri in versi 2013”, nella Sez. 3 racconti, per il racconto “La diaspora”. “Finalista e attestato di segnalazione” al Premio Nazionale di Letteratura XXVI Edizione “Prof. Francesco Florio 2013”, nella Sezione C, narrativa inedita. “Selezione di merito” al “Premio Poesia, Prosa e Arti figurative e Premio Teatrale Angelo Musco”- Il Convivio 2013, della sua opera “Una vita in quattro stagioni”. “Finalista” al Concorso multidisciplinare "Mario Soldati" 2014, nella Sez. B narrativa. “Diploma di Riconoscimento di Merito” al Premio “Pietro Carrera”, I Edizione, con l'opera “Trinacria”. Gli viene conferito il "Premio Speciale Stampa Gratuita" dalla giuria del concorso letterario "La biglia verde" 2015, unitamente a Vitale Edizioni, quale autore finalista e meritevole di pubblicazione. “Terzo classificato” al Premio Nazionale di Poesia “Padre Pino Puglisi” Città di Caccamo (PA), II Edizione 2015, nella Sez.D, poesia religiosa in vernacolo o in lingua siciliana a tema libero, con la poesia “O Cristu mia”, “O Cristo mio”. Come scrittore e poeta, ha ricevuto Targhe Onorificenza dall'Associazione Culturale “La Torre Azzurra” di Caselle (TO) e dal Comune di Acquaviva Platani (CL). Gli sono stati altresì conferiti, dall' Accademia Internazionale “G. Leopardi”, il “Premio alla Carriera-San Giorgio” 2012 per le Arti e le Lettere, per il suo impegno culturale, e La Nomina di “Senatore Accademico Leopardiano”, per aver esaltato con Costanza ed Impegno l'Arte e la Letteratura Italiana nel Mondo. Nel 2013 gli vengono conferiti, dall' Accademia Internazionale “G. Leopardi”, Il Premio Internazionale Artistico Letterario “David di Donatello 2013” e La nomina di “Grande Ufficiale del Cenacolo Leopardiano”, con la seguente motivazione: “Artista insignito del Davide di Donatello per il continuo e meritevole impegno nel campo dell'Arte e la Letteratura Italiana”. Ancora militare, come S.Ten. Medico, ha vinto il “Torneo di briscola”, indetto nel “Circolo Sottoufficiali di Bressanone” nel 1983, in coppia col M.llo Michele Santoro. 
Ha scritto diversi libri di poesie, fra i quali: “Frammenti di vita”, “Alle origini”, “36 versi”, “Il lupo e il falco”, “Era moderna”, “Simbiosi”, “Vìu nìuru”, “Vedo nero”, “Lampedusa”, opera teatrale in rima; racconti e romanzi, fra i quali: “Una vita in quattro stagioni”, “La via della speranza”, “Racconti in rima”, “La torre azzurra”, “Destini”, “Virus 13 ( il virus della separazione)”; diversi libri di massime e proverbi; nonché libri di poesie in dialetto siculo, fra i quali: “Turri di petra”, “Massimi mia e du ma paisi”, “Quannu 'a negghia cala”. Ha scritto il testo di “Ni lu cori”, “Amuri amuri”, “O tu matruzza”, “Chiantu”, “Primavera”, “Alzhy”, “Chianci”, “Aids”, “Cu è ca mi talìa”, “Dintra 'a vina”, “Futtitìnni”, “Stu cori”, “Mi chianci 'u cori”, “Arrubbàru”, “Vogghiu”, “'Sta notti”, “Caruseddi”, “Omini nìuri”, “Lilla”, “Ràdichi”, facenti parte nella più vasta opera di quattro cinquine, divise per argomenti, nomata “Nichilira”, canzoni liriche siciliane, con versione anche in italiano, musicate per tenore, soprano, baritono, mezzosoprano e pianoforte, in simbiotica intesa, dal grande musicista, di fama internazionale, emerito Maestro direttore di coro, Aldo Danieli (Adi Danev), che vanta ataviche origini acquavivesi, il cui nome figura nel curriculum, come perfezionamento, dei più famosi cantanti lirici dell'era moderna. Ha scritto il testo di “Pigghialu", “Prendilo”, “'Na rosa”, “Una rosa”, “'A primavera”, “La primavera”, “Amuri mia”, “Amore mio”, “O Gisù bamminu”, “O Gesù bambino”, canzonette siciliane per tenore, soprano e pianoforte, musicate sempre dal famoso Maestro Aldo Danieli, facenti parte dell'opera “Canzuneddi siciliani”, “Canzonette siciliane”. Ha scritto il testo di “Grazzìi Signuri”, “Grazie Signore”, cantico per mezzosoprano e pianoforte, musica del Maestro Aldo Danieli e ha scritto il testo di “Angilu mia”, “Angelo mio”, cantica mistica per mezzosoprano e pianoforte, e di “O Matri santa”, “O Madre santa”, con musica di Aldo Danieli, facenti parte della trilogia “Tritticu riliggiusu”, “Trittico religioso”. Ha partecipato alla stesura del testo della canzone slovena “Uganke, Uganke”, “Indovinelli, indovinelli”, gioco musicale per coro infantile, coro donne e pianoforte, con composizione, traduzione e musica di Aldo Danieli. Ha scritto la dedica e la premessa del libro di poesia, di Francesca Currieri e Francesco Billeci , “Rarichi du passatu”. Sue poesie sono inserite su diverse antologie, fra le quali quella del “Premio Letterario Maestro Raffaele Burchi Biblioteca di Tromello 2005”, quella del “Premio Letterario Città di Monza 2006”, quella del “Premio Letterario Maestro Raffaele Burchi Biblioteca di Tromello 2007”, quella del “Premio Letterario Maestro Raffaele Burchi Biblioteca di Tromello 2009”. Il suo racconto “Il sogno italiano”, primo capitolo del suo libro “Amir e il sogno italiano”, è stato inserito nell'Antologia “Premio Naviglio Martesana 2008”. Il suo racconto “Il barbone” è stato inserito nell' “Antologia del Concorso Nuova Scrittura Attiva, II edizione 2012”. Il suo racconto “L'emigrante” è stato inserito nell'Antologia “Pensieri in Versi 2012”, Antologia dei Premi “Pensieri in Versi e Filoteo Omodei”. La sua poesia “La me Sicilia” è stata inserita nell'Antologia “ Il Convivio 2012”. La sua poesia “Burgettu” è stata inserita nell' “Antologia del 1°Premio Internazionale di poesia e letteratura “Città di Borgetto”. Sue poesie sono state inserite sulla “Antologia del 25° Premio Nazionale di Poesia “Rosario Piccolo” 2014. (Altro...omissis). 




Con Carta e Penna ha pubblicato:

UNA VITA IN QUATTRO STAGIONI

Copertina libro
Dall’introduzione dell’autore: Spesso la realtà è più fantasiosa della fantasia stessa. Fatti vissuti possono infatti sembrare immaginati; come anche fatti immaginati possono sembrare del tutto reali. E questo dimostra che il confine fra la realtà e la fantasia è molto sottile, spesso quasi come il filo della lama di un rasoio. In questo racconto ho preso spunti, ma solo spunti, da fatti di vita venuti alle mie orecchie per confidenza di amici e conoscenti. I fatti ed i personaggi qui descritti però sono del tutto immaginari ed ogni coincidenza con la realtà e da ritenersi meramente e del tutto casuale. Alla battuta che avrei scritto qualcosa di inerente è seguita una risposta che mai mi sarei aspettato: “Dovresti davvero farlo!”
 
Da INVERNO (Il giocattolo) ...sto fluttuando come un ectoplasma, in preda ad esso. Poi la vedo entrare: una minigonna con lo spacco fino all’inguine, attillata sui fianchi mostra una statuarietà fatta di palestra, di creme rassodanti e di massaggi. Due tacchi a spillo, quasi a chiodo, volgari per tante altre, in lei sembrano il proseguimento dei suoi affusolati piedi, quasi un tutt’uno, come un appendice. Lunghi capelli, neri come la pece e ricci come anelli, fanno da cornice ad un viso di una bellezza greca, dai lineamenti marcati, e scolpiti come dalle mani di Michelangelo. Il suo seno prorompe, sotto la camicetta, e i tre bottoni superiori, sbottonati, lasciano intravedere i monti del paradiso. I suoi capezzoli, complici maliziosi della sua sessualità, ostentata a modo, sporgono prepotenti dal reggiseno e dalla camicetta, quasi a volerli perforare. La sua voce accarezza le mie orecchie, come una melodia, ed io cerco di capire se sono completamente andato, e sto sognando, oppure rimane ancora una parte di me stesso ancora viva e cosciente. Sono timido, anche se mi atteggio a spavaldo nel mio lavoro, e fra la gente: è un mio mezzo di difesa; ma lascio stare tutto così com’è, tenendomi lontano dal manifesto invito, mi basta guardare, e mi accontento. Nella mia timidezza mi accontento...

SIMBIOSI

Copertina libro
Silloge poetica con testo in siciliano e, a fronte, in italiano
 
Dalla premessa dell'autore:
La poesia e la musica sono l'anima dell'uomo. Non hanno essenza, non hanno sostanza, ma fanno vibrare le corde del cuore. I versi e le note si amalgamano in un tutt'uno, e fanno volare, chiudendo gli occhi, nell'infinito. La poesia non ha lingua, come pure la musica. È bello scrivere nella lingua dei padri (quella siciliana), ed accanto mettere quella dei figli (quella italiana). L'idioma siciliano origina dalla preistoria, e viene poi influenzato da tante culture diverse. L' "èlimo" era la lingua parlata dal popolo della Sicilia sud-occidentale, popolo indo-europeo di origine anatolica, e di questa si sa ancora qualcosa. Mentre poco si sa del "sicano", la lingua parlata dal popolo centro occidentale, nella quale al sanscrito si mescolava pure il latino... 

VÌU NÌURU - VEDO NERO RACCOLTA POETICA IN LINGUA SICILIANA CON VERSIONE ITALIANA A FRONTE

Copertina libro

Dalla premessa dell'autore:
Vedo nero in questi tempi d'oggi, vedo nero per i figli ed i nipoti, perché questo stato che vede soldi non vuol mettere fine al ruba ruba. In questo mondo c'è chi prende tanto e chi non riesce a tirare avanti. Tutto si fonda sopra la moneta, e chi più ne ha è più cercato. E non si capisce come alcuni si fanno i soldi, il solo sudore alla ricchezza non porta. "Governo ladro!", diceva una volta la gente, ma ora ladro lo è forse veramente. Abbiamo un socio a metà, che non travaglia, che però si prende tutto il mio risparmio. Si fanno strade che non portano a mete, e case e palazzi senza fondamenta; si spendono soldi con le casse vuote e si fanno debiti che poi paghiamo noialtri.
Si metton tasse sulle pensioni e i vecchietti così fanno la fame. Ed il lavoro sempre più è assente e tanti giovani diventano emigranti. Speranza non ne hanno di sposarsi e neanche di una casa comprarsi.
Chiudono le fabbriche sotto il peso dei tributi e tanti impresari si tolgono la vita, per la disperazione che è immensa e che fa perdere loro anche il senno. E in mezzo a questo casino materiale pure l'amore poi finisce male.
Abbaglian gli occhi i miraggi delle vacanze, e pur senza soldi la gente non rinuncia; facendosi prestiti nelle finanziarie, che poi finiscono in mano agli usurai. Svegliati uomo e svegliati governo! E non fare il passo più lungo della gamba. Perché se cadi tu ti puoi far male, e qualche volta non ti puoi più alzare. La televisione fa vedere ricchezze e fa venire clandestini d'ogni razza. Ci son per strada miriadi di prostitute, e ogni giorno che trascorre più aumentano.
Vengono in questa terra con lo scopo di arricchirsi, e di poter spendere con larghezza e divertirsi, e poi si trovano tante ragazzette sui marciapiedi a fare marchette. E dal mare arrivano carrette, piene di fuggiaschi, in fretta in fretta, negli occhi hanno una luce di speranza, che dura poco vedendo la sostanza; e tanti ci rimettono la vita, finendo annegati in mezzo alle onde; e tanti son costretti a far vita d'animali, dormendo dove capita e senza niente da mangiare.
Vendendo a volte droga per la strada e spesso venendo pure arrestati. Italia, Italia! Sei la più bella del mondo, ma chi governa ti sta portando al fondo! Vedo nero e neppure è ancora notte, e si sentono già dell'agonia i tocchi.
Ma nel Signore voglio ancora credere: "...dacci una mano, Tu che dall'alto puoi vedere! Perché solo in Te io posso confidare, e solo Tu ci puoi, forse, salvare!"

DESTINI

Copertina libro

Dalla premessa dell'autore: Non tutti credono al destino, a questo filo conduttore che guida e condiziona la nostra vita, dandogli un inizio ed una fine, imprescindibile ed immutabile. Ma è anche vero che questo iter è condizionabile dal comportamento umano. "Volere è potere" dice un detto, e questo è anche vero quando si riferisce però al solo comportamento, perché nel destino c'è una parte condizionabile, che dipende dal nostro agire, ed una parte incondizionabile che dipende da forze maggiori, intangibili, possenti ed immutabili. A volte il fato viene confuso col caso, ed in tal caso viene anche nomato sfortuna, se questo è negativo o nefasto, o fortuna, se questo è benevolo e favorevole. La vita di ogni essere umano però è fine a se stessa. Ognuno ha una sua vita, un suo fato, e questo differisce da quello di qualsiasi altro. C'è chi nasce destinato ad essere re, chi destinato ad essere ricco, chi destinato ad essere servo e chi è destinato ad essere povero. C'è chi è destinato ad essere... L'uomo è un essere fragile, e l'unica sua forza sta nella sua razionalità, nel suo pensiero, che condizionano il suo modo di agire. Come diceva il filosofo Blaise Pascal: «L'uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c'è bisogno che tutto l'universo s'armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d'acqua basta a ucciderlo. Ma, anche se l'universo lo schiacciasse, l'uomo sarebbe ancor più nobile di chi lo uccide, perché sa di morire e conosce la superiorità dell'universo su di lui; l'universo invece non ne sa niente. Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero. È con questo che dobbiamo nobilitarci e non già con lo spazio e il tempo che potremmo riempire. Studiamoci dunque di pensare bene: questo è il principio della morale». (Blaise Pascal, Pensieri, 139) L'uomo quindi è come una fragile canna sbattuta dal vento ma la sua forza sta nel pensiero ed è proprio con il suo pensiero, con la sua ragione, con la sua consapevolezza, con la sua volontà, che talvolta riesce a condizionare il destino. Ma ogni destino ha il suo iter ed il suo metro, e deve essere l' agire razionale dell'uomo che deve far bastare lo spazio e il tempo alle sue esigenze, nella consapevolezza che ad ognuno è data una misura, una misura che deve essere rapportata proprio alle sue azioni ed alle sue esperienze di vita. Nei racconti di quest'opera si vede proprio come il pensiero e la razionalità condizionino i destini dei protagonisti. Tali racconti pur prendendo spunti da fatti di vita sono completamente inventati, ed ogni riferimento a fatti reali deve ritenersi del tutto casuale.

VIRUS 13 (IL VIRUS DELLA SEPARAZIONE)

Copertina libro

Dalla premessa dell'autore: "Sembra una maledizione, un'altra infezione è venuta fuori nell'anno 2013, e sembra colpire le donne della seconda età, cioè quella compresa fra i venticinque ed i quarantacinque anni: ...l'infezione è quella causata dal "Virus 13", così da me nomato per l'anno di insorgenza. Non sono "maschilista" le donne non me ne vogliano, la mia è una pura e semplice constatazione. Analizzo i fatti e ne traggo le logiche deduzioni. In due mesi ho contato fra i miei conoscenti sessantuno separazioni, più di una al giorno, e tutte per volere delle donne. Per questa infezione non sembra esserci alcun antidoto, e l'unico rimedio efficace sembra essere "la quarantenna". No, non mi son sbagliato, non la "quarantena", di quaranta giorni, ma proprio la "quarantenna", di quaranta anni, cioè la separazione perpetua culminante col divorzio.
La donna infetta diventa irritabile, nervosa, pretenziosa, non sopporta più il compagno e rema contro gli interessi della propria famiglia. E, per quanto faccia il compagno per accontentarla, non è mai contenta di niente. E non le importa se ci sono i figli di mezzo, anche in tenera età: la lotta continua sino all'inevitabile.
L'inevitabile è la rottura del rapporto, e almeno questa volta il povero uomo sembra non avere alcuna colpa. La donna dopo aver soddisfatto le proprie esigenze materiali, spremendo a più non posso il povero compagno, facendogli comprare cioè una casa nuova, mobili di pregio, arredamenti e oggetti antichi, l'auto nuova, vestiti e gioielli di marca oltre a essersi fatta pagare il solito mese di vacanze estive al mare, o in ambienti esotici, e la solita settimana bianca, invernale, in montagna, tutto ciò senza mai tenere conto della disponibilità finanziaria della famiglia, e se era possibile o no, incomincia a lamentarsi di essere "infelice"...."

SPERANZA NEL FUTURO - HOPE IN THE FUTURE

Copertina libro
Si ringrazia per la traduzione lo scrittore Fabrizio Leoni

Dalla premessa dell'autore: Anno 2015, è un anno nero! ...la gente soffre, la gente si dispera. Non c’è lavoro e chi lo perde è nero, altro non trova in questo mondo altero. La gente emigra, lo fa per non morire, e per la fame non dover patire. E chi rimane, senza lavoro cresce e, una famiglia non è riesce a farsi. E dalla guerra le persone in bilico, scappano disperate e anch’esse emigrano. Dall’Africa arrivano immigrati nell’Europa, ed Europei vanno in America. È tutta gente stanca e disperata, con il colore della pelle variegata, che guerre o fame spingono a partire ed è disposta pure a morire, per realizzare quel sogno che è di tutti, vivere come vuole ogni diritto. È l’uomo nero che di più si sposta e che con l’uomo bianco si commista. E in questo contesto di disperazione si leva l’inno per la nostra Europa, e si invoca l’onestà e giustizia per fare si che l’umanità esista. E si invoca l’amore universale ed il rispetto fra anime uguali, in modo che si economizzino le risorse affinché questo pianeta non vada a morte. Ed in questo mondo che sempre più arranca si cerca un seme di valida speranza. Una speranza ancora nel futuro per fare si che il seme germogli ancora. Ma tutto questo dipende dal comando e dalla coscienza che questo tiene dentro, sapendo che non si muore mai da soli: ...se muore il popolo anche chi regna muore!


LAMENTI ACQUAVIVESI (VENERDì SANTO) - "MARIA CA LA PIGLIà"

Copertina libro
Dall'introduzione dell'autore: Acquaviva Platani è un paese sito a circa 550 metri sul livello del mare, nella provincia di Caltanissetta (CL).
Dista circa 100 chilometri da Palermo, 65 da Caltanissetta e 35 da Agrigento. È circondato, come un anfiteatro, dai paesi di: Mussomeli (CL), Sutera (CL), Campofranco (CL), Casteltermini (AG), Cammarata (AG), San Giovanni Gemini (AG). È un piccolo paradiso di quiete idilliaca indovato nella valle del Fiume Platani, ai piedi del Monte Cammarata, titano indiscusso della catena montuosa dei “Monti Sicani”.
La sua ascesa demografica è stata sino al 1951, in cui ha toccato il culmine con 3.672 abitanti, dopo di ché la popolazione, a causa dell’emigrazione, è andata riducendosi sino a contare oggi circa mille abitanti.
La superficie del territorio terriero è di circa 15 chilometri quadrati. All’inizio era un feudo ducale, e a tutt’oggi sembra essere legato a residui tributi. Miniere di salgemma e di zolfo, nonché l’agricoltura e la pastorizia, oltre i servizi di primario interesse, erano le sue sorgenti reddituali. Con l’emigrazione si conta che oggi circa 70 mila acquavivesi, emigrati e loro discendenti, siano sparsi per il mondo, contribuendo alle ricchezze delle nazioni in cui risiedono e facendosi onore in tutti i campi.
Monumenti storici del paese sono: la “Chiesa Madre S. Maria della Luce” (1635); “Il Palazzo Ducale” (1680); la “Chiesa Madonna delle Grazie” (1890); “La Torre dell’orologio” (1894), sorta al posto del torrione merlato (che venne demolito) del castello (poi palazzo ducale) del principe Spatafora; “La Chiesa del Purgatorio” (1914), chiamata pure “Santa Maria del Carmine”.
Le feste principali di Acquaviva Platani sono: la “Festa della Madonna delle Grazie”, protettrice degli acquavivesi emigrati all’estero, festa patrona, che si celebra la prima domenica di agosto; la “Festa di Maria S.S. Annunziata”, protettrice dei minatori delle miniere di salgemma, che si celebra il venerdì precedente la terza domenica di agosto; la “Festa del S.S. Crocifisso delle Grazie”, santo patrono di Acquaviva Platani, che si celebra la terza domenica di settembre; la “Festa della Breccialfiorata del Corpus Domini”, ideata nella primavera del 2014, che si svolge in concomitanza con il “Corpus Domini”.
Degno di essere visitato è “Il Museo dell’Emigrazione”, istituito il 4 agosto del 2005.
Degni di nota e culmine della tradizione acquavivese sono “I Lamenti del Venerdì Santo”, opera magna di una tradizione e di una fede sempre presente in un paradiso fatto di piccole cose.

LU SUICIDARIU (LA DIGNITà DI L'OMU)

Copertina libro
Dalla premessa dell'Autore:
Il duemila e diciassette è un anno di sacrifici. Il lavoro scarseggia e il debito pubblico aumenta.
Ogni italiano (neonato o ultracentenario) ha più di 35.000 (trentacinquemila) euro di debito sopra la sua testa, e l’avvento dell’euro è stato la concausa di questo dirupo. E chi perde il lavoro a cinquantanni ha poche possibilità di ritrovarlo, e poi l’immigrazione incontrollata ha fatto si che le cose si aggravassero ancor di più.
L’ ONG, con le loro navi, vanno a prendere gli immigrati sotto le coste della Libia, dove i gommoni già alla partenza, rischiano di affondare, e ce li portano in Italia, nei nostri porti. E tante volte, alcune navi delle ONG, danno indietro i gommoni agli scafisti, permettendo loro di fare altri viaggi. Gommoni che, per miracolo tengono il mare e, che si lasciassero navigare affonderebbero da soli solo dopo qualche miglio. E qualcuno fa grandi affari con questo vile commercio di carne umana. Ma pochi sono i veri rifugiati politici (solo il cinque per cento circa di tutti gli immigrati), tutti gli altri sono invece migranti economici. E ognuno di questi costa al popolo italiano circa 35 (trentacinque) o 40 (quaranta) euro al giorno, mentre in Austria ognuno di essi costa circa 19 (diciannove) o 21 (ventuno) euro al giorno. Chissà perché questa differenza? Eppure tutte e due le nazioni fanno parte dell’Europa. “Il suicidario” è un dialogo tra due amici che si incontrano dopo tanto tempo. Uno, Giovanni, è fortunato perché ha ancora il lavoro e l’altro, Totò, è disperato perché ha perso il lavoro e non ha più alcuna speranza di trovarne un altro. E Totò racconta all’amico tutto quello che fa per tirare avanti, e gli dice: “in Italia non mi resta altro che fare l’extracomunitario, per cambiare il mio stato di disoccupato e aiutare così la mia famiglia, oppure fare il suicidario, facendola finita, e mettendo fine al mio stato di sofferenza”. Pensa che gli extracomunitari vivano meglio di lui con l’aiuto che loro da lo Stato, ma alla fine capisce che questi non stanno poi così tanto meglio. E arriva alla conclusione che la dignità dell’uomo, e la ricchezza di ogni nazione, viene dal lavoro. Se un uomo non ha un lavoro e non può mantenere la sua famiglia perde la dignità di uomo e si sente una cosa inutile:
“La dignità dell’uomo si perde quando un figlio chiede del pane e un padre non glielo può dare!”.

L'AMOUR EST AVEUGLE (L'AMORE è CIECO)

Copertina libro

Dalla premessa de''autore:L’amore è cieco e non guarda in faccia nessuno, e se ne frega della vita delle persone. E fa vedere meraviglie dell’universo in cose semplici, che per tanti sono niente. L’amore è un fuoco che ti brucia dentro e che ti porta in cima al firmamento. Muta i destini e spesso distrugge gli animi nobili di gente senza macchia. L’amore è un moto che muove le montagne, ma è anche un acquitrino che si stagna quando si perde e finisce in un burrone, e lascia sole maree di persone. Ma l’amore è pur fuoco di paglia, arde in un attimo e subito si spegne, se non è supportato da ideali e da interessi, che come bastoni lo fanno sempre reggere. L’amore è cieco, pur senza bende sugli occhi, e fa vedere quel che non esiste. Fa dea la donna anche più banale, e tesse lodi che non hanno eguali. L’amore è cieco, e pur ci vede bene perché dà l’eternità all’umano genere. E c’è pur gente che sospira ancora perché ci crede ancora nell’amore, e ancor l’aspetta agli angoli di strada usando il cuore come telecomando. Ma l’amore non segue la ragione, l’amore è cieco e per questo va a tentoni. E chi vien toccato non è un fortunato, vive momenti e poi resta dannato. L’amore all’essere umano è gemello, entrambi sono esili fuscelli.


L’amour est aveugle et il ne regarde personne en face, et il s’en fout de la vie des gens. Il fait apparaître les merveilles de l’univers dans des choses simples, qui pour beaucoup de gens ne sont rien. L’amour est un feu qui te brûle à l’intérieur et il t’amène au sommet du firmament. Il change les destins et souvent il détruit les âmes nobles des personnes sensibles. L’amour est un mouvement qui déplace les montagnes, mais c’est aussi une marécage qui stagne quand il est perdu et il termine dans un ravin, et laisse seules des marées de gens. Mais l’amour est encore un feu de paille, brûle dans un instant et disparaît immédiatement, s’il n’est pas soutenu par des idéaux et par des intérêts qui, comme des bâtons il le font tenir debout. L’amour est aveugle, mais sans bandages dans les yeux, et il montre ce qui n’existe pas. Il rend déesse la femme la plus banale, et il fait des éloges qu’il n’y a pas d’égal. L’amour est aveugle, et pourtant il voit bien parce qu’il donne l’éternité à l’humanité. Et il y a des gens qui soupirent encore parce qu’ils croient encore à l’amour et ils attendent toujours aux coins de la rue en utilisant leurs cœur comme un télécommande. Mais l’amour ne suit pas la raison, l’amour est aveugle et pour cette raison il fait des tentatives. Et qui est touché par l’amour n’a pas de la chance, parce qu’il vit des beaux moments , mais puis il est damné. L’amour est comme un jumeau pour l’être humain, tous les deux sont des arbustes fragiles.

NU CISTICEDDU DI VIMINI

Copertina libro

Dalla premessa di UN CESTELLO DI VIMINI, racconto in dialetto siciliano con traduzione a fronte:
Ognuno di noi ha il proprio destino ma c’è sempre qualcun altro che ce lo vuole manipolare, e questo perché l’essere umano è egoista e pensa solo al proprio tornaconto, non rispettando le idee degli altri, né le loro aspettative. Ed è così che nella vita si fanno cose assurde come quella di volere attribuire la paternità ad un uomo di un figlio concepito con un altro uomo. Ma alla fine le bugie hanno sempre le gambe corte e la verità viene sempre a galla con tutte le sue nefaste conseguenze. Spesso non si pensa che la verità possa risolvere i problemi più difficili, ma si pensa che l’inganno possa portare a quello che si vuole. Ma l’inganno è sempre un’arma a doppio taglio, subdolo e pericoloso. Può andare a buon fine ma spesso finisce male e tutto crolla come se fosse un castello di sabbia costruito sulla spiaggia, quando arrivano le prime mareggiate. Marco, il protagonista di questo racconto, “Un cestello di vimini”, è un bravo ragazzo, e per questo può sembrare un po’ scemo, e una donna cerca di turlupinarlo per fargli riconoscere come suo il bambino che porta in grembo, ma che è di un altro uomo. Ma lei ha fatto i conti senza l’oste, e ha fatto i conti senza gli amici dell’oste..



Per i lettori di Carta e Penna ha scelto:

***

Aids

Sutta sutta
camìni scanusciuta,
nuddu ti vidi,
e mancu sì pinzàta.
Cu è sulu e tristi
vaga ni la notti, e
cerca vrazza calli,
e a picca prezzu.
Notti di stiddi
era chidda passata,
bedda era 'a Luna
pi l'innamurati.
Ìa la vitti,
pariva 'na Madonna,
e idda mi detti, pagannu,
gioia granni.
Ma pur mi detti a
ttia, laida cumpagna,
ca ni la vita mia
sì gravi ddramma.
Ma du cumpagni
'nzèmmula nun stannu,
la vita mi lassa
picchì tu la cumanni.
Aids ti chiami tu,
o tristi amica
e, a picca a picca,
ti pigghi la me vita.


Aids

Sotto sotto
cammini sconosciuta,
nessun ti vede,
e nemmen sei pensata.
Chi è solo e triste
vaga nella notte, e
cerca braccia calde,
e a poco prezzo.
Notte di stelle
era quella passata,
bella era la Luna
per gli innamorati.
Io la vidi,
sembrava una Madonna,
e lei mi diede, pagando,
gioia grande.
Ma pur mi diede te,
brutta compagna,
che nella vita mia
sei un grave dramma.
Ma due compagne
insieme non stanno,
la vita mi lascia
perché tu la comandi.
Aids ti chiami tu,
o triste amica
e, a poco a poco,
ti prendi la mia vita.


Alzhy

Di mia s'innamurò
sta maliditta
e si pigghiò i pinzèra
e li me affetti,
e mi lassò cu la
testa vacanti,
a 'ntunnu circari
'i facci di tanti.
Alzhy ti chiamu,
Alzheimer è 'u ta nomi,
picchì t'innamurasti
di chist'omu?
Vurrìa turnar narrer
ma è sul nu sognu,
or ca di tutti ìa
aiu bisognu.


Alzhy

Di me s'innamorò
sta maledetta
e mi rubò i pensieri
e i miei affetti,
e mi lasciò con la
testa vacante,
a cercare intorno
le facce di tanti.
Alzhy ti chiamo,
Alzheimer è il tuo nome,
perché t'innamorasti
di quest'uomo?
Vorrei tornar indietro
ma è solo un sogno,
ora che di tutti io
ho di bisogno.


Chianci

Chiantu ìa sentu
'n mezzu la munnizza,
ci stà un nunnàtu
senza 'na matruzza.
L' 'aiu lassàtu
sulu a muriri,
picchì l'amuri
nun ci sappi dari.
E chianciu ìa ca
nun lu pozzu tèniri,
e nu me cori mi
pari di scuppiari.
'Na man mi tira
mentri narrer talìu,
e cu 'i me lacrimi
làssu 'n terra 'na scìa.
Chianci, carusu,
contru lu distìnu,
e chianci forti
picchì nun pùa muriri.
La vogghia di la vita
'ai forti dintra
e affidala, cu lu to
chiantu, a 'u ventu.


Piange

Pianto io sento
in mezzo all'immondizia,
ci sta un neonato
senza chi l'ha fatto.
L'ho io lasciato
solo a morire,
perché l'amore
non gli ho saputo dare.
E piango io che
non lo posso tenere,
e nel mio cuore mi
pare di scoppiare.
Una man mi tira
mentre indietro guardo,
e con le mie lacrime
lascio una scia in strada.
Piangi, bambino,
contro il destino,
e piangi forte
perché non puoi morire.
La voglia della vita
hai forte dentro
e affidala, con il tuo
pianto, al vento.


Cu è ca mi talìa?

Ogni matina
vidu ni lu specchiu
quarcunu ca chiù
a mia nun assumigghia.
La faccia è scarna,
e l’occhi su’ ‘nfussatti,
e l’ossa mia su’
tutti nnucculati.
E m’addumannu:
“cu è ca mi talìa?”.
E pùa capisciu
ca è l’anurissia.
Si pigghiò ‘a fami,
si pigghia la me vita,
‘sta maliditta ca
‘n testa mia s’annida.
Mi fici nica ni
li me virdi anni,
e di mia, bedda,
fici nu fantasima.
Aiutu addumannu,
e la me manu tennu,
cu la spiranza ca
n’arrer la rennu.


Chi è che mi spia?

Ogni mattina
vedo nello specchio
qualcuno che più
a me non assomiglia.
La faccia è scarna,
e gli occhi son infossati,
e l’ossa mie son
tutte rigonfiate.
E mi domando:
“chi è che mi spia?”
E poi capisco
che è l’anoressia.
Si prese la fame,
e si prende la mia vita,
‘sta maledetta che
in testa mia s’annida.
Mi fece piccola nei
miei verdi anni,
e di me, bella,
fece un fantasma.
Aiuto chiedo,
e la mia mano tendo,
con la speranza che
indietro la rendo.


Dintra 'a vina

Dintra 'a vina
'aiu ancora 'a vugghia,
mentri 'a testa mia
di tuttu si spogghia;
nuddu addiventu
mentri 'n vina mi fa tràsiri
la ddroga 'nfami,
ca lentu mi fa mòriri.
Dintra 'a vina
'aiu ancora 'a vugghia
ca pèrdiri mi fà
sensu e raggiuni,
li me pinzera,
la libertà e la vita,
e servu mi fa
senz'antri binifici.
Dintra 'a vina
aiu ancora 'a vugghia
mentri 'a sirena
lesta s'avvicina,
a lu me corpu,
ca trema e si cullassa,
e 'a me vita
arrobba, e mi trapassa.
Dintra 'a vina
aiu ancora 'a vugghia,
mentri me patri
e me matri forti chiàncinu,
mentri si dicinu
ca iddi 'annu 'a curpa,
di nu capricciu,
ca fici pi dispettu.


Nella vena

Nella vena
ho ancora l'ago
mentre la testa mia
diventa vuota;
nessun divento
mentre in vena mi fa entrare
la droga infame,
che lento mi fa morire.
Nella vena
ho ancora l'ago
che perdere mi fa
senso e ragione,
i miei pensieri
la libertà e la vita,
e servo mi fa
senz'altri benefici.
Nella vena
ho ancora l'ago
mentre la sirena
lesta s'avvicina,
al mio corpo,
che trema e si collassa,
e la mia vita
ruba, e mi ammazza.
Nella vena
ho ancora l'ago,
mentre mio padre
e mia madre forte piangono,
mentre si dicono
che lor hanno la colpa,
di un capriccio,
che ho fatto per dispetto.