Andreetti Solari Francesca: la poetessa è di Firenze



Con Carta e Penna ha pubblicato:

IL SENSO DELLA VITA

Copertina libro
Dalla prefazione di Marzia Carocci:
Francesca Andreetti Solari ci trasporta nel suo mondo fatto di emozioni e di ricordi. Il suo viaggio poetico è il percorso di una vita dove il sentimento, la nostalgia e l'amore per ciò che è stato, rinasce in questa piccola e ricca silloge di essenza umana. Ella, attraverso una semantica ricca di immagini e rimembranze, fa rivivere attimi intensi e le riflessioni di una donna che porta nel ricordo pagine di esistenza fatte di adolescenza, di amore, di sentimento materno, di emozioni nel ricordo del paese natio e di un indissolubile amore e rispetto per l'uomo che ha amato: suo marito. Belle e suggestive alcune immagini dove, grazie alla descrizione minuziosa della poetessa, riusciamo a farle nostre e ci rendono partecipi della sua vita, dove riflette quella semplicità e purezza d'animo che delinea un carattere sensibile e altamente altruista; ella non dimentica all'interno di questo libro, dediche personali e riflessi che portano luce degli anni remoti, nell'abbraccio di una nostalgia che coinvolge e convince il lettore. Francesca Andreetti Solari, attraverso le sue liriche, apre un'esplorazione attraverso la reminiscenza, grande risorsa umana dove il tutto resta immutato e gelosamente custodito, la sensibilità; ricchessa e patrimonio del cuore.


Per i lettori di Carta e Penna ha scelto:

ERA IL 1944

Ti ho vista per caso città di Firenze, in una televisione privata.
Del programma di cui parlo, devo ringraziare colui che lo ha prodotto in modo così veritiero da rimanere un documento storico.
Per la prima volta vedo una città così devastata, inerme, ferita, offesa.
Sono impietrita vedendo cumuli di macerie nel centro storico e dintorni, ponti che saltano in aria (solo il ponte vecchio è illeso). La popolazione e’ allo stremo; centinaia di persone rifugiate in palazzo Pitti, residenze dei reali nell’Ottocento, quando Firenze era capitale d’Italia.
Sparatorie da entrambe le parti e gli americani, “come sono soliti fare”, si accaniscono a bombardare.
Anche la Leopolda, prima stazione dell’800 non e’ risparmiata pensando a loro modo di vedere, che i tedeschi fossero lì ancora asserragliati.
Mancano l’acqua e la luce in molte zone della città.
Tutto ciò accadeva sino all’estate del ’44 e poi tutto termina con l’entrata degli alleati in città.
Io non abitavo a Firenze in quel brutto periodo ma con l’aiuto di tutti la città è tornata bella come sempre.
Però purtroppo nel novembre del ’66 è avvenuta la tragedia dell’alluvione.
La città e’ allagata con distruzione e morte.
Io abitavo a Firenze ed ho assistito a tutto ciò.
Tutto il mondo però ha contribuito alla sua rinascita compresi “gli angeli del fango”, ragazzi venuti da ogni parte della terra.
Firenze è così rinata nel suo antico splendore.
Oggi, che ti vedo bella come sempre, mi sovvien pensare che nelle mie liriche non ti nomino mai. 
Allora come per farmi perdonare da questa splendida città che mi ha dato tanto, mi volgo a lei con la frase del grande drammaturgo William Shakespeare: “Non t’ama colui che amar ti dice, ma colui che ti guarda e tace!”.

AD ORIANA FALLACI

Ho letto i tuoi libri: Oriana intervista Oriana e Lettera ad un bambino mai nato. 
Nel primo libro ti intervisti e racconti la tua vita così intensamente vissuta, nel secondo riveli i tuoi più intimi segreti ed allora mi prendi l’animo. 
Ammiro il carattere toscano dalla forte tempra, la tua grande cultura, sei libera da ogni schema mentale, ami la libertà in modo assoluto anche se questa parola è solo un’utopia poiché in fondo siamo sempre soggetti ad altri esseri umani e questo, anche tu lo confermi. Però a mio parere e non solo, i toscani a Firenze si avvalgono della grandezza degli illustri avi senza esserne all’altezza poiché dall’antico retaggio non si sfugge se la radice imperfetta non viene modificata nel tempo. 
Giornalista di grande spessore, corrispondente di guerra, inviata speciale nelle guerre di tutto il mondo. Hai raccontato la storia di chi vive la guerra. Ferita seriamente in Messico e ritrovata sotto un mucchio di cadaveri. La tua anima pura moriva di dolore nell’assistere a tanta ingiustizie ed atrocità. 
La tua impagabile filosofia è dettata da una fervida mente ed una grande cultura. Hai intervistato molti grandi della Terra ma non condivido del tutto le tue idee riguardo la politica americana. Non mi addentro a parlare degli americani con cui ho convissuto per molti anni. 
I tuoi innumerevoli importanti libri rimarranno per sempre un punto fermo dell’Editoria mondiale. Sei stata e rimarrai per sempre la degna figlia della città di Firenze anche se ancora questa città non ha intitolato una piazza o strada a tuo nome. Leggendo poi il libro ad un bambino mai nato, mi colpisce subito il dialogo che inizi con il piccolo appena concepito. 
Quale madre mette sulla parete la sua prima ecografia? 
Lo definisci un fiore misterioso simile ad un’orchidea. Io stessa cercavo di proteggere il figlio con una buona condotta ma forse per la giovane età solo quello sapevo fare. 
Tu dialoghi con lui sin dal primo istante del concepimento: ti irriti per quanto accaduto. Hai la tua vita, il tuo lavoro, la tua libertà. 
Passano i giorni, il dialogo si fa più intenso, gli parli del tuo lavoro, dei tuoi viaggi, gli chiedi se sarebbe felice di averti come mamma. La sera quando ti corichi lo senti accanto, al mattino lo saluti, gli parli delle poche gioie, dei tuoi dolori e gli dici che quando verrà al mondo avrà la sua libertà. Gli confidi che non ci sarà un padre e che solo tu penserai a lui. Ora non sei più sola, hai il tuo compagno di viaggio. Purtroppo al terzo mese di gestazione l’esserino ti ha lasciata. Speravi che quel viaggio di lavoro andasse a buon fine ma il tuo corpo già provato non ha retto. Però il dialogo con la tua creatura non si è fermato, ti scusi con lui, la tua sofferenza è grande e lo vorresti per sempre sotto la magnolia della tua fanciullezza. Per me sei stata una madre oltre ogni dire, che ha creduto alla vita sin dal suo concepimento e di conseguenza all’essere supremo che ci ha generato. 
Oriana, ora che non sei più tra noi sono certa che riposerai finalmente serena accanto al tuo piccolo angelo. 

A VALENTINA

Era la tua culla
quel grembo di donna
ampio e sfatto 
posto in un canto
alla pietà dei passanti.
Tu, piccolo angelo,
eri spesso immersa
in un placido sonno;
il visino di seta
ambrato dal sole.
Quando mi davi la tua piccola mano,
sorridevi serena e mi chiamavi “Francecca”.
E’ trascorso quel tempo,
chissà dove sei ora!
Tutti siamo colpevoli per il tuo modo di vivere
e ti chiedo perdono.
Ora ti immagino fanciulla,
forse tenera madre dal carattere gentile
che avevi sino dalla tenera età.
E con tutta me stessa,
ti auguro di essere sempre felice. 

TU SEI NEL VENTO

Dieci anni trascorsi
non sono, se non un soffio di vento
che scivola sul tempo?
 
Al mattino sereno
ti sento con la brezza
che mi accarezza il viso.
 
Nei meriggi estivi
con il vento caldo
che mi spossa e mi assopisce.
 
Con il vento di maestrale,
quando è tranquillo,
percepisco ancora i nostri respiri
ed il silenzio che tanto amavi.
 
Nell’inverno, il vento
che mi sferza il viso;
mi ricorda il dolore.
 
E tu, essere speciale,
che studiavi le stelle
ora sei figlio delle stelle;
sei nell’aria che respiro,
sei, con me sempre.

L'UOMO DELLA GUERRA

Segui la moltitudine fuggente uomo
della guerra.
Dimesso è il tuo vestire, gli occhi
rassegnati.
Poi ti siedi nella polvere; ti levi
dai piedi le putride fasce.
Ti porgo il mio bacile per immergerti
le membra stanche.
L'acqua è tiepida per non farti di
più soffrire.
Poi ti indosso morbide calze per il grande freddo.
Dopo di te immergo molti piedi: mille
e tanti ancora.
Strappo il pesante velo alle donne
umiliate; vedo nei loro occhi
l'immenso sapore della libertà.
Alle giovani vite riempio le braccia
di libri e giochi;
mi ripaga il loro inimitabile sorriso.
Poi chiudo il video per non più 
vedere, per non più sentire.
Ma ti prego o Signore: lasciami
sognare,
lasciami ancora sperare!

SE L'AMORE è POESIA

Se l'amore è poesia
or che ti son lontana
quanto amore ho per te, terra mia!
 
Tu mi hai nutrito l'anima
all'apparire del primo raggio di sole,
mirando lo splendore delle stelle,
poi, correndo per i tuoi campi assolati.
 
Ho gioito alla lievità della neve,
all'umida, lieve carezza della nebbia,
all'aria pura dei tuoi monti
all'intenso freddo,
allo spossante, inebriante calore.
 
Da te ho avuto gli affetti più cari,
le più celate gioie
e chissà, forse,
quando verrà il grande sonno,
mi donerai un giaciglio,
ed allora, quanto sarà dolce,
se di notte mi veglierà la Luna!

ALLA CITTà DI BRESCIA E ALL'APPENNINO TOSCANO

Ti ho lasciato all’alba stamattina
per la città del Giglio.
E se l’ordine è la bellezza morale delle cose, a me ti sei svelata in quest’ora mattutina!
Percorro le tua strade ampie e levigate,
vedo i tuoi palazzi antichi che hanno un porgersi di signorile riserbo
e che per sapiente intuito
ben s’accostano all’opra moderna.
Dall’alto del tuo colle,
il bel maniero, dalla paciosa, rassicurante mole, ti protegge
e tanto verde tutt’intorno ti incorona.
oggi, come non mai mi appari in perfetta simbiosi con gli abitanti:
che il soverchio patire ed il nobile coraggio d’altri tempi
l’animo ha temprato: schietti ma cordiali, riservati ma disponibili.
Or son da te lontana ospitale città del nord
ma ancor di reminescenze presa.
Odo il treno scandire il suo andar al par del tempo.
Ma ecco che m’appari Appennino dalla multiforme verzura.
Tempo non è ancor per te di ginestra,
ma dai tuoi declivi ne percepisco gli olezzi,
gli aspri profumi del monte a tratti impervio
da apparire selvaggio al Carducci nel suo “sogno d’estate”
che ti amava di struggente amore.
Or però non è più tempo di emozioni;
son giunta alla mèta, riprendo il quotidiano cammino.

CON NOI COME SEMPRE

Tutto è immutato;
finché vita ci sarà nel mondo,
il sole cederà alla notte
e l’umano senza sosta.
varcherà gli infiniti sentieri della vita.
Ma tu dove sei che non ti vedo più!
che dici mai o donna?
Pensati crisalide in un bozzolo dorato
come sognavi nell’età novella.
Acquieta il tuo cuore, riposa la mente e rifletti in pace.
Il suo nobile volto non è forse
impresso nel sembiante del figlio?
E alla figlia non ha donato
la fisicità teutonica della sua fiera stirpe?
Ascolta il silenzio da lui tanto amato,
immerso con l’umiltà dei grandi,
senza dar tempo al tempo,
nella ricerca di tutto ciò che è cultura
nei più disparati campi.
Come obliare le amate “Rosse”
e lo studio di questa singolare filatelia.
Ora riposa sereno guerriero dell’intelletto;
ammiro con riverente timore
tutto ciò che hai costruito ed amato.
Ed ora mi è tutto chiaro: non ci lascerai mai soli
ed io ti vedrò come sempre con gli occhi dell’anima.

L'ALPINO DELLA JULIA

L’urlo lacera il silenzio della notte:
conscia della sua sorte è della madre l’immane dolore.
A Lei l’ultimo abbraccio, a noi piccoli il suo ultimo
sorriso.
Il tuo destino fu la Grecia, giovane alpino della Julia;
ti accompagnava l’entusiasmo della giovinezza,
la generosità del tuo nobile animo,
la grandezza della tua umiltà.
Ed io, testimone inconsapevole,
racchiusi nel mio piccolo cuore,
lacrime, speranze, illusioni di una madre affranta.
E quella terra allora nemica capì il tuo valore;
ti volle per sempre e ti regalò un giaciglio per il lungo sonno.
E tu, biondo eroe di Wagneriana memoria,
aiuta a rinnovare in tanti giovani gli ideali sopiti.
Ci regali il tuo sorriso dalle alte, eburnee vette,
il tuo azzurro sguardo è nel limpido cielo,
la tua allegria nelle riunioni dei compagni,
la tua fierezza nell’appartenere al glorioso corpo della Julia.
Onore a te giovane leale, spirito puro, d’antico retaggio,
nobile figlio di Vittorio Veneto.

TERRA NATIA

Per naturale retaggio, ad ogni novello tempo,
il pensiero corre alla terra delle mie radici.
Agli ameni colli toscani,
s’impongono le severe cime venete.
Terso ed impetuoso mi riceve il Meschio,
con la coltre gialla dei suoi argini;
testimone di infinite scene di quotidiano vivere,
ove la mia anima pura,
si nutriva di immateriale nettare.
Oh campagna mia assolata e l’infinito frinire di cicale!
Corse avide di profumi e sapori incontro al sole.
Zolle sopite, neve eburnea, di notte, come la luna, color dell’opale.
Essenza della vita, captata nel buio, puntini di spillo
Affamati come pargoli, solerti mandibole nutrite dai gelsi, amorevoli nutrici,
Quanta felicità in quei pochi fili essiccati d’erba sottratti al villico
per nutrire l’asinello di San Nicola”
E tu dove sei giovane amica dai ridenti occhi neri?
Arrampicate sugli alberi, com’erano vermiglie le nostre bocche,
baciate dai succosi frutti!
Ed è musica riudire il gioioso vocio di noi fanciulli
ed il chiacchierio delle mie donnette al borgo!
Or che memoria m’impone, ho ricordato
si cheta l’esser mio e pian piano,
chiudo lo scrigno e lo ripongo nel mio cuore.

LA NEVE

Ti annunci con l’aria frizzantina,
profumata dal legno bruciato nei camini.
Il cielo gravido ti libera
e tu scendi sulla terra con lievità di piuma,
come ballerina dagli asimmetrici volteggi.
Sei architetto geniale d’eccelsa fantasia,
sei Circe ammaliatrice che ridoni all’uomo l’età novella.
La tua purezza nelle notti di Luna
rende il Creato di ineguagliabile incanto.
Sempre, al tuo apparire, riaffiora il ricordo,
(quasi parvenza ormai),
di tre testine bionde con le gote purpuree,
quel rincorrer gli uccelletti sulla neve,
carezzando con i loro piedini il tuo vellutato candore.
Poi, come ad ogni cosa bella arriva l’ora dell’addio
e in silenzio te ne vai.
Ma è forse pianto il tuo mentre ti sciogli al sole?

NEL GIARDINO DI UNA VILLA MEDICEA

Quando ride la primavera
odoro la soavissima rosa, il mughetto gentile
ed è sì dolce il loco
che la mente spazia in assorta meraviglia.
 
Nell’estate generosa,
le opulente piante da frutto,
paiono matrone paghe della loro prole.
 
L’autunno pensoso
smorza la tonalità delle foglie,
che poi regala al vento e sfuma la natura
con tenui pennellate di colore.
 
Il severo inverno,
a volte sussurra, a volte grida
alle sue creature:
dormite! A lungo dormite!
Ché poi viene il tempo del dolce risveglio.
 
In questa naturale bellezza,
una fanciulla dal puro sembiante di Madonna,
incede leggera tra i suoi simili,
inconscia di tanta natura,
e allorché scende la silente notte
ed il mistero avvolge l’ammaliato sito,
mi è dolce sognare: mi piace vedere Lorenzo il Magnifico,
di questi luoghi nativo,
che varca il giardino incantato.


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