GLOBE

Il piccolo carillon rieccheggia di giovani voci
Credenti.
Speranze che ardono in animi bollenti.
Tutto finalmente esploso presso il delta
D'un fiumiciattolo troppo esiguo e povero di liquidi.
Violenta irruenza di manifestanti vincenti,
racchiusi in luminescenti elmi di gloria
in memoria di qualcuno che la fece.
A gran voce si leva il grido del debole,
sovrastando il pur consistente frastuono
d'un mondo in evoluzione.
Ed insieme alla loro gioia sconsolata
Le lacrime d'un uomo
Che ha visto scomparire la sua propria carne,
inghiottita da una crudele distesa di perché.
Tutti maledettamente inutili al cospetto
Della Nera Signora.
E furono grida sì,
ma di cieca disperazione.


RITORNO

Il sole si fa improvvisamente più vicino
E più caldo,quasi soffocante.
Ti ci avvicini tra miriadi di imprecazioni volanti,
le schivi con cura
per giungere a lei
col cuore candido del tuo unico peccato,
insostenibile mancanza detta unica fonte di luce
del bipede che governa un universo
di pensieri,
sentimenti,
palpiti schifosamente umidi.
Se dissi mai che poteva esistere l'amore eterno,
non prestatemi orecchio,
voi comuni mortali,
perché mai potreste sentirne la presenza costante,
paurosa dentro di me,
che vivrò per un'eternità
più infinita del numero maggiore che riusciate a contare.


ARIA

Malata è ciò che sono;
Morta è quello che sarò
Se il suo abbraccio non mi renderà libera,
di vagare ancora una volta
nel vuoto di una banale normalità.
Così distante e faticosa
Come lei che ancora in me vive,
nonostante io la osservi da lontano,
sdraiata tra le rose,
con quel sorriso che ancora la rende mia.


HARLEM

Non sono in grado
Di associare con naturalezza e semplicità
Dopo essermi ancora una volta
(o forse cento,mille,vorrei per l'eternità)
imbattuta nella fresca bambolina di ceramica
abbronzata e profumata di olio alle mandorle;
e mi ricordava il caldo sole
di un'estate arancione
o magari rossa come la sua magliettina senza maniche…
e la pelle scottata da mesi.
Nel complesso pareva un angelo
Caduto su Harlem
In una bella giornata colorata
Da mille e più tulipani verdi.
Gliene porto uno lungo la strada, cercando la sua mano,
ritrovandomi le sue dita tra le mie,
anche se con quella resistenza che ancora ci turba.
Non so davvero che dire,
ma le porgo il suo tulipano
e lei se na va contenta,
canticchiando un motivo
che avevo già sentito,
in qualche dove,
tra l'odore di morte e quello di rose.


AD UNA VITA

Non so dire chi sei ora nel cuore di qualcun altro
Rimani amore nel mio inseparabile
Ti vorrei sentire mentre parli soffusa nelle luce di qualche candela
E ancora non so spiegare chi sono nel cuore di qualcun altro
Eterna giovinezza
Candore tra gli occhi ed uno sguardo che non perdona
Vorrei che fossi qui per dirti quanto la tua città
Sia lontana dai miei piedi,
Il cielo troppo vicino al mio tetto...
Eppure non so parlare
Qui seduta posso solo pensare di non averti mai lasciato andare


AD UNA VITA 2

A te luna di giorno
Incanto di sofferenza e piacere carnale,
Dove la mente riposa per l'amore che porta;
Le dita sottili che sciolgono al contatto.
E le parole che ti canto la notte
Per dormire
Senza svegliare il vicino invadente
E sognare di te che la mia rosa non puoi dimenticare,
La mia voce chetare.


AD UNA VITA 3

Luce
Raggio infinito che corre lontano
Prendendo il gioco del mio viso tra le mani,
Trasformandosi in sorriso di felicità,lacrime
E il dolore lava l'orrore dell'anima
Ma quando è gioia per un istante
Allora splendi nel suo colore che diviene il tuo,
Anche quello che preferisci…e non lo sapevi.
Gli occhi chiudono alla vista il mondo
Che non aveva mai guardato con rispetto;
E' degno di più
E di una calda stretta di mano.


Maria Caspani

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