La follia

A coloro che giungevano dal viale alberato, la grande villa appariva come un enorme e vecchio leone sonnecchiante sotto il sole cocente. Zanne consumate per l’età avanzata, una criniera spelacchiata e un ruggito senza convinzione. Ma pur sempre una dignitosa regalità. Ivano tirò il freno a mano e osservò la villa. Un tempo doveva esser stata bellissima, con quella sua facciata ricca di piccoli balconi in ferro battuto e finestre, i cornicioni lavorati a stucco e quei maestosi portali. Ora, però, i segni inclementi del tempo e dell’incuria avevano fatto calare sull’antica bellezza un velo. Ma, ad onor del vero, la casa manteneva ancora un certo fascino.
Osservando bene si notava come l’intonaco si scrostasse a pezzi in più punti e, ben visibile, un’edera rampicante, non più verde e neanche tanto rampicante, penzolava qua e là, rinsecchita, come un parassita morto sul corpo del suo ospite, quasi morto anch’esso.
Scese dalla sua mercedes con aria climatizzata, si aggiustò il nodo della cravatta e infilò la giacca. Era luglio e faceva un caldo boia, ma Francesca era stata intransigente: i suoi genitori era un po’ pignoli e attaccati a certe formalità che non potevano (anzi non dovevano) essere ignorate, neanche nelle roventi giornate estive. E dunque eccolo lì, con la schiena madida di sudore, la camicia incollata e l’abito grigio antracite in fresco di lana, che si apprestava a conoscere i genitori di Francesca, nobili decaduti e praticamente quasi ridotti in miseria. Chissà perché, poi, lo chiamavano "fresco" di lana, se uno si riduceva puntualmente in un bagno di sudore…
Si abbottonò la giacca e pigiò sul campanello. Dopo un istante apparve Francesca. Come sempre gli accadeva quando la vedeva, sentì un groppo in gola e un irrigidimento della parete muscolare dello stomaco. Dire che era bella non le rendeva giustizia. Sembrava il circuito di Montecarlo fatto donna: un susseguirsi di curve e contro curve mozzafiato, un viso da copertina, labbra carnose e morbide, lunghi e folti capelli biondo oro. Lei lo abbracciò e baciò con passione mentre la camicia gli s’incollava sempre più alla pelle. Il suo profumo conturbante lo assalì, poi si lasciò trascinare dentro l’atrio afoso.
"Aria condiziona no, eh…", pensò lui con sofferenza.
Mentre veniva condotto per mano lungo il corridoio, fece in tempo a notare alcune macchie rettangolari sulle pareti, più chiare rispetto al colore di base.
-I miei ti aspettano…- disse lei con la sua voce sensuale e rotonda, mentre gli stringeva la mano. Tutto era così piacevolmente rotondo in lei. - Sono così felice! Dovresti dimagrire un po’ però… Mio padre…
Ivano lasciò che il fiume di parole lo stordisse dolcemente mentre procedeva nell’interminabile corridoio a fianco alla sua "Jessica Rabbit". Francesca era la donna più femminile che avesse mai conosciuto, molto dolce e delicata. Non alzava mai la voce ed era sempre sorridente. I suoi modi poi… Grazia ed eleganza sembravano innate. E come si muoveva…
Il Principe di Collesanto stava seduto su un divano, affianco alla moglie. Era un uomo piuttosto imponente e dall’aspetto burbero, quasi gattopardesco. Aveva enormi baffi e favoriti brizzolati, indossava una giacca da camera verde scuro con stemma nobiliare. Era uno di quei casi in cui la nobiltà andava decisamente oltre il nome. La moglie, una cosina piccola piccola, sembrava sparire tra le pieghe del tessuto pallido del divano. Erano decisamente una coppia raffinata e aristocratica.
- Principe…- disse Ivano, inchinandosi appena un’idea, così come da istruzioni precedentemente date da Francesca.- Principessa…
Un veloce baciamano e presa di posizione su una poltrona a due metri dal divano, indicato con grazia regale dalla nobildonna.
Il Principe lo osservò, impassibile ma senza aria di superiorità.
- Questo sarebbe il giovane di cui ci hai parlato…- disse composto.
- Si papà, questo è Ivano.
- Bene… Bene…- degli occhi cerulei attenti e intelligenti, coperti a metà da pesanti palpebre guardavano nella sua direzione. Un rivoletto di fumo bianco uscì dalle narici strette. La principesca mano destra, con anello d’oro al mignolo, reggeva una sigaretta con bocchino.
La radiografia genitoriale, cui peraltro era preparato, fu silenziosa ma accurata. Come quella di un cavallo alla fiera del villaggio. Prima gli si controllano i denti, poi gli zoccoli. Si verifica che la muscolatura sia lunga ed elastica e che non ci siano parassiti di sorta… In linea di massima la sua coscienza era a posto. Non aveva neanche un dente cariato e per quanto riguardava gli zoccoli, le scarpe che calzava erano nuove e le aveva pagate una fortuna. Forse sarebbe caduto sulla muscolatura… non che fosse grasso, ma aveva quei chili di troppo tipici di chi ha fatto molto sport in gioventù e poi si è adagiato. Una sorta di giubbotto antiproiettile, contro il freddo e la carestia o, secondo i punti di vista, un utile appiglio. Per quanto riguardava i parassiti, se si escludeva suo cugino Mario che andava a battere cassa una volta alla settimana, poteva ritenersi a posto.
- Bene… Bene… Mia figlia ha detto che lei è un imprenditore…
- Si… Principe… E’ un’impresa di famiglia.
- Mmm… Bene…Bene…- un altro rivolo di fumo venne espulso dalle narici aristocratiche. Il Principe appariva veramente un uomo signorile, con quell’aria di composta serenità che sicuramente avrebbe esibito anche se un terremoto del settimo grado avesse raso al suolo la sua casa. Doveva esser stato un bell’uomo da giovane e si notava ancora una certa ricercatezza e gusto nei particolari del suo abbigliamento. La principessa lo osservava adorante. Una piccola bambola di porcellana, con la pelle bianca e poche rughe, un’acconciatura elegante e sobria, vestita con un reperto di sartoria d’inizio secolo. Tra le mani una camelia. Perfetta, come se stesse posando per un ritratto.
- Sellatemi il cavallo!!!!
Ivano fece un balzo.
In un angolo del salotto alle sue spalle, seduto nella penombra, vide un uomo con un plaid sulle gambe che agitava un pugno nell’aria.
- Il mio cavallo, presto!!!
- E’ lo zio Alfio… - gli spiegò Francesca con un sorriso, un po’ imbarazzata. - Non ci sta più con la testa. Ha fatto la prima guerra mondiale in cavalleria e un proiettile gli è penetrato nel cervello. Ed è ancora lì.
"Mentre qualcos’altro sembra essersene andato per sempre.", pensò Ivano, guardando il vecchietto ultra centenario agitarsi sulla poltrona.
- Il proiettile preme sul cervello… ma operarlo ormai è troppo rischioso. Lo teniamo con noi perché l’alternativa sarebbe l’ospizio, ma i miei genitori non ne vogliono sapere di allontanarlo da questa casa.
- Cos’è questo odore? - chiese con sospetto lo zio Alfio, agitandosi ulteriormente - Questo è gas! Tu, soldato! Non stare lì imbambolato e mettiti la maschera antigas! Ivano vide l’uomo infilarsi un passamontagna, che gli lasciava scoperti solo gli occhi allucinati. Poi lo zio Alfio si calmò, mentre inspirava profondamente attraverso la maglia.
- Papà vado a portare il tè…
- Si cara. Bene, giovanotto veniamo a noi…- disse il Principe e la ragazza uscì dalla stanza. La principessa osservava Ivano con un’espressione dolce e incoraggiante. C’erano molte somiglianze con Francesca, soprattutto nel modo di fare. Pacata, sempre sorridente, veramente una gran donna!
- Lei è veramente un bel ragazzo…- disse all’improvviso la nobildonna - quella fossetta nel mento mi ricorda tanto Kirk Duglas… Anche se forse nel complesso rassomiglia più a William Holden… Mi scusi, sa, ma sono una patita di cinema. E’ più forte di me trovare delle rassomiglianze con i grandi attori…
- Voglio che lei sappia che sia io che mia moglie teniamo moltissimo a nostra figlia… Vogliamo la sua felicità e se Francesca ha scelto lei noi non abbiamo niente in contrario…
Lo zio Alfio si agitò sulla poltrona.
- Ma… Lei capisce bene che una famiglia come la nostra non può accogliere il primo venuto senza un pizzico di prudenza… Lo comprende questo, vero?
- Certo, Principe. – disse Ivano, con un occhio allo zio.
- Al giorno d’oggi non si è mai abbastanza prudenti. A volte una persona sembra per bene, educata. Poi col tempo si rivela gretta e ottusa. Per non parlare dei modi…- La Principessa sottolineò le sue parole con un’espressione demoralizzata in volto. - Sapesse le cose che si sentono… Giovani rispettabili e seri diventare improvvisamente degli squilibrati!
- Già. Si accoglie il giovane come uno di famiglia e, solo dopo molto tempo, costui rivela la vera indole… Ma ormai il danno è fatto! - disse il Principe sollevando le mani in un gesto d’impotenza.- Spero non ci consideri con princìpi troppo rigidi…
- Assolutamente… - rispose sincero Ivano - Lei ha perfettamente ragione.
- Per non parlare poi dei playboy! Sapesse quanti hanno cercato di entrare nelle nostre grazie! Uomini spiantati con un solo intento: approfittare di noi e di nostra figlia! Ma non si preoccupi. Sappiamo che lei è un bravo giovane.
- Abbiamo fatto le nostre ricerche… E siamo felici di sapere che lei è in grado di garantire a nostra figlia il tenore di vita cui è abituata…- concluse il Principe. Poi aspirò graziosamente una lunga boccata di tabacco.
- Avete pulito le latrine???- gridò lo zio Alfio da sotto il passamontagna. - Sento ancora odore… tu, ragazzo! Vieni qui!
Ivano sentì lo zio Alfio annusare rumorosamente l’aria. In quel momento entrò Francesca col tè.
- Zio…- disse la ragazza dolcemente - puoi toglierti la maschera antigas ora…
- Hmmm…
- Ti assicuro che non c’è più gas… E così puoi berti una tazza di tè.
- Tè? Inglese? – chiese con sospetto.- Il nemico… Ah! Prima usano il gas e poi il tè! Gente subdola e infingarda, con la faccia da cavallo e lo sguardo da pesce lesso!
- Veramente l’Italia era alleata degli inglesi…- disse Ivano quasi senza pensare.
Lo zio Alfio lo guardò e un luccichio brillò nelle pupille esaltate.
- E tu, soldato, che ne sai? Luigi a me non ha detto niente…
-Luigi? Ma di chi parla?- chiese il Principe alla moglie.
- Credo si riferisca al generale Cadorna…- disse Ivano. Quell’uomo col plaid sulle gambe gli faceva un po’ pena. Perso in un’epoca passata, con le idee abbastanza confuse riguardo alleati e nemici. Costretto a mettersi il passamontagna di lana in una giornata calda come quella e a sentire odore di latrine strabordanti… L’unico elemento positivo era che avesse una famiglia che pensava a lui, invece di un anonimo infermiere in chissà quale ospizio per reduci.
- Possiamo prendere il tè, ora? - chiese la Principessa, e muovendo le mani con gesti aggraziati porse una tazza al principe e una ad Ivano.
- Caro ragazzo, - cominciò il Principe con la tazza in mano - non creda che noi ce ne rimarremo con le mani in mano… Anche se abbiamo già fatto parecchio per nostra figlia non ci esimeremo da darle ancora un aiuto. Ovviamente il nome e il prestigio che la nostra famiglia mette, potrebbero essere sufficienti… ma per i figli non si fa mai abbastanza! In fondo i genitori sono contenti quando i figli sono contenti.
Un fracasso incredibile di stoviglie e piatti rotti giunse da lontano.
- La controffensiva austriaca! - urlò lo zio Alfio - Presto, l’artiglieria! Dov’è l’artiglieria?
- Questa è Vera, la cameriera, deve aver rotto ancora qualcosa… E’ così difficile oggigiorno trovare della servitù appena appena decente! - commentò la principessa con sconforto. Sorrise ad Ivano, si alzò e uscì dalla stanza con grazia, sfiorando appena il pavimento.
- Stavamo dicendo? Ah, si, ciò che un genitore fa per i figli… Lei ritiene che noi si sia fatto abbastanza per nostra figlia? Quella clinica c’è costata una fortuna…
- Clinica?
- Papà! Non ne avevo ancora parlato con lui…- disse Francesca arrossendo.
- C’è una cospirazione tra la truppa… - mormorò lo zio Alfonso grattandosi la testa. - Devo informare il generale… Sono circondato da squilibrati…
- Non vedo cosa ci sia di male! Lei è per caso contro il silicone, ragazzo?- chiese il Principe con atteggiamento altero.
Ivano rimase senza parole. Silicone?
Delle voci concitate interruppero il corso dei pensieri di Ivano. Anzi erano delle vere e proprie urla disumane che provenivano da qualche parte, nella grande casa.
- Stanno torturando i miei uomini… Ma la pagheranno, ah! La pagheranno! - lo zio Alfonso si tolse il passamontagna. - Datemi il mio cavallo!
- Sono veramente mortificato… ma da un po’ la nostra cameriera sta dando i numeri e forse è arrivato il momento di licenziarla. Mi vuole scusare un attimo?
- Prego… Il Principe, con incedere composto uscì, lasciando Ivano e Francesca soli. Zio Alfio ovviamente non contava.
- So che avrei dovuto parlartene, ma non sapevo come l’avresti presa… Mi sono aggiunta qualcosa qua e là… Papa l’ha definito "un investimento". Diceva che così avrei potuto trovare un buon partito.
Ivano guardò Francesca e riflettè su quelle curve che tanto amava e sulle sue parole.
Dunque il Principe aveva usato gli ultimi soldi che gli rimanevano per creare un appetitoso bocconcino pronto per essere sacrificato sull’altare del matrimonio. E quel suo corpo così… così adiacente! Non aveva dubitato un solo istante che fosse finto. Non che si considerasse un intenditore di simili accorgimenti, ma non gli era passato per la testa, ed ora si sentiva leggermente imbarazzato. E anche un po’ frodato.
- Devi ammettere che forse non mi avresti degnata neanche di un’occhiata se non fossi stata così…- disse lei indicando con le mani il seno e porgendo il viso verso di lui lo invitava silenziosamente a baciarle le labbra che ora cominciarono ad apparirgli eccessivamente carnose. Le labbra e il seno. E cos’altro?
Improvvisamente lo zio Alfio si alzò di scatto dalla poltrona, facendo cadere il plaid a terra. Un piede gli s’incastrò nella coperta, causandogli la perdita dell’equilibrio e proiettando il suo corpo verso il pavimento in una caduta sicuramente rovinosa. Ivano spiccò un balzo appena in tempo per sorreggere l’uomo, e riuscì miracolosamente ad afferrarlo prima del fatale contatto col terreno. Lo zio Alfio guardò il plaid arrotolato sul suo piede, poi fissò alterato il giovane.
- Cosa ci fa questo muflone in trincea, soldato?
- Ma zio, cosa dici! Non è un muflone…- disse Francesca gentilmente.
L’uomo lanciò uno sguardo di fuoco verso la ragazza.
- E perché quel soldato ha la parrucca ed è vestito da donna? Stiamo dando i numeri qui, eh? Sembra che in questa trincea non ci sia neanche uno sano di mente… Mufloni e uomini vestiti da donna! Come faremo a vincerla questa guerra!
L’uomo si allontanò bruscamente da Ivano e si risedette sulla poltrona.
- E tu dove hai messo la divisa?! E dire, soldato, che mi sembravi l’unico sano…
- Io…
- Lascia stare, Ivano…- disse Francesca - Più gli dai corda e più vaneggia.
Ivano si allontanò dall’uomo e tornò vicino alla ragazza.
- I tuoi sentimenti non sono cambiati, vero?
- Certo che no… soltanto avrei preferito che fossi tu ad informarmi di queste…
aggiunte - rispose lui, ma sapeva di non essere completamente sincero.
- Che impressione ti hanno fatto i miei genitori?- chiese lei ansiosa.
- Mi sembrano delle persone molto equilibrate e cordiali. Giustamente prudenti, ma non impongo la loro volontà. Certo ti vogliono molto bene… E poi il fatto che si prendano cura di tuo zio… beh, non tutti lo farebbero.
- Si… Vedrai che col tempo ti piaceranno sempre più. In pratica non sai ancora niente di loro…
In quel momento fecero il loro ingresso il principe e la principessa. Lei con i capelli completamente scompigliati, la treccia sciolta sulle spalle e rossa in volto, lui con la giacca da camera aperta a mostrare una canottiera consumata e lurida.
- Dovevi proprio sputarle in faccia?- chiese lui adirato.
- E tu dovevi per forza dirle…
Dall’aggraziata bocca della principessa uscirono delle sconcezze tali che Ivano si chiese in quale collegio femmine avesse studiato la nobildonna.
- Mamma… Papà…- disse Francesca appena appena stupita. – Cos’è accaduto?
- Tu stai zitta, figlia di un cane! - strillò la Principessa - Con tutta quella gomma che ti sei fatta iniettare ho il sospetto che te ne sia finita anche un po’ nel cervello!
- E dovevi darle per forza l’anello? - strillò la principessa, rivolgendosi nuovamente al marito e dandogli un cazzotto in pancia.
Lo sguardo di Ivano corse al mignolo del Principe, che frattanto soffocava un urlo di dolore. Il mignolo era effettivamente nudo.
- Erano due mesi che non la pagavamo…- mormorò lui. Poi, svelto come un lampo, afferrò con entrambe le mani la principessa per la gola. E cominciò a stringere…
- Mi sa… che… tu la… ripagavi… in… altro modo… - sussurrò lei con sforzo. Poi sollevò di scatto una gamba andando a colpire l’inguine dell’uomo, che si accasciò al pavimento con un rantolio soffocato.
- Cosa… vorr…esti insi…nuare? – farfugliò il Principe dal pavimento, con coraggio stoico.
- Ora basta! Chissà cosa starà pensando Ivano di voi…- esclamò Francesca con voce serena – Vecchi ubriaconi che non siete altri!
- Che tu possa ritrovarti morto in una discarica! - esclamò la Principessa, concludendo il suo lavoro con un calcio in faccia marito.- Morto! Morto!
- Un morto in più, un morto in meno… Gli ordini sono di avanzare… La patria innanzitutto! - Lo zio Alfio si era nuovamente alzato in piedi ed era andato accanto ad Ivano che aveva osservato la scena paralizzato dall’orrore.
- Generale! Lei qui… Quale onore! - Lo zio Alfio fece il saluto militare ad Ivano, poi lo trascinò vicino alla sua poltrona, guardandosi sospettosamente a destra e a sinistra.- In incognito, eh?
Francesca, intanto, si era avvicinata ai genitori che ormai lottavano in un serrato corpo a corpo. Diede un calcio nello stinco al padre e tirò i capelli alla madre.
- Vecchia baldracca! Tu e il tuo vizio del gioco! Se non fosse per te a quest’ora avremmo ancora il nostro patrimonio…- Disse la ragazza, mentre al Principe colava il sangue sul volto.
- E tu, vecchio libertino, con le tue donnacce! Ad ognuna una casa e una piccola rendita! - seguirono un’altra sfilza di oscenità, degne di uno scaricatore di porto. Degna figlia di madre.
Ivano cadde pesantemente sulla poltrona.
- Generale, il nemico ci ascolta…- sussurrò lo zio Alfio all’orecchio di Ivano. Poi indicò con l’indice della mano destra il Principe, la Principessa e Francesca - Li vede quei tre? Ho il sospetto che siano delle spie… Non m’incantano con i loro modi gentili! - Ora basta voi due… sempre a litigare come due bambini… Ci puoi scusare un attimo, Ivano? Torniamo subito…
Francesca prese per mano il padre e la madre, che si erano improvvisamente calmati, e sparì fuori dalla porta.
Ivano stava immobile. Sconvolto e incredulo. Quelli sarebbero dovuti diventare i suoi futuri suoceri? E quella mentecatta fatta di silicone sua moglie? Finchè morte non ci separi?
- Giovanotto…
Ma quella era una gabbia di pazzi! Il Principe e la Principessa erano due squilibrati che avrebbero dovuto essere rinchiusi da qualche parte…
- Giovanotto, dico a lei.
Ivano si voltò inebetito verso lo zio Alfio.
- Se fossi in lei ne approfitterei per scappare… Lei che può…
Lo zio Alfio lo guardava con uno sguardo arzillo e sorridente.
- Prima che tornino gli austriaci…- Lo zio Alfio ammiccava.
- Prima che tornino…? - Ivano osservò l’uomo e pensò che quella era la prima cosa sensata che sentiva quel giorno.
Quindi si alzò e si diresse verso la porta.
- Mi può fare un favore? - chiese il vecchio.
- Se posso…
- Può avvisare il generale Cadorna che in questa trincea ci sono dei pazzi? Eh?
- Non ne dubiti…- rispose Ivano e uscì dalla porta.

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