POEMA CONCISO

 

1

 

(INTRODUZIONE)

 

Non me ne importa nulla

se il vuoto pullula di fluttuazioni

e di energie misteriose come Dio

e come Dio capaci di creare

dal nulla non più nulla

particelle di ogni tipo

atomi da uno al googol

materia

nuovi mondi

universi paralleli

in bolle di vuoto ma non più vuoto

in espansione

 

O Nulla nostro che sei nel Nulla

 

Che me ne importa

della fisica microscopica

se io sono qui

tra guru del marketing

e combattenti di Al Qaeda

senza più scopo

scotch whisky all’imbrunire

a non trovarvi l’alba

a volere ogni cosa o il giusto e non posso

ed anzi già per questo poco

dovrà finire

 

E quando sarà finita

- se neanche il vuoto

può essere vuoto

e nulla il nulla -

dove riparerò infine?

 

 

2

 

(SONO IO STESSO UN DIO)

 

Sono io stesso un Dio

quando le falene si accoppiano

sull’elemento del radiatore

a cui so dare nome e spiegazione

una più ampia collocazione in bagno

 

ma per esse un luogo limitato

se stesso

ed io stesso un Dio su di esse

inconoscibile

comodamente seduto

sull’asse del water closet

casualmente mio trono

biancoceleste

 

Userò dunque l’aspira-insetti

per liberarle vive

insufflandomi l’ego

di rispettoso sentimento New Age?

 

O per impulsivo retaggio arcaico

le schiaccerò in carta igienica

liberandole da vita

e riproduzione

come una frana sorprende

due amanti all’aperto

nel bosco?

 

(O più par Suo

osserverò indifferente?)

 

3

 

(UNDERGROUND)

 

Ho anch’io un posto nel bosco

e paure

dove la fustaia dell’abetaia

assume la sua primigenia formazione

 

però sotto le piccole chiome alte

che in continua gara tra loro

portano le foglie a sempre più luce

 

sotto i morti rami senza luce

dell’umbro strato arbustivo

e lungi dalla vita intensa

fruttuosa del sottobosco tropicale

o di un clima temperato

 

Nel mio paese di fredda ragione

mi elevo a poche stentate erbe

ogni tanto a un lampone

a un mirtillo e una linnea

a una poesia minore

 

poi torno al muschio

senza nemmeno l’opposto rimedio

di entrare nella zolla

nell’humus

di andare in ciò che fa

fertile la terra

tra le radici in azione

nella tana delle vipere

nel letargo della marmotta

in gallerie di onischi e lombrichi

vorace come un grillotalpa

eccetera

 

4

 

(VANITADE)

 

Nordico, bianco di pelle e delicato

abbronzato sarei apparso più bello

 

Invece il sole mi ha subito scottato

ed ora, chimica alla chimica,

mi cura la benzocaina con alcool benzilico

mi conforta la cessione controllata

del retinolo sull’eritema

il doposole

la sera

e il sonno in cui cessa

il problema

 

(Sulle mani

 nelle papule dell’orticaria

 nell’incessante brivido orripilatore

 ho visto il muso della megattera:

 è questo il poeta?)

 

Cauto mi scarto rinnovato

dal cellofan

sollevo

levo

lembi di pelle morta

che offro bambino

a formiche rosse

vi si imbattono

provano

la mangiano

 

Nordico, bianco di pelle e delicato

Abbronzato sarei riapparso più bello

 

Invece insetti di me

Hanno già anticipatamente mangiato

 

5

 

(IO NON SO ALTRO)

 

Non ho bisogno di Padre Pio

non posso credere nel sovrannaturale

su gentile richiesta

 

Credo invece nel disagio

e nella tenerezza,

ciò che provo per i pellegrini

in coda sul sagrato

ad attendere il proprio turno

per una benedizione da prenotare

una lettera da scrivere

e lasciare sulla tomba

del santo miracoloso

 

(un McDonald’s in desolata landa

 non è anch’esso un miracolo?)

 

 Io non so altro

di una visita agli estinti di famiglia

e non avere epitaffi

sarà il mio epitaffio

come una pudica maggioranza

per necessità

nome e cognome

due date

un ritratto composto

(quasi mai di quando si fu giovani

 o in una età di mezzo,

 il che sarebbe fuori luogo

 una vanità)

 

Giro per il cimitero

 

Come non sappiamo andarcene

mai del tutto

in ceneri disperse

obbligando piuttosto

un ricordo angoscioso ai vivi

e ad una più pratica soluzione

dei fiori di plastica!

 

Scongiurando su lapidi

la sveglia all’indomani

con versetti da Giovanni o Timoteo

come non sappiamo andarcene!

 

Ecco, io suono un mare

di rena e piccoli sassi

dentro uno strumento aborigeno

di legno o canna di bamboo

proprio come il poeta

parla del mare

e non è il mare

proprio come parliamo della morte

e non è la morte

 

(San Giovanni Rotondo 2002)

 

6

 

PAGANO

 

Davanti al mare

stiamo sempre a guardare

a lungo non diciamo più nulla

 

Dopo tanto tempo di terra

al primo spiazzo lungo la litoranea

- quando finalmente ci appare -

oppure seduti su spiagge assolate

in più nuda creazione

o sul lungomare di prima sera

ci fermiamo a contemplare

ad ascoltare

ad inspirare

mai paghi di una semplice pace così

quell’aria

le onde

l’orizzonte

 

Come un richiamo del sangue

a testa alta

davanti al mare

stiamo sempre a guardare

di un guardare subito intenso

intimo e lontano

qualcosa che ci ha generato

 

(Vieste 2002)

 

7

 

(CONCLUSIONE)

 

Passeggio per la tenuta

mani dietro la schiena

un antico gentiluomo di campagna

che ha letto i romantici

 

Mi annoia l’assoluto riposo

continuato così che ritorno

a svaghi fanciulleschi

 

(quando il tempo ugualmente

 non passava e sembrava

 che mai dovessi diventare grande).

 

Le cavallette schizzano via

come allora

ad ogni passo fattosi calcio sull’erba

 

Scruto sulla terra spaccata

la lucertola stecchita decomporsi

già verde azzurrina di un rame patinato

 

Stacco le chioccioline dalle stoppie

soffio contro quel sonno sicuro imperturbabile

a scuotervi anche la mia vita in casa rinchiusa

 

Cerco le cicale che smettono al mio arrivo

il monotono stridio

e un po’ di fortuna tra il trifoglio

 

Giungo infine all’albero

su cui salivo e sedevo a parlare da solo

sognando, progettando il futuro

 

e di tutti i sogni o progetti

uno solo s’è avverato:

son divenuto adulto.

 

REPLICA A JACOPO DA LENTINI

 

JACOPO DA LENTINI

Io m’aggio posto in core a Dio servire

 

Io m’aggio posto in core a Dio servire,

com’io potesse gire in Paradiso,

lo santo loco, ch’aggio audito dire

u’ si mantien sollazo, gioco e riso.

 

Senza mia donna non vi vorria gire,

quella ch’ha blonda testa e claro viso,

ché sanza lei non poteria gaudire,

estando da la mia donna diviso.

 

Ma non lo dico a tale intendimento

Perch’io peccato ci vellesse fare,

se non veder lo suo bel portamento,

 

lo bel viso e lo morbido sguardare:

ché mi terria in gran consolamento,

veggendo la mia donna in ghiòra stare.

 

REPLICA

Davide Riccio

 

Anche se a fare sempre del mio meglio

io m’impegno, senza proponimento

far di servire un Dio da santo veglio

per meritare eterno il rapimento

 

là nel santo luogo di cui si dice

per nulla mondano, in quel paradiso

non vorrò andarvi, chiesa matrice,

senza più mutarmi tra il pianto e il riso.

 

Non vorrei risiedere in paradiso

senza le somiglianze a questo mondo,

specialmente senza donne io non vi andrei.

 

E lo dico proprio perché a certi inviso

peccato ancora senza fine né fondo

farvi vorrei, che peccato non è,

 

mai fu, ma ciò

che c’è di più sacro.

 

 

 

NINNA NANNA

 

(Con la vita venuta a noia

o con la morte in orrore

sempre incombe l’incubo di ricominciare

eppure di non poter più ricominciare).

 

Dormi, figlio, dormi adesso che puoi.

Il buzzer non ti sobbalzerà alle sei…

Da ieri, laggiù nera nube, c’è un incendio

all’acciaieria del gruppo Thyssen-Krupp:

la città s’ammorba di olio bruciato

ma gl’Ipa e il benzene non faranno male.

 

Dormi, dormi figlio adesso che puoi.

L’asma non ti toglierà l’aria,

cosmica seconda madre mano illimitata;

ti proteggo - io che so -  t’accarezzo, tu andrai

affamato dispensatore d’affetto

e di spazio, sobrio dinamico realista

senza le quaranta e più sigarette al giorno

e senza collezioni di fantascienza,

etichette di birre, Ufo e macchinine…

 

Dormi, fai la ninna, fai la nanna.

Stanotte non verrà tentato il furto

col piede di porco e il pugno di ferro

per una torcia o un occhiale da sole nel cassetto.

L’utilitaria non sarà dal carrozziere,

domani non prenderai la metro leggera.

 

Oh, figlio di questo urbano Odisseo metodico…

 

Dormi bambinello adesso che puoi,

ché quando avrai sogni amori doveri progetti

non dormirai così, e al primo fohn caldo

al dolcore di marzo sui palazzi brillerà

figlia di luce l’Aurora dita rosate e in te

più definita nostalgia, meno dolente misterioso

e impotente il richiamo d’avvenire.

 

Dormi, figlio mai nato, che è venuto il tuo papà…

Venuto ancora una volta attento a non suscitare

come Onan progenie all’umano fratello perverso.

 

 

 

Note:

Ipa: Idrocarburi aromatici.

 

…Figlia di luce, brillò l’Aurora dita rosate, balzò dal letto il caro figlio d’Odisseo… (Odissea, libro secondo).

 

Dormi mia bella, dormi / dormi fai la nanna / ché quando sarai mamma / non dormirai così. Dormi bambina dormi / ché quando avrai lo sposo / non dormirai così… (“Viso di Luna”, Ginevra di Marco).

 

Onan, personaggio biblico (Genesi 38) punito perché praticava il rapporto sessuale evitando il concepimento.

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