LUI E' PICCOLO

Lui è piccolo, più bianco che biondo di capelli.
Ha liquidi occhietti azzurri e gli manca il braccio sinistro.
Lei è appena più alta e ha una buffa chioma color porpora.
E' grassa e avanza con difficoltà, aggirando, un passo dopo l'altro, le cosce troppo piene.
Li ho incontrati d'inverno sull'arenile deserto di Punta Ala, in un freddissimo giorno di sole. La tramontata tagliava la faccia come un rasoio e in giro non c'era anima viva. Mi parvero due matti e non dubito di aver fatto la stessa impressione anche a loro. Me ne andavo rapido verso il castello, loro lentamente verso il porto. Incrociandoci abbozzammo un sospettoso sorriso. Più tardi, mentre tornavo all'auto in un tramonto di fiamma, li scorsi di nuovo: se ne stavano immobili, come sospesi sul ciglio della pineta, a fissare tra i cespugli tre cinghialetti fulvi e irsuti, che grufolavano tra gli aghi di pino... Questione di pochi secondi, poi i cuccioli sparirono nel macchione. Soltanto allora si volsero a me sorridendo, illuminati di infantile meraviglia, con la spontanea confidenza di chi ha appena condiviso qualcosa di straordinario... Così cominciammo a parlare.

Per trent'anni Ivana e Antonio hanno vissuto a Marghera, in una casupola grigia, affacciata su una strada grigia, stretta tra gli alti muri delle raffinerie. Un solco polveroso, percorso da un perpetuo viavai di cisterne, affogato in un fiume d'aria solforosa, che brucia gola e polmoni. Il loro sogno era un mare pulito. E boschi sempreverdi, uccelli che cantano, acque chiare, tramonti dorati e chiari di luna. Ma i soldi non bastavano. Provarono a chiedere un mutuo.... Corsero a destra e a sinistra, scrissero, telefonarono. Collezionando inesorabili rifiuti. Speranze e desideri svanivano di fronte all'esiguità dei risparmi. Stavano per rassegnarsi, quando l'Italia si dimostrò anche per loro quel Paese dei miracoli che dicono sia... ovvero, come pensano altri, la patria di ogni arrangiamento possibile. Fatto sta che alla fine i nostri amici trovarono la loro strada. Chiusero a chiave la casa avvelenata, caricarono ciò che potevano su una Fiesta arcaica e rattoppata come un arlecchino multicolore, le agganciarono dietro un carrello stracarico.... Come Dio volle, arrivarono a Punta Ala e son tre anni che stanno qui.

In mezzo ai lecci, a due passi dal mare, c'è un massiccio palazzone di bozze a facciavista: quattro piani di terrazze e di piccoli appartamenti. Un alveare marrone, che ronza follemente d'estate e si rianima d'inverno nei weekend di sole. I proprietari sono commercianti e professionisti di Siena, Firenze, Roma. Antonio e Ivana abitano lì, ma non hanno comprato l'appartamento. L'Amministratore ha dato loro una stanzetta a pianterreno, sul retro, accanto al locale dell'autoclave. E' un bugigattolo, ma ha la sua finestrella, l'acqua corrente e la luce. Il bagno sta fuori, di fianco alla porta. Erano locali di servizio, pensati per un Centro Vacanze tre volte più grande e mai realizzato: un progetto ambizioso, ridotto ai minimi termini dalle proteste degli ambientalisti. In quello spazio angusto, Antonio e Ivana si sono adattati benissimo. Stanno stretti, ma in compenso non pagano nulla. Fanno da custodi, si occupano di minute riparazioni, piantano i fiori nelle aiuole, innaffiano i rettangoli di prato. Svolgono per i proprietari una miriade di piccole incombenze. Soprattutto, la loro presenza scoraggia vandali e ladri. Dall'Amministratore non prendono una lira, ma i proprietari sono più generosi. E poi in primavera raccolgono gli asparagi, d'autunno i funghi. Li vendono anche. Ma, quel che più conta, per due terzi dell'anno sono i padroni del mare.

Siamo diventati amici e càpito spesso in quella specie di roulotte senza ruote, in cui hanno ristretto e ordinato l'esistenza in quattro metri per due. Piccola, linda e accogliente come loro. Antonio si vanta di essere uno zingaro e sostiene che il bello della sua casa sta tutto fuori. Ma non è vero. È bella anche dentro: le mensolette piene di fotografie, la tendina sul vetro a nascondere il metallo anodizzato, il divano a fiori che in un baleno diventa due letti, il grande ritratto di Antonio tra i compagni di lavoro, prima che una tramoggia gli portasse via il braccio... Qualche volta arrivo con due o tre bottiglie di vino, più che altro per ringraziarli dei regali che mi fanno: per esempio la grappa con le more, o i funghetti sott'olio. Non smetterebbero mai di chiacchierare e ormai posso dire di conoscere tutto di loro: una vita semplice e dura, segnata da dolori e disgrazie. Non ho mai avuto le idee chiare sulla felicità, ma quando ci penso, chissà perché, mi vengono in mente Ivana e Antonio, la loro stramba e tardiva riconquista della condizione di natura, Adamo ed Eva ricondotti alla Grazia da una specie di compromesso turistico. Una sola preoccupazione incrina la loro serenità: le malattie e gli acciacchi dell'età, che fatalmente, un giorno o l'altro, li costringeranno ad abbandonare il loro piccolo paradiso a buon mercato. Vecchiaia e solitudine, si sa, non vanno d'accordo. Contro i rischi dell'isolamento, troneggia sul minuscolo tavolo un antiquato telefonino. "Per l'emergenza... "- sorride ammiccando Antonio, che non lo carica mai. In un angolo della stanzetta, appesa al muro, c'è anche una vecchia radio. Ma niente televisione. "L'abbiamo lasciata lassù - dice Ivana – Qui, se apri la finestra, vedi cose molto più belle".

Per contattare direttamente l'autore Mario Rossi

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