RAFFAELE PIAZZA è nato a Napoli nel 1963; ha pubblicato per Amadeus Luoghi visibili (1993), La sete della favola (1996) e Sul bordo della rosa (1998) (segnalato al Camaiore 2000) e finalista al Gozzano (1998) ha pubblicato su numerose riviste ed è Redattore di Vico Acitillo 124-Poetry Wave e dell'Ozio letterario e artistico. E' collaboratore esterno del Mattino di Napoli alla cultura. Ci presenta queste sue poesie


La contemplazione

1

Gli abachi alle finestre per misurare
i gradi di azzurro e di freddo,
la densità di quella nuvola grandiosa
in braccia umane se non piove da tre giorni
e la casa-isola tende, tende
all'Atlantico per felicità di gioco.
Ricorda lei quel limbo di mare in un film,
se lì su quella perfezione di spiaggia
di polverizzate conchiglie, un'altra distesa
sotto il sole nel rosapesca di un costume,
pensa all'invidia per le cose del Mediterraneo.
Si pensa al naufragio nei condomini
e gli abachi della sera di dicembre danno
parole di metallo nere o rondini di platino,
assenti. L'anello di congiunzione sulla mensola
brilla nella Cypraea Iridata che trovi in varie
forme nei due territori del sogno.


2

Vedi venire i quotidiani del mattino,
le videocassette accumularsi nel delta
della casa per magia, il fascino del libri
nel nuotarli e prenderne fiale di parole:
qui stasera è la festa, tra tre ore-rose, tra tre giri
di ineffabili lancette sul fiume
della pelle della vita: molti amici
verranno ad abbeverarsi all'aria nostra
tra sillabe di pareti, ma adesso recitiamo
la preghiera duale, facciamo l'amore
come dice la cantante, tu in rosa confetto
tra le pagine dei petali.


3

Osservata da dietro pareva avere una forma
misteriosa, avresti detto di collina
lucida ma rosa, quasi in incanto albale:
è il tuo dono di compleanno, la Cypraea Connelli.
I regali a farci felici a rasentare l'attesa
e a entrare lì dove il tempo delle cose
si ferma: di conchiglia in conchiglia,
nel tuo riesaudirmi, nel darmi le verità
dell'acqua per le parole ad angolo
con una tinta d'aurora intravista in un gioco
da internet con il figlio.


4

Poi nel fuoco della festa a ovest
della storia privata del gioco del pianeta,
sopravvissuti nel pane e nei giornali,
nel panneggiare dei lenzuoli: guarda lì,
mi dici, dal simulacro d'albergo di vacanza,
la freddezza azzurra della sorgente,
la stella tra la montuosità inconsueta:
da lì sgorgano i versi, ti indico e ridi
come una donna e la linea del tramonto
già passata dopo il bagno nel sonno,
liquidità di desideri e parole per poesie
riapre.


Soldati 2001

Non credere dove passa la strada e
non è guerra tra i filari d'alberi senza
nome, i misteri della sorgente
del verde, in mille verdi ognuno
in compattezza di definizione;
per quelli partiti con fucili e rugiada
nella morte bianca del jet.
E il ritorno di loro in bilico sull'onda
di una rosa di fortuna (andrà, tornerà non…),
s'intesse nel sorriso dei gadget, ricchezza
e sorrisi in film profetici e superstars
che non partiranno.
E non è bello sorridere nell'eventualità
di essere soldati ancora per pochi
prati verso il nulla.


Oltre il tuo muro

Dal tuo muro di materia di conchiglia
ti scrivo dei fatti dei fiori quotidiani
del dono estenuato che conservo.
La città trasuda le verità dei rosapesca,
le monete sull'asfalto fanno parte dei regali
campiti (mi dici che portano fortuna).
Attrae il tuo muro degli sguardi il sorriso
azzurro e tu sei oltre un ostacolo che salta
il bianco della mente senza sforzo.
Mi chiedi la bellezza di un evento,
mi chiedi non distruggerla, pensaci:

il chiaroscuro azzurro a sfondo di un e-mail,
il fare cose, rispondere con lettere coltivate
per un giorno, poi nella bottiglia alle tue sponde,
a giungerti aggirando la spray-art
sui suoi mattoni.


Musa prenatale

Amniotica camera tra gli albereti
dei pensieri rosa-pesca,
costellazioni di storie minime:
il verso scritto nell'aria sbrecciata
lo porta la sua voce di ragazza,
nel mentre di pareti di allegrie:
per gioco di naufragio si è tolta
i jeans e aspetta un tempo nuovo.
Si passa a un verticale salire
dell'anima d'angelo fino al pieno
delle terrazze (dove il segreto fu rivelato),
lei, la musa si siede sul divano,
s'interroga il verso del destino,
oggetto che non ti dico
nel suo verde dipinto.

Poi dice: non è questo il segreto,
tra i greti di finestre i volatili spargono
il suono della nascita e infanzia:
collegati al computer del tempo…


Luna

Deterge la tua stella liquido lucore
di internet o le mani a navigarti selenica
nel tramite di giochi per le ore assenti
a piovere fuori tempo, fuori stanza.
Riempire di semirette di desiderio i vuoti
a continuare oltre a non trovare
le interruzioni del tessuto dei calendari,
a plasmare d'albale chiarità le sillabe.

La linea con cui ci congiungiamo
vicino a piante rare sognate e là il lago
amniotico tra i verdi dei campi e dei versi.

Siamo nel 1984, ti chiami Alessia: l'esame
è stato superato dallo sguardo di paura
(il mattino del mare ci ha portati
in una tenda di favola e ora non vuoi
avere un bambino).


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