PUZZOLA

Puzzola è il soprannome di un mio carissimo collega. L'insolito appellativo è dovuto al fatto che l'amico rifiuta di lavarsi da ben sedici anni. Lo fa per una precisa scelta filosofica. Secondo lui, il mondo è zeppo di gente con la coscienza sporca e dunque, davanti a tanta universale nequizia, non ha alcun senso buttar via tempo e talento per ripulirsi vanamente il corpo.
Non sarà certo il sapone a salvare l'umanità. Perché poi preoccuparsi di infliggere ai contemporanei un fastidio così insignificante? Un disagio talmente inconsistente ed opinabile. Assai inferiore in ogni caso alla sofferenza che provoca all'animo nobile di un giusto la loro indesiderata contiguità. Lavarsi dunque per un prossimo che non se lo merita? Giammai! Del resto all'autostima di Puzzola, tanto dialetticamente engagée, la puzza organica del proprio sdegnoso io non causa fastidio alcuno. Anzi, essa rappresenta indirettamente una sorta di conforto spirituale. Vale come personale argomento ontologico. Come conferma inconfutabile della propria esistenza. Oleo, ergo sum. Se puzzo esisto, signori miei. C'è poco da discutere. Qualora (per malaugurata ipotesi) il nostro dovesse risvegliarsi una mattina deprivato dell'abituale effluvio, credo si convincerebbe con sgomento di essere insensibilmente trapassato nel mondo dei più…
Ad onta della totale assenza di abluzioni, la pelle di Puzzola non è tanto male. Sarà perché, in questo mondo imperfetto e approssimativo, anche la lordura assoluta è irraggiungibile. In effetti, passandosi distrattamente le dita sul viso, fregandosi le mani nei momenti di giubilo, indossando calzini e mutande, infilando e sfilando magliette e maglioni, un minimo d'igiene meccanica diviene inevitabile. Non solo. Bisogna anche considerare l'effetto saltuario degli acquazzoni, del vento, delle strette di mano. Nonché l'efficacia, del tutto particolare, dei baci e delle carezze della moglie: una signora che, in grazia di una sinusite perenne e di una sequela di allergie, ha accesso all'olfatto e al gusto per non più di un paio di mesi all'anno e pur sempre in forma attenuata. Aggiungete le affettuose slinguazzate del dobermann. La ruvida sella del cavallo. Le pacche amichevoli sulle spalle. I bagni di folla allo stadio. Le scivolate giù per la ringhiera delle scale. Senza dimenticare le conseguenze dell'anidride solforosa dello stabilimento dell'Enichem a due passi da casa. Insomma, una sterminata serie di contatti e attriti casuali, che in un modo o nell'altro esercitano un'incontestabile azione abrasiva e corrosiva. Irregolare, occasionale se volete, più o meno blanda, d'accordo…. Ma alla fin fine tutti questi accidenti un effetto detergente ce l'hanno. Questo è sicuro.
Ho detto prima che il rivestimento epiteliale del mio amico in fondo non è male. Ma non vorrei che fraintendeste. Il mio non è un giudizio estetico, ma puramente epifanico. Circoscritto insomma all'ambito spettacolare… In tanti anni di siccità l'epidermide di Puzzola ha in effetti acquisito un aspetto davvero inconsueto. Merito senza dubbio della gran quantità di microrganismi, che vi allignano stabilmente. Sovrapponendosi in mirabili stratificazioni simbiotiche e mutanti, muffe e batteri hanno ricoperto il misantropo di una fascinosa patina di vita aliena. Sulla superficie corporea di Puzzola la luce si sbizzarrisce in deliziosi effetti speciali. Saturandone le esalazioni dense e quasi palpabili, gli conferisce talvolta una misteriosa aura ectoplasmatica.
Riflettendosi e rifrangendosi sulle fiorenti colonie microbiche, si produce talaltra in tenui elegantissimi toni di giallo e di verde. Festa di fotoni, alta moda dei microcosmi . Una meraviglia. Ci sono giorni che il mio amico sembra un'aurora boreale. Chi ha avuto la fortuna d'incontrarlo nella perfetta oscurità, racconta con stupore di averlo visto incedere circonfuso da una magica luminescenza…Meglio dei sogni con Padre Pio…. Meglio del radio nella rimessa di Madame Curie.
Per contattare direttamente l'autore Mario Rossi

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