Roberto MARZANO è nato a Genova il 7 marzo ’59, cantautore della nuova “Scuola Genovese”, musicante istrionico, giocoliere delle parole,novello poeta …
Ha ottenuto molti riconoscimenti, eccone alcuni:
- "Premio Nazionale Fitel " 2002 per la "Poesia solidale" ricevuto a Praiano (Sa) e a Roma
- Vincitore di una tappa del "Campionato Provinciale di Poesia" a Camogli (Ge) -2002
- 1° dei selezionati per la "Festa della Poesia" al Palazzo Ducale di Genova a cura del quotidiano"Il Secolo XIX" -2001
- Vincitore del Concorso “Navigare Nelle Parole” della rivista letteraria “Il Filo”- 2002
- 2° classificato al Concorso letterario “L’arcobaleno della vita” a Lendinara (Ro)

“Una poesia di denuncia, e di protesta, a volte anche cruda, ma non priva della giusta dose di ironia sconfinante, talvolta, in una comicità surreale … Ciò non tanto per sdrammatizzare a tutti i costi ma, invece, per mettere in luce l’assurdità dei contrasti… Un poetare molto particolare dove Roberto Marzano mette in evidenza le proprie doti di graffiante originalità che lo hanno già contraddistinto nel campo della canzone d’autore…”
C'invita a leggere alcune sue poesie:


1- La Mia Genova

2- La Bomba Intelligente

3- Stazione Sotterranea

4- Figli Bastardi

5- Sogni Di Bimbi

6- Una Vita Da Poco

7- Poesia Onesta

8- Popoli Nomadi

9- L'Ultima Candela

10- Lizabeth

11- Ricordo Della Riviera Ligure

12 - Non E' Che Io ...

13- Con Le Mollette Tra i denti ...

14- Extracomunicanti

15 - Goccioline

16- Vocali Di Birra

17- Vittime Dell'Usura

18- T

19- Musica

20- Come Correvi!

21- Hostess Della Malora!

22- Lascia Stare I Pesci!

23- Visogni

24- Pensieri

25 - Esse

26- Fretta!

28- Rozzo Figlio

29 - Viola Mammola

30- Figli Di Due Madri

31- Genova-Maso

32- Madonnina Irachena

33- Utopia

34- ... Isabel ...

35- Sotto Casa Sua



LA MIA GENOVA

Si, vabbene! Il mare, il pesto, Grillo, Govi, la focaccia,
la cadenza portoghese e la mimosa in fiore,
centro storico più grande, ospedale, cimitero,
liberata (si fa per dire) “paraponzi-ponzi-pero”…

Ma … la mia Genova non è come la vostra,
la mia Genova ha il vento nelle ossa,
carta nelle scarpe, non cartoline,
terra nelle unghie ed il cuore pien di spine …

La mia Genova contempla esterrefatta
le botte venute giù come tempesta,
nel buio atroce di una scuola,
manganelli che facevan festa
lasciando echi di urlae un denso sangue nero,
un nuovo tipo di pesto:
“modello ospedaliero”…

No! La mia Genova non è come la vostra
è tutta una salita, non ha nemmeno una discesa,
non ha banche sotto casa e fa fatica a far la spesa
perché la mia Genova è salata, non conosce salotti,
e chiama pranzo, o cena, il latte coi biscotti …

La mia Genova è di un ragazzo,
un novello “Perasso”,
spalmato sull’asfalto, piccola piuma come tante,
nel ricacciare indietro l’alito pesante
di assurde carabine vomitanti …

La mia Genova non si sente sola
e anche se di notte piange, sulle braccia viola
si compenetra nel mare, si fa onda,
e sugli “ospiti sgraditi” non si confonde
perché la mia Genova si fa molte domande
e di fronte all’idiozia …
stende le sue mutande!!!


LA BOMBA INTELLIGENTE

La bomba intelligente
ha un talento latente :
fulmina l’obbiettivo
ma tutt’intorno niente,
non fa male a una mosca,
a meno che, il losco insetto,
sotto vil mentito aspetto,
non sia, ohibò … un terrorista!

Perchè Lei li capta
i pensieri devianti
nei crani malati
che progettan attentati …

La bomba intelligente
è un’amica intrigante,
un po’ in soprappeso,
ma ha una testa importante,
un calore avvolgente,
protettivo,
ammiccante …

Con la bella vociona sonora
Ella ci fa compagnia,
la sua sola presenza esorcizza
dubbi … paura!

Riempie i vuoti mentali,
ci puoi chiacchierare,
far due belle risate,
confidarle i segreti
e, puoi stare sicuro,
che lei è come un muro : non parla!
Ma se la fai arrabbiare,
brigantaccio maldestro,
Lei t’inchioda sul posto,
perché è intraprendente,
e non ci mette niente
a piombarti in giardino,
mentre giochi coi bimbi,
e far fuori solo te, salvando i bebè!
Perché Lei è forte,
ma chirurgica, buona,
non esplode …
suona!!!

Precisa come un bisturi d’oro,
d’angeli biondi soave coro,
cupidi azzurri, cantan felici,
fan ala alla Pace, fraterni amici …
Quella Pace incantata
che s’ode dopo una sua sonata …
Voluta, agognata, purificatrice …
Che bel bel silenzio!
Or tutto tace!


STAZIONE SOTTERRANE

Sporco di polvere di colpa,
quasi che il non essere lavato
possa esser visto,
dagli altri cittadini, freschi di docce,
come un ulteriore respingente, volontario,
tra il loro profumo e la sua già scura pelle
e non
una, “semplice”, mancanza
d’acqua corrente in “casa” …
E’ solo un bambino …
Ha gli stessi occhi giocosi di mio figlio
Ma, lui, non gioca,
chi lo spreme non gli concede tempo …
Nella livida stazione sotterranea genovese,
alle sette del mattino, aspetta,
con lo zainetto senza libri,
non più pesante dei suoi pensieri,
un treno che lo porti a lavorare …

“Compra fazzoletti, compra accendino!”

Come vorrei abbracciarti forte, bimbo!
Ma il mio treno sta già partendo,
per un’altra direzione,
e lascio i tuoi occhi africani
a giocare
sul binario tronco
della disperazione …


FIGLI BASTARDI

Dev’esser come perdere l’anima con un colpo di vento,
un urto selvaggio di unghie,
urlo di freddo, tormento …
Il tuo bambino si svuota, appassisce,
palloncino di elio,
piange lacrime secche,
vomit’aria, vola via …

Son le braccia spezzate dei ragazzi che scappano,
penzolando goffamente
li fan sembrare assurdi fantocci,
bersagli di vetro, colpiti da dietro, si spezzano,
papà disperati ne raccolgono i cocci
ma non colgono il senso …
… Claudia & Davide mangiano, crescono,
ed hanno mani che li accarezzano,
non sanno niente, giocano, ridono,
per capire son troppo piccini :
non saprei come spiegargli che i grandi
possano fare certe cose ai bambini!
Non saprei come spiegargli che i grandi
possano fare certe cose ai bambini!!!
Figli bastardi, di un carnevale nero,
cercano mamme nel buio,
si addormentano nelle aiuole dei semafori
o accartocciati contro un muro
e schiacciati, come insetti senza nome,
da una polizia assassina,
il “giusto apporto-vitaminico”
cercan dentro la spazzatura …

Dammi un posto dove possa urlare l’orrore che provo,
mi traboccan dall’anima occhi perduti, venati di spavento,
occhi pestati sotto i piedi pesanti della macchina militare :
sangue nero,
pane sporco,
un sole morto al tramonto …
Poi Claudia & Davide chiedono,
crescono,
ma certe cose non digeriscono!
Aprono gli occhi, li chiuderebbero,
schizzi di sangue glieli colpiscono!
Cresce la rabbia, diventa voce,
urlo di piombo ottuso, atroce,
eco dei pianti di sottofondo,
pugno tremendo tirato sul mondo!!!

SOGNI DI BIMBI

Sono il mostro che,
cattivo,
ti rimbalza nella testa,
se non mangi la minestra,
ti raggiungo nella notte e ti divoro!

Se la mamma fai arrabbiare
non ti devi lamentare
se finisci, di sicuro,
in un mondo spaventoso e tutto buio!

Vedi, vedi, vedi, vedi tremi,
la mamma chiami,
hai paura ed il giorno ora brami!
Non potevi pensarci un po’ prima,
fare il bravo, e obbedire,
non farla arrabbiare,
per non dovermi sognare!?!

Lei ti aveva già avvertito
di non farla innervosire,
or tu, bimbo, sei finito
in un incubo che mai potrà finire …

Ci son belve, serpi e strilli,
con fantasmi e coccodrilli,
streghe nere, spettri cupi,
mangiatori di bambini, ragni e lupi!

Vedi!? Vedi stai cadendo
in un buco orrendo,
dentro al posto più nero del mondo …
Sei sudato, ti senti asfissiare,
sopraffatto dall’angoscia,
ti vorresti svegliare!

Sono il mostro che cattivo
ti rimbalza nella testa
ma son pronto a ‘ndare via
se prometti d’esser buono ed obbediente!

Sennò ti sbrano!
Ti mangio pezzo per pezzo!!
Allora vuoi ascoltare la mamma?!!
Sei cattivo! Cattivo, c a t t i v o o o o o o o o o o o …

UNA VITA DA POCO

Mani nell’aria,
scolpiscono
scie di spillo,
orridi sibili …

Improvvise
micidiali, decise,
infliggono,
al mio corpo,
mortali offese …

Scappare !?
E dove mai, poi, ora?
Ho perso i miei fratelli,
non ho più la mia terra,
evapora
la vita …

Vita, oh mia vita!
Appena assaporata
e già ti sto perdendo …

Vengono uomini urlanti
siam tutti fatti a pezzi !
La sola mia difesa,
unghie acuminate,
vilipese, derise,
mi vengono amputate!!

Pian-piano,
strato a strato,
mi strappano la pelle,
il cuore mio scoperto,
persino preso a morsi …

Ormai non ho speranze
il futuro mio è remoto …

Ma vale così poco la vita di un …
carciofo?!?


POESIA ONESTA

Ma che bella è ‘sta poesia!
Io l’ho scritta e, tuttavia,
non mi esimo dal lodarla,
“core ‘e papà”, creatura mia …

Mai si vide in terra intera un poema di tal fattura
simil splendido ardimento
di gran stile e di bravura ,
è una nuova frontiera,
questa è “Poesia Onesta”,
la pioggia sua di versi vi squaglierà la testa!

Sembra scritta apposta per dare una risposta
alla richiesta,
giusta,
di un che di differente,
di un brivido-vertigine,
di un’emozione blu,
come dir che, davvero,
se voglio,
so fare di più!
Convinto vado avanti, intanto riempio il foglio,
coprir di segni il bianco, è quello che io voglio,
il mio folle editore mi paga a paginate
ma senza tediar troppo,
sennò poi voi scappate,
così mi accingo presto a dare una sterzata
oppure, forse, no :
la cosa è rimandata!
Invece ci ripenso,
è una poesia incerta,
è come un letto grande,
e una piccola coperta,
così per allungarla ritorno dall’inizio :
ma che bella è ‘sta poesia!
Io l’ho scritta e, tuttavia,
non mi esimo dal lodarla,
“core ‘e papà”, creatura mia …

Ma giunti a tale punto,
sarete un filo stanchi
e meritate un attimo un poco più acrobatico
faccio così,
ora,
spazio al “clou” della poesia,
la grande parolona che illumina la via
l’astrusità indecente che fa tanto cultura :
“astrupetandilifilicandostenplineontislazzispazzatura!”

Edopo questo parto,
se fossi un po’ più sadico,
non mi farei lo scrupol di continuare ancora,
almeno per sei fogli, con ‘sta poesia onesta
che di onesto ha,
solo,
il mio grande vuoto in testa,
la mia incapacità di scrivere sul serio
qualcosa d’incredibile e davvero memorabile,
ma è inutile che pianga, la cosa finisce qua!

Ma leggetela, ancora una volta, abbiate pietà …

POPOLI NOMADI

Stan seduti su sedie di pietra
da miliardi d’anni,
chi li cerca nel buio s’inganna,
e vestiti di tele pesanti,
per il mondo, nei secoli,
percuotendo tamburi di canna …

Popoli nomadi di modi girovaghi, popoli nomadi, pentolai magici …

Gir-girando per monti e pianure,
case-auto di rame,
per potersi fermar, respirare,
da Agrigento, a Marsiglia, a Novara,
lavorando con mani,
mai sapendo dove andranno domani …

Popoli nomadi, giostrai, acrobati, popoli nomadi, poeti mobili …

Popoli nomadi, musici, astrologhi,
venuti in cerca di compagnia,
figli dei venti, del sole contenti,
ma perseguitati da polizia,
suonan violini gitani, apron le nuvole,
stanchi angeli urlano al cielo che non finirà
questa marcia che, giorno per giorno, li porta via,
ogni volta la stessa incessante malinconia,
buttati,
buttati via …

Un odore di fumo li avvolge come il loro mistero,
mentre dormon nei letti dei fiumi,
son libellule magre, sparute, pitturate di nero,
sono un sogno, delirio, paura …

Popoli nomadi sdentati, logori, popoli nomadi, amici scomodi …

Li ho incontrati una notte,
di un giorno,
di una certa stagione,
e nel piatto mi han messo
un gran cuore,
un sorriso,
una chitarra di fuoco
e duecento bambini,
dentro gli occhi,
come perle, i destini …


L’ULTIMA CANDELA

Nella più oscura
cantina –casa dei sottofondi,
dove il sole arriva solo
con le cartoline illustrate,
la piccola Sabah,
urlo di strada,
dà alla luce
l’amato figlio,
scintilla tra gli occhi,
che ,
in quella notte tanto buia,
darà fuoco
all’ultima
candela rimasta …


1980
LIZABETH

Come spiegherai, Lizabeth, alla tua mamma
cosa ci facevi tutta nuda, e fatta a pezzi,
disarticolata bambola-pupazzo,
riversa in un famelico burrone …

Chi mai l’avrebbe detto?
Tu, il più bello e delicato fiore
da Ibadan ad Ogbomosho,
promessa cameriera
presso certi signori dell’Europa
dove il “servizio” l’hai prestato
a suon di sberle
con le mani, con la bocca e con tutta te stessa
sennò ti rompevano le ossa!

Lizabeth, occhi fuori dalla testa,
con un puffo intorno al collo che non ti lascia uscita,
con le cinghiate date senza parsimonia,
tanto non si vedon lividi sulle puttane negre
e si può continuare a venderle senza sconto
a qualche onorevole buon padre di famiglia …
O buttarne i pezzi nei rifiuti se si ostinano a rifiutar ragione …


RICORDO DELLA RIVIERA LIGURE …

Chissà se l’ha capito
che sono una ragazza
oppure è
proprio per questo
che si accanisce ottuso
a manganellarmi a peso morto
la sua rabbia in faccia …
A vomitarmi addosso
urla d’odio
e calci nella pancia
con il suo anfibio nero,
che nel sangue sguazza,
e sul mio corpo,
follemente,
impazza …

Indifeso oggetto,
in balia della sua vendetta,
forse per un bacio non concesso,
o una sculacciata ingiusta di sua madre,
io “cagna rossa”, ”troia comunista”,

non so se, da questo sacco a pelo,
ne uscirò viva,
se tornerò domani alla mia Brema
oppure morirò per le ferite o per paura …

Tutti gridano li intorno,
è un bastonar con cura,
si picchiano i pensieri,
si rompono le braccia …


NON E’ CHE IO …

Non è che io sia razzista
ma,
non si può negare :
che i negri
non amino molto lavorare,
son sonnolenti,
mal lavati lavativi,
poco propensi alla produzione
e, in più,
un olezzante eccesso di sudorazione …

Per non parlare dei sudamericani,
con la bottiglia di birra sempre sulla bocca,
guai a chi li tocca,
sono facili all’offesa,
che la rompon sulla testa
dei cinesi, quelli lì che mangiano i cani,
che fanno scarpe e borse
con la pelle dei crucchi bambini
„wurstel-kraffen mit kartoffen“,
come i gelidi svedesi
che han, però, dei bei donnoni
mica come le spagnole
che hanno neri baffi, tesi, come quelle calabresi!

Terrone
che sotto il lavandino
tengon le galline, e anche gli amanti,
che al novantatre per cento son mafiosi,
in special modo i sanniti,
i turritani e i leccesi,
con quell’incredibile accento sguaiato,
intimidatorio e sfrontato,
genti di periferia, pigre,
inabituate al buon vivere civile,
sanno solo mangiare, e perder tempo,
come quel capellone del palazzo di fronte,
che va in giro col cane e le treccine ammuffite,
(ma lo usa lo “sciampo”?),
o quei drogati del piano di sopra
che rientrano a tutte le ore della notte
e vanno in bagno senza sosta …
Almeno fate mucchio
e tirate la catena, alla mattina,
l’unica cosa giusta che fa
mia moglie, quella cretina,
che, a parte certe assurde voglie,
sta sempre a chiacchierare-parlar-male,
con quella sciocca di sua figlia,
che pure le assomiglia (poverina!),
e … notate un pò la mia mano destra :
sembra farlo apposta,
che se mi prude proprio lì,
la signora, non si muove
e chiede aiuto alla sinistra,
come non le riguardasse, a ‘sta cretina!
Oh, ma siamo matti!!!
E le tira una man-rovescia
ma lei non se la tiene, la restituisce doppia,
allor strepita, smoccola e s’arruffa,
senza ritegno, il cuor le graffia,
morde il ventricolo sinistro, che diventa ventriloquo,
e mi manda … a cagare! !

Per metterle d’accordo non mi resta che il suicidio
tanto cosa ci sto a fare,
io,
in mezzo a ‘sta gentaglia!!

CON LE MOLLETTE TRA I DENTI …

Sto cercando un appiglio,
tra le bolle qualcosa di meglio,
che mi spinga a stare sveglio
e respinga lo stanco sbadiglio…

Che le chiazze di unto strapazzi,
faccia a pezzi la puzza,
mentre un flash di limone amaranto
mi scombina la testa :
piatti i miei pensieri,
piatta tu,
vertiginando assente c
a
d
o
g
i
ù
.
.

… nel delirio lascivo, ebbro di detersivo,
ubriaco di ammorbidente,
nell’amore pulito,
come il “bianco-più-bianco”,
dei miei sogni,
oh lavatrice volante!
Come mai farei se non ci fossi tu?
Lavi le mie ombre e mi ritiri su …
… a cercare , con lo straccio,
inzuppato di disinfettante,
di scovare, con coraggio,
le colonie di virus fetenti
che si annidano, sempre,
nei posti più scomodi e bassi,
dove passi e poi ci ripassi!

Perché il vero pulito è la base della casa perfetta,
per sentirsi sicuri e protetti : il primo dei passi!
Ma, purtroppo, ri-sono un po’ stanco (mi gira la testa!)
e ho qualcosa d’importante da fare alla finestra :

“Oh quanto è bello stendere tutti quei panni umidi!
Con le mollette tra i denti equilibrarsi sui gomiti …
Oh, come sono felice perché sono capace
a stirar le camicie …
risparmiando la luce!”


EXTRACOMUNICANTI

Ma cosa c’è di più bello alla sera
di abbandonarsi su una molle poltrona,
sintonizzati sul giusto canale,
abbuffarsi di cronaca vera ?

Addentrarsi nei particolari,
quelli crudi che, poi, te li sogni,
giusto-giusto per stare informati,
per sapere dove sono arrivati …
Quante dita è entrata la lama?
Pubblicità! Ci si mette il pigiama!

Poi scattare veloci col dito,
quando il gioco si fa più pesante,
non puoi mica mostrare quei mostri
a tuo figlio, sempre più interessato!

Ma dopo sei spots l’orrore è passato :
c’è un’attrice con la gonna all’ascella
che ci parla del suo fidanzato
che ad aprile la sposa : ch’è bella!

Questa è la vita per chi non l’ha capita!
Questo tipo di trasmissione,
“servizi-in diretta -verità-esclusiva”,
“lei” ci illustra la vera vita,
le nostre attese non van deluse,
siam tutti pronti davanti al video,
occhi aperti, orecchie tese,
e anche se, un po’, ciò , impaurisce,
ci da luce e ci solleva …

E allora via! Dobbiamo sapere,
giusto-giusto per farci un idea,
del pedofilo anglo-belga-marocchino,
e del negro che ha mangiato un bambino,
della puttana albanese impalata,
del nuovo amor di Carolina …
Non possiam perdere l’intervista :
“Nonna violentata dal nipotino!”

Scure, torbide storie d’orrore,
che a noi Normali,
mai, capiteranno,
siamo molto più buoni e puliti,
siamo molto, molto più, intelligenti
di quelle genti schifose e ignoranti,
meridionali,
“extracomunicanti”,
che non ragionano con il cervello ma
col pugnale e
con il pisello!
Questa è la vita per chi non l’ha capita!
Per chi non l’ha capita!

GOCCIOLINE

Goccioline piccole,
stupide,
con tante parole, non sono mai artefici,
se non di liti nevrotiche,
per maglie rigate o davanti ai semafori …

Stupidini, piccole gocce,
attenti ai vestiti,
ma incuranti degli “occhi blu”,
soffron se non cambiano i mobili,
diventan nervosi
e su l’autobus … spingono!

Goccioline sulla fronte
che il braccio, ogni tanto, manda via,
soldatini, un po’ stagnanti,
mi fanno tenerezza,
anche se sono assenti,
goccioline, sopra un vetro,
scivolando van giù …

Soldatini, sempre al fronte,
come francobolli su lettere in bianco,
goccioline in uno stagno,
strette-strette-strette,
per non prendere freddo,
goccioline in nuvole gonfie che cadono giù …

Piccoli soldati stagnanti
che vanno a svagarsi con le loro automobili,
che hanno ben spolverato,
prima di stare in coda,
con piumini ridicoli …

Soldatini di stagno, piccoli,
non sono mai, invero, quello che sembrano :
i poveri appaiono splendidi
e i ricchi, tra stracci, l’oro nascondono …

Ma non pensar, che goccioline,
sian tutti gli altri, fuori che te,
guardar se stessi mette paura,
farlo alla gente consola un po’,
siam tutti gocce, dentro a un vaso,
che, da lì a un po’, può traboccar,
siam gocce, ma … non ci vogliamo bagnar !


VOCALI DI BIRRA

Anticamente arabi alzavano alti attici
attenti ad adocchiare abbrivii aristocratici.
Adescavano, annoiati, antipatici avvocati,
alcolici aeroplani, albini agitatissimi …
Allora, altri astanti, arguti-affacendanti,
assumevan antibiotici assurdamente asburgici.

Ed Eleonora esclama : ”Enrico è educatissimo!
Evita, esperto, eccitazioni esili!”
Esplora egregiamente erogene escrescenze,
esclude elmi etilici, eczemi esantematici,
estemporaneizza effimere espressioni,
evidentemente : erotiche emozioni!!!

Illustri imberbi invertono idiomi indianeggianti,
intingono insalata in inglesine isteriche …
Impara, inizialmente, introduzioni ibride!
Inchioda intimi istanti, incomparabilmente!!
Istiga, iperbolico, idioti ipoglicemici,
insisti, ispira immagini : idee in incantesimi!!!
Ospitato ogniddove, osservo occhi, ombre, ori, ore,
orditi orientali, odori officinali, orinali …
Odo onde oblunghe oltrepassare oceani,
orpelli ortocromatici, olografie oniriche …
Orsù ossequia ora, oziosamente orgiastico,
osceni orgasmi ottici, ottorinlaringoiatrici!!

Ulisse udì ululare uccelli ultragalattici,
ugole ulcerose urlare ultimatum …
Urgeva “uischi” umido , utopica uscita,
un uniforme ussara usata-utilizzabile …
Unicorni ustionati urtavano ubriachi,
ubbidivano umiliati usignoli usurpati …

VITTIME DELL’USURA

Quanto è bello svegliarsi
col sole già alto,
al meriggio,
dopo una fantastica notte
di musica, amore,
e anche “di peggio”!

Stiracchiarsi
al calduccio del letto,
senza la minima fretta,
mentre una schiava, di là,
ti prepara il caffè e,
biscottata, una fetta …
Tu vuoi fare il musicista,
ti vuoi mettere un po’ in mostra,
e ti stracci le “braghe”, convinto
di aver, così, l’aria da artista
e, consigliato dal tuo stilista,
assumi il fascino del mistero,
applicando gli strappi giusti
ad il vestirsi con tanto nero …

Quanto è brutto svegliarsi
col sole che è ancora in Australia,
con la musica in testa,
tre ore di sonno,
e ti suona la sveglia!

Dover darsi una smossa,
cacciarsi dal letto,
a lavarsi la faccia
e sognare qualcuno, di là,
che il caffè
per davvero lo faccia …
Voler fare il musicista,
voler mettersi un po’ in mostra,
e cucirsi, da soli, le “braghe”
in una sera triste che piove,
e sperare di far la figura,
dopo una serie allo specchio
di prove,che, anche se
vittime di un po’ di usura,
al tuo concerto sembrino nuove …


T

Tum-tam-toc-tung, tum-tatata-tuc,
tracchete-trucchete-tunghe,
tom-tom-tum-tuum-tuuumm …

Tenace timpanista
tu tambureggi tosto,
titanici tam-tam tarantolati …

Tonfando tumultuoso,
tentacolar tormenti,
timidissime terzine tramortite …
Tronfio tamburin,
trucul-talento,
trangugi tempi ternari turbinando…

Trasudo tontaggine,
talvolta,
tremolante, torbido, trasalgo :
testè teorizzo tal
tanto trambusto :
troppi tempor ali
trapassano … tuonando!


MUSICA

Ebbro
e perduto
nel dolce effluvio
di suoni,
in un deliquio
di
campanelli d’argento,
lascio il tuo alito,
oh tepido vento,
accarezzare
i miei lobi,
i miei
sogni …


COME CORREVI!

Troppo deboli per
sorreggerti del tutto
ma buone,
eccome,
a poggiarci una chitarra
tu,
non poeta leopardiano strappalacrime,
ma
tenace guerriero grintoso e incazzato,
come correvi sulle tue piccole gambe!


a Pierangelo Bertoli
HOSTESS DELLA MALORA!!

!

Hostess della malora!
Non potevi avvisarmi (prima) che davvero si vola!?!
Darmi un gesto, un consiglio,
due parole d’aiuto,
o un magico intruglio, che mi faccia star meglio?
Tanto più di così
non potrebbe andar peggio,
un “estratto leonino”
che m’infonda il coraggio
di affrontare, con calma,
questo viaggio malsano …
E dì, almeno, al pilota, (ti prego!) di andare più piano!!!

Romba,
il mostro volante,
io che annaspo nei vuoti e tu,
tic-ticchettando sui tacchi,
distribuisci planando sorrisi a comando,
spargendo tranquillità come vivi coriandoli …

Risollevi i paurosi, se dal panico stesi,
dici come si fa, ed io bramo in attesa
di sentir da vicino il respiro tuo biondo :
di una fata dorata che ride galleggiando sul mondo …
Hostess, oh dolce carezza,
sei il suono di un flauto di panna
in alcolica ebbrezza …

Sei bella, bella, bella, bella, bella,
sempre più sorridente,
sei simpaticamente gentile (quasi un po’ sghignazzante) …

Se ti chiamano indietro
soavemente sorridi,
e te la ridi di più se qualcuno protesta!
Sarà un pregio ‘sto riso (o un bizzarro difetto?)
Certo è che : un lavoro così e un nascondiglio perfetto!!!

Difatti se l’aereo va giù
c’è una cosa (davvero, credi!) che mi allarma di più
del terribile impatto che avverrà, da lì a un po’,
della fine più orrenda che ci si possa aspettare :
è il sorriso ad oltranza (la tua salute mentale)
e la nausea che sale e mi fa vomitare …
all’insù!!!
Oh hostess della malora!


LASCIA STARE I PESCI!

No amore, non è perché sei moscio e neppure perché sei “miscio”*
ma è solo che … ... non ce la faccio più con ‘sto liscio!
Usciamo alla sera,
spero che tutto vada “liscio”,
metto in mostra la coscia,
e tu dove mi porti? A ballare il liscio!

Amore! Il mondo è allo sfascio!
Tu vivi a rovescio!
Ma non ti sei stancato di tutto ‘sto liscio!
Eh lascia stare i pesci
che mi viene l’angoscia!
Te li cucino io! Andiamo via da questa festa!
Oppure andiamo a Brescia,
dove hanno abolito il liscio!
Guarda amore, t’imploro, striscio :
basta con ‘sto liscio!
Senti caro. Te l’ho già detto :
non è che tu sia moscio,
e neppure tanto miscio ma,
se insisti con sto liscio, te lo giuro : ti lascio!!!
“miscio”* = “senza soldi” (in slang genovese)


VISOGNI

Preda, più che d’altro, di una certa curv’alcoolica
me ne vado per la strada dondolando …
Sopra nubi di cotone sto volando
mentre fischio strambi brani di “be-bop” …
Visioni celestiali, incubi infernali, nel vagar etilico mi paiono reali …

“Oh no, signora mia! Non dica queste cose!
Non amo regalare mazzi di mimosa!
Lo sa : sono distratto! Galleggio nell’angoscia!
Ma ho dei principi sani, il mondo è alla rovescia!”

“Ormai sono due mesi che vivo dentro a un frigo,
crepate pur di caldo, io tanto me ne frego!
… gelati con le penne e polli con la panna,
di certo, son sicuro, non rimarrò in panne!”
“In panne no! Ma, come piuma preda di un phon,
la mente pregna di libertà, di suoni, folli amori,
svaniscon i pensieri come lampi,
come sono disperato … Si!”

… e, con un senso d’inutilità,vado sbandando di qua e di là,
ti cerco ma mi perdo sempre : evaporo nel niente, svanisco dal presente!”


PENSIERI

E’ veramente un peccato
che tu non pensi di me
ciò che ragionevolmente pensavo
avessi pensato …

E pensare che, già allor, pensai
al pensiero che avresti avuto di me
pensante, ingenuamente,
che tutti la pensino allo stesso modo
su quel che, ancor ora,
sto pensando, sul mio conto…

Comunque non era il caso,
cara,
che tu pensassi
a ciò che di me pensarono
le circa 7410 giornate
che spensieratamente
mi son lasciato alle spalle …

… a parte certi assurdi pensieri,
io continuo a pensarti …pensaci!!!! (1979)


ESSE

Splendenti,
sinuose stelle,
soavemente stese
su soffici sofà soffusi,
soffiano sospiri,
sibilando …

Sensuali,
saffiche sirene,
sussurrano suadenti,
supplicanti,
spargendo spasmi-sogni,
si spalmano
struggendosi sublimi …


FRETTA

Ho tanta fretta,
tant’ansia, stanotte,
di suggere spasmodico
un gesto, una carezza …

Allarga le tue braccia, lanciami una freccia,
ed io sarò fantastico, incredibile, acrobatico :
la prenderò nel pugno e ne farò il pegno
di un amore travolgente,
impetuoso,
tonante!

Un amore svestito,
avvinghiato,
arrapante
che ci renda splendenti
più di tutti i diamanti,
un amore di rose, mani, baci, sorrisi,
un amor profumato,
delizioso,
incantato …

Ma ancora insiste
il rumore incessante che ci divora la testa
e pone troppe domande che non hanno risposta …

Ci succhia la linfa, ce la fa sperperare,
dentro urla sgomente, in un vuoto lunare,
di chi cerca qualcosa dentro la spazzatura,
di chi dorme seduto ed ha freddo, paura …

Odia tanto quel suono
da voler esser sordo
e dei baci ha soltanto
un bicchier di ricordo …

ROZZO FIGLIO

Figlio
di chi è avvezzo a gozzoviglie
un alone fetido sparpaglia …

Per certi commensali,
troppo pieni per parlare,
vuol dire :
“No, non ho mangiato male!”

Ei giunge alla laringe
gonfio, tosto e, con clamore,
al fin,
esplode con fragore!

Il bevitor di birre
n’è, invero, un gran campione
ne sparge ogniddove
a profusione,
certo del buon gusto,
problemi non si crea
e, di sì rozza usanza,
egli si bea …


GODERSI L’ESTATE

Il ronzare furioso del moscon che non riesce,
di sfondare quel vetro è proprio incapace …
Lui s’impegna, s’ingegna, reagisce convinto
ma, per quanto ci provi,
è comunque respinto …

Il suo impaccio è un lamento, un grido, una grinta,
vorrà mica, l’ingenuo, una piccola spinta?
Non è ch’io ami tanto quel dittero peloso
ma da “bravo poeta”,
vorrei fare qualcosa!

Potrei mettere in atto un salvataggio incruento :
catturarlo veloce,
senza dargli spavento,
poi aprir la finestra e nell’aria lasciarlo,
dirgli : “Và, brutta bestia, a goderti l’estate!”

D’improvviso un frullio ci distrae tutti e due :
sulla scena compare
un vibrar di velluto,
una bella moschetta,
zampe d’ebano e, in testa,
un milion d’occhi verdi
che ammiccan suadenti …

Il moscone è rapito,
incerto,
confuso,
ma un sol batter d’ali della nera“ragazza”
lo stordisce or d’amore e,
con piglio deciso,
egli torna sul vetro con un buffo svolazzo …


VIOLA MAMMOLA

Coi gomiti appoggiati, s’un declivio soave,
godo della viola mammola il profumo …
Nei sibili del bosco mi perdo, mi scompongo,
son acqua dentro a un lago, il pomo più rotondo…
Una pioggia d’oro cade,
polvere d’aria fina, frizzante, sbarazzina …

Una marmotta piccola mi osserva interessata,
mentr’io fischio una musica sinuosa, vellutata,
venuta dal profondo dell’anima mia,
dove tutto è vero, ammesso che lo sia …

Un gorgoglio nei visceri mi smuove, poco-poco,
mi sento, per un attimo, un mollume indifeso …
Ebbro della vita e dell’opera del cuoco,
emetto fatui flati, che ammorbano il sorriso …

Il sentor di viola rinfresca naso, e mente,
ma, l’effetto secondario, è tutt’altro che astringente!
Confuso, smarrito, dal dubbio corroso,
Il mio prossimo futur pensar non oso …

Ed intanto, la marmotta, si è stancata di guardare
lei è “andata”, si è decisa …
Un esempio da imitare?

Ancora il tumultuoso glomo si smuove un po’ di più …
Un altro, più profondo, non resisto più !
Il gloglottio insiste!! Le membra mie scuote!!!
Come un gran serpente passeggia dentro un otre …

… mi alzo lentamente,
son troppo appesantito,
mi presta qualche foglia il caro amico fico :
la schiena contro un masso,
il pantalone basso,
mi lascio andare,
cedo,
e,
finalmente :
aaah . . . . . . . . !?!!

… rialzo il pantalone, mi sento sollevato,
or torno sul declivio, sui gomiti appoggiato,
e mentre godo ancora del profumo della viola,
ritorna la marmotta che complice sorride …


FIGLI DI DUE MADRI

Negli occhi hanno una riga nera,
neanche il sole la sbiancherà,
come lacrima scende una preghiera :
qualche “linea” li solleverà …

Con la manica alzata
vanno ciondolando,
visti così non fan capir
che gusto c’è,
a regalar la vita,
per apparir morti di sonno,
ginocchia nella gola, ma caldo non ce n’è …

Angeli bastardi
sotto il mitra degli sguardi,
mendicano sangue, nudi alla pietà …

Piccole conchiglie stan sbattendo
tra la sabbia e la furia nera delle onde,
figli di due madri bianche
sempre incerti
a chi concedersi …


GENOVA-MASO

Si! Dacci, dacci pure dentro!
Fammelo sentire tutto intero
quel tuo bellissimo strumento nero!

E poi dacci ancora, sopra le ferite,
dammi un brivido immenso,
a scappar non ci penso!

Non farci caso se mi metto ad urlare
tu continua più duro, non ti smontare,
è che non ho l’abitudine
a un così intenso godere,
i miei non sono lamenti
ma
ululati di piacere …

E poi
non so resistere, amore,
al fascino virile
della tua
rude divisa da finanziere
da te, lo sai, vorrei farmi smanganellar per ore …


MADONNINA IRACHENA

Quanto mai
posso pensare che v’importi
di questo pover riccio
spiaccicato sulla strada,
se i bambini fate a pezzi
e gli mangiate il cuore,
ciucciandovi le dita,
incuranti del rumore!?!

L’inghiottire saponette non basta
a pulirvi la coscienza che cola
dentro a un lago di pianto,
oh madonnina irachena,
infestato di bombe
e di gambe in cancrena!


UTOPIA

Liberarci dalla rabbia,
forse è questa l’utopia,
sopportare le ferite
per non dover fuggire via …
Fare finta che, il dolore,
faccia parte del contratto
ed eleggere cattivi
che prometton d’esser buoni.


…… ISABEL……

…… Isabel danzava nuda sulla sabbia
mentre,
i gabbiani,
mi facevano il verso
ed io,
come uno sciocco granello,
sperso,
non trovai da far di meglio
che lavarmi le mani
ad un gorgòglio
dove,
oh mia disdetta,
lì per lì,
annegai distratto ……


1979
SOTTO CASA SUA …

Andai fin sotto casa sua
con un nascosto fremito
ed un amico di scorta …

La vidi,
trasalii contento,
ma
non ebbi il coraggio
di dirle
proprio
niente …

Mi allontanai desolato …

1979 (Michela ‘73)


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