Da “Cronica de le cose del tempo suo”
di Puccio Odescalchi (1285 – 1341)

“Della vera fine di messer Paolo e madonna Francesca”

“ ... erano adunque, intorno ad ora nona, li duo amanti sicuramente convenuti nella maritale alcova; ove, o per esservi, ancorchè in benigna stagione si fosse, il fuoco racceso; o fosse altrimenti causa la smisurata caldura degli affetti loro, in luogo d' asconder gli amorosi amplessi sotto i candidi lini, sul letto scopertamente congiunti essi ben presto si giacquero ignudi....
Per secretissime e subterranee vie, note a lui solo, giugne in quel tempo Gianciotto ad un serrato usciòlo, nella parete di dentro mirabilmente celato; lo qual, di lato al camino, nella camera istessa degli amanti direttamente mettea.
All'esigua barriera la fronte febbrile poggiata, ode costui i dolci sospiri, le tenere voci e 'l chiòccolìo breve de' basci; dei giovini le disvelate membra e le ardenti carezze indovina....laonde, non possendo il cor suo feroce la tumultuosa piena dell'ira più oltre contenere, come fulmine la porticella schiantata e divelta, nel nido degli innamorati furibondo irrompe Gianciotto....Tenea in quel mentre Paolo sotto a se Francesca distesa, talché gambe e piè solamente, del corpo superbo di lei, vedeansi nell'aria liberamente ondeggiare, e dell'altro assai poco.
Avea per molti dì Gianciotto l'amaro calice della vendetta con dolor pregustato: figuravasi egli aversi dinnanzi gli amanti sgomenti, atterriti, piagnenti et imploranti; vedea se medesimo talora il fratello e la donna inesorabilmente uccidere; talaltra, magnanimo, il frate in perpetuo essiliare, alla tortura e al boia la sposa infedele commettere. Ma sempremai se stesso sotto specie di terribilissimo, temutissimo et atrocissimo vendicatore immaginava....
Eran per contro in quel punto Francesca e Paolo tanto interamente e congiuntamente compresi dal più intenso gaudio che fosse mai, sì che null'altra cognizione aveano, che il piacer loro non fosse: per cui, sendo amedue più al settimo cielo che in terra di Romagna locati, e della tremenda minaccia niente affatto avveduti, senza lor volontà pareano quel fiero vendicator disdegnare e la precipite venuta di lui, quasi stata non fosse, men d'un volo di mosca curare. Più da tal cosa offenso, che dall' istessa e cruda vision del tradimento, d'ira vorace avvampa il difforme Gianciotto; qual furioso lione sul letto balza e dritto in piè sopra gli ignari amanti leva la spada... a duo mani quella impugna alla croce dell'elsa: indi, d' un colpo solo, per tergo, il core di Paolo giugne e trapassa e del pari subitamente il cor di Francesca, che sotto a quel di Paolo fremente si stava. Talché, in un solo attimo, gli amanti dal più ardente godimento della vita al gelo crudele e desolato della morte trascorsero insieme. E similmente i lor cuori, da invincibil fiamma e passione uniti in vita, furono in morte dal filo omicida dell'acciaro congiunti.... L'infame Gianciotto, poi che per gran tempo, inebetito e torvo, in tetra solitudine nell'alcova rimase, fatti taluni fidi uomini et altri famigli venire, dicesi avesse con essi tutti grandemente a penare (fosse il rigor della morte sopravvenuto, o fosse segno manifesto di tanto irreducibile amore), in districar le attorte membra degli amanti, sì strettamente sul letto avvinghiati, che ad ogni tratto pareano con i vivi, come vivi lottare, quasi non intendendo da alcuno, per cagione alcuna et in alcuna guisa, esser separati giammai.

Per contattare direttamente l'autore Mario Rossi

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