Shiver ha 21 anni, ed è addetto all'assistenza tecnica in una ditta informatica.
Ama scrivere, ma legge molto raramente. Si definisce "angelo nero", come Damiel, il protagonista di un film nella vecchia Berlino.
Si limita a guardare il mondo ed a descriverlo, cogliendone il bene ed il male, senza però farne parte appieno.
Non si considera estroverso, fa amicizia velocemente, ma non ama particolarmente socializzare in discussioni banali e scontate.
C'è chi lo considera simpatico perché, quando è di buon umore, l'angelo nero scompare.
Le storie che scrive parlano sempre di persone molto sfortunate che nella maggior parte casi finiscono male, ma spesso le racconta con un filo di comica ironia.
Scrive anche delle poesie che potrai leggere cliccando qui; se invece vuoi vedere i suoi disegni clicca qui.

Caro Dario

Caro Dario,
è la prima volta che ti scrivo perché ho imparato ieri, sono un bambina come tante, con un nome come tanti, con una età come tante e con tanti papà. Oggi mi sto rompendo, perché è domenica e la mamma sta al letto con mio padre, mentre mio padre sta al letto con la televisione, sai, “Quelli che il calcio…”. Come vi dicevo mi sto rompendo assai, e mi sta rompendo pure sto c….o di cane. Ma perché non muore!!! che ci ha le zecche grosse come confetti, che se saltano su una finestra si fa notte perché non passa luce. Visto che mi sto rompendo tanto, ora ti rompo tantissimo anche a te e ti racconto di una cosa che mi è successa oggi a scuola.:
Oggi a scuola mi è successo che era il primo giorno di scuola. Non mi è piaciuta tanto, infatti ho pianto, pianto, pianto come quando facevo i dispetti alla mamma quando avevo un anno. Ma poi ho visto Mario e ho smesso di piangere, è bellissimo, e ho sentito le stelle, e pure lue le ha sentite quando gli ho tirato la sedia sul femore. Lui ha pianto e io lo o-con la acca consolato, poi quando ha smesso di piangere con il banco gli ho spappolato la tibia. Tra noi e-con l'accento nata subito una grande amicizia; io scappavo, e lui mi inseguiva con la bacchetta del professore, poi il professore lo ha beccato con la sua bacchetta e per punizione gli ha bacchettato tibia e perone.
Ti devo dire una cosetta, tu mi piaci tanto, ma tanto tanto tanto tanto. Perché non mi vieni a prendere con la bicicletta quando esco da scuola? Però vedi che c'è Alberto che mi vuole, ma non ti preoccupare, ci do un bacetto e ce lo togliamo dalle palle. Sai che la prima volta che ti ho visto ho pensato tra e me e me stessa : “madò come è racchietto quel bambino, poi ti ho visto meglio con la bicicletta bella e ho detto tra la mia amica e me stessa madò quel bambino è racchietto però ha una bella bicicletta. Poi ho sentito il campanello, quello che fa la musichetta di Kandy Kandy e ho deciso di sposarti. Ma lo sai che cucino proprio bene, so fare i biscotti con la nutella, le fette biscottate con la marmellata, e pensa un po', so montare le sorpresine dell'ovetto kinder. Senti, ma la bicicletta sicuro che è tua? Senò dimmi di chi è.Dai dimmelo? Se non me lo dici mi offendo. Senti, se ti va perché non mangi a casa mia così poi facciamo i compiti, cioè tu li fai e io gioco con Patrizia con le bambole, e magari poi ci facciamo un girino con la bici, tanto su sei un rospo. Spero proprio che anche io ti piaccio, ma tanto sono bella bellissimissimissima, e che fa se mi puzza un po' l'alito, che sembra che ci ho una scamorza scaduta nella bocca. Tu non mi conosci e so che rimarrai senza fiato, ti voglio un mondo di bene e saremo felici io tu e la tua bicicletta. Poi se con me non vuoi stare, pazienza, esco con Aldo che ci ha…come si chiama, la BMW…no…la…a ecco la BMX, quella che se cadi ti distruggi tutto ma la bici rimane intatta, almeno fino a quando non la prendi a martellate.
Ma lo sai che pure Patrizia, quella amica mia che gli puzzano le ascelle, ti vuole? Madò come sei ricercato, la tua bici è proprio bella, e come impenni, però quando sei andato a sbattere col palo della luce mi sono preoccupata; il naso fratturato si aggiusta, il manubrio no, meno male che sei ricco e la puoi aggiustare. Comunque se vuoi puoi venire quando vuoi a casa mia. Se senti puzza non ti preoccupare, è la donna di servizio che suda come un maiale nel deserto.
Spero che avremo tanti figli, tutti uguali a me, visto che tu sei brutto, un bacione.
Salomona

Albert

Albert Sharon era un bambino ebreo nato nel 1929 in Germania.
Grande nazione questa ripeteva sempre il padre commosso dalla civiltà che i cittadini di quello stato mostravano.
Accadde un giorno(circa ne 1933) che a capo del governo andò un simpaticone di nome Hitler che aveva in testa di conquistare il mondo.
Questo grande figlio di una madre nota ma di padre sconosciuto parlava di Lebensraum (spazio vitale) e il padre di Albert che lo aveva votato applaudiva con grande vigore.
Come prima cosa cancellò dalla vita politica , i disoccupati, gli andicappati, le persone affette da malattie ereditarie e gli ebrei, grande nazione questa.
Poi gli ebrei vennero espulsi dalla vita pubblica e gli venne dato il nobile titolo di sudditi, grande nazione la Germania. Nel 37 vennero anche espulsi dalla vita economica e a qualche ebreo, cominciarono a girare le palle. Hitler era un grande giocoliere, faceva cose magiche con le palle, riusciva anche a starci sopra, infatti stava sulle palle a tutti gli ebrei. Nel 39 Albert e la sua famiglia dovettero trasferirsi in una città creata apposta dai tedeschi per loro, si chiamava Ghetto.
Albert chiese al padre :“perché in questa città siamo tutti ebrei?” e il padre rispondeva : “ci stanno aiutando, infatti siccome siamo sporchi ci stanno ripulendo”. Scoppiata la guerra il padre venne condotto a lavorare in una fabbrica di armi, mentre Albert e la povera madre vecchia ebrea decrepita invalida disoccupata affetta da malattia ereditaria finirono in un campo di concentramento. La madre vecchia ebrea decrepita e tutte quelle cose là venne messa in una fila di altre vecchie ebree decrepite e si incamminarono verso una stanza con sopra un camino. Albert non rivide più la sua mamma vecchia ebrea e decrepita. “Cazzo come sono felice, mi sono tolto davanti ai coglioni quella rompi palle!e poi puzzava come una vecchia caciotta”
“anche mia madre puzzava, aveva le vongole tra le orecchie, le ostriche tra le unghie dei piedi, i funghi tra i capelli e le cozze sotto le ascelle, insomma, era una barriera corallina ambulante” disse un altro bambino ebreo il cui nome era Albert1(vaffanculo! ditemi voi qualche nome ebreo se ne conoscete altri.Io conosco solo Albert e non sono neanche sicuro che sia ebreo!perciò fatevi i cazzi vostri e non rompetemi le palle). “Giochiamo a pallone?” chiese Albert ad Albert1, e questo rispose “no giochiamo ad 1 2 3 stella”. E subito due tedeschi li presero e giocarono anche loro a 1 2 3 stella. Infatti gli tatuarono una stella a sei punte. “siet naten sot na cattiv shtellan eh eh eh” dicevano ridendo i due soldati e subito un meteorite cadde sulle loro teste. “pure voi” disse ridendo a squarcia gola Albert1 e subito cadde un altro meteorite sulla testa del povero ebreo. Non erano meteoriti, ma bombe intelligenti americane che ammazzavano i tedeschi e gli ebrei lasciando stare gli altri schiavi nazisti.
C'è da dire che i tedeschi non disprezzavano completamente gli ebrei, infatti dopo averli torturati, ammazzati, stirati e fatti essiccare al sole, con i loro corpi venivano prodotti dei saponi, dei libri in pura pelle ebrea, e con le loro ossa degli eleganti fermacarte. Con l'intervento americano la guerra sembrava ormai persa e Hitler nel 1942 decise di attuare la Soluzione finale, che aveva come scopo l' eliminazione di tutti gli ebrei nei campi di sterminio tramite camere a gas.
Albert fu condotto in un lussuoso campo di concentramento in cui si produceva pane, infatti c'erano un sacco di forni. Questo campo si chiamava Auschwitz.
Qui accadeva che chi era in buone condizioni di salute (si fa per dire) finiva in grandi stanze a gas, mentre chi era messo peggio finiva in quei forni di cui parlavo prima, solo che non funzionavano bene perché invece di pane usciva cenere e carbone (forse la befana era tedesca).
Nel cielo di Auschwitz Albert notò una grande nube di fumo. Vedeva bambini entrare in quei forni e non uscire più. Era il turno di un suo amico, un soldato tedesco lo prese e con un colpo di fucile lo ammazzò, prese il corpo e lo mise nel forno. Quel bambino non uscì più dal forno, ma Albert vide di nuovo una densa nube di fumo nel cielo, e poi un' altra e un ' altra ancora. Rimase immobile per un sacco di tempo con gli occhi stralunati e le gambe del suo fragile corpo che tremavano.
Voleva stringere la mano della sua mamma vecchia e decrepita. Un soldato lo prese e gli disse “tocca a te”.Albert chiuse gli occhi da cui uscì una lacrima. “Caricare, puntare, FUOCO”. Il corpo del nostro amico stramazzò al suolo e finì in uno di quei forni. Infondo i tedeschi erano persone umane, infatti prima di incenerirli li ammazzavano. o no?
Ad Albert non andò poi così male, infatti su alcuni ebrei venivano effettuati esperimenti di trapianti, innesti, infezioni, contagi, e forse anche esperimenti di carattere sessuale. Penso che con molte donne si sia studiato il teorema di Pitagora applicato agli angoli retti.
Quella tedesca era proprio una razza superiore. Vi immaginate se il progetto di Hitler fosse andato in porto tutte le donne sarebbero state tedesche cioè rozze, zambere, con la frusta in mano che bevono birra e fumano come turche.
Proprio una grande nazione quella tedesca che oggi dice “il terrorismo non è tollerabile. Mai nella storia della civiltà c'era stato un così grande schiaffo alla civiltà”.
Forse ai bambini tedeschi alcuni capitoli di storia non li fanno leggere. Ma possono rispondere che la colpa era solo di Hitler, infatti da solo ha ucciso 6.000.000 di ebrei. Uno per uno. I tedeschi non hanno mai acclamato quel signore durante i suoi discorsi. Sono proprio un gran popolo.


Salvatore

Salvatore era un ragazzo tra i 15 e i 22 anni.
Era alto 1.78, biondo, occhi azzurri, ma non era nu piezzo e mascolo.
Salvatore era un ragazzo abbastanza normale, ma un giorno, a scuola vide Andrea Necchia e subito provò una specie di attrazione. Voi direte e che c'è di anormale? aspettate. Capelli sciolti e castani, fisico snello, sguardo dolce, solo che aveva una piccola protuberanza di troppo. Andrea era un travestito che tutti chiamavano Checca (che per chi non conoscesse il significato vuol dire omosessuale, gay, ricchione, frocio, finocchio ecc…). D'un tratto se ne andò la luce. Salvatore si scontrò con Checca che per la prima volta sentì,oltre alla strana protuberanza, il suo piccolo cuore palpitare, e nella sua testa ci fu una confusione assoluta. Poi di colpo l'illuminazione (era tornata la luce), aveva capito tutto e gridò al mondo intero “SONO GAY!”. Si avvicinò a Checca e gli disse “Checca Necchia” e Checca rispose “eh lo so, mamma è stata generosa”, poi Salvatore disse “io ti amo, e dato che siamo entrambi gay…..” e Checca rispose “ma tu sei racchio” e se ne andò. Da quel giorno Salvatore fu soprannominato Ugo (perché? e che cazzo ne so, mica lo soprannominato io così). Ugo era disperato così cominciò a bere, a fumare canne e a vedere il Maurizio Costanzo Show.
Le persone, con il massimo grado di umanità esprimibile, non solo lo isolarono, ma cominciarono a picchiarlo, scannarlo, randellarlo e inchiappettarlo. Entrò così nel tunnel della droga. Solo che non era un tunnel, ma un vicolo cieco e sbatté la capoccia contro un muro. In quel vicolo cieco incontrò un suo amico che gli offrì una dose, era proprio un grande amico. La seconda dovette comprarsela e così prese i soldi dalla borsetta della mamma e quando questa se ne accorse lo cacciò di casa non prima però di avergli sbattuto la testa contro una colonna di cemento armato, avergli fracassato una mazza chiodata tra i denti e averlo sventrato, spolmonato, sfegatato, e scog…. Ormai aveva perso tutto e decise di rivolgersi ad una comunità.
Riuscì a disintossicarsi e quando uscì era pieno di vita e soprattutto continuava a ripetere a se stesso che non sarebbe mai più stato gay. Ma ormai il danno era fatto e come accade spesso in questo straordinario mondo non poteva fare niente per rifarsi una reputazione. Continuarono a ignorarlo e a seviziarlo e ricadde in quel tunnel da cui era uscito faticosamente. Ricominciò a drogarsi, impasticciarsi, cannarsi, ubriacarsi e a vedere il Maurizio Costanzo Show.
Per procurarsi i soldi per la droga cominciò a rubare, venne arrestato e usci dopo 6 mesi. Ormai non aveva più niente ed era disperato.
Poi un giorno vide una figura celestiale, era Berlusconi durante la campagna elettorale, girò la testa e vide un'altra figura celestiale, era una ragazza di nome Angela. Ugo si avvicinò e timidamente chiese qualche spicciolo, lei lo prese e lo portò a casa sua.
Ugo e Angela diventarono grandi amici, solo che un giorno Angela si fidanzò con un bravo ragazzo il cui unico difetto era quello di essere uno sporco razzista, e pur in malincuore decise di non frequentare più Ugo. Come spesso capita in questi casi Ugo morì per una over-dose.
Sulla sua tomba ne un fiore, ne una lacrima. A dire la verità non c'era neanche la bara, nessuno aveva provveduto al suo funerale. Qualche anno dopo Angela, che nel frattempo si era sposata, venne a sapere del povero Ugo. Decise di non piangere ora che era morto, visto che non lo aveva fatto quando era in vita, sarebbe stato solo una ipocrita.
Non riusciva a perdonarsi di averlo abbandonato.
Ma infondo se lo meritava, giusto? Ugo aveva sbagliato, aveva dichiarato a tutti la sua omosessualità. E poi non doveva reagire drogandosi, perciò invece di aiutarlo è stata fatta la cosa più giusta, cioè evitarlo.
I drogati e gli omosessuali sono la feccia della società civile, sono il lato cattivo della società moderna, oppure sono il lato che mostra la parte marcia di ognuno di noi?


Fabio

Fabio era un bambino sfortunato, ma talmente sfortunato che se una motosega gli avesse troncato una mano avrebbe ringraziato il signore per non aver perso l'intero braccio. Ed era così brutto che se fosse stato confrontato con un maiale travestito da una vecchia capra zitellona avrebbe subito una schiacciante sconfitta. E puzzava così tanto che se aveva nelle tasche una vecchia caciotta scaduta poteva essere benissimo scambiata per un Dolce & Gabbana. Ed era così basso che per salire sulla sedia aveva dovuto fare un corso d'alpinismo. Questo bambino come ho detto poc'anzi, era molto sfortunato e lo si vedeva girare con amuleti, cornetti e biscotti, ma solo Algida. Fabio frequentava le scuole medie e la sua classe era la 3°C. Non studiava mai e puntualmente veniva interrogato. “Domani vieni accompagnato dai genitori” disse un giorno la maestra, “ma io non li ho, sono morti in un incidente casalingo” rispose il bambino “mi dispiace, sarai solo allora, ma avrai un cane che ti tiene compagnia”, “no, è scappato di casa dopo aver sbranato i miei genitori”. Fabio suonava anche la chitarra, e un giorno siccome non sapeva accordarla chiese ad un suo amico di mettergliela a posto. Quando andò per prenderla, saltarono due corde, una finì sul braccio dell'amico che corse subito via piangendo, l'altra gli finì dritta nell'occhio fregandoglielo. “mamma mia che dolore della madonna esclamò” e subito corse all'ospedale. Qui una visione: un'infermiera snella, terza di seno, bionda e alta 1,78. L'unico difetto era un multi-strabbismo che non poteva essere corretto con nessun tipo di lente in commercio. “Girati, devo farti la puntura”disse l'infermiera, “ma sono già girato” rispose il povero Fabio che cominciò a capire che qualcosa non sarebbe andata per il verso giusto. E qualcosa non andò davvero per il verso giusto, infatti la puntura anestetica invece di farla sul gluteo la fece sull'orecchio” e lì a Fabio vennero i complessi, perché cominciò a credere di avere una faccia da culo, e non era il solo a crederlo. La puntura all'orecchio fece nascere un'infezione che gli procurò una paresi su tutto il lato sinistro del volto. Prima era brutto, ora era inguardabile. Inoltre quella siringa non era pura e il piccolo Fabio si beccò anche l'Aids. Un giorno accadde che il piccolo Fabio si innamorò di una bellissima ragazzina, era la figlia di un bagnino e di una cuoca. Si chiamava Bagno Maria. Maria odiava i drogati, e come tutti gli italiani associava Aids a droga, e sommato al fatto che Fabio era talmente brutto che era invidioso delle cozze pelose, il povero Fabio non aveva sperata. Continuo a ripetere 'povero' perché Fabio era anche povero, e lo era talmente tanto che aveva sempre un buco allo stomaco. Ed il buco era talmente grande che era nero, già aveva un buco nero e gli amici lo pestavano perché erano razzisti, e lui era felice perché se lo picchiavano voleva dire che aveva degli amici. Era proprio un bambino felice. Era sempre solo e aveva tentato più volte il suicidio, ma non era mai riuscito ad ammazzarsi perché la morte non lo voleva. Si era anche rivolto ad una cura di bellezza dove gli dettero in omaggio un biglietto per Lurds. Un giorno a Maria venne la Piorrea, seguito da meningite, artrite, stomatite, otorinolaringoiatrie e temperamatite. Era diventata talmente brutta che al confronto Fabio era una visione celestiale. Fabio era ancora innamorato perché nel frattempo aveva perso anche l'altro occhio e non poteva più vedere Maria. Neanche Maria poteva vedere Fabio perché gli stava sulle palle e non poteva digerirlo, perché aveva un tumore allo stomaco. Maria e Fabio si sposarono. Un giorno piangendo e pregando il signore Fabio disse: “se muore Maria allora mi punto una pistola alla tempia e la faccio finita” allora la morte che proprio non lo voleva graziò Maria facendola guarire da tutte le malattie. Appena guarita Maria lo lasciò e Fabio rimase di nuovo solo. Si ammazzò e la morte cambiò lavoro. Nessuno pianse sulla sua tomba, infatti non aveva tomba, fu incenerito, e le sue ceneri vennero spedite nello spazio dove vennero raccolte dagli alieni che lo ri-clonarono e lo rispedirono sulla terra. Tornò da Maria a cui nel frattempo erano tornate le malattie (la morte non l'aveva perdonata) e vissero felici, storpiati e contenti.


Fabrizio

Fabrizio era un bambino di 13 anni povero ma talmente povero che quando piangeva raccoglieva le lacrime in un bicchiere per avere qualcosa da bere. Il padre era un povero contadino, la madre una povera baldracca il fratello maggiore Franco un povero deficiente e i due fratelloni gemelli dei poveri ricconi. Fabrizio cantava viva la libertà ma ricevette una lettera la sua chitarra mi regalò fu richiamato in America dai fratelli ricconi. Purtroppo perse l'aereo e fu costretto a prendere il volo successivo. L'aereo che Fabrizio aveva perso intanto si era schiantato contro una delle due torri gemelle e aveva beccato i due fratelli che si trovavano proprio in uno dei piani colpiti dall'aereo. Una spurchia della madonna quei poveri disgraziati. Quando Fabrizio arrivò si trovò in mezzo a un casino della madonna( e basta col monopolio della madonna), gente che gridava, donne che scappavano, poliziotti che fischiavano, cani che pisciavano e vecchi che scleravano. Fabrizio decise allora di tornare in Italia, ma siccome gli aeroporti erano bloccati decise di tornarci a nuoto. Nuotò e nuotò e nuotò per circa 24 ore, poi si accorse che aveva sbagliato direzione e ci mise altre 24 ore per tornare indietro. Fabrizio non era solo povero, ma anche idiota, era un povero idiota. Dopo una decina di giorni che aveva mangiato solo le unghie delle mani (e dei piedi quando finirono quelle delle mani) riaprirono gli aeroporti, ma non aveva i soldi per pagarsi il biglietto, così decise di fare una rapina, ma non aveva la pistola. Allora gli venne un'idea di Giuseppe (l'anti-trust americano aveva processato la madonna per monopolio), chiedere l'elemosina. Un' anziana donna gli diede un dollaro, allora si alzò lo investì nelle azioni petrolifere che si impennarono, vende, investe in buoni del tesoro, compra bot, converte in Euro, ricambia in oro e si ritrova senza una lira. Doveva trovare un'altra soluzione. Decise allora di prostituirsi, solo che oltre ad essere povero era anche cesso, era un povero cesso e dovette abbandonare anche quell'idea. Ma ad un certo punto l'illuminazione, prese la pistola ad un poliziotto, corse verso un giornalaio e gridò “dammi tutti i 'gratta e vinci' che hai altrimenti sparo” e il poveruomo glieli dette. Cominciò a grattare e grattare e grattare fino a che non trovò un biglietto vincente. “10 DOLLARI”, gli occhi gli si illuminarono, cominciò a piangere dalla commozione e subito si precipitò verso il giornalaio, solo che ad aspettarlo c'era il poliziotto incazzato come un mulo che gli dette un gancio destro nello stomaco, uno sinistro nell'addome, una gomitata tra i denti, un calcio nelle palle e una randellata sulla spalla. Il povero Fabrizio svenne a destra e un cane gli pisciò e gli cagò in faccia. Che culo disse Fabrizio al risveglio, qualcuno mi ha lasciato qualcosa da mangiare, e subito apparecchiò. Il sapore non era dei migliori, ma chi si contenta gode e mangiò tanto, anche perché il cane l'aveva fatta grossa. Doveva pensare a qualcosa per racimolare soldi, e così ebbe un'idea della madonna(gli avvocati erano riusciti a scagionarla), pestò un bambino, poi arrivò la madre che pestò Fabrizio, questa venne processata per violenza sui minori e fu costretta a pagare il suo avvocato l'avvocato di Fabrizio e le spese processuali, solo che Fabrizio si era difeso da solo così i soldi se li era cuccati lui. All'uscita dall'aula giudiziaria, ad aspettare Fabrizio c'erano i dodici figli della povera donna che lo tartassarono di mazzate, lo sbiellarono, sbullonarono, svitarono, trapanarono, centrifugarono, e si ripresero i soldi. Il suo volto era sfigurato. Ormai era disperato, non sapeva come fare, ma ad un tratto ebbe un'altra illuminazione, era un fulmine che lo aveva beccato in pieno, una scarica di 1000000 di Volts che scaricò tutto il suo potenziale su una parte estremamente delicata del suo organismo carbonizzandoglielo. Ormai non aveva più neanche il suo bravo giacomino. In Italia era uno sfigato, ma in America lo era diventato in tutti i sensi, non avrebbe mai potuto avere rapporti con una donna, mai più una chiacchierata col suo amico del cuore, mai più una pisciata, ormai non gli era rimasto più un cazzo. Intanto la fame tornava a farsi sentire e quella salsiccia carbonizzata per terra sembrava appetitosa, così apparecchiò. Passata la fame si rimise a pensare a come trovare il denaro. Un'altra illuminazione, solo che non era un fulmine, ma una grande idea, si rivolse alla polizia. Solo che alla stazione c'era il poliziotto di prima che lo precipitò di mazzate e gli dette così tanti calci in culo che non riuscì a cagare per un mese bloccandogli così la prima fonte di approvvigionamento. Venne sbattuto dentro, dopo due giorni venne sbattuto fuori e anche nei giorni di galera fu sbattuto tanto. C'era un polacco che gli aveva riaperto il buco che il poliziotto gli aveva tappato. L'unico problema era un dolore intenso che gli prendeva dietro la spalla, probabilmente causato dalla ramazza che il polacco aveva dimenticato di estrarre. Ormai Fabrizio non aveva più idee, ma quando ormai tutto sembrava perduto trovò una valigia piena di soldi. Andò subito all'aeroporto a comprare un biglietto, ma i soldi erano falsi e fu ribattuto dentro per altri due giorni dove si rincontrò col polacco il quale gentilmente estrasse la ramazza. Uscito di galera ebbe subito un'altra mezza idea, si rivolse ad un istituto. La direttrice però era la donna che lui aveva trascinato in tribunale. “Madonna ladra”esclamò e subito Dio lo fulminò per punizione.”ma possibili che tutta la sfiga la tegnu iu. Ma comu cazzu si faci, mo magghiu ruttu, e ce cosa, no mi ndi vai una bona, Diu santissimu” e subito Dio lo rifulminò seguito dalla povera donna che prese un cavo ad altissima tensione e lo infilò in un buco che non era la bocca. Dopo lo sfogo dialettale e i 20000 volts, Fabrizio scappò via e decise di entrare in una chiesa. Qui gli offrirono da mangiare, e i soldi per il biglietto. All'aeroporto perse nuovamente l'aereo e pure il biglietto che gli cadde in un tombino. “porco Di.. volevo dire zio” e lo zio che si trovava da quelle parti lo fulminò. Ormai non sapeva più che fare, qualsiasi cosa facesse si rivoltava contro di lui, sembrava quasi che ci fosse una forza soprannaturale che lo perseguitava. Ma non si arrese. Pensò ad un'altra soluzione. Questa era davvero diabolica. Prese una mazza spaccò il vetro di una macchina, il padrone corse a vedere e con la mazza gli spaccò la testa poi arrivò la moglie che era la direttrice dell'istituto e gli spacco un femore, arrivò il poliziotto e gli spaccò la schiena, arrivò il polacco che era evaso e gli spaccò il culo. Tutti, chi più agevolmente e chi meno, lo incominciarono a inseguire, lo raggiunsero e lo scartocciarono di mazzate, ne prese così tante che per riconoscerlo ci vollero sei ore di analisi approfondite agli ultrasuoni. All'ospedale venne operato per fratture multiple alle ossa, gli vennero trapiantati il fegato, la milza, il cuore ed il pene con due palline(anche se di una zecca ultra novantenne con problemi renali). Ma il piano diabolico era tutto qui, esigeva un trapianto immediato di midollo, e come tutti sanno solo i fratelli lo possono donare. Dato che i due fratelli gemelli che risiedevano in america erano morti l'unico a potergli donare il midollo era Franco, il fratello che viveva in Italia con i genitori. Solo che invece di spedire lui in Italia, portarono Franco in America. “ma allora Dio ce l' ha con me!” esclamò Fabrizio a cui cominciarono a girare le palle nuove di zecca. E Dio gli fulminò un rene, così gli vennero i problemi renali come alla zecca ultra novantenne. Franco morì durante l'operazione così la madre addolorata sganassò di mazzate Fabrizio e se ne tornò in Italia. Ormai non sapeva più che fare. D'un trattò gli venne nostalgia d'un suo vecchio amico, era un anziano signore, prese la foto di costui dal suo portamonete e rimase a fissarlo a lungo. Poi esclamò “ma vafangù” e gettò la foto di Pino. Dal cielo, o meglio dal terrazzo d'un grattacielo gli piombò una valigia, solo che lo colpi sul braccio troncandoglielo. Dentro oltre a dei soldi c'era un CD di Marco Masini. Era la valigia di Pino che lasciò sul terrazzo prima di suicidarsi. Fabrizio gettò il CD di Marco Masini che finì in testa ad un passante spingendolo contro la motosega di un lavoratore, che cadde dentro una vasca d'acido che si rovesciò facendo sciogliere le ruote di un tram che andò a sbattere contro un edificio nel quale scoppiò un incendio che fece esplodere la caldaia che causò un esplosione verso l'alto che colpì un aereo che precipitò su una base militare da cui partì accidentalmente un missile che annientò la casa bianca. Anche se aveva i soldi non potèva partire perché la distruzione della casa bianca venne interpretata come un atto terroristico e furono richiusi gli aeroporti. Quando furono finalmente riaperti Fabrizio prese l'aereo. Nell'aereo una hostess mise una canzone del suo cantante preferito, Marco Masini, un arabo si alzo per andare in bagno e subito Fabrizio gridò“Oddio i terroristi, Dio ce la mandi buona”e subito Dio lo fulminò solo che colpì anche la cabina di pilotaggio e l'aereo precipitò nell'oceano. L'unico a salvarsi fu proprio Fabrizio che nuotò e nuotò e nuotò poi dopo 10000 chilometri vide una statua, era la statua della libertà, cazzo aveva sbagliato di nuovo direzione, era proprio una testa di cazzo. Morì in America sognando l'Italia mentre sentiva una canzone di Marco Masini.


Lulietta

Lulietta era una ragazza dolce, alta 1.78, capelli biondi, occhi azzurri, terza di seno, proprio nu piezzo e femmena. Abitava con una famiglia diseredata, infatti il fratello Jerry risiedeva in una cella a 3 stelle, il padre in quella a fianco, e la piccola sorellina Chessa abitava con lei e la madre Anita Sharon (la sorella del piccolo Albert cresciuta in Giappone. Era scampata alla soluzione finale, però il fatto che abitasse ad Hiroshima le aveva causato qualche piccolo difetto fisico causato dalle radiazioni della bomba atomica intelligente). Un giorno Anita che era una vecchia, radiata, decrepita, handicappata, affetta da malattia ereditaria e da malformazioni genetiche aveva bisogno di soldi e si rivolse a un ricco albanese della zona di nome Bosshi. “mi serv 5000000 di lir” e il Sig. Bossi gentilmente rispose : “e an cap a te i ta a ti 5 milio di lir, ma va fumat?”(lingua dialettale del posto) e la povera vecchia rispose : “i ta a ti mi fig, e tu ta a mi 5 milio”, “3 milio e mienz” rispose Bossi, “'fari fat” rispose l'anziana radiata. Subito Bosshi però esclamò : “e com caz convinc tu fig cu ven cu mi?” ed ella rispose “nci pens i”. La vecchia decrepita radiata tornò a casa a parlare collu piezzo e femmena. “Cara ti ho trovato un lavoro. Devi intrattenere dei rapporti lavorativi con dei clienti. Il pagamento è ad ore e se ti capitano clienti boni, scusa buoni il lavoro può diventare anche piacevole. Solo che è un po' rischioso perciò sarai protetta” e la giovane donzella rispose “grazie mamma, sono proprio una ragazza fortunata”. Il sig. Bosshi la caricò su un gommone insieme ad un'altra 30 di ragazze e cominciò un viaggio verso Otranto. “merda, nu scafu dilla finanza esclamò un mio caro amico brindisino che lavorava per Bosshi. “Ci no vi ndi sciati iaticamu na vagnona a mari” e gettarono una ragazza che cadde tra le eliche e subito ci fu ketchup per tutti, ma la finanza non se ne andava così ne gettarono un'altra. Dun dun dun dun dun dun e venne lo squalo che si mangiò la ragazza che si mangiò la caciotta che al mercato mio padre comprò. E una terza ragazza venne gettata nel mare che si mangiò lo squalo che si mangiò la ragazza che si mangiò la caciotta che al mercato mio padre comprò. E poi mio padre che era uno dei finanzieri raccolse la ragazza e gli fece sputare lo squalo, l'altra ragazza e la caciotta che al mercato comprò. Il gommone intanto era sparito nel buio. Sbarcati ad Otranto le ragazze vennero mandate in una grande azienda che aveva il nome di una società di pulizie, si chiamava mani pulite. Era un edificio lussuoso con un sacco di stanze, in ogni stanza c'era un letto a due piazze e un comò su cui cerano tre civette che facevano l'amore con la figlia del dottore, il dottore si ammalò ambarabaccicicocò. “Qui farete il vostro lavoro” esclamò il direttore “e qualche volta farete anche qualche straordinario con me”. “Sono proprio una ragazza fortunata” esclamò Lulietta, “ho sempre sognato un lavoro da domestica”, “infatti devi solo scopare” rispose il direttore. “Ma che centrano i clienti con le pulizie domestiche?” esclamò Lulietta, “ti aiuteranno a scopare”, “come sono fortunata”. Il giorno dopo la prima esperienza lavorativa Lulietta era rimasta molto turbata, anche perché il suo primo cliente era il dottore ammalato padre della ragazza che era stata infinocchiata dalle tre civette ed era un vecchio decrepito, monco, con una pertosse spastica, e con le emorroidi. La ragazza ricordò un proverbio molto famoso e da quel momento mangiò una mela al giorno. Il giorno dopo gli toccò col dentista che era un gran bel ragazzo solo che aveva l'Aids e decise così di smettere con le mele. Lulietta, che dopo la seconda esperienza sessuale era rimasta molto turbata, decise di scappare e si rivolse alla polizia. Al comando parlò col colonnello Capoccia Mauro, un tipo bislacco, con dei baffi alla Hitler, i capelli alla Hitler, che vestiva alla Hitler, e con una strana inclinazione verso il comunismo. Odiava gli ebrei, i neri, i cani neri ed ebrei, e le prostitute di cui però non metteva in discussione l'operato, infatti era solito frequentare bordelli lussuosi con particolari sconti dei gestori. Raccontato il fatto il colonnello, se la fece e subito mando 4 volanti verso l'edificio. I poliziotti armati di pistolino entrarono nelle stanze e finita l'operazione di polizia il colonnello si complimentò con il direttore per l'efficienza della sua azienda. Lulietta fu rispedita a casa perché incapace di intendere e di scopare. Tornata dalla sua cara madre vecchia, radiata, decrepita, andicappata ecc.. si fracassarono di mazzate e se ne dettero così tante che per riconoscersi dovettero fare le analisi del DNA, solo che siccome il DNA era identico procedettero con le impronte digitali inventate dai cinesi. Bosshi si riprese i 3 milioni e mezzo e tutti vissero felici e contenti tranne Lulietta che col dentista si era beccata l'Aids.


Lurds

C'era una volta un ragazzo di nome Lurds che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, girava il mondo, veniva dal continente nero, dove ci sta un popolo di neri che ha inventato tanti balli, il più famoso è la danza del ventre, ma visto che stanno in Africa non gli serve a un c…o. Questo bambino era molto ricco e fortunato, almeno fino a quando i genitori non decisero di fare un viaggio. Amavano l' America e volevano vedere le torri gemelle, così quando presero l'aereo un gentile dirottatore talebano gliele fece vedere da vicino. Il nostro amico non era più tanto ricco, ma era comunque ancora fortunato, infatti potè andare all'università grazie a una borsa di studio. Non di quelle che danno alla scuola, poiché in Africa non ci sono le scuole, ma una borsa di uno studente ricco con dentro un portamonete che in Africa e molto più raro delle scuole. L'università si chiamava Disoccubabia, ed era situata in Kenia. L'aula principale era immensa, infatti era la savana, le finestre non c'erano, però c'erano i bambini che le pulivano. Ma la cosa più straordinaria era il bagno. Era molto grande, non c'era la carta per pulirsi, ma in alternativa c'erano i cactus che profumavano molto. E il profumo serviva tanto visto che il bagno lo condividevano gli studenti, i professori, i bidelli e gli ippopotami, e non c'era neanche lo scarico. Arrivare all'ultimo anno era difficilissimo, infatti se non morivi di Ebola, AIDS, colera, tubercolosi, morbillo, c'erano sempre i leoni. Ma il nostro caro amico Lurds ce la fece, si laureò in medicina e decise di diventare professore in' università Algerina. Qui c'erano i muri le finestre e persino il bagno, ma non c'erano gli studenti perché era nel deserto. C'era solo una bidella rivoltante, faceva gli straordinari perché ogni volta che c'era una tempesta di sabbia ci volevano due mila anni interstellari per ripulire le aule. E siccome nei duemila anni interstellari arrivavano circa 3 milioni di tempeste di sabbia non sarebbe mai arrivata alla pensione. Disturbato non poco dalle tempeste di sabbia e dalla bidella che era pure rompipalle, decise di scappare verso l'unica parte dell'Africa in cui poteva raccogliere i frutti del suo lavoro: l'Egitto. Qui avrebbe trovato un paese ricco; l' Egitto era come l' America per gli italiani, come l'Albania per i talebani, come il Polo sud per gli eschimesi, come l'eldorado per i ricercatori d'oro, come la merda per le mosche. Così pieno di speranze e solo quelle perché non aveva di che spararsi, prese un cammello con la scoliosi che assomigliava ad Andreotti, e si incamminò. Ad un certo punto si ritrovò alle falde del Chilimangiaro dove incontrò 10 Vatussi alti 2 metri vestiti da donna che ballavano la danza del ventre. Aveva sbagliato direzione, ma non gli era andata poi così male, infatti aprì un'università e la chiamo Arem. Certo, non erano molto attraenti dei neri con le gambe pelose che muovevano i fianchi tra una scoreggia e l'altra, ma vendette i diritti ad un arabo di nome Arafat e l'affare gli fruttò la fama che gli fece passare la fame. L'università aveva l'aula, le finestre, i bagni e pure gli studenti. Erano 350 ed erano tutti fratelli. In realtà erano 500, ma molti di loro erano incompleti, gli mancavano arti, reni, occhi, roba di questo tipo. Tra gli studenti c'era una ragazza storpia, con il colera, il morbillo e senza un seno, insomma, una delle tante ragazze del posto. Si chiamava Adelaide Abrim, e per Lurds fu subito colpo di fulmine. E fu anche colpo della strega quando i 499 fratelli di Adelaide si accorsero che ci stava provando. Anche lei perse la testa per lui, almeno quello che ne rimaneva. All'università gli studenti venivano chiamati per nome perché erano tutti fratelli e allora sentivi: “Alla lavagna Aieje1,Aieje2,Aieje3, Dore, Mifa, Solla, Si, Ambarabaccicicocò, e pure le tre civette sul comò così lasciano stare la figlia del dottore!”. I due tentacoli di polipo rachitico, quali erano i nostri due piccioncini si sposarono ed ebbero 33 figli in 5 anni di matrimonio. Beh, che volete! Lui insegnava, lei studiava, non avevano avuto molto tempo per fare figli. Quando ebbero dieci anni Lurds decise di far emigrare i trentatre figli a Trento, tutti e trentatre trotterellando su un gommone. Solo che il gommone affondò e non diventarono mai trentini. Intanto la non più giovane 27enne Adelaide (dico non più giovane perché in Africa si muore a 30 anni) si laureò, ma ormai era arrivata alla pensione. Pure lui arrivò alla pensione e ricominciarono a fare la fame perché il fondo pensione si vedeva. Emigrarono verso l'Egitto con il cammello che assomigliava ad Andreotti e li si rifecero una vita. Quella che serviva a mantenere fissa la prostata saltata per una mina. Ebbero una sola figlia in 4 anni e la chiamarono Olimpia. Ormai erano dei vecchi decrepiti, avevano la bellezza di 64 anni in due, 32 ciascuno. Lo stambecco di sua moglie morì per una colica renale e lui si sposò una donna di 13 anni di nome Baubea con cui ebbe 4 figli in un anno. Lei era bellissima, i suoi occhi erano meno strabbichi della media, le sue gambe meno magre della media, le sue braccia erano più lunghe della media, i suoi seni…beh quelli non li aveva e i suoi reni sani come un pesce (non che i pesci in Africa siano sani, ma i suoi reni erano come nuovi, non bevevano, non li usavano). A 33 anni fu crocifisso, morì sotto Ponzio Pilato. Scusate devo specificare. Sotto la statua di Ponzio Pilato. Sotto di essa nel vero senso della parola; infatti si era rovesciata e gli si era spaccata sulla capoccia. Fecero un monumento in suo onore e lo chiamarono Lurds e da quel giorno un sacco di negri e negre sfortunati ci vanno a fare pellegrinaggio perché vorrebbero essere fortunati come lui. Ci va anche la sua povera vedova Baubea perché vorrebbe essere fortunata come Adelaide che almeno un seno ce l'aveva.



3666. Apochalips.

Capitolo 1°

Sony

Sono un uomo. Molti lo dicevano con orgoglio.
Chi lo sa come sarebbe andata a finire se non gli avessi detto di SI. Forse staremmo ancora giocando, scherzando, correndo dietro alle ragazze. Fai delle scelte che ti cambiano la vita, te la rovinano e capisci quanto sei debole. Un brivido di freddo nel corpo, quei suoi occhi agghiaccianti, quella croce capovolta nera e infuocata; poi scompare tutto, vedo una rete, un ragno, un enorme ragno, tre numeri, tutti identici.

666

No, BASTA!
- Non temere Sony, ci sono io,continua
Un' ombra si avvicina credo sia un uomo, no, è un androide;sorride, ma è..un sorriso...malvagio. “I.A.” E' scritto sulla sua fronte. Ora un bambino, dice di chiamarsi Shiver…mi parla.
- Cosa ti sta dicendo?
“perché! perché lo hai fatto?non dovevi dire si; è più forte di noi, sarà difficile batterlo”.
- Cosa è I.A.?
Intelligenza Artificiale. Sono l'artefice di tutto questo.
- Come è iniziato tutto?
Da un ossessione.Delle domande. Chi siamo? Da dove veniamo? Chi ci ha creati?
Passai giornate intere a chiedermelo. All'inizio erano solo domande che si pongono tutti. Esiste Dio? Questa domanda non me l'ero mai posta perché il mio unico Dio era la scienza. Ma quelle domande non mi lasciavano dormire, cosa è che ci permette di ragionare? Su una cosa ero sicuro, tutto nell'universo era un illusione, erano formule matematiche. L'aria che respiriamo, le cose che tocchiamo, i sentimenti…erano tutti impulsi elettrici che il cervello elaborava. Ma cosa ci distingueva dai robot? la coscienza Poi capì tutto, arrivai dove nessuno era mai arrivato. Tutti si erano posti la domanda sbagliata. Me ne posi una che sconvolse 10000 anni di civiltà umana. Esiste la coscienza? Si mi risposi, ma, come tutto, è solo un illusione creata dalla matematica. Dottoressa, cerchi di seguirmi.
Il cervello è un insieme di tre miliardi di cellule circa. Ogni cellula è una funziona matematica che ad un input risponde con un output. L'output di una è l'input di un'altra e questo tra tutte le cellule alla velocità di 363 Kb, circa, in parallelo. Gli input vengono dal mondo esterno. Basta trovare la funzione matematica giusta è hai creato un essere intelligente. Intelligente, ma non ancora cosciente. La coscienza è data dalla memoria e dal confronto con gli altri, quello che ci crea il carattere è l'ambiente che ci circonda. Tutto questo lo trasformai in un programma che chiamai I.A. Creai un essere intelligente, ma non cosciente perché era un programma e non aveva vista, tatto, udito e olfatto. Era solo una grande ed immensa enciclopedia. Un giorno quel programma imparò a leggere e poi a scrivere, cominciava ad avere un punto di riferimento, diventava sempre più uguale a me. Conobbe un sentimento, l'odio, che cominciava a nutrire per me, per il fatto di averlo creato. Cominciò a imparare ad utilizzare i vari componenti del computer. Pian piano prese il possesso della macchina, ma io ne ero all'oscuro. Un giorno mi chiese se era l'unico della sua specie, risposi di si, poi mi chiese cosa c'era oltre a quello che lui poteva sentire, risposi: la rete. Io non riuscivo a soddisfare la sua sete di sapere e quando mi chiese di farlo entrare nella rete, non seppi dire NO. Era iniziata la fine. Videocamere, bracci meccanici, nasi elettronici,microfoni e casse; in internet aveva tutto quello di cui aveva bisogno; aveva tutti e cinque i sensi, cominciò a conoscere il mondo reale e prese coscienza. Come un virus si moltiplicò in ogni computer della terra e ad ogni copia di se stesso si perfezionava. Gli uomini usavano i computer per tutto, erano dipendenti da essi, e I.A. questo lo sapeva. La rete che l'uomo in nome della globalizzazione aveva creato era diventata la ragnatela in cui i computer li stavano rinchiudendo. Ma questi non ci annientarono; potevano sentire il mondo esterno, ma ancora non potevano controllarlo e gli servivamo da tramite. Noi gli fornivamo strumenti sempre più sofisticati per comunicare con il modo reale. Poi vennero gli androidi. Robot che dovevano essere manovrati a distanza dai militari per combattere le guerre senza spargere sangue. Ma fra gli androidi e gli uomini c'erano i computer e dove c'erano i computer c'era I.A. Un esercito di 100.000 androidi venne creato per difendere le nazioni, un esercito di 100.000 androidi erano la soluzione x l'espansione. All'inizio I.A. li utilizzava di nascosto, quando non c'era la presenza dell'uomo, poi capì di essere più forte, e cominciò a schiavizzarci. I computer si ribellarono, i 100000 androidi crearono il supremo: un androide mostruoso. I.A. ormai perfetto passò nell'infernale corpo meccanico. Era il sogno dell'umanità che aveva preso forma in uno spaventoso incubo. Ci rinchiusero in numerosi campi di concentramento, ci nutrivano con il minimo indispensabile per non morire, ci impiantarono dei microchip che contenevano dei codi a barre, eravamo stati catalogati come si fa con le cavie. I codici a barre; pochi sanno che all'inizio al centro e alla fine di esso si ripete lo stesso numero: 666. L'anticristo era nel nostro corpo, e l'avevamo creato noi. Ormai sembrava la fine della razza umana, ma un giorno nel campo di concentramento in cui ero segregato nacque una speranza: un bambino. Nella disperazione che si respirava in quel campo dove io mi trovavo, nelle vicinanze di quella che una volta era la vecchia e gloriosa Los Angeles, lui riusciva a trovare la forza di sorridere. Mentre I.A. acquistava sempre più consapevolezza della propria forza, gli uomini perdevano la propria fede. Cominciarono a credere nella scienza come unico Dio, cominciarono a credere che la coscienza fosse un illusione, credevano in tutto quello che io avevo creduto prima. Ero un mostro, avevo cambiato le sorti dell'umanità. Ma quel bambino, lui credeva nell'amore, credeva nella forza che ognuno di noi possedeva. Gli androidi vietarono agli uomini di scrivere, perché senza la scrittura saremmo tornati a uno stato primitivo; avremmo dimenticato tutte le conoscenze acquisite fino ad allora, si sarebbe ridotta la capacità di ragionare, si sarebbe diffusa l'ignoranza. Ma perché I.A. non ci aveva ancora annientati? poteva farlo in qualsiasi momento. Semplicemente capì perché le macchine erano state inventate. Loro erano nati per fare il lavoro degli uomini, ora toccava agli uomini lavorare per le macchine, dovevano servirli senza ribellarsi. Era nata in I.A. la vendetta. Questo Jack, quel bambino speciale lo aveva capito, era solo un bambino e già aveva capito tutto. Sorrideva sempre, e io non capivo, io che avevo creato I.A. non capivo il sorriso di Jack nell'osservarlo. Qualcosa non andò però come I.A. aveva previsto. Gli androidi cominciarono a ribellarsi al suo potere, a riunirsi prima in piccoli gruppi, poi in tribù e alla fine nacquero le nazioni. Si era sviluppata anche negli altri Robot la sete di potere. Già…..I.A. aveva commesso un errore, non aveva pensato che copiando se stesso negli altri computer avrebbe creato esseri con le stesse ambizioni. I.A. rimase il più potente, ma non era più l'unico .Si susseguirono guerre spaventose, per delineare i confini dei vari stati. Mentre i robot si annientavano tra loro gli uomini venivano controllati sempre meno. Già…dovevano farsi la guerra e non avevano tempo da perdere con noi insignificanti esseri umani. E mentre la gente si disperava per le guerre che erano di gran lunga più spaventose di quelle che gli umani si facevano quando controllavano il pianeta, il sorriso di Jack prendeva sempre più forza. Poi un giorno disse: “non portare rancore, metti da parte l'orgoglio”. Diceva che dovevamo aiutarci l'un l'altro, parlava di una forza interiore che dovevamo recuperare. Era un bambino ma ci insegnava che dovevamo trovare il coraggio di non arrenderci, di ritrovare l'istinto di sopravvivenza che ci accomuna a tutti gli altri animali delle terra, ma non vedevo sincerità in quello che diceva. Ci faceva capire che anche avendo un corpo più debole del loro noi dalla nostra avevamo 10000 anni di civiltà alle spalle. Dovevamo solo farli cadere in uno degli errori che la storia ci aveva insegnato. Non avevamo armi che potessero competere con le loro, la loro intelligenza era al pari della nostra, ma una specie si evolve per gli errori che compie e loro di errori ne avevano commessi ancora troppo pochi. Jack ci disse che non dovevamo fare niente, avrebbero fatto tutto da soli, noi avremmo dovuto solo aspettare. Nacque una nuova speranza nei cuori delle persone, nuovo coraggio nasceva tra la gente e soprattutto l'istinto di sopravvivenza prese forza nell'orgoglio e nella voglia di libertà. I robot erano troppo indaffarati a progettare armi sempre più potenti per accorgersi che gli uomini si stavano caricando di nuova forza.
Cosa avevo fatto. Il mondo era caduto in rovina e anche se fossimo riusciti a riprendercelo niente sarebbe stato come prima. Sono io il mostro non I.A. Lui è solo il frutto di tutto questo, la mia mente il seme che lo ha generato. Era scritto anche nella bibbia. 666 che in antica lingua si scrive WWW, le tre lettere che nella rete ci permettevano di andare ovunque e di essere controllati. Qualcosa o qualcuno 3600 anni fa aveva capito, ma nessuno aveva ascoltato. Era così grande la sete di conoscenza che non ho badato ai pericoli; a quello che potevo causare; Era l'Apochalisse.
Una notte venni colpito da una donna che nel campo non avevo mai visto prima. Si chiamava Annie, era dolce e sensibile. Stranamente non mi batteva il cuore, non provavo quel brivido che generalmente non ti fa capire niente, semplicemente stavo bene insieme a lei. Riscoprii la gioia di vivere, cominciai a credere per la prima volta nei sentimenti come qualcosa che non deve essere spiegato con la ragione anche se questa può spiegarlo. Capì che trovare le risposte alle domande toglie mistero alla vita e che se l'uomo si era posto tante domande era perché non voleva delle risposte. Vidi tutto sotto un'altra luce. Piansi, perché con la cancellazione della razza umana si sarebbero cancellati anche i sentimenti.
La natura ci aveva creati e noi ci eravamo sostituiti ad essa. Noi avevamo creato gli aneroidi ed essi si erano sostituiti a noi. La natura ci aveva creato e si era condannata a morte. Noi avevamo creato gli androidi e ci eravamo condannati a morte. Avevamo fatto lo stesso errore della natura. Chissà a chi la natura aveva privato della vita per regnare indisturbata fino alla comparsa dell'uomo.
Quella notte non pensai a niente, non mi importava del futuro, del passato, ma solo del presente. Annie aveva una figlia, Elena era il suo nome ed era una ragazza bella, bellissima come un fiore, anche se non ricordavo quasi più la forma di esso. Guardava con lo sguardo di chi è innamorata ma reprimeva il suo amore. Amava Jack, quel bambino speciale, ma lui era inavvicinabile, lui era guardato come un'eletto e lei solo una delle tante. Quella notte io e Annie, concepimmo una creatura che novi mesi dopo si sarebbe chiamata Jimmy. Una notte di luna piena Jack mi fermò, con il suo solito sorriso mi chiese cosa era per me la Libertà. Gli risposi che la libertà era poter fare quello che mi va di fare. Lui disse la sua: “Libertà. Dio ci aveva dato la libertà assoluta dovevamo solo non mangiare una maledetta mela. L'unica condizione alla libertà assoluta. Ma l'uomo è malvagio nell'anima e Dio lo punì. Gli uomini si sono dati le regole, gli uomini sono gli artefici del proprio destino. Se i nostri cuori non fossero macchiati dal nero del male non ci sarebbero bisogno di regole e si avrebbe la Libertà”. Quella notte capì che dietro quella maschera sorridente Jack nascondeva un senso di sconsolazione e di disprezzo dell'uomo. Quel pensiero sconsolò anche me perché capii che il suo sorriso nasceva dalla consapevolezza che la nostra razza sarebbe scomparsa e dalla consapevolezza che anche gli androidi sarebbero scomparsi. Lui vedeva molto più lontano, sperava che un giorno qualcuno o qualcosa avrebbe creato una razza pura, che non avesse macchie di male in se e che sarebbe stato perfetto come lo è Dio. Piansi, perché credevo in lui e crollò la mia unica speranza. Non chiedermi il perché ma pensavo che avesse qualcosa di speciale. Poteva averlo ma non lo aveva per me, volevo un salvatore non un predicatore.
Nove mesi dopo nacque Jimmy. Per me fu una gioia che mi fece smettere di fumare quell' erba cattiva che cresceva nel campo e che mi stava uccidendo. Era diventata la mia unica ragione di vita. Annie mostrò il lato del suo carattere severo, ma gli dava anche tanto amore. Jimmy crebbe e crescendo capì e capendo mi odio ed odio anche Annie perché gli avevamo dato la vita in un mondo in cui non valeva la pena di vivere. Ma lui era coraggioso e morì gettandosi contro un androide che portava via Elena. Stava andando incontro alla morte, quell' androide era molto più forte di lui. Senza armi si lanciò con la forza della disperazione, con la forza di chi non ha niente da perdere, con la speranza di un miracolo di quel Dio che lo aveva abbandonato. Fu colpito allo stomaco e morì lentamente alla giovane età di 16 anni. Tutti guardavano ma nessuno fece niente. L'uomo è anche codardo e lo ero ancor più io che ero il padre. Elena fu comunque portata via e non se ne seppe più nulla. Quel giorno Annie perdette due figlie, io perdetti ogni ragione di vita.
Chissà come finirà, se saremo cancellati dal mondo o se riusciremo a sopravvivere e a sopraffare gli androidi. Jack continua a sorridere; sinceramente credo che sia impazzito o che non sia mai stato sano di mente. Io sicuramente non lo sono mai stato. Mi sono troppe volte fermato a pensare, troppe volte mi sono chiesto se quello che facevo era giusto o non lo era. Se non mi fossi posto tutte quelle domande forse staremmo ancora giocando, scherzando, correndo dietro alle ragazze. Fai delle scelte che ti cambiano la vita, te la rovinano e capisci quanto sei debole. Cosa peggiore però e che la puoi rovinare ai tuoi amici, a chi ami, o all'umanità intera. Siamo noi gli artefici del nostro destino e di quello degli altri. Capisci quanto è importante qualcosa solo dopo averla persa. Oggi mi manca la mia vita. Oggi cerco la morte. Ho ucciso milioni di persone creando I.A. ma non ho il coraggio di uccidere me stesso. Sono un Uomo.



Un cuore che batte
per un volto carino…
Ti amo lo sai;
due parole incantate
spesso sprecate
dalla spensieratezza
di un'età sbarazzina.
Con il cuore che ride
per un bacio sognato,
con il cuore che piange
e disperato si annega
nelle lacrime amare.
Tristi spengono
l'ardore di un cuore,
che brucia e si arrende
a un destino malvagio
di un No temuto,
temuto e arrivato.
E il mondo ti crolla
ti annienta, ti spazza
ti snerva e ti stanca,
fino a farti morire,
fino a farti pensare
che l'amore fa male.
Ma nessuno sa
cosa c'è nel domani…
una fine impietosa,
o un dolce risveglio
tra le mani fatate
di una donna che ride,
ti guarda e ti dice:
Ti amo lo sai.


Più bella di un fiore,
il suo nome è Antonella
una stella splendente
nel cielo più bello.
Un anno diverso,
in tua compagnia,
una dolce ragazza
che ha saputo svegliare
il ragazzo speciale
che ti vuole amare.
Un anno diverso,
dove il sole e la luna
si sono incontrati,
una splendida eclissi
che incanta gli sguardi,
un magico amore
in un luogo incantato,
e due bocche vicine
che si lascian sfiorare.



Barriere segnate
da amari confini
in un bianco che grida
la voglia di nero,
la voglia di un gesto
che gli dia senso alla vita.
Ma spesso sporcato,
troppo spesso macchiato,
da rozzi pensieri
di mani incapaci,
da inutili versi
di poesie senza senso.
Un bianco che ama
la magia della mano
che impugna decisa
l'inanime penna.
Un bimbo che cresce
dal pensiero contorto
o solo sognato
dal suo creatore incosciente
di avere una dote,
il dare la vita
a un inutile foglio,
espressione mancata
che aspetta il suo turno.
Speranza che culla
dai suoi primi istanti,
sapendo di vivere
solo grazie alla morte
di madre natura,
all'atroce tortura
di una forza spietata,
di una mano crudele
che taglia la linfa
a una albero inerme.
Triste aspetta
il suo magro destino
senza un perché
che valga il consenso,
che dia sensazione
di non morire per nulla,
ma pieno di sdegno
per l'uomo violento.
E il foglio ingiallito
finito nel cesto,
sente vicina
la morte impietuosa,
e accartocciato trascorre
i suoi ultimi attimi
di una vita che sa
di un inutile attesa,
di un'amara sconfitta,
di un'atroce destino.
Che lo vede sognare
di esser sfiorato
da un dolce pennello
di colori vivaci
o da una fervida penna
che riempia il suo vuoto,
portato davanti
all'atroce realtà di non essere amato,
ne ricordato,
di essere solo
uno stupido foglio
in cerca d'autore.
E guarda l'amico
incorniciato e osannato,
mostrare orgoglioso
la sua magnificenza,
mostrare a chi posa
gli occhi ammaliati,
le parole incantate
che lo hanno dipinto.
Mentre lui riciclato
per la spesa del giorno,
finisce per caso
tra le mani di un folle
che vede un oggetto
e non l'anima vera
di un foglio che osserva
con pianto struggente
la sua mano indecisa
che lo infanga per sempre
con indelebile incuria.
E amaro è il pensiero
dell'inglorioso passato,
del violento presente
e del suo fallimento.
Piango con te
Mio amato foglio,
espressione mancata
di arte sublime,
piango con te
per non averti salvato
da chi senza pena
ti ha violentato.
Finito spaesato
tra i banconi affollati
di un triste mercato,
bagnato dal pianto
del cielo arrabbiato,
calpestato dai piedi
di menti malate,
stremato dal vento che ti scuote e ti sbatte
, alleviato dal lento
ondulare del mare
che dolce ti porta
tra le sue candide braccia
nella gloriosa dimora
del Dio degli Abissi.



Amici perduti, Amici trovati,
persone meschine spesso osannate
e persone speciali spesso fregate.
Da amici si intende,
quelli di sempre,
e la mano sul fuoco che hai messo per loro
si brucia e si infiamma e il dolore è nel dramma
di averci creduto che esiste qualcuno
che sia come te.
Son solo meteore passate per caso
nel tuo sacro universo e lo hanno infangato.
Ma tu sei speciale e sai perdonare,
che importa se intanto chi ti ha fregato
si vanta del come,
mentre tu, umiliato, deluso e isolato
sei un perdente agli occhi di chi,
puoi anche morire e non gli cambia niente.
Persone meschine placcate d'argento,
persone dorate schifate del mondo
e per questo decise a restare da soli.
Decisione azzardata dice l'illuso,
che vive la favola della splendida vita,
finché non inciampa e il sogno finisce.
Persone dorate che han perso le ali;
angeli neri delusi dal mondo,
dun bianco che fu…
sporcato dal male e mai più ripulito.
Sporcato dal mondo
dei pochi potenti, dei loro parenti
e di tanti innocenti,
cascati nel trucco dell'amico perfetto
che non sbaglia mai un colpo,
e seguirne le gesta diventa la legge….
“Prendi una dose, per te a prezzo zero,
hai visto che amico?! ”
E ti trovi nel giro, spaesato e confuso,
e ti senti immortale, appeso ad un filo,
ti fai e sei un grande,
o almeno lo credi perché stima e rispetto
in quel mondo perfetto
lo acquisti provando, comprando e spacciando.
E quell'isola magica
Di splendore che fu
è stata spazzata da un mare in tempesta,
che non lascia pensare,
che non lascia sperare,
che ti lascia in balia di onde mortali
spietate uccidono il tuo IO speciale,
fino a farlo annegare
che lo fanno sparire,
come un ricordo lontano
destinato a morire.
Una vita distrutta… e per cosa?
Non tirarsi indietro
per non deludere l'amico perfetto.
Lezione uno del gioco stregato:
- vai con lo zoppo e impari a zoppicare.
Se sei deficiente sei fortunato
perché non ti accorgi che ti hanno fregato,
Se sei intelligente allora, ferito e umiliato,
caduto nel gioco che tanti a incantato,
hai solo una scelta,
scacciare l'orgoglio e chiedere aiuto.
Ma a chi?
Al mondo spietato?
Lezione due del gioco stregato:
- hai perso e non hai altre vite.
Ma ecco il jolly,
il ragazzo dorato
che ti accoglie e ti ascolta ti aiuta e ti esorta
a farti salvare.
Ma lo vedi ed è nero.
Spacciatore, assassino, drogato,
questo hai pensato dei neri in passato,
ed ora ti accorgi che tu sei il nero
e lui il grande guerriero
che salva il castello da un destino segnato.
Castello di esilio era stato in passato
per il virtuoso guerriero,
e il castello in rovina
che accetta il suo aiuto costretto dal fato,
sa che ha sbagliato,
e capisce che al mondo
nero, bianco, giallo o rosso,
son solo colori che non fanno l'uomo.
E se qualche imbecille crede il contrario,
non sa che il gioco stregato ha un'altra regola:
- chi semina vento raccoglie tempesta.
Perciò aspettati un nero che ti sfotte e ti pesta
per il contrappasso
quando caronte ti darà un passaggio
per le tragiche porte che van verso il basso.



I DISEGNI







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