Roberto Tosato c'invita a leggere il racconto dal titolo

Il treno

“Arezzo, stazione di Arezzo …….”
La stereofonia e' in ogni dove, ma nelle stazioni il gracchiare degli altoparlanti, che annunciano arrivi e partenze, e' sempre lo stesso: come venti anni fa.
Le stazioni vengono costruite tutte nella stessa maniera: i binari sono cosi' e non si possono certo cambiare: di metallo, lunghi , diritti, ma tutto quello che li circonda sembra ubbidire ad una ricetta degna a mala pena di una mensa scolastica.
Una pensilina, alcuni vasi con delle piante puntualmente secche, i bagni che sono la materializzazione della nostre quotidiane funzioni biologiche, un orario di arrivi e partenze con 4 inter city, 3 espressi , 2500 locali: et voila' la stazione e' fatta. Anzi no, per essere piu' precisi manca la fauna … ma quella, la fauna voglio dire, velocemente arriva e si insedia da se'. E cosi', puntuali, i “pendolari” sono li' tutti i giorni a rappresentare la loro misera parte come in una stanca replica di un teatrino di provincia: partono, arrivano, mendicano, sbuffano. Conoscono gli orari dei treni a mena dito: potrebbero sostituire senza problemi un qualsiasi impiegato della stazione ammalato. Non ho mai capito se il barista, se cosi lo si puo' apostrofare, oramai loro amico da lustri, li premi con un caffe' meno schifoso di quello che di solito serve allo sconosciuto viaggiatore di passaggio.
Sono luoghi che non mi piacciono le stazioni.
Ci vado sempre con il mio libro in tasca. Poi puntualmente non riesco mai ad aprirlo e a leggerlo … Tra il gracidio dell'altoparlante, il rompiballe di turno che vuole “1000Lire/sigaretta /o che cavolo ne so”, ciabatto avanti ed indietro lungo binari, sala d'aspetto, binari, ri-sala d'aspetto: un moto semi perpetuo. Osservo, guardo, cerco di immaginare i pensieri di questa gente che va: chi indaffarato, chi corrucciato, chi con lo sguardo perso … ma e' sempre il solito teatrino.
Osservo una ragazza, che mi ha colpito . E' piccola, con uno zainetto sulle spalle. Sembra una chiocciola che si porta dietro la sua casa.
Si muove come se fosse alta 2 metri. E' buffa. Sta guardando gli orari dei treni in arrivo. Strano. Dallo zainetto avrei giurato che fosse in partenza .
La cosa mi incuriosisce, e cosi decido di avvicinarmi un po'.
Qui tutti aspettano, si muovono, vanno avanti ed indietro. Non ci fara' caso a me …e poi posso sempre guardare due orari … non si sa mai, una fuga nell'immaginario. Sembra giovanissima, 18 forse 20 anni, non saprei dire con precisione, eppure, passandole vicino, vedo che ha dei capelli bianchi.
Non tutti certo, pero' ha qualche capello bianco, qua e la', che splende sulla chioma castana. Mi piacciono le sue scarpe da ginnastica e lo zainetto che si vede essere gonfio e pesante: chissa' perche' non parte?
Ha le mani piccole, ben curate, ben fatte.
Non riesco ad immaginarla abbracciata ad un uomo. No questo proprio no. Reca con se una specie di candore. No, abbracciata ad un uomo non ce la vedo proprio. Proseguo. Vado avanti, arrivo alla fine della pensilina e torno nuovamente indietro. Ha cambiato posizione, e' li' vicina al sottopassaggio.
E' in una posizione in evidenza, sta aspettando qualcuno di certo.
Si muove con calma, ma si avverte in lei una certa tensione.
Si guarda intorno ripetutamente.
L'altoparlante interrompe il flusso dei miei pensieri e provvede ad avvisare dell'arrivo del treno per Milano. Il treno entra lentamente, solennemente, in stazione. Come potrebbe essere diversamente che solennemente ?
Vetri azzurrati e folla che gremisce il marciapiede lungo il binario: un'accoglienza degna di un re, per una misera macchina condotta da un semplice mortale. Si ferma. Io intanto continuo ad osservare la ragazza.
E' decisamente carina. Ha quel suo modo di muoversi e guardarsi intorno, che riempie lo spazio che la circonda. Mi piacerebbe toccarle una mano, ma credo non sara' proprio possibile, e non credo nemmeno sia una buona idea chiederlo.
Il treno e' fermo.
Lei non accenna a nessun movimento.
Si guarda intorno, nervosamente. E' chiaro che attende qualcuno. Ma chi ?
Mi aspetto una corsa con un sorriso verso un probabile fidanzato, magari con le stellette sulla giacca e taglio “tattico” dei capelli; oppure verso una meno probabile nonna con i capelli dai riflessi violetti e che l'abbraccia con i lucciconi agli occhi. Decido di avvicinarmi a lei , lei mi guarda, si e' certamente sentita osservata da me: non mi importa di cio'; sono sempre stato uno a cui piace osservare la gente e mi sono creato un alibi di sfrontatezza che permette di fare queste cose con faciloneria e noncuranza.
Mi avvicino con passo lento e distratto. Un tipo cammina spedito e sembra puntare diretto verso lei.
Lei lo ha guardato per un breve attimo, lo ha osservato e poi si e' voltata dall'altra parte.
“Forse sono solo sulla stessa traiettoria” penso immediatamente.
Lui e' alto, sulla quarantina. Non e' il tipo che passa inosservato.
Piuttosto ben curato, camminata sicura, sa dove sta andando.
Lei e' sempre ferma li' davanti al sottopassaggio, ora sembra decisamente nervosa, e' chiaro che qualcuno era su questo treno, io continuo ad avvicinarmi con noncuranza Il tipo “sicuro di se' ” le e' quasi accanto, la ragazza si volta, forse ha avvertito la sua presenza accanto a lei. Lui ha rallentato e con garbo le si avvicina, entrando nel suo “spazio personale”.
Avvicina il suo volto a lei che lo guarda con occhi sbarrati, increduli, quasi meravigliati.
La sta baciando.
Teneramente.
A vederli si direbbero due innamorati.
Eppure lei sembrava non conoscerlo, non c'e' stato ne' cenno di saluto e nemmeno di riconoscimento. Lui le prende la mano e lei lo lascia fare, gli sorride.
Ora sono decisamente belli, quanto inusuali.
Ci sarano almeno 15 anni di differenza; belli lo stesso insieme.
Un bel colpo d'occhio.
Qualcuno che passa accanto a loro si gira, li guarda e poi scuote la testa, qualcun altro piu' benevolo sorride loro. Passo anch'io accanto a loro, li omaggio del mio sorriso, lei mi guarda e mi sorride a sua volta.
Sento solo una frase:
“non credevo tu fossi cosi' bello, non e' possibile”
Il treno riparte con la stessa maestosita' con cui era arrivato, ha fatto il suo carico di sogni, di doveri, di speranze e va.
Ha scaricato sogni, doveri, speranze ed un bacio.


Per contattare direttamente l'autorertosato@yahoo.com

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