Recensioni al libro Sguardo inquieto


Recensione di Paolo De Silvestri

Ciao Donatella, come promesso ti trasmetto alcune righe di commento al tuo bellssimo e interessante romanzo.
Ti chiederei di apprezzarle non tanto per la qualità del mio scritto (non ho mai fatto recensioni di libri), ma vorrei comunicarti che hai un modo semplice ed originale di scrivere e di tenere il lettore "sulle spine" fino alla fine.

"Sguardo inquieto" - (Breve Commento)
Un incipit alla Dario Argento “lo scempio compiuto sul corpo dell’uomo era raccapricciante; il sangue copriva completamente le gambe e i segni dell’evirazione non potevano non colpire come un pugno la sensibilità maschile” dà vita ad una serie di colpi di scena che percorrono tutto il romanzo.
Molte sono le donne che ruotano attorno alla vita privata del Dr. Masselli, pediatra all’Ospedale Regina Margherita di Torino e che portano il Commissario Cantamessa e l’ispettore Raimondi ad orientare le indagini in quella direzione.
Ho molto apprezzato come L’Autrice approfondisca molto bene gli stati d’animo, le paure, le incertezze soprattutto dei personaggi femminili; da Franca, la moglie del Dr.Masselli, che non ha più neanche la forza di soffrire tanti sono i dispiaceri che suo marito le procura e che le riempie la vita di bugie, a Emma la donna del Commissario, il cui rapporto fatto di incontri occasionali, si rafforza in occasione dell’esplosione avvenuta nel parcheggio sotterraneo di un supermercato. La donna era presente, lo chiama, lui accorre e “vide Emma raggomitolata su una sedia, sembrava una bambina sperduta”; lui s’intenerisce e l’abbraccia per non farla sentire sola.
E avanti con altre due donne Sabrina Giordano e Veronica Lerro; la prima bellissima fotomodella e caddy saltuaria al campo da golf La Merla, la seconda, piuttosto bruttina, impiegata come bibliotecaria.
Che rapporto c’è fra di loro?
Che cosa le unisce tanto da scambiarsi giornalmente numerose telefonate?
Quando i due investigatore sembrano essere ormai giunti alla svolta finale giunge, dal tecnico di laboratorio, il risultato dell’esame del DNA del capello trovato sui lacci della vittima: apparteneva ad un uomo ma non era della vittima!
Lascio la soluzione del puzzle in sospeso per incuriosire i tuoi lettori...
Mi ha fatto piacere leggere che hai accompagnato "il tuo Commissario" a trovare il fratello in un agriturismo situato sulle colline del Monferrato: spero vi siate trovati bene con cibi nostrani accompagnati dal buon vino di San Marzano Oliveto o di Agliano.
Il romanzo mi è piaciuto molto e mi ha tenuto legato alla poltrona per molte sere.

Brava e complimenti! A quando il prossimo?


Recensione del prof. Giacomo Giannone

Un romanzo si legge per passatempo, per apprendere e anche per sentirsi impegnati e non rimanere soli, indifferenti allo scorrere del tempo specie quando si ha una età avanzata. Un romanzo giallo si legge per distrarsi e immergersi nel sommerso di una vicenda che desta curiosità, sorpresa, scalpore. E’ vero anche che spesso il lettore si immedesima negli avvenimenti narrati da credersi egli stesso un detective capace di individuare l’eventuale o gli aventuali colpevoli dell’efferato avvenimento.
Si insegue un indizio, si segue una traccia, si scopre il movente che rimane sempre oscuro fino alle ultime pagine del libro che descrive l’orrenda tragedia che tanto stupore ha destato nell’opinione pubblica.
Ho letto il romanzo della signora Donatella Garitta “Sguardo inquieto” Ed. Carta e Penna,Torino, 2015, per curiosità, ma credo anche per spiare l’animo della scrittrice, comprenderne il carattere, capire come Lei si pone nel comporre un giallo, Lei che possiede affabilità, gentilezza d’animo, cortesia che non credevo si potessero amalgamare in una narrazione che si fonda sulla violenza e di sangue si tinge. Non voglio dire con ciò che chi scrive romanzi gialli ha animo violento. Assolutamente no,
desidero dire solamente che Donatella Garitta è una donna semplice, cristallina, solare quindi lungi da me immaginarLa autrice di romanzi gialli.
“Sguardo inquieto” è un giallo di facile lettura, semplice nella sua struttura, condotto con ritmo incalzante che si sviluppa su due piani temporali contigui e quasi paralleli. Le due vicende esposte narrano di un commissario di polizia e un ispettore impegnati a indagare sulla morte per evirazione di un noto dottor Masselli, pediatra in un paese situato nei pressi di Torino e dell’esplosione di un ordigno nel parcheggio dell’unico supermercato del medesimo comune.
Il Masselli è anche sindaco della piccola città nella quale abita con moglie e figlia. E’ intraprendente il Masselli, colto, intelligente, ma fa uso delle sue capacità spesso in modo spregiudicato che sconfinano nella illegalità. Ama se stesso ed è fiero dei suoi successi. Favorisce gli amici dietro ricompensa nell’assegnare gli appalti pubblici, rende edificabili terreni non previsti nel piano regolatore del comune. Il dottore-sindaco è anche simpatico, affascinante, e come tale è anche un abile seduttore.
Alcuni giorni dopo l’omicidio del Masselli avviene un’esplosione nel parcheggio sotterraneo del supermercato. Esplosione devastante che produsse lesioni alla struttura dell’edificio, quattro morti all’interno del parcheggio e naturalmente spavento, estrema paura e confusione fra i numerosi clienti. Le indagini di entrambi gli avvenimenti delittuosi sono affidate agli agenti di polizia guidati dal commissario Cantamessa e dall’ispettore Raimondi, bravi quanto solerti uomini della PS.
Non farò cenno del corso delle indagini attenendomi a quando dichiarano i recensori di professione di libri gialli, i lettori li scopriranno al termine della piacevole lettura. Lo scrivente dichiara di non essere capace di recensire, criticare un libro anche dopo attenta lettura. Allora chiedo a me stesso, perchè ho letto “Sguardo inquieto” e ho voluto darne notizia? Ecco la risposta semplice quanto sincera. Mi hanno colpito la scrittura, lo stile dell’autrice fino dalla prima pagina. Forma fluida e parole semplici mi hanno attratto e preso fino all’ultima riga del libro. La trama lineare, fantasiosa, incuriosisce e sollecita la lettura.
La Garitta inizia il suo romanzo con le seguenti parole: “Ho ucciso. In maniera premeditata, per odio e vendetta.”, termina il libro scrivendo: “…Sarebbe andato tutto bene se quell’orologio avesse funzionato”. Categorico e incisivo l’inizio, diabolico “l’orologio che non ha funzionato”, alla fine.
Il lettore sollecitato dal fluire della prosa della Donatella, legge e non incontra incertezze, si costruisce un quadro chiaro delle due vicende, li segue con interesse, appagato dalle proprie intuizioni arriva all’epilogo piacevolmente soddisfatto, e non dimentica che durante la lettura ha riscontrato momenti di umana solidarietà, di amore, di donazione di sé all’altro. Colpisce il seguente brano che riporto: “Fecero l’amore con dolcezza e con una nuova complicità, appagante e piacevole. Rimasero a lungo in silenzio, abbracciati sotto il piumino leggero…”. Emerge, dunque, nel succedersi degli episodi un sentimento che unisce, l’amore che si manifesta con tenerezza e dona fiducia nella vita che verrà. L’autrice, nella fresca e chiara, ripeto, sua scrittura ci suggerisce di rammentare che il romanzo giallo si fonda e si alimenta anche di umano sentire. La signora Donatella non poteva smentire se stessa scrivendo “Sguardo inquieto”, romanzo giallo sì, ma di delicata, ingegnosa fattura, ove intrigo e corruzione, odio e vendetta si incontrano, si scontrano e si uniscono come acqua di più affluenti in uno stesso fiume.
Nella foto della copertina, in un volto perplesso, due occhi chiari ma sgomenti si notano, due occhi stupiti che attoniti mirano l’ignoto ignobile che alberga nel cuore dell’uomo, interprete artefice del succedersi degli avvenimenti sulla terra.


Recensione e videorecensione su Leggere a colori


Rescensione su Orlando Furioso



Sul sito di Literary la recensione stilata da Fosca Andraghetti

Il diritto all'esistenza
Silvio Minieri (Roma)

A Torino, un medico pediatra di successo, sindaco di un paese della cintura, sposato con una figlia, viene trovato morto nel suo studio, evirato e finito con un colpo di bisturi al cuore. Il crimine ovviamente suscita un tale clamore in città, che non può non avere un'eco più ampia nel resto del paese:“L'omicidio del dottor Masselli era stato trasformato in un evento mediatico nazionale, che prometteva di tenere agganciati molti spettatori per molto tempo.”
In questa osservazione, Donatella Garitta Saracino, l'autrice del romanzo giallo noir: “Sguardo inquieto”, condensa la reazione psicologica del pubblico alla commissione di un crimine di sangue particolarmente efferato. Per spiegare il perché della curiosità morbosa, che suscita un delitto di sangue, non possiamo fare a meno di citare il pensiero di Carl Gustav Jung, fondatore della psicologia del profondo: “Vedete, è come se fossimo segretamente minacciati dall'invisibile presenza criminale che vive in noi, e così desideriamo che qualcuno commetta un delitto, consentendoci di dire: “Ah, grazie a Dio, eccolo lì, il criminale, eccolo lì, il male.” Ciò in un qualche modo spiega perché amiamo i racconti gialli e i minuziosi articoli di cronaca nera che appaiono sui giornali; sapere dove si trova il male risveglia in noi un interesse enorme.” Il nostro “sguardo”, è il caso di dire, diventa “inquieto”, vogliamo sapere “chi” ha ucciso, “perché”.
Nella trama del romanzo, a questi due interrogativi dovranno rispondere il commissario Cantamessa ed il suo collaboratore, l'ispettore Raimondi, impegnati anche nell'indagine di una bomba ad un supermercato cittadino, che ha provocato quattro morti e diversi feriti. Noi, intanto, sappiamo sin dall'epigrafe che la traccia del male è in noi in origine, dalla nascita: “La maledizione (il male) di tuo padre e tua madre t'inseguirà col suo piede tremendo.” La citazione dell'Edipo Re di Sofocle non poteva essere più appropriata al filo della storia, come si snoda sin dall'inizio nell'anonima confessione: “Ho ucciso.” Il protagonista negativo della vicenda non ha la possibilità di sfuggire alla sua colpa, la causa generatrice del crimine commesso; e qui va osservato che nella lingua greca classica “colpa” e “causa” vengono indicati con lo stesso termine: “aitìa”, una identità grammaticale di termini rivelatrice di un significato “morale” di colpa inscritto in quello più antico e “naturale” di causa.
E nel corso dell'indagine, ascoltando le deposizioni di testi sospetti, ecco che scatta il “sesto senso” dell'investigatore, quello che s'indirizza subito alla causa del crimine, prima ancora di andare razionalmente alla colpa: “… avvertiva qualche cosa di strano, indefinibile, che lo poneva in allerta”. Diciamo che il commissario si andava incamminando verso quella “desolata terra di nessuno che si stende tra i due sessi”, come la scrittrice britannica, Radclyffe Hall, nel suo romanzo, “Il pozzo della solitudine”, indica la condizione esistenziale di quelli che Freud aveva definito: “i malati gravi dell'amore”.
Nell'inquietudine di uno sguardo che non si sofferma sulla superficie della colpa, ma scende più in profondo alla radice della causa è il segreto del giallo da svelare, l'enigma della sfinge, la cui soluzione riflette la condizione tragica della nostra esistenza mortale. Ed ecco che con la riflessione filosofica, nella nostra coscienza si affaccia il problema del male.
Il filosofo piemontese Luigi Pareyson, in “Ontologia della libertà”, ha scritto pagine sul male in Dio, un “discorso temerario”. L'interrogativo però che noi ci poniamo è il seguente: “Esiste un dio a cui attribuire la causa-colpa (aitìa) del male?” Questa è la risposta di Radclyffe Hall: “Dio, noi crediamo, ti abbiamo detto che crediamo, davanti a tutto il mondo, dà anche a noi il diritto all'esistenza.”



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SCRIBACCHINI PER PASSIONE

una bella recensione firmata Valentina Cavallaro

Non è facile, a mio parere, scrivere la recensione di un romanzo giallo, in quanto si rischia, mettendone in luce le caratteristiche, di svelare alcuni punti della storia, che devono rimanere celati al lettore, il quale deve scoprire man mano il colpevole, o i colpevoli del delitto, che ne costituisce il nucleo centrale.
Cercherò, perciò, di esporre le caratteristiche di questa interessante opera della scrittrice Donatella Garitta, già autrice di un pregevole romanzo storico dal titolo: "Il rio racconta", senza citazioni, né descrizioni, che possano farne comprendere la trama: ogni romanzo giallo va gustato dall'inizio alla fine, cercando di capire quanto l'autore volutamente nasconde, stimolando, se si tratta di un bravo giallista, la curiosità del lettore, cosa che alla scrittrice ritengo sia perfettamente riuscita.
Innanzitutto, un commento sullo stile, scorrevole e piacevole, mai eccessivo, ricco di precisazioni, di spiegazioni dei contorni e dei perché, senza però mai scadere nel prolisso, nell'inutile, nella noia, descrittivo quanto basta per delineare i caratteri e gli aspetti dei personaggi, esauriente nella sua essenzialità, semplice, pur nell'accurata ricerca delle parole, mai eccessivo nella descrizione delle scene sia del crimine, che delle vicende amorose. Poi la disposizione dei capitoli, che si intersecano e si succedono, presentando i vari scenari e le vicende dei protagonisti, con una non comune capacità nel disporli, nel presentarli, quasi fosse la sceneggiatura di un film, dove gli avvenimenti si svolgono normalmente in vari contesti e anche in una successione che non sempre rispetta lo scandire temporale degli avvenimenti vissuti e tutto questo non per confondere le varie situazione, ma per aumentare la tensione emotiva e l'attesa, ad un tempo desiderata e quasi temuta, della soluzione finale. La storia si articola su due tragici avvenimenti, apparentemente estranei l'uno all'altro, ma che finiscono con l'insospettire il bravo commissario Cantamessa e il suo valido aiutante, l'ispettore Raimondi, che indagano su entrambi, circa un possibile filone comune. Non manca nulla degli ingredienti del thriller, né vengono tralasciate situazioni familiari e politiche a volte comuni, altre straordinarie. I personaggi operano sia in ambito familiare, che nel contesto politico e lavorativo, inoltre, si affrontano anche temi sociali e personali molto delicati, senza mai una caduta di stile. E poi quello che io ho visto come un colpo di genio, oltre che una profonda conoscenza nell'ambito delle malattie (del resto l'associazione di Donatella Garitta si occupa da anni delle malattie genetiche e sostiene in vari modi la divulgazione della conoscenza di alcune di esse e qui mi fermo per quanto riguarda questo campo, per i motivi esposti nel primo paragrafo di questa mia breve recensione), il movente preciso del delitto, o meglio dei delitti, assolutamente originale, mai incontrato nel mio lungo cammino di appassionata lettrice di libri gialli per lo meno in questa ricercata modalità. E, aggiungo soltanto questa ulteriore osservazione, sempre nell'ottica di non rivelare niente, lo schema con il quale i colpevoli agiscono, le loro personalità, le loro vita, assolutamente fuori del comune, anche se apparentemente inserite in una normalità quasi banale. Insomma, secondo il mio modesto parere, la Garitta dovrebbe, senza alcun dubbio, proseguire sulla strada del thriller e darci altre opere di questo tenore. Non trascurabile il particolare della veste grafica, curata e accattivante, capace di attirare l'attenzione su di un libro che non smentisce ciò che promette nella misteriosa immagine della donna velata, ritratta in copertina.

Mariateresa Biasion Martinelli





Avvincente, incalzante, scorrevole e stimolante ...
Una buona lettura per un piacevole intermezzo pomeridiano, tra equilibrata suspence e gradevole successione di eventi non abitualmente prevedibili, tra profondi, intimi, insopportabili dolori e più leggere, ordinarie vicende umane.
Un buon compromesso tra lo sviluppo del giallo classico e una attenta interpretazione di possibili drammi esistenziali, non catalogabili in consuetudine di azioni e reazioni.

Sergio Brussolo



La recensione di Giovanni Basile su www.sololibri.net


Complicità percettibile a pelle
di Pupottina

Donatella Garitta Saracino ha scritto un ottimo giallo, intitolato "Sguardo inquieto". Dopo un incipit, molto coinvolgente, la narrazione si dipana per arrivare alla soluzione di un omicidio particolarmente efferato. Il caso è tutt'altro che semplice poiché la vittima aveva una vita molto movimentata, sia nella sfera privata che in quella professionale.
Il dottor Masselli è un pediatra torinese di mezz'età che affianca la carriera medica a quella politica, essendo anche sindaco in un paese della cintura. La sua vita scorre come quella di tutti sino a quando la sua assistente lo trova morto nel suo studio. A suggerire una pista passionale è il fatto che il suo corpo è stato prima evirato e poi finito con un bisturi piantato dritto nel cuore. Il commissario Cantamessa, incaricato del caso con l’ispettore Raimondi, decide di non trascurar nessuna pista finché il suo istinto non lo porta a scavare in un'unica direzione della vita del medico.
Al caso principale dell’omicidio del dottor Masselli, ben presto se ne affianca un secondo: un’esplosione in un centro commerciale che ha provocato quattro morti, molti feriti e portato alla luce un cadavere, murato nelle fondamenta. Questo secondo fronte d'indagine viene affidato all’ispettore Raimondi. Nell’esplosione, però, è coinvolta Emma, la donna del commissario Cantamessa.
A giocare un ruolo importante sono gli sguardi dei personaggi fondamentali per comprendere chi si ha di fronte e alla base dell'istinto, sia investigativo che omicida.
La trama è interessante e complessa, ma ben organizzata ai fini di mantenere alta la suspense durante la narrazione. "Sguardo inquieto" è una lettura avvincente, che non delude le aspettative.

Per leggere altre recensioni di moltissimi libri, visita il blog di Pupottina


 

 

 

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