Rosaria Malta, 27 anni, residente a Roma, laureanda in giurisprudenza, gestisce il sito TULIPANO GIALLO e c'invita a leggere alcune recensioni molto interessanti, un articolo molto "gustoso", due racconti: "La lotteria" e "Il mitomane", ed alcuni versi: "Senza fine" e "Poema erotico in 13 haiku"

Tenera è la notte

La vie en blue

Leggo Fitzgerald e sento Gershwin... da sempre... ma in nessun altro dei suoi romanzi ogni parola è accompagnata nella mia mente da un accordo... da una nota... dal refrain di una vecchia canzone del caro George come in "Tenera è la notte"... "Rhapsody in blue" prima di tutto... naturalmente . Ma in queste pagine c´è tutto il jazz... c´è la voce rauca e sensuale di Lena Horne, c´è la tromba di Charlie Parker e il fumo dei locali... c´e il blu... caldo e freddo, dolce e graffiante... passione e struggimento.
"Tenera è la notte" è l´ultimo romanzo pubblicato in vita da Francis Scott Fitzgerald: nel 1941 un anno dopo la sua morte infatti venne dato alle stampe "The last Tycoon" (Gli ultimi fuochi" in italiano)... Tutto è lirico in questo libro... a cominciare dal titolo che richiama i versi tratti dall' Ode all'usignolo" del poeta inglese John Keats: "Already with thee! Tender is the night..." E lirica è anche la storia che narra... lirica e drammatica e così intensa da afferrarti e trascinarti dentro quelle pagine.. così che ti sembra di sentire il profumo del mare della Costa Azzurra, di scorgere lo sfavillio dorato delle vite che si svolgono su quei lidi e di assistere allo sfacimento che racconta...
La storia.
Tutto inizia una mattina del 1925 in un lussuoso albergo rosa della riviera francese a metà strada tra Marsiglia e il confine italiano, il "Gausse"... l´autore ci inganna e ci presenta subito uno dei personaggi e al lettore sembra che sia lei la protagonista: Rosemary una giovane stellina del cinema con madre-manager al seguito... nata per lavorare e per sfruttare la sua bellezza... Continuiamo a leggere e allora capiamo che in realtà sono i Diver, Dick e Nicole, il motore della storia: una coppia di americani che vivono in una villa vicina al Gausse e che sembrano catalizzare tutto ciò che li circonda assorbendolo nella loro sfera di influenza e innalzandolo: " i Diver rappresentavano esteriormente l´evoluzione massima di una classe e quasi tutti gli altri sembravano goffi accanto a loro." Ma la perfezione non esiste.. e Fitzgerald ha imparato presto la lezione... in fondo Dick non è altro che il suo alter ego e Nicole è la trasposizione letteraria della sua amata Zelda... Nicole come lei, è una schizofrenica di cui un giovane promettente psichiatra, Dick appunto, si innamora... la sposa e rinuncia ad una brillante carriera in Svizzera per seguirla... E´ l´inizio della fine... Pensandoci bene non è neanche così semplice come ve lo sto raccontando... Dick la ama... certo... e continua ad amarla anche quando la tradirà con Rosemary... e l´amerà ancora dopo che il loro matrimonio sarò naufragato e lui si troverà a fare il medico generico in un oscuro villaggio americano nello stato di New York... ma all´amore si mischiano altri elementi... Nicole è ricca e Dick è ambizioso... "pensava di voler essere buono, voleva essere gentile, voleva essere coraggioso e saggio"... certo... ma forse si è lasciato comprare dalla famiglia di lei... perché le stesse accanto... le hanno comprato un medico che la seguisse sempre e che l´amasse... anche.. un po´...
"Ti spiace se abbasso la tendina?" Adoro queste parole... continuano a ritornare per tutto il romanzo... e ogni volta nella mia mente un´orchestrina suona "The man I love".. di nuovo Gershwin... e il blu...
Gli piace la sua vita.. feste, amici, viaggi... lunghi viaggi.. ma tutto avviene per distrarre Nicole... e lentamente ed inesorabilmente lui capisce di vivere per l´esclusivo benessere della moglie... odia la consapevolezza di essersi lasciato corrompere dal miraggio di una ricca felicità e si sente stretto in un ruolo che non riesce a sostenere finchè in questa sua dedizione sentimentale e professionale alla moglie lui si avvia ad un inarrestabile declino mentre lei acquista l'energia necessaria per fare a meno del suo aiuto.
E´ grandioso "Tenera è la notte".. perché come tutti i romanzi di Fitzgerald racconta il dissolvimento di un mondo dalla superficie dorata e dal nucleo marcio.. corrotto... una generazione dannata dalla ricerca sfrenata di potere e di ricchezza... ... perché è "un´ode alla sconfitta e alla caduta dei sogni"... E´ grandioso perché è il libro di una vita... lo dimostrano le continue revisioni i tanti rimaneggiamenti cui è stato sottoposto senza mai arrivare alla versione definitiva... Fitzegrald deve al Grande Gatsby la sua fama in vita... ma è "Tenera è la notte" il suo capolavoro... in queste pagine fonde il piano letterario con la sua esperienza... l´abbiamo detto.. Nicole è Zelda e Dick è l´autore stesso... Dick non esisterebbe senza Nicole e Fitzegerald forse non sarebbe diventato immortale senza Zelda... non avremmo i sui romanzi se lei non l´avesse respinto la prima volta che le ha chiesto di sposarla perché non era in grado di mantenerla degnamente.. procurandogli una ferita mai più rimarginata... (per averla si ridusse a sprecare il suo talento scrivendo racconti da poco pur di guadagnar il denaro necessario) e insieme al sangue da quella ferita sgorgò la sua denuncia del potere distruttivo del denaro.. le sue parole come testimonianza del collasso di un intero stile di vita e Dick come simbolo di un uomo che " voleva essere coraggioso e saggio... voleva anche essere amato, se poteva farci entrare anche questo.".. ma che finisce per consumarsi e perdersi...
"Ti spiace se abbasso la tendina?" ... di nuovo Gershwin: "The man I love"... non si può non amare Dick... con la sua "voce che corteggiava il mondo"... Leggo quelle frasi e vedo un film in bianco e nero... e vorrei esserci dentro... lui mi viene incontro e mi dice: " Avete degli occhi romantici." Chi dice cose del genere adesso? E come fa Fitzegrald a scriverle senza farle sembrare frasi di un romanzo per donnette romantiche... "Dio mio sei straordinaria da baciare." ... "Buonanotte bambina"... Potrei morire se me le sentissi dire...
"Ti spiace se abbasso la tendina?" ...dissolvenza... e a sfumare... in blu... un tappeto di note...


Festa mobile

"Festa mobile" si apre con uno degli incipit più poetici che io abbia mai letto: "Poi veniva la brutta stagione. Alla fine dell'autunno, in un solo giorno, cambiava il tempo."
Hemingway iniziò la stesura di quest´opera, che nelle sue intenzioni doveva essere un libro di memorie, nel 1958 ma l´interruppe per seguire i toreri Ordonez e Domiguin nelle arene spagnole, viaggio che gli ispirò il romanzo "Un´estate pericolosa". Il suo suicidio nel 1962, gli impedì di godere della gloria del sul romanzo più riuscito, (almeno secondo me). Il libro fu pubblicato postumo nel 1964 e diffuso in Italia dalla mondatori nella traduzione di V. Mantovani con il titolo di "Festa mobile", che fa riferimento ad un´intensa frase tratta dal romanzo stesso: "«Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, dopo, ovunque tu passi il resto della tua vita, essa ti accompagna perché Parigi è una festa mobile». (Peraltro anche nella versione originale il titolo era "A moveable Feast").
In realtà Festa mobile è molto più di un libro di memorie. E´ il racconto della vita, gli incontri, gli amori, i tradimenti della "lost generation" a Parigi, la città dove secondo Sherwood Anderson "l´arte viene presa sul serio". Hemingway vi arrivò pronto ad assorbire come una spugna visioni sensazioni e suggestioni di quella città che fin dall'inizio del secolo, generosa e cosmopolita, aveva accolto generazioni di artisti stranieri. Gertrud Stein, che arrivata a Parigi quasi venti anni prima, una volta scrisse che "gli scrittori devono avere due paesi, quello al quale appartengono e quello in cui vivono veramente, (...) di cui si ha bisogno per essere liberi", riassumendo così le diverse motivazioni che spinsero gli intellettuali americani a trasferirsi per periodi più o meno lunghi nel vecchio continente. Tutti loro in un modo o nell´altro hanno reso omaggio alla capitale francese, ma nessuno è riuscito a rendere efficacemente il fremito e l'atmosfera vitale di questa patria dell'arte e delle lettere, dove la tradizione era così salda da permettere di apparire moderni senza essere diversi e dove l'accettazione della realtà era tale da concedere a chiunque l'emozione dell'irrealtà, come Hemingway. Nelle sue pagine ritroviamo o incontriamo Parigi, con i suoi bistrò, le sue vie, la sua gente. Hem rievoca la sua vita quotidiana di scrittore giovane ingenuo e promettente, tra il 1921 e il 1926, anno in cui lascia la moglie Hadley, che ha coniato per lui il diminutivo di Tatie, per la giornalista Pauline Pfeiffer, diviso tra la ricerca di ispirazione dalla prospettiva della terrazza di un caffè o dal panorama delle sue finestre al 74 di rue Cardinal Lemoine, l´amore dolce ed appassionato con sua moglie e gli incontri nei bistrot e nei cafè con Picasso, Joyce, Ezra Pound o col grande amico Scott Fitzgerald, divorato dall'alcool e dalla gelosia che la moglie Zelda nutriva verso il suo lavoro.
Il libro è quindi una testimonianza tenera e frizzante di un´epoca straordinaria, di un´atmosfera irripetibile resa da un suo protagonista indiscusso, ma è soprattutto l´addio del grande scrittore americano, che rivela la sua infinita fragilità, al riparo dalla sua abituale dimensione mitografica. In ogni capitolo Hemingway ci conduce con sé, lungo i suoi tragitti, ne seguiamo le tracce e ne condividiamo gli umori, gli entusiasmi, la vitalità e persino la malinconia del ricordo, con cui celebra affettuosamente quelli anni ormai perduti, rivissuti attraverso il filtro della nostalgia che lo coglie, scrittore grande, stanco e deluso che guarda indietro agli anni in cui "eravamo molto poveri e molto felici".


La luna è tramontata

di John Steinbeck

L'uomo è nato libero e la libertà dei popoli è incomprimibile Nella sanguinosa guerra, non dichiarata, tra Israeliani e Palestinesi, non è facile schierarsi, e di fronte a tutto quell'orrore e alla morte e alla distruzione forse non è poi cosi fondamentale farlo, ma può essere utile cercare di capire. comprendere le ragioni di tanto odio. E' una questione di territori, di potere, di contrapposizione religiosa. forse. anche. Ma è soprattutto una questione di libertà: l'anelito di ogni popolo è di essere indipendente e libero.
Proprio in questi giorni che scorrono lunga l'orrenda scia di sangue in Terra Santa, ho letto per la prima volta (e ringrazio chi me l'ha prestato) "La luna è tramontata" di John Steinbeck, uno dei maggiori scrittori americani, premio nobel nel 1962.
Quando si dice il destino.
La trama del romanzo è molto semplice: una mattina 250 uomini tra soldati ed ufficiali occupano un paese per impossessarsi delle sue miniere di ferro; dopo il primo momento di sgomento la popolazione reagisce e si unisce per cacciare l'invasore.
"Alle dieci e quarantacinque tutto era finito. La città era occupata, i difensori abbattutti e la guerra finita."
E' questo l'incipit del romanzo, scritto nel 1942, nel pieno della seconda guerra mondiale. Sappiamo che si tratta del racconto di un episodio della resistenza norvegese, ma l'autore non ci da alcun connotato geografico o temporale diretto: potrebbe trattarsi di un qualunque paese in un qualunque momento della storia dell'uomo. E' questo che rende straordinario il libro: la sua universalità. La storia narrata è la stessa di qualsiasi conflitto; ovunque. nel mondo. e nel tempo.
Le passioni, i sentimenti di rabbia, di odio, di rivalsa, di vendetta, di dolore e la grande dignità che sottendono agli eventi che Steinbeck ci mostra, con la sua scrittura moderata e precisa e con il suo solito caldo umorismo, sono propri di qualsiasi uomo che si trovi di fronte all'orrore della guerra e dell'invasione. L'autore coglie perfettamente una verità inconfutabile: in ogni uomo è connaturato un insopprimibile anelito alla libertà, che nessuno può violare senza remora di una reazione:
"Non possono arrestare il sindaco. Il sindaco è un'idea concepita da uomini liberi. Essa sfugge ad ogni arresto"; per questo nessun popolo si lascerà asservire dal nemico senza combattere:
"La popolazione comincia ad unirsi. Non le piace essere conquistata."
E proprio da qui la storia di questi uomini semplici, che la dignità e il forte senso di libertà trasforma in combattenti: è la guerra di difesa combattuta dal postino, dalla guardia municipale, dal sindaco, dal medico condotto, dalle "donne di casa": gente umile e pacifica che assurge al ruolo eroico di difensore della patria e della libertà di tutti.
"The Moon Is Down", è questo il titolo originale, coglie la trasformazione della vita di tutti i giorni sotto le regole totalitaristiche, ma ciò che meglio riesce all'autore è l'esplorazione della natura della guerra e dei suoi effetti sull'animo dell'uomo sia esso l'aggressore o l'aggredito.
"E avvenne che il conquistatore fu assediato" La grandiosa lezione del libro è contenuta in poche battute scambiate tra il colonnello Laser che conosce la guerra e comanda suo malgrado il commando degli invasori e il sindaco del paese occupato, il signor Orden: il colonnello, prima di far fucilare un cittadino, chiede al sindaco:
"Che razza di lavoro è il nostro, vero?"
E Orden risponde: "Si, ed è l'unico lavoro impossibile al mondo, l'unica cosa che non si può fare. Infrangere per sempre lo spirito dell'uomo."
- La guerra è tradimento e odio. tortura, assassinio, disgusto e stanchezza, finchè poi è finita e nulla è mutato, sennonché c'è una nuova stanchezza, un nuovo odio. -


Su Men's Health


Per l'uomo che non deve chiedere.

Mia madre mi chiede di riordinare la camera di mio fratello perché lei oggi proprio non ha tempo. Mi inoltro in quella giungla di abiti e biancheria sparsa sul pavimento, videocassette e cd della playstation utilizzati come soprammobili e milioni di maialini di tutte le fogge.
Comincio a sistemare e mentre già si intravede il mobilio, mi capita tra le mani la rivista "Men's health".
Mi appresto a sfogliarla.
"Men's Health" - sottotitolo: "Il piacere di essere un uomo" - è un mensile giunto al suo terzo anno di pubblicazione edito in Italia dalla Mondatori. Il direttore editoriale è Andrea Biavardi, e la redazione è composta per i 4\5 da donne. Per chi vuole saperne di più la rivista è anche on line all'indirizzo www.menshealth.it
Da non perdere la guida "Benefit" - manuale pratico per l'uomo che ha fretta -
Il numero che ho sotto gli occhi è quello del dicembre 2001: duecentocinquantotto pagine al prezzo di 2,58 euro. 1 centesimo di euro a pagina per conoscere meglio gli uomini? E' un affare!
In copertina c'è un giovanotto venuto su a carboidrati e anabolizzanti appeso ad una asta di ferro e l'occhiello recita: "Fisico hard". Questo dovrebbe bastare a distogliermi dal continuare la lettura. ma il richiamo è troppo forte.
Solito sommario, l'editoriale del direttore, le anticipazioni sul prossimo numero, le missive dei lettori e qui mi soffermo:
- Un lettore chiede lumi sull'importanza delle misure dell'organo sessuale maschile e sul rapporto tra circonferenza e soddisfazione della partner. cosa gli risponde il solerte giornalista del quale non si fa il nome? Riporto testualmente: " La vagina femminile è un organo molto elastico: può far spazio praticamente a qualsiasi aereo voglia parcheggiare nell'hangar."
Incisivo ed esauriente.
Mi riprendo a fatica da questa lettura illuminante e mi imbatto nella rubrica "La ragazza della porta accanto" cui il giovane maschio ansioso di comprendere l'universo femminile, e così attento ai suoi desideri può fare riferimento perché questa Valeria, anomala specie di vicina di casa, possiede le verità sulle donne e le dispensa generosamente a tutti i lettori interessati.
Pillole di saggezza.
Come non poter divorare la rubrica "Chiedilo alla sessuologa"? Volete sapere il titolo che campeggia in questo numero? "Pene dell'inferno" dove la prima parola è in rosso e il resto è in nero.
Magari a qualcuno potrebbe sfuggire l'ironia.
Ma la vera chicca di questa pagina è il trafiletto in basso a sinistra: "Strategie.: Per convincere a fare sesso, basta dirle che ti piace."
Si afferma senza mezzi termini che le donne eternamente insicure sul loro aspetto fisico, sono pronte a darla a chiunque le rimbambisca con adulazioni e complimenti.
Da introspezione.
Per finire la parte destra di questa meravigliosa pagina di giornalismo scientifico degno di Quark è un articoletto sulla lunghezza del "solito" membro maschile, in cui oltre ai dati statistici viene riportata un'avvertenza: "Sappi che se il metro non ti basta (ragazzo fortunato) questa pagina misura 28,2 cm per il lungo. Ehm, volevamo dire in verticale."
Quando si dice il giornalismo di servizio.
Chi può essere il migliore opinionista di questa rivista per gli uomini veri se non un vero esperto di donne, lavoro e tutte le altre cose che ci complicano la vita perché è abituato ad ascoltare?
Ma certo proprio lui: "Mario il barman"??
Ne ha viste di cotte e crude. La vita non ha segreti per lui ed è disposto a condividere la sua saggezza con tutti gli aspiranti self-made man.
Pagina 88.
Poteva mancare il programma di allenamento fisico preparato dagli istruttori di arti marziali dei marines di Quantico? Certo che no.. e allora ecco un paio di pagine con una ventina di immagini che riproducono i vari esercizi da eseguire per ottenere un fisico "bestiale". ma chi è il modello da imitare e che li propone passo dopo passo: un prestante Big-Jim ( si scrive così? ) in mimetica.
Per la Barbie che è nascosta in ogni donna.
Dopo averla letteralmente divorata, questa rivista mi appare come un oracolo da cui apprendere i segreti dell'universo maschile (primo segreto da svelare. a partre mio fratello c'è davvero qualcuno che acquista questo periodico??) e alla fine una domanda mi riempie la mente:
" Cui prodest?"
Forse solo a chi la scrive e all'editore che deve guadagnare cifre astronomiche con la vendita delle pagine per l'inserzione pubblicitaria: una pagina su 3 è "di consigli per gli acquisti".


IL MITOMANE

Ore 4,00
Driin! Driin! Driin! Driin! Driin! Driin!
Che c'è? Cos'è questo suono? Uhm.. Meno male non è la sveglia: sono a pezzi!
- Pronto? -
Silenzio.
- Pronto? - Clic! TU TU TU TU TU TU

Ore 5,00
Driin! Driin! Driin! Driin! Driin!
Uhmm, ma che ore sono? Chi può essere?
- Pronto? - Oddio ho la voce impastata non riesco neanche a parlare. - Pronto? -
Silenzio.
- Pronto? - Clic! TU TU TU TU TU

Ore 6,00
Driin! Driin! Driin! Driin!
No! Ancora!?
- Pronto? -
Silenzio.
- Pronto? - Clic! TU TU TU TU TU TU

Ore 7,00
Driin! Driin! Driin!
Dio quanto odio quel suono! Smettila! Non continuare a tormentarmi.
- Pronto? -
Silenzio.
- Pronto! - Cosa stai ascoltando? Ti piace sentire la mia voce?
- Chi sei? Parla! Cosa vuoi da me? - Come fai ad essere così maledettamente puntuale. Ogni ora, esattamente ogni ora.
- Non ce l' hai una vita tu? Sei insoddisfatto, è così? Per questo hai deciso di rendere la mia un inferno? -
Silenzio.
- Parla coraggio, parla bastardo! Clic! TU TU TU TU TU

Ore 8,00
Driim! Driin!
- Pronto ?! -
Signore fa che risponda qualcuno. Va bene anche un sfottuto venditore. Comprerò qualsiasi cosa voglia affibbiarmi. Qualsiasi cosa perchè parli.
Silenzio.
- Pronto! - Il gatto ti ha mangiato la lingua? Potresti almeno minacciarmi. Mi chiami perché mi vuoi spaventare no? Allora in nome del cielo sputa fuori la voce. Clic! TU TU TU TU

Ore 9,00 Driin
- Pronto? -
Silenzio.
- Sei ancora tu, vero? - Dovrei staccare questo dannato apparecchio. Certo dovrei farlo, ma poi avresti vinto tu. Sarei come un ostaggio e tu avresti avuto il sopravvento. E' il mio telefono e tu non puoi appropriartene in questo modo. Sono esausto! - Ti prego dimmi cosa vuoi? Chi sei? - Cosa t'importa delle mie preghiere. Tu vuoi ridurmi i pezzi il cervello. - Non ti azzardare a rifarlo!! Non richiamare!! -
Sto urlando come un ossesso. Ho perso il controllo. E' quello che vuole, devo stare calmo. Clic! TU TU TU TU TU

Ore 10,00
Driin! Driin!
Gli ho proprio messo paura prima non c'è che dire.
Driin! Driin! Driin! Driin! Driin! Continua pure non ti sento. Anzi ti sento ma non mi dai fastidio. Sul serio. Comincio ad abituarmi. Driin! Driin! Driin! Silenzio.

Ore 11,00
Driin! Driin! Driin! Driin! Driin! Driin! Silenzio.

Ore 12,00
Silenzio.

Ore 13,00
Silenzio. Gli sei deve essere fermato l'orologio.

Perché non chiami? Hai perso il mio numero? Che succede? Silenzio. E' ora di pranzo.. forse stai mangiando.. certo ti sei preso una pausa. Ti stai riposando mentre io sono qui che aspetto.. Gran figlio di ….

Ore 14,00
Silenzio. Chiama!

Ore 15,00
Silenzio. Orami non si può fare affidamento neanche sui maniaci. Ma tu non mi deluderai vero?!?

Ore 15,59
Dri..! Finalmente! Addirittura in anticipo.
- Pronto?! Mamma! Ti chiamo dopo: sto aspettando una telefonata!


La lotteria

Sono stanca adesso, devo riprendermi la mia vita da dove si è fermata: da te che la tieni ancora in ostaggio.
E' bello tornare a Scauri, ogni volta. Mi è entrato dentro, fino in fondo all'anima, questo piccolo paesino sul Tirreno a metà strada tra Roma e Napoli, un gioiello di roccia e arena incastonato nei Monti Aurunci e affacciato sul Golfo di Gaeta. Certo questo nostro mondo offre infiniti luoghi straordinari dove perdersi per poi ripartire, ma i posti che ci restano dentro, i più belli, sono quelli in cui si vuole tornare perché si torna sempre li dove si è stati felici. E io ora devo proprio tornare a Scauri.
Quante volte ho già percorso questa strada che mi porta da te. Ogni volta la stessa liturgia di emozioni e sensazioni, sempre uguali eppure ogni volta così prepotenti da stupirmi e colpirmi per la loro intensità.
Poco più di un'ora in auto, ma il viaggio sembra sempre infinito. Ci sono sempre gli ultimi chilometri da percorrere, sono sempre più vicina, ma non arrivo mai. Un'ora soltanto, ma lunga come un giorno intero. Un intero giorno in attesa di te. Un'attesa che mi tormenta l'anima, mi scioglie il sangue, mi toglie la vista, mi appesantisce il respiro, ma è necessario. Un giorno intero per purificarmi, un viaggio che è un'iniziazione, una preparazione spirituale per il nostro incontro.
Ed ecco, la sento dentro già da chilometri di distanza, l'aria solatia di casa mia: le tue braccia, il tuo odore di sandalo e tabacco.
Ed ecco, persino dalla strada riesco a scorgere il cielo plumbeo riflesso nel mare limpido, mentre vengo inondata da quell'aria fragrante ed aromatica che mi parla di fatti mistici e magie antiche, che promana dalle mura megalitiche e dai resti della villa del Console Marco Emilio Scauro. Ricordo ancora quando mi hai raccontato la storia di questo posto, e me ne hai mostrato le bellezze.
Continuo a guidare mentre mi dilania l'ansia di rivederti e si mischia alla paura. E non faccio che chiedermi se ti amo davvero. Se quello struggimento che mi prende ogni volta che si avvicina il momento di salutarci sia amore; se quell'ansia di tornare a casa, da qualsiasi posto mi trovi per chiamarti, sia amore; se è per amore che trascorro le giornate in attesa di sentire la tua voce e le notti a piangere perché non dici mai quello che vorrei sentirmi dire.. L'amore è sofferenza? Perché se è così allora ti amo moltissimo. Ma se fosse altro? Se l'amore, quello vero, che ti riempie la vita e il cuore, si nutrisse dell'amore stesso? Se per essere tale dovesse necessariamente essere ricambiato in uguale intensità? Se dovesse farti ridere e non piangere? Se dovesse renderti felice e non prostrarti? Se ti dovesse accompagnare per il mondo, qualsiasi sia la tua direzione, invece di lasciarti sola e persa? Allora forse non è amore. E' come scrisse una volta Ethan Ray:" Ci sono amori inutili che teniamo lo stesso in noi, come certe persone che conservano dei bigliettini di una lotteria anche dopo l'estrazione." Ma allora perché mi manchi così tanto quando non sei con me?
Sono arrivata. E tu sei lì. Si avviano fotogrammi di un film già visto. Mi vieni incontro e io comincio a tremare. Mi sorridi, e il mio cuore si ferma. Le tue labbra si muovono a dirmi "Ti amo", e io non mi appartengo più. Ho perso. Non riavrò più la mia vita, te la sei presa e non me la restituirai mai. Scendo dall'auto e tutto mi investe come sempre, ogni cosa secondo il nostro rituale: un infinito abbraccio da cui non mi sarei mai voluta sciogliere. Un bacio che mi toglie il fiato. La disadorna stanza di un albergo ancora più squallido. Goffredo, il mitico proprietario, così ostinatamente sussiegoso e gentile con noi, unici 2 clienti. La passeggiata sulla spiaggia i primi di dicembre con il vento freddo che ci sferzava il viso e il caldo delle nostre mani unite. Una corsa pazza per non essere chiusi fuori. La notte più bella della mia vita.
Il sole invernale non è mai stato così freddo come oggi, non mi scalda e mentre mi allontano ho il gelo dentro. Ti ho guardato dormire, adoro farlo. E ti ho baciato. E ti ho lasciato disteso ed addormentato. E ti amo ancora. Ma so che il nostro amore è solo un biglietto già estratto.


Senza fine

E sarò foglia morta
come nei versi di Prevert.
Sarò fragile nelle mani,
spazzata dal respiro del cielo.
Mi guarderete ondeggiare,
confusa alla polvere
e agli sbagli, per il tempo in cui
traccerò parabole e vortici
lungo il profilo del nulla.
E infine, mi adagerò lieve,


Poema erotico in 13 haiku

Sguardi liquidi
smaniosi di toccarsi:
oblio sensuale.

Rorido bacio.
Nel Cupido silenzio
Ti parlo di me.

E se mi sfiori
rinasco come onda
Da un vulcano.

Sigillo di fuoco:
Schiudo sulla tua pelle
Avide labbra.

Molle languore
Cedevole suggevo
Sapore di te.

Acino colmo
Delizia di ottobre
Ti succhio piano.

Tu, sulle labbra
Come gocce di miele.
Plachi la sete.

Ti forgio piano,
Obelisco di pietra
Nelle mie mani.

Aguzza lama
Che fende le mie cosce:
Sei tu dentro me

Occhi di brace,
Come ferro rovente -
Ti muovi con me.

Scorri ancora
Come cera liquida
Dentro di me.

Tumide carni,
Nei sensi si disfano,
grondando sangue.

Spuma e sabbia
Nel letto sfatto. Come
Dopo la marea.

Per contattare direttamente l'autrice:

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