Marocco: che emozione

Il nostro eroe tipo “fai da te” si reca in Marocco dopo avere guardato ed imparato a memoria decine di depliant turistici . Ha avere deciso che con la sua oramai pluriennale esperienza di viaggiatore con coraggio misto tra il super eroe e Tarzan nulla gli potra’ mai accadere.
Ha in parte ragione. Peccato che per l’altra parte ha torto. Un dettaglio direbbe qualcuno. E cosi’ io e la mia fida compagna “iena nobilis” ci organizziamo per il viaggio. A dir la verita’ tutta la nostra organizzazione si limita al litigio sul “peso limite” del bagaglio da portare con noi: sul posto si viaggera’ in pullman, come nostro solito e troppo ciarpame e’ d’impiccio. Eppure lei porterebbe con se’ eguamente tutta la casa! Cosi’ con due zaini, l’antitetanica “formato richiamo” nella chiappa dx, e un po’ di t-shirt per fare lo “swap”, lo scambio, si parte.
Decidiamo il “tour” da fare in aereo, in maniera spannometrica: Casablanca, Rabat, Meknes, Fez, Marrakesh, Ourzazate, Marrakesh di nuovo e infine Essouira e chiusura su Casablanca. Siamo degli incoscienti!
Dopo varie vicissitudini, ladrocini, pianti e sorprese si arriva finalmente a Ourzazate, la porta del deserto. Sara’ perche’ l’ambiente e’ ostico e la gente e’ impegnata nella lotta alla sopravvivenza … sara’ per qualche alto motivo ma certo e’ che il soggiorno e’ stato molto piacevole. I personaggi incontrati, discreti (per quello che lo puo’ essere un marocchino) e il fascino del deserto ha prevalso facendo dimenticare la specie di inferno che stavamo vivendo. Ed in effetti il deserto, assieme al mare ed all’alta montagna, e’ la cosa piu’ bella del mondo, a mio avviso.
Era provvidenziale questo break di 2 gg. : non immaginavamo cosa ci sarebbe successo il giorno dopo. Di buon ora ci siamo alzati e siamo andati a prendere il pulman per Marrakesh. Dopo l’esperienza dei giorni precedenti a Fez ero terrorizzato dall’idea di dover soggiornare a Marrakesh e avrei tirato volentieri dritto fino ad Essouira (altro posto dove ho lasciato il cuore), ma sembrava “a qualcuno” (leggi “iena nobilis”) che se non ci si fermati li’ a prendere la nostra dose quotidiana di guai, la vacanza non sarebbe stata tale.(E questo lo devo a due degni compari di Abbatantuono e Salvadores)
Il pullman che ci avrebbe trasportato aveva i sedili in velluto, praticamente coperti di vomito secco.Probabilmente anche l’odore non era dei migliori, ma oramai erano giorni che, fra l’odore di gente che non si lavava, spezie, hascish che bruciava in ogni dove in quantita’ industriale ed escrementi vari, non si faceva piu’ caso a niente. Ci accingevamo a valicare per la seconda volta l’Atlante. Avevamo cercato un volo: niente. L’Atlante , bellissimo, magico. Era possibile ammirare tutte le gradazioni di colore dal giallo / rosso del deserto, al verde che ricominciava a comparire presso le parti meno ostili all’uomo. Peccato che sia disseminato di curve : 5 ore per 80 Km. Niente guardarail e dirupi da fare paura anche ad un ex para’ come me. E li’ capii il perche’ l’autista con il cappello tipo” sombrero messicano” non mi ispirava fiducia: guidava in una maniera tale che ad ogni curva gia’ vedevo i titoli cubitali sui giornali italiani della notizia:
“Pullman marocchino sfraccellato per guida scellerata sull’ Atlante: Coppia italiana mortissima” Ovviamente la notizia era la coppia morta (noi), perche’ giu’ per quei dirupi non credo sia cosi’ difficile finirci guidando in quella maniera. Si arrivo’ a Marakesh tra gente che vomitava ed utilizzando fazzoletti profumati a mo’ di maschera anti gas. Tralascio i particolari. Si trova un albergo e poi andiamo al famoso caffe’ de France nella piazza principale….
Vista dal terrazzo sulla piazza.
Cameriere che ci porta le bottiglie di coca cola ….
Le mette in mezzo alle gambe le stappa e ce le tira sul tavolo: neanche A. Sordi nei suoi film dove faceva il casca morto con le americane riusciva ad emulare simile gesta. Preferisco guardare giu’ dalla terrazza verso la piazza che si sta lentamente (si fa per dire) popolando. Piu’ la guardo e piu’ capisco che c’e’ da girarci al largo. “eh no !” becera la mia compagna …. “Ci si va ….”
“la odiai” …. Come se non fossero bastate le disavventure passate in quei giorni.
“la prossima volta viaggio da solo” pensai, “cosi saro’ libero di girare al largo da tutti i guai che mi pare meglio evitare”.
Il primo giro di piazza va benissimo.
Quasi quasi non ci credo.
E dico io , “dai via, andiamo”
E lei con ghigno: “e no …. Bla bla bla bla bla”
E’ ormai odio oramai viscerale ….. con tutte le mie forze.
Si avvicina un tipo con una scimmia.
Vuole che io prenda il babbuino per farci una foto.
Lui ovviamente fara’ una foto con la MIA macchina fotografica.
“No grazie” dico io in italiano, tanto qui parlano tutto ** e poi la scimmia puzza.
La scimmia mi allunga la mano.
Io credo che voglia fare qualcosa come un “piacere come va?”
e la tocco (ammetto di essere stato cretino).
Errore madornale.
In un batter d’occhio lei salta sul mio braccio e con un salto arriva e si siede sulla mia testa.
Io alzo le mani sopra la testa e la scaravento addosso al tipo. Per tagliare corto gli offro la moneta piu’ grossa che trovo in tasca …della serie “ ora, sparisci!” La scimmia con mossa repentina prende la moneta e la infila in bocca. Lui altrettanto repentinamente stringe il collo della scimmia: sembra di essere in una barzelletta. La moneta si vede come forma nella gola della bestiola … e io ( che cretino n.ro 2) mi avvicino con occhio clinico per vedere meglio l’operazione di estrazione della moneta . Ed ecco che con mossa abile degna di un karateka la scimmia fa partire la mano con un fendende verso la mia faccia. Risultato: un graffio a partire da vicino l’occhio e lungo tutto il naso.
Il tipo sparisce rapidissimamente …Io cerco di disinfettarmi …. E si avvicina uno con un serpentaccio ….Non badando troppo al “savoir fare” con tono deciso lo allontano. Per oggi basta penso, e senza consultare la iena nobilis decido che ci si dirige in albergo.
Questa specie di comica occorsami in realta’ e’ solo una piccola parte delle disavventure – avventure occorse in quel paese e che non narro per evidenti motivi di spazio. Comunque il viaggio verso Essouira ando’ decisamente meglio, vuoi perche’ la strada era pianeggiante, vuoi perche’ una sorta di abitudine cominciava a farsi largo nei nostri cuori e vuoi perche’ Essouira e’ uno di quei posti a parer mio magici e che rimangono dentro Un bel porto, gente tranquilla, e delle ottime possibilita’ di relax, possibilita’ di mangiar bene (a chi piace il pesce) e comunque l’esotismo che il paese offre sempre ovunque si vada.
Alla prox puntata.
R
** [Piccola parentesi: giorni prima a Fez per non essere importunato avevo provato a parlare delle lingue diverse sperando che non fossero di conoscenza dell’assalta-turisti di turno. L’unica speranza rimastami era con il tedesco: ed in effetti il brutto ceffo che si presentava come “studente-guida” era rimasto interdetto e mi aveva lasciato stare a disegnare degli scorci delle mura. Il miracolo (inschiallah) avvenne quando il tipo dopo dieci minuti torna dopo avere sblaterato a dx e a manca con della gente del posto e guardando il mio disegno (un vero obrobrio) esodisce con: “das ist sehr schon. Wie gehts?”.
Mi sono cascate le braccia.
Da allora ho parlato con rassegnazione l’italiano che sembrava essere la lingua del paese. Fine Parentesi,. Torniamo alla scimmia]

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