Barca capovolta

Prima del morso della sabbia,
tenace e avvolgente i suoi fianchi di antica
quercia, ai gridi dei gabbiani si confuse il grido mai
rilevato sulla riva d'un naufrago morente.

Solo una presenza che intristisce
le brezze e le lune in cerca di amori marini
e l'onda, che ancora vibra.

Sulle sue vertebre di barca capovolta
il muschio innalza veli,
quando all'alba una trasparenza di simboli si apre.

Questa poesia fa parte della raccolta "Storie di echi" di Franco Santamaria; nelle sue liriche il poeta ci dà conto della sua visione esistenziale e del grumo complesso di angosce, sogni e paure, che sono parte integrante di una personaltà che, nonstante il forzato distacco, mantiene saldo il rapporto umano e ideali con la propria terra. Una terra, quella amara della Basilicata dalla quale giovanissimo il poeta è stato costretto ad allontanarsi, ma che pure continua a rappresentare approdo sicuro cui ritornare, per non disperdere le proprie radici, punto di partenza certo su cui innestare nuove e più generali certezze.
La struttura del verso di Santamaria è aspra come la terra che ha generato il poeta. Non v'è spazio alcuno per leziosità ed ammiccamenti. La parola si snoda sofferta e immediata mescolando in modo del tutto naturale aspetti di sapore strettamente realistico con squarci ricorrenti di visioni surreali.

brani tratti dalla prefazione scritta da Vittorio Mazzone



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