PARABOLE

Il mare è una furia, e piccole posidonie marce insozzano la battigia. Nessuno, però, sembra curarsene: la spiaggia e l'acqua sono colme di bagnanti...
Trascorro la mattina con Karl, come sempre, tra estenuanti nuotate e spericolate immersioni.
Anche per oggi, appena arrivati, ci indirizziamo verso quelle onde così invitanti…
Ci allontaniamo dalla riva in stile libero e piuttosto vigoroso, infrangendoci contro i cavalloni; a volte, discendendo da autentiche mura d'acqua, diamo bracciate a vuoto, come stessimo fluttuando per aria.
Siamo fermi ad un centinaio di metri dalla riva; nessuno nelle immediate vicinanze. Ci sfidiamo, allora, come nostro solito, a raggiungere il fondale fino a toccarlo... Giusto il tempo di mettere la faccia sott'acqua, valutare la difficoltà dell'impresa… Sembrano meno di dieci metri… Con un po' di pazienza e molta aria nei polmoni ce la posso fare…
Respiriamo profondamente per tirare a lucido i nostri motori, quattro, cinque volte, come auto di corse clandestine cinematografiche prima della partenza, il fazzoletto bianco che cade, e poi via…
Il sopraggiungere delle onde scuote i nostri corpi, quasi volendoli ribaltare, spingendoli invece ancora più sotto; la sabbia s'alza dal fondale, avanza, torna indietro girando a mulinello.
Continuiamo a scendere, anche se con maggiore prudenza, gradatamente, evitando slanci muscolari verso il basso: il rischio dei gesti scoordinati è di trovarsi a corto d'aria e di lucidità, e di dover rimediare con rapide risalite d'emergenza.
Rispuntiamo fuori, le orecchie dolenti, gli lacrimosi, i pugni riempiti di sabbia per trofeo, prove del nostro successo, ma li apriamo incuranti, lasciando i granelli liberi di risprofondare: s'è appena materializzata una nuova divinità mitologica, capelli lunghissimi e cute lavica...
Karl mi guarda dubbioso: da dov'era sbucata fuori? E se prima fosse stata sott'acqua, ce ne saremmo dovuti accorgere… E' vicina, ma c'ignora. Riprende fiato e tira indietro i capelli attaccati al viso. Si rituffa, e noi increduli la imitiamo.
Finalmente osserviamo il suo corpo, senza code né pinne, obliquo e a testa in giù, il minimo due pezzi avion che si fonde col colore dell'acqua di mare vista da dentro...
Posa il palmo della mano sul fondale, come si fa sul torace del figlio dormiente, per avvertirne il tepore e le pulsazioni. La immagino perforare la sabbia con le dita, cercando di trattenersi, riuscirci e finalmente sfiorare la rena con tutto il corpo; abbandonarsi e giacere prona su un nuovo letto, segreto e di pace assoluta.

Sospinto dalla forza d'emersione, per un attimo esce in superficie l'intero busto... Dai due lembi di stoffa che mettono i seni al riparo coleranno fuori misture d'acqua e sabbia, ininfluente imbottitura; rimangono le pepite, mentre la pelle traspare dal tessuto leggero ed i capezzoli sbocciano rinvigoriti dalla potenza delle gittate d'acqua frizzante.
S'inabissa ancora, sono bastate due o tre rincorse coi polmoni; torna a gustarsi quella solitudine e la cupa cantilena delle bolle d'aria che scoppiano…
C'immergiamo anche noi, ma senza alcuna preparazione; ci ostacoliamo nella discesa e torniamo subito in superficie, sbattuti, confusi e già sfiatati.
Da non credere: è riemersa alle nostre spalle, rispuntando parecchio a –x, lontano dall'origine del nostro fin ora infruttuoso punto d'osservazione. Ci è passata sotto, ci ha presi in giro, ridicolizzati, usati per un suo giochetto subacqueo, ed il bello è che continua ad ignorarci… Chiedo a Karl se la conoscesse, ma lui ripete che non ne sa proprio nulla…

Urla e risate di alcuni ragazzi: da come arrivano fin qui, pare si stiano divertendo da matti.
Sono a metà strada tra noi e la spiaggia. Anche loro, poco fa, non c'erano…
Li guardiamo giocare: disposti a cerchio, con un pallone che gira di mano in mano; s'impenna, rischia di toccare l'acqua… Uno di loro si volta in nostra direzione, fa un cenno di saluto a Karl. Devono essere buoni amici, per riconoscersi a tale distanza, senza un minimo di indecisione…
Si rivolge alla ragazza, senza chiamarla per nome, invitandola ad avvicinarsi. Lei non risponde e resta al largo. Dopo un paio di tentativi, lo osserviamo desistere dal suo proposito e tornare al suo pallone…
Karl mi parla di lui: è uno di quei tipetti bene in vista da tutti i coetanei… Mi chiede se abbia voglia di avvicinarmi a loro, magari di aggregarci alla comitiva, ma io rifiuto seccamente.
Certo, sotto alcuni aspetti – le facoltà economiche dei genitori e la comune superbia in particolare – quei ragazzi assomiglieranno al mio amico, però non se ne parla in giro come scanzonati libertini, al par suo: i loro nomi vengono pronunciati allorquando si discuta di risse, soldi, strani “angeli custodi” e vizi d'ogni sorta.

Cambiava idea e si dirigeva verso la combriccola. Noi, causa la mia decisione, non l'avremmo seguita.
Karl reagisce a muso duro: questa era una buona occasione per farcela presentare.
So che il suo disappunto non c'entra, con la ragazza o non è motivato solamente dal vedercela sfilare via: è pure l'ambizione mai abbandonata di circondarsi dei coetanei più invidiati, a motivarlo, anche a costo di compromettere la sua coscienza. Di questa sua indole me n'ero accorto già da un po', ma, fino ad ora, in mia presenza, aveva sempre finto disinteresse, nei riguardi di certa gente…
Osserviamo la ragazza fermarsi vicino al gruppetto, un'altra bella creatura uscire dalla cerchia e parlarle, il resto dei ragazzi attendere gli sviluppi della chiacchierata. Mentre l'amica si reinserisce per riprendere, lei torna lentamente verso la riva. Ricordando - o reimmaginando - la trasparenza dei seni dal tessuto, cosa avrebbe potuto apparire dietro il triangolino dei suoi slip?
Scattiamo in free-style come olimpionici. Stremati, dopo averla raggiunta e sorpassata, ci sbattiamo sulle alghe morte del bagnasciuga, in attesa…
L'immagine di lei è intera, concreta, il sale non sfoca più i suoi confini… Ma nessuna trasparenza: c'è una specie di fodera interna, ovviamente.
Sono certo che Karl, come me, si stia sentendo parecchio stupido, a non averci pensato…

A riva, un istante di attenzione e curiosità reciproca. Magari aveva compreso…
Le basta voltare le spalle per dimenticare i nostri volti.
E' finita così per colpa mia…
I suoi amici stanno per rientrare; noi ci allontaniamo…

Per contattare direttamente l'autoreSergio Marchi Giglio

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