PENTATHLON

I

Il bambino sta giocando col suo triciclo nel cortile davanti alla casa. E' solo, forse non ha amici, forse non ha fratelli. Comunque si diverte un sacco perché ride, e la sua risata è pura esplosione di entusiasmo infantile. Strombazza con la trombetta rossa che si trova fissata sul manubrio. Ed ogni “peeeeee!” è una risata.
Improvvisamente vede qualcosa tra le piante che attira la sua attenzione. Scende dal triciclo e corre verso l'oggetto. Ma cade, si sbuccia un ginocchio e il sangue comincia a defluire copiosamente dalla ferita che, però, non è niente di veramente grave. Il bimbo guarda la chiazza rossa, tocca il sangue col dito e sorride incuriosito. Ha dimenticato tutto, l'oggetto misterioso e la trombetta. Non piange, si solleva e si guarda intorno. E' solo, non c'è nessuno.
Allora cammina spedito fino all'angolo. Non un lamento, non un suono che possa essere identificato come la tipica manifestazione infantile della sofferenza; fa 7 , 10, 15 metri, in questo silenzio totale mentre il sangue continua a colare dalla ferita.
Voltato l'angolo vede la madre; e lei vede lui.
- MIO DIO! - urla la donna notando il ginocchio insanguinato. - Ti sei fatto MALE! ODDIO! Quanto SANGUE!!! Il tuo ginocchio… Che BRUTTA FERITA!!
Lui le va incontro cominciando a zoppicare vistosamente. Le lacrime fuoriescono a zampillo dai suoi occhi e un pianto acuto e potente esplode nella sua piccola gola.

II

Il bambino sta seduto in silenzio mentre ascolta il prete. Sta parlando della morte, di quello che accade agli esseri umani una volta terminato il loro viaggio sulla terra. E' attento, gli occhi spalancati. L'uomo è nato dalla polvere… Adamo era polvere prima che Dio decidesse di dargli la vita. E questo è il destino di tutti gli uomini: tornare polvere.
Per lui la morte è ancora un concetto misterioso, ma sa che morire vuol dire non esserci più, perché così è accaduto a suo nonno Piero un mese fa. Quindi polvere alla polvere, questo è il destino degli uomini.
Il piccolo abbassa lo sguardo e vede, sotto il banco di fronte, in terra, una matassina di polvere grigia, che rotola prima a destra e poi a sinistra, leggera. La guarda attento per qualche secondo poi si china verso di essa. Il suo è appena un bisbiglio.
- Nonno…? Sei tu?

III

L'uomo è seduto comodamente in poltrona. A un metro da lui, suo figlio, 11 anni, fa i compiti. Lo osserva e sorride. Ha grandi speranze per lui… Forse diventerà avvocato. C'è sempre bisogno di un avvocato in famiglia. Gli strozzini che non ti danno tregua, il furto della macchina, il datore di lavoro che non ti dà quanto dovuto. Oppure diventerà giudice! Sarebbe un grande prestigio avere un figlio giudice. Ci sono i rapitori, i rapinatori, gli assassini…
E guarda quanta cura mette nel fare i suoi compiti! E' preciso, scrupoloso.
E' sempre stato uno studente diligente e forse quest'anno a Natale, chissà, potrebbe fargli un regalo veramente importante.
Quella testolina scura china sul libro lo riempie di orgoglio…
Suonano alla porta e l'uomo si alza. Guarda dallo spioncino e vede il professore di italiano di suo figlio con alcuni poliziotti. Teso, apre la porta.
- Buon giorno, professor Berti, come mai da queste parti? - chiede l'uomo con un sorriso forzato.
- Scusate Signor Coletti, - dice l'uomo, imbarazzato, mentre due poliziotti entrano in casa e lo ammanettano - ma dopo aver letto il tema di suo figlio: ”Che lavoro fa tuo padre?”, ho dovuto avvisare la Polizia…

IV

Carlo entra in casa sorridente. E' appena rientrato dalla sua prima festa a casa di un compagno di classe e sa di essersi divertito molto perché lì ha vomitato per ben tre volte.
Nel soggiorno ci sono alcuni suoi zii, suo padre e sua madre. Tutta la loro attenzione è rivolta ai suoi due fratellini gemelli, nati 3 settimane prima.
- Cucci Cucci! Tesorucci…. - facce buffe, lingue in fuori.
- Pisillotti belli-belli! Belli… loro! - strizzatine d'occhi, massaggini sulla pancia.
- Brrrr…. Ciciciiciicicii….. belli di papà loro! - pizzicotti alle guance e grattatina ai piedini.
Carlo si avvicina. Possibile che anche quand'era piccolo lui gli adulti si comportassero allo stesso modo? Inoltre comincia sospettare che il papà, oltre ad essere Babbo Natale, sia anche la cicogna.
- P-p-p-p-p….m-m-m-m-m… Belli della mamma!
- E questi piedini grassi-grassi, di chi sono? Eh? Di chi sono?
- E i culettini belli? Sono miei, i culettini belli!
- E i pisellini? I pisellini belli? Di chi sono?
Carlo osserva ancora qualche secondo la scena poi volta le spalle e si dirige verso la sua camera. “Ecco perché quei due rigurgitano sempre…”

V

Filippo e la sorellina guardano perplessi lo strano oggetto. Non hanno idea di che cosa si tratti ma sentono che deve essere qualcosa di molto importante.
La mamma l'ha ricevuto dal papà per il suo compleanno e lei, quando l'ha visto, si è messa a piangere. Ma non di gioia.
Ha una specie di orologio, ma non è proprio un orologio perché non segna l'ora. Ci sono tutti i numeri, però. Lui fa la seconda elementare e conosce bene i numeri.
L'oggetto è nero, basso, poggiato sul pavimento. Prima la mamma e il papà lo tenevano nella camera da letto ma poi l'hanno spostato nel bagno, nascondendolo sotto un mobiletto.
Insomma, non sanno bene a cosa serva ma di una cosa sono sicuri: che usarlo dia una scossa elettrica, perché la mamma quando ci sale sopra lancia un urlo e poi rimane di malumore tutto il giorno.

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