L’ispirazione, il talento e il blocco dello scrittore

Quante volte ci sarà capitato di vedere uno scrittore con un’espressione rapita in volto, con lo sguardo improvvisamente illuminato, quasi folgorato da qualcosa che lui stesso non sa spiegare ma che indubbiamente sarà foriero d’ispirazione per un best sellers? Probabilmente mai.
In realtà l’ispirazione molto raramente arriva senza motivo o perché quel giorno siamo particolarmente fortunati, ma è la risultante di una serie di circostanze che combinandosi tra loro la determinano. Può essere qualcosa che abbiamo visto o sentito per la strada, in palestra, al mare. Può esser un fatto non importante nel contesto in cui accade ma che lo diventa se inserito in un altro. Oppure l’idea ci può anche venire stando distesi a letto, magari al buio, o mentre facciamo la doccia. Insomma, ogni momento è buono, l’importante è riconoscerla.
Sebbene non esista una ricetta universale per l’ispirazione, possiamo però individuare alcuni elementi che, seppure non garantiscono la sua comparsa, sicuramente la favoriscono. Innanzitutto troviamoci un luogo tutto nostro, in cui possiamo sentirci a nostro agio, senza rumori o colori che possano disturbarci; circondiamoci di oggetti che ci facciano sentire a nostro agio, creiamo insomma un ambiente che ben disponga al lavoro. Non dimentichiamoci poi del dizionario. Anche uno dei sinonimi e dei contrari e uno di retorica e stilistica.
E anche vero però che per scrivere bisogna vivere. Per cui non possiamo starcene chiusi dentro la nostra stanzetta dello scrittore, ma dobbiamo uscire. E mentre camminiamo osserviamo attentamente la gente intorno a noi. Le cose accadono a chi le sa raccontare, per cui lo stesso evento può essere visto diversamente da due persone.
Prendiamo questa scena alla stazione: un ragazzino sul treno che sta per partire (per le vacanze, per la scuola, fate voi), e giù il padre la madre e il nonno. La situazione è molto normale, chissà quante volte si ripete nelle nostre stazioni: il ragazzino è timoroso ma emozionato, il padre orgoglioso, la madre premurosa, il nonno assente. E vediamo che ne viene fuori…
….Comunque, il giorno dopo mi accompagnarono alla stazione. Salii sul treno e, dopo aver trovato un vagone libero, mi affacciai al finestrino.
C’era mio nonno che continuava a chiedere a mio padre: - Ma chi stiamo aspettando?
-Non stiamo aspettando nessuno, papà. E’ Carlo che parte.
-Va a fare il militare?
-Ma papà, ha solo tredici anni! Va a frequentare le superiori in città!
-Ah. Ma ... chi è Carlo?
-Tuo nipote, papà, tuo nipote!
Il volto di mio nonno parve illuminarsi improvvisamente.
-Ma certo, mio nipote Carlo! Il piccolo Carlo. E… figlio di chi sarebbe?
Mio nonno negli ultimi tempi non ci stava più molto con la testa. Ma per me era diventata la compagnia più divertente che avessi avuto fino a quel momento. D’altra parte era anche l’unico che mi dedicasse con piacere tutto il suo tempo e al quale potevo chiedere nell’arco di un’ora tre volte i soldi per un gelato perchè tanto, dopo qualche minuto, si era dimenticato di avermeli già dati.

… Poi c’era mio padre. Guardava, orgoglioso, suo figlio -cioè me- come se stessi veramente partendo militare, anzi come se mi fossi arruolato volontario.
Poi c’era mia madre, rigida come il bastone di una scopa.
- Mi raccomando, Carlo!
- Si, mamma.
- Cerca di non dare troppo disturbo...
-Certo, mamma.
-Vedi di mangiare a sufficienza e non uscire troppo leggero.
-Si.
-E non parlare con gli sconosciuti, e...
Mia madre stava facendo il suo dovere. Ma piano piano il volume della sua voce cominciò ad abbassarsi, fino a che non la vidi muovere le labbra come un pesce, senza che ne uscisse il minimo suono. Il treno si era messo in moto e lentamente si allontanava dai miei che parevano tanti mulini a vento…


Un'altra cosa da fare è scrivere spesso. Possibilmente ogni giorno. Non pensiamo che ciò che scriviamo debba diventare il romanzo del secolo, per cui affrontiamo argomenti vari, buttando giù le idee come vengono senza starci a pensare troppo su. E poi non smettiamo mai di leggere e ovviamente di rileggere quello che scriviamo. A volte è proprio rileggendo le nostre righe che l’ispirazione può arrivare.
Non aspettiamo quindi l’ispirazione come si aspetta una telefonata importante. E’ inutile stare davanti alla cornetta pronti a scattare come dei centometristi alle olimpiadi. Probabilmente il telefono squillerà mentre siamo sotto la doccia o distratti per altri motivi. E poi non è detto che sia sufficiente avere l’ispirazione: essa dovrà essere elaborata, trasformata, adattata… Ci sarà infatti capitato di assistere ad un fatto che ci da una buona idea per un racconto. Torniamo a casa, ci mettiamo davanti al computer, trascriviamo quello che abbiamo visto rendendoci subito conto, però, che non ha lo stesso effetto di quando l’abbiamo visto. Cosa è accaduto? E’ accaduto che siamo caduti in uno dei peggiori tranelli. Ciò che scriviamo dovrà essere scritto, riletto, corretto, ampliato, tagliato, aggiunto, trasformato, falsato, tradotto, adattato, sviluppato, e poi riletto, ricorretto, riampliato…. Insomma, non era così semplice come ci era sembrato.
Può essere anche una buona cosa iscriverci a qualche corso di scrittura creativa, ormai ce ne sono in tutte le nostre città. Oppure anche partecipare a news group che si occupano di scrittura. In questi gruppi non esiste un tutor, ma nelle migliori delle ipotesi un moderatore che controlla i messaggi scambiati. Questi incontri “virtuali” sono utili per metterci alla prova, per ascoltare i suggerimenti e le critiche di chi come noi ha la passione dello scrivere.
Per quanto riguarda il talento sono sempre stata convinta di una cosa: chi lo possiede (beato lui!) può permettersi di ignorare tutti i suggerimenti sopra proposti. Lui o lei sarà in grado infatti di scrivere anche di carne in scatola e farlo bene. E non esistono regole, stanze con colori adatti, profumi che ci rilassino o altro. Ma una cosa è certa: non sempre viene riconosciuto.
Comunque, chi leggerà il pezzo sulla carne in scatola della persona di talento, penserà con stupore di non aver mai pensato alla carne in quel modo e di sicuro non riuscirà più a guardarla con gli stessi occhi. Per cui è inutile parlarne: se lo possedete non state leggendo queste righe e se non lo possedete… beh, pregate.
Il blocco dello scrittore, invece, è un po’ come il ginocchio della lavandaia o il gomito del tennista. Viene a chi normalmente fa quel lavoro. Se siamo così fortunati da poterci permette “un blocco dello scrittore”, significa che siamo degli scrittori, veri o presunti. Un buon sistema per provare ad uscire dal blocco potrebbe essere proprio quello di scrivere del blocco stesso, magari in termini ironici, quasi prendendoci in giro.
Per mostrarvi cosa intendo dire…

Il blocco dello scrittore
Eh la miseria!!! E’ da un bel po’ che non riesco a scrivere niente di buono.
Va beh, diciamo che non riesco a scrivere niente.
Mi viene in mente una frase di Hemingway: “…vedere e udire e imparare e capire, e scrivere quando si “sa” qualcosa; e non prima; e, porco cane, non troppo dopo”.
Ernesto, tu sì che conoscevi l’uso del polisindeto!
E sì. Probabilmente ultimamente vedo male e sento ancora meno. Imparare, così così. Sul capire preferisco sorvolare.

Allora vuol dire che non “so” più niente? Ne “saprò” poi? E se quel “poi” dovesse essere troppo tardi?
Ma allora? E’ passato il mio treno e non l’ho preso? Oppure non c’è mai stato un treno per me? E se c’è stato, forse a me era riservato il carro bestiame?
Concedendomi che “scrittore” è detto ovviamente in senso traslato, mi chiedo: c’è qualcuno là, dall’altra parte o da qualunque parte che possa aiutarmi?? Ci siete?? Rispondete……
AIUTOOOOOO!!!!!!!!!!!.
Eppure mi sono impegnata, sapete? Ho ben 6 racconti iniziati che, puntualmente ogni giorno vedo e rivedo. Mi sento un po’ feticista… Li guardo , uno dopo l’altro… Le mie creature… Chi senza una gamba, chi senza un braccio. E qualcuno anche senza cervello.
Leggo questa frase di John Irving: “ L’arte del racconto consiste innanzitutto nel creare qualcosa che amiamo e poi il MOSTRO che la minaccia”.
Vuoi forse dire che non amo abbastanza? Ma se sono piena d’amore!!! Amo tutti, anche quelli che odiano i miei racconti!! Amo anche quelli che mi massacrano. Non è forse una forma incommensurabile di amore, questa?
E poi, attualmente, più MOSTRO di me!
E per concludere il caro Eugenio:
“Le parole sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari…
Montale



Esercizi: 1) Improvvisamente suonano alla porta. E’ il postino con una lettera per voi…
2) Controllando la schedina del super enalotto vi accorgete di aver vinto….

Bibliografia
Behrens R.R., Beyond Caricature: on Types of Humour in Art, Journal of Creative behaviour,11, 3, 1977.
Marchese A., Dizionario di retorica e di stilistica, Mondatori, Milano , 1984
Gide Andrè, Consiglia d un giovane scrittore, Archinto
Rodari Gianni, Grammatica della fantasia, Einaudi

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