PAOLO COIRO:
Sono un ragazzo di 18 anni che vive a Gaeta(LT)da sempre. Frequento l'ultimo anno dell'istituto tecnico nautico e scrivo poesie da circa 5 anni senza saperne il perchè. Penso che la poesia non sia mai apprezzata dagli altri come è apprezzata dall'autore. Pubblicizzo uno stile di scrittura abbastanzsa semplice perchè penso che debba essere compresa da tutti e che debba portare qualsiasi persona sia al di fuori della realtà che nel punto più profondo della nostra vita quotidiana. Molte volte mi capita di scrivere poesie senza riuscire a comprenderne il significato;solamente dopo un'attenta letture riesco a comprenderla; addirittura alcune volte scrivo dei termini che neanche io stesso riesco a capire. Non so',è una cosa strana, ma è come se una persona scrivesse al mio posto.

Agitarsi nel buio
di una folla lucente;
nel silenzio del vocìo
di un'immagine sbiadita.
Catturar la notte
in una grande muraglia,
carezzar la brina
sul volto della tua
dolce tempesta.



Al calar del calore,
fresca notturna quiete
in un dì perduto
nel bel mezzo
di giorni scalati.
Brividi riconoscenti
al sole stemperato,
che stanco del lavor suo
si affievola in umil modo.
La grande melodia
accompagna
l'attimo d'ardore
d'un ragazzo in amore
che spavaldo
sospira in un'aria
d'un gelido mattino.



Cantare al silenzio
fra luci e bagliori,
parlare al buio
dei nostri timori.
O chiudersi dentro
credendo di far segreto
del tuo bosco malvagio,
del tuo fragile canneto.



Dopo l'allegro chiacchiericcio
primo del natio sorgere
con l'umoristi pescator,
ad un accenno
di un chiarir della notte
lo svizzero gallo
s'appresta a cantar
per far da base
ad una briosa gazzella
che dal balcon mirata
s'appresta a dar spettacolo
spavalda
con un original balletto
di saltelli fulminei
sui mattoni messi in coda
che circondan
il mio rozzo orticello.
Son quaranta
i minuti
nelle 6 del mattino.
Son quaranta
i minuti
che il ma
non allude a momenti
facendo apparir
il gioco suo
impeccabile imitazion
d'una maestosa foto,
nella quale
solito risalta
il mandolino rivoltato
con su il faro…..
breve pausa
nello scribacchiar,
mi domanda la causa?
Mia madre s'è susita
come solita mattutina,
subito in pensiero
per il ritorno del suo primo
…..che sta' finendo
il lavor suo.



Elogio al pensiero,
sconfitta la realtà,
fra lune calanti e
tramonti sfumati.
Si è perso sul campo
senza tante battaglie,
sconfitta schiacciante
di opere e parole.
L'illuso cavalier
senza testa e pensiero,
convinto d'esser
su un nobil cavallo.
Codesto;
era già stato
servito al macello…..



Entrando silenzioso
nell'anziana stanza,
ella paurosa
domandò al buio:
[Chi è ?].
Io,
con una rauca
voce ammalata:
[Nessuno…..].



Mentre mi arrampico
per la salita
del quartier mio natìo
con lentezza e stanchezza
della sera
fin della fatica,
oltre a quel “dri”
classico infinito
del notturno paesaggio
odo
verso il colle edificato
il pianto d'un fanciullo.
Immagino
il dondolar delle braccia
di una madre stanca
e delusa.
La giovane finta signora
che ha gettato via
sogni e passioni,
seppelliti
dal più abile dei becchini:
un trombettista imbecille
che suonava
canzoni d'amore.



Nato da una pozza di fango
morto in perfida tempesta.
Così
percorso dell'illusion
che gli occhi fece aprir.

Ella conobbe
di fresco dì
tra canti e tremori,
tra onde rimate
e infiniti cannoni.

E' giunta la flotta
in marcia trionfale,
la gente complotta
lì giù sulle scale.

Ho visto morir
gridato l'atroce,
da lontano il rimirar
era fioca la sua voce…..



Pensierosa penna,
colei che
parla d'una luna
che gradassa,
con il suo bagliore
tenta d'offuscar le stelle
a lei accanto.
Te luna
che non sai
d'esser distorta
da un gradevole vento
per colui,
osservator disinibito
d'una verde
d'una collina
alta della sua erba.
Erba che fragile
s'inchina ad antico vento
che sa' di mille storie
del suo passato fraudolento.
Che sa',
cosciente di esser
lui
plasmator dell'era
che tende l'oblio
dinanzi alla vita.



Riflesso marino
e tempestato,
offusca il mio sguardo
di dolente
e amata gioventude.
Lì,
verso quell'isola
afflitta e stanca
di esser
lontana dalla sponda,
lontana dal nulla.



Sospiro profondo…..
Nel rigettar l'aria
dal polmone mio,
questa
vien fuor lentamente
per dar libero avvio
ai miei pensieri
che lenti sgorgano
come un tranquillo fiume in piana
sfocia lentamente nel mar:
lì, in quel delta ad imbuto.

Sospirando
l'odor dell'erba e
della terra bagnata
crean in me
pensieri futuri…..
Ma il mio io
mi fa' chiuder la finestra
davanti al buio,
per paura che
un volto grezzo e scarnito
si apponga davanti al mio sguardo
improvvisamente.
Quel volto
son io che mi guardo allo specchio;
lo specchio della realtà.



Tragica vendemmia
di dolce sua beltà,
lividi e macigni
del grave supportar.
Un ciuffo d'acqua
in viso
e si tenta di fuggir,
in questa fredda buia cantina
l'odor del fermentar
rende ignavo quel respiro
che sta' per annegar.


Per contattare direttamente l'autore pauletac@libero.it

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