Walter & Perla c'invitano a leggere la poesia "Undici settembre" e il racconto intitolato "Gabbiani"

Undici settembre

Tracce d'odio straziano il cielo
Ali insanguinate marcano a fuoco
Libertà innocenti

Nuvole di morte
Esplodono nella polvere
Come saette cadono le anime straziate

Brucia Babele
Tra le fiamme il delirio dei potenti

Crolla Babele
Nel tuo grembo è sepolta la follia

Soffri Babele
Lacrime hanno inciso nel marmo
I nomi di martiri ed eroi


GABBIANI

Giravo i miei tarocchi come tutte le domeniche mattina.
Era consuetudine alzarmi prima di Wally, prepararmi il solito caffè con una buona aggiunta di latte e vestirmi di tutto punto come chi deve andare a messa e sfoggiare il vestito della festa. Era così da quanto io e Wally ci eravamo trasferiti nella nostra nicchia ai lati della città; prima di allora alzarmi presto era solo un obbligo lavorativo ma in quella casa, così piena di luce fin dalle prime ore del giorno, avevo riscoperto non solo il gusto della calma ma anche il mio bagaglio di veggenza e stregoneria avuto in eredità, insieme ad un simpatico naso “tuttotondo”, dalla mia nonna paterna.
Dicevo che stavo leggendomi il futuro quando qualcosa distrasse il mio sguardo verso la colonia di gabbiani che dormiva al di là della strada; era strano vederli mentre il sole era già alto ed era ancora più strano sentirli parlare tra loro. La nostra, mia di Wally e dei gabbiani, era sempre stata una convivenza ricca di rispetto e di silenzio nelle ore in cui sapevamo gli altri dormire: noi non avremmo mai disturbato i loro sogni neanche quando tornavamo a casa tardi, magari riscaldati dai bicchieri di vino della cantina di mio padre. Loro come accordo, la domenica , volavano via prima dell'alba senza salutarci con le solite e simpatiche grida che ci davano la sveglia ogni altra mattina da due anni a questa parte.
Insomma questa volta o si erano dimenticati del nostro tacito patto oppure era davvero successo qualcosa nella loro isola di cemento. Mi sono affacciata al balconcino guarnito di gerani tentando di interpretare i versi ed i voli bassi dei vicini di casa, mentre il sole impediva di guardare dritto di fronte a me, giocando quasi a riflettersi sulle lenti degli occhiali da casa, poi le carte appoggiate sul tavolo preparato per la colazione mi sono tornate davanti agli occhi. Non proprio tutte quante e nemmeno disposte nello stesso ordine in cui ero solita metterle dopo averle pescate dal mazzo, una brillava più delle altre nella mente rinfrescata dalla brezza tipica dei mattini di marzo. Un uomo seduto vestito da Papa. I miei pensieri sono stati interrotti dal solito squillo del telefono, sapevo già chi avrei sentito dall'altra parte del cavo telefonico eppure la solita voce di mia madre, i suoi soliti discorsi mi sono sembrati estranei. Sono uscita dalla cucina slacciandomi i bottoni del vestito di cotone blu contornato da strambi fiorellini gialli e rosa. Prima di arrivare alla porta della camera, come sempre a piedi nudi sulla moquette malva, avevo lasciato scivolare i lembi dell'abito, saltato i suoi contorni, lanciato lontano da me ogni altro impedimento alla libertà. Eccovi Wally nella sua posa migliore, non preoccupatevi non lo sveglierebbe nemmeno il suono di tutte le cornamuse scozzesi, la tattica migliore è quella di soffiargli il profumo del caffè, appena fatto mi raccomando, sotto il naso; state certi che accoglierà voi ed il nuovo giorno con il suo sorriso più sincero. Non questa mattina però perché non ero in vena di preparare il caffè.
- Wally, Amore, deve essere successo qualcosa qui fuori.......o forse qui dentro. Non so, le carte erano strane stamattina e i gabbiani non sono ancora andati via. Non li senti che si chiamano? Insomma vuoi per favore svegliarti e darmi retta?- Se c'è una cosa che non sopporto è sentirlo grugnire e poi riprendere il ritmo del suo respiro come se niente fosse. O.k. mossa numero due : mi alzo in piedi sul letto e lo attraverso cercando accuratamente di pestare il mio consorte; continuo a parlare tra me e me per tutto il tragitto, ringrazio mio nonno per aver costruito un letto così largo, ridiscendo dal letto con la grazia di cui sono dotati solo, pochi animali: gli elefanti, qualche ippopotamo e la sottoscritta filmata nei suoi momenti migliori. Arrivo alla finestra, tiro le tende, poi apro i vetri e le relative persiane. Semi nuda rabbrividisco ma non mi perdo d'animo nemmeno quando Wally apre un occhio e si infila, il più velocemente possibile, con la testa sotto il piumone.
-Sei matta, Maggie? chiudi subito ma prima ancora spostati di lì che ti prendi un accidenti.- Obbedisco, ormai lo scopo è stato ottenuto.
Le mani appoggiate sul grembo in uno strano atteggiamento, strano per me che in casa più che la dolce fata del focolare sembro un guerriero macedone pronto ad espugnare una fortezza. Wally mi guarda e sorride compiaciuto non so se dall'espressione del mio volto o dal fatto che sono davvero sua moglie.
- Forse non hai sentito quello che ho detto? I gabbiani sono ancora qui e tentano di farci capire qualcosa; peccato che tu ti voglia ostinare a stare tutto rintuzzato sotto le coperte senza considerare l'ipotesi che sia una domenica speciale in cui non si può stare semplicemente a letto e dormire.-
-Sicuramente Maggie sei strana stamattina ma tu capisci che non posso preoccupermi di tutte le tue veggenze domenicali. Perché non ti togli da quella finestra e vieni a raccontarmi più da vicino cosa ti suggeriscono questi emblematici eventi. Dai........ Sibilla confidati con il tuo Mago Merlino.......-
Attenzione, campanello dall'allarme ! Il mio dolce compagno mi sta tendendo una trappola.
Tiro un po' in su le sopracciglia, scuoto la testa, mi gratto distrattamente una spalla muovendomi verso il letto; forse lui sa che io so. Raggiungo il piumone, ne sollevo un lembo e poi tiro via violentemente tutto quello che segue. Wally è pronto per il contrattacco, armato di cuscino mi si rovescia contro; urla più forte dei gabbiani. Penso che deve averlo imparato da un film con Chuck Norris.
-Attila il flagello di Dio-
Alzo una mano per fermare l'agguato.
- Non sprecherei le forze ora che stai per diventare padre- Gli occhi di Wally sono più veloci delle parole che devono essere rimaste incagliate nella rete dell'impreparazione e dello stupore. Appoggia il cuscino, incrocia le gambe, il suo sguardo non sa se essere serio o ricominciare a giocare. Mi aiuta ad alzarmi, seguo i suoi movimenti mentre da sola in silenzio mi domando come sia potuta strisciare fuori dalle mie labbra una simile informazione.
Non posso fare a meno di scoppiare a ridere mentre Wally ancora non si decide a parlarmi. - Smettila di scherzare, per una volta ci sono cascato in uno delle tue sciocche burle. Avevi organizzato, tutto anche la storia dei gabbiani.- Si alza e vola veloce verso la finestra. Scosta le tende e vede il mare di pennuti giocare a girotondo chiamandosi con i loro soliti nomi. E' confuso, si gira di nuovo verso di me. Sono rimasta immobile con il sorriso sul volto, le mani appoggiate dietro la schiena sul lenzuolo bianco; nessuna preoccupazione vela i miei occhi. Wally si avvicina guardandomi come se fossi nuova o arrivata da un lungo viaggio e tornata la voce chiede: - Come fai ad esserne sicura? - Mentre mi accarezza la mano ed io continuo a sorridergli due gabbiani si appoggiano al davanzale, picchiano il becco sul vetro, ci guardano e gorgogliano uno strano verso. Penso che dovremmo trovarti un nome. Non ci sono più dubbi nemmeno per tuo padre che forse da oggi crederà con maggiore facilità ai miei presagi.
Le nuvole si rincorrono in questi giorni, io sono come proiettata fuori dalle mie abitudini, non faccio altro che svolazzare per la casa sentendo canti propiziatori degli indiani d'America ed ogni volta che mi ritrovo davanti ad una finestra noto che un gabbiano mi guarda.
E' sempre lo stesso, non parte più con gli altri la mattina, dorme nel balcone più piccolo, quello della nostra camera da letto, quasi voglia anche vegliare i miei ed i tuoi sogni ed assicurarsi che tuo padre ci abbracci e protegga per tutta la notte.
Per ora sei ancora il nostro segreto.
Fosse stato per me avrei telefonato ai tuoi nonni da subito ma Wally preferisce non escludere i numeri dalle mie previsioni. Chiede ogni sera se hanno chiamato dal laboratorio per confermare il tuo ingresso nella nostra tranquillità. Mi piace come spia i nostri movimenti tentando di non farsi vedere, prometti da subito che non lo prenderai mai in giro per la sua premura, lo fa perché ci ama.
Il gabbiano è qui anche questa sera. Ha picchiato sul vetro due volte, sembrava che volesse entrare, Wally gli è andato incontro per aprire la finestra; Lui si è assicurato che lo vedessimo poi ha chinato il capo sotto l'ala quasi a salutare i nostri occhi ed è volato nel rosso di questo cielo di primavera.
Non abbiamo dormito molto. Pensavamo più al gabbiano che al riposo. Credo non sia solo stato il contorno della profezia a far rimanere qui i gabbiani. Lascio Wally nel letto e mi infilo il solito maglione sdrucito che uso per scrivere, un paio di sandali comprati nelle ultime vacanze, scendo le scale in silenzio e mi dirigo verso la spiaggia. Non c'è nessuno per strada; siamo soli con l'aurora. Come al solito parlo con me stessa a mezza voce e penso che se qualcuno mi vedesse potrebbe farmi internare. Non importa: c'è chi pensa , chi parla e chi scrive e forse chi non fa nulla ma non è degno di essere ricordato. Io ho deciso chi eri , come fosse il tuo viso ed il tuo modo di camminare prima di vedere la tua pelle brillare nella nostra vita. Non mi arrabbierò se poi non sarai proprio come ti ho immaginato e descritto al tuo papà che sembra proprio essere fiero di noi .
Ho anche parlato con il gabbiano. Non è un gabbiano solamente ma il tuo annunciatore, ha visto i tuoi angeli custodi e veglierà su di te per il tempo necessario a farti crescere nel mio corpo ed a farti imparare a riconoscere la luce. Noi non dovremmo fare errori, sembra che siano diventati molto esigenti nell'Isola delle decisioni solenni e potrebbero decidere di farti crescere con qualcun altro se non dimostreremmo di meritare il tuo sorriso. Wally si è arrabbiato con me perché ti ho portato a spasso prima dell'alba sull'arenile umido. Dice che poteva succederci qualcosa, che ho sbagliato. E' a questo punto che sono scoppiata nel mio primo pianto materno, se avevo sbagliato gli abitanti dell'Isola potevano portarti via .....Nello stesso istante credo che Wally si sia trovato davanti al suo primo sconforto paterno.

Non è successo nulla in questi giorni alla tua piccola persona, ti abbiamo tenuto stretto al nostro cuore; Wally-papà ha deciso che ti canterà una canzone ogni sera. Hanno telefonato dal laboratorio . Una signorina dalla voce gentile ha detto che esisti davvero e noi ci siamo messi a ridere. Non sappiamo quando ti presenteremo al resto della famiglia, prima abbiamo deciso di vederti e di tenerti ancora un po' tutto per noi evitandoti tutte quelle cose noiose che si richiedono agli ex-abitanti dell'Isola.


Per contattare direttamente Walter & Perla

Homepage