Un po' di felicità

Il locale è pieno di gente. Neanche un tavolino libero, mentre alcune cameriere in un succinto costume hawaiano si muovono sinuose da un avventore all'altro. Gli unici posti rimasti liberi sono al bancone, nella fattispecie quegli attrezzi da ginnasta che si sogliono chiamare sgabelli, ma che pur essendo messi lì per tutti, non tutti riescono e mettersi lì. Almeno assumendo una posizione dignitosa.
Bonifacio si era veramente impegnato in una postura che gli conferisse quel certo non so che, che neanche lui sa cos'è, ma che gli da l'aria di uno annoiato che, invero, non ha fatto altro nella vita che collaudare sgabelli come quello. Aveva posizionato il suo baricentro esattamente in asse con un punto immaginario. Stabilito un equilibrio di peso e contro peso, con le ginocchia flesse e i piedi posati sui predellini, la schiena rilasciata contro bancone (per poter vedere meglio la sala) e i gomiti piegati, posati sul bordo, in una posa globalmente rilassata agli occhi degli altri, ma che gli impegnava nello sforzo una trentina di muscoli, compresi quelli facciali, che normalmente non vengono utilizzati in simili occasioni.
Potrebbe sembrare un gioco da ragazzi, ma non lo è quando avete il baricentro lievemente spostato dalla sua sede ottimale, cioè, in parole povere quando siete incinta o siete grassi.
Ma, benché lui lo fosse (grasso, non incinta) quella sera il peso era l'ultimo dei suoi pensieri.
Era lì per divertirsi, voleva essere un po' felice.
Però, chi avesse potuto scrutare nella sua anima avrebbe assistito ad uno dei quadri più miserevoli e tristi mai dipinti, ad un dolore immenso che traboccava dal suo cuore generoso. Chi si fosse arrischiato, sarebbe stato travolto dalla solitudine infinita di quest'uomo grasso, dal volto gentile e triste, le mani bianche come due pani, che cercava disperatamente un po' di felicità.
- Cosa posso preparavi?
La voce del barman alle sue spalle lo scosse, e temendo che girandosi avrebbe perduto il suo precario equilibrio, rimase immobile.
- Un Martini. Secco, molto seeeeee…
Il solo parlare lo squilibrò quel tanto da far scivolare uno dei gomiti dalla loro posizione. Per riacquistare l'equilibrio, con un subitaneo colpo di reni sfregò il fondoschiena sullo sgabello producendo un rumore ambiguo e sospetto.
- …cco! Con un'oliva verde. Grazie…
Nella sala c'erano alcuni specchi e mentre si guardava intorno ostentando l'aria di uno navigato per quel genere di luoghi, vide la propria immagine riflessa. Osservò gli occhi tristi, la bocca triste, e la massa informe dell'addome che, quasi alla zuava, sbordava dai suoi pantaloni. Istintivamente contrasse i glutei e inspirò, cercando di farne rientrare almeno qualche centimetro. I centimetri che spariscono sono direttamente proporzionali alla capacità di trattenere il fiato o inversamente proporzionali alla necessità di respirare. In quel momento l'uomo, come mai in vita sua, desiderò essere l'Uomo di Atlantide.
Non era mai stato grasso, non così, almeno fino a quando sua moglie l'aveva lasciato. Poi, come spesso accade, si era rifugiato nel cibo, e nel giro di 5 mesi aveva messo 12 chili.
Lei era fuggita con l'inquilino del piano di sotto, un dottore commercialista con molti capelli e molti soldi. Quando lei gli aveva detto che in casa un commercialista serve sempre, lui non aveva capito.
Aveva deciso di fare quel viaggio per dimenticare. Aveva prenotato un posto sul primo aereo che dopo vari scali lo avrebbe portato alle Hawaii ed era partito. Ed ora stava lì, in un tipico locale hawaiano, con cameriere in tipico costume hawaiano, e un intero locale di turisti in camicia floreale e bermuda. E lui, che per non sentirsi troppo scemo, aveva deciso di mettersi giacca e cravatta.
Con in mano la sua coppa di Martini e in bocca un'oliva, mentre osservava le cameriere che nelle ridotte divise muovevano provocanti le loro parti molli, gli sovvenne la moglie, che era veramente una bella donna. Per fortuna non avevano avuto figli, perché si sa nelle separazioni chi soffre di più sono sempre i figli, a prescindere dal fatto che lei sia scappata portandosi via l'oro, l'argenteria, la macchina e dopo avere ritirato tutto dal vostro conto corrente.
Però lui aveva qualche titolo e un libretto postale nel quale versava ogni mese qualcosa, come se un presentimento l'avesse avuto, quando, un anno prima, lei con i suoi occhioni dolci lo aveva convinto ad intestarle la loro villa a Saint Moritz. Glielo aveva consigliato il commercialista. Per pagare meno tasse, aveva detto.
Una ragazza andò ad appollaiarsi sullo sgabello accanto al suo.
Lui la guardò e lei gli sorrise. La moglie non sorrideva mai, anzi stava sempre ad urlagli nelle orecchie che era un fallito, che era un pezzente nell'animo e nel portafoglio. Ripeteva che si era amaramente pentita di averlo sposato e che se avesse potuto tornare in dietro l'avrebbe lasciato ad aspettare davanti alla chiesa. Come in effetti aveva fatto le prime due volte. Solo che intendeva riferirsi anche alla terza.

- Salve - disse la ragazza.
- Salve - rispose lui.
- Sapete che avete un bel naso? Sì, proprio un bel naso.
L'uomo ebbe un attimo d'imbarazzo e gli tornò in mente uno degli insulti che si sentiva rivolgere dalla moglie. Lei lo scherniva dicendo che stava diventando vecchio e che gli occorreva solo un minuto per pettinarsi la testa, ma otto per pettinare naso, orecchie e sopracciglia.
- Dite? Non credete sia un po'… peloso?
- Peloso? Certo. Ma io trovo i peli estremamente virili. E poi adoro gli uomini pelati.
“Che sciocchina! Invece che pelosi ha detto pelati!”, pensò e istintivamente si passò una mano sulla testa liscia come un uovo.
- Non siete un turista, vero? - chiese lei.
- Da cosa l'avete capito? - mentì lui.
- Beh, da come siete vestito. Sembrate un libero professionista. Un commercialista… ci ho azzeccato, eh?
Ovviamente non gli andava di commentare. Inoltre gli faceva tornare alla mente che il suo vero lavoro non l'aveva più. Si era licenziato dopo che lei l'aveva lasciato. Era entrato in depressione e per molte settimane non era riuscito ad alzarsi dal letto.
- Sentite, - cominciò lui, guardandola con triste intensità - che ne direste di venire in camera mia? Potremmo prendere una bottiglia di champagne e…
STONK!
Chi cavolo ha inventato quelle piccole borsette rigide da sera? E perché cominciava a vedere una rassomiglianza tra quella ragazza e sua moglie?
Insomma lei se ne andò, senza neanche salutare. In fondo con le donne non ci aveva mai saputo fare. Quando sua moglie, dopo qualche settimana di fidanzamento, gli aveva detto: “Per una volta, solo per una almeno, dimmi qualcosa che mi stupisca!” lui, dopo qualche istante, le aveva sussurrato “ Lo sai che ho quattro capezzoli?”.
Dopo un'ora e mezzo era ancora lì, seduto sullo stesso sgabello, sempre più convinto a divertirsi. Aveva bevuto diversi Martini e una birra e sarebbe voluto andare in bagno perché la vescica urgeva, ma non si mosse, per paura che qualcuno gli rubasse lo sgabello o che non riuscisse più a salirci. La sentiva riempirsi progressivamente, come un orcio che gli premesse il basso ventre.
Così aveva cominciato a parlare col barista.
- Le donne pensano tutte ad una cosa sola… i soldi.
- Anche gli uomini pensano tutti ad una cosa sola. - rispose il barman, che aveva assistito alla scena di poco prima.
- Lei pensa che si possa essere veramente felici nella vita?
- Dipende tutto da cosa uno intende per felicità…
- Sa, io mi accontenterei anche di poco. Fare le cose che si fanno tutti i giorni con accanto una donna che ti voglia veramente bene. Lei crede sia difficile trovare la felicità?
- Sa, io penso che a volte la cerchiamo dove non è. E magari un giorno, improvvisamente, la scopriamo lì, proprio in quel luogo dove mai avremmo pensato di trovarla.
- Sa che la sua filosofia mi piace?
Scolò un'altra birra. Quanta urina può contenere una vescica? E ciò che si beve quanto impiega a raggiungerla? Sentiva ormai la sua al limite della capienza, ma non si mosse. Quel barman aveva un faccia simpatica.
- Mia moglie continuava a dirmi che non avevo abbastanza fiducia in me stesso, che non avevo opinioni, che non mi interessavo a come andava il dollaro o se la borsa era scesa o no. E poi quando la sera le dicevo “Dormi bene, cara”, si arrabbiava perché non voleva che le dicessi cosa doveva fare.
- Una donna molto indipendente…
- Sì, non amava che io le facessi domande su come trascorreva le sue giornate. Pensi che un giorno è tornata con delle ecchimosi su tutto il corpo. Io, come un ingenuo, ho pensato subito che l'avessero picchiata, e le ho detto "Mio Dio! Ma cosa ti è successo oggi?", e sa cosa mi ha risposto lei?
- Cosa?
- "Non sopporto questa tua curiosità morbosa! Io ti ho forse chiesto che cosa ti è successo oggi?" .
- …
- Sapevo che non mi amava , ma ero convinto che facendole regali l'avrei tenuta con me.
- Eh, ma così si contraddice! Prima si lamenta che le donne vogliono solo i soldi e poi per tenersela legata usava proprio quelli!
- Lei ha ragione… Ma che potevo fare? So che mi aveva sposato per quelli …
- Magari avrebbe potuto farla ingelosire.
- Ma mi ha visto bene? E poi a parte l'aspetto fisico, non ci ho mai saputo fare con le donne. Non dico mai la cosa giusta con loro. Pensi che la prima notte di nozze, mia moglie aveva indossato una splendida camicia da notte completamente trasparente… Aveva un corpo favoloso. Sa, non l'avevamo ancora fatto, lei ha voluto così… Insomma, mentre la guardavo e mi immaginavo la notte di passione che mi aspettava, le ho detto “Sai, cara, con questa camicia trasparente sei bellissima”. Lei mi ha guardato seccata e ha detto “Possibile che voi mariti credete che le mogli siano degli oggetti sessuali da usare a vostro uso e consumo?!”, quindi si è girata dall'altra parte, ha spento la luce e si è addormentata… Senta ma dov'è la toilette?
- Là, in fondo a sinistra… Scusi se glielo dico, ma sua moglie è una stronza.
- A quei tempi ero completamente innamorato…- si scusò e guardò nella direzione indicata. Stava cominciando a sudare per lo sforzo di trattenersi. Qualunque fosse, la sua vescica doveva averla raggiunta. La capienza massima, s'intende. Ma se ne stava lì, muovendo il corpo e destra e a manca, cercando di comprimerla il meno possibile. Stringeva le cosce accavallate e si mordeva le labbra.
- Si può essere innamorati quanto vuole, ma, non vorrei offenderla…
- Dica pure, tanto oramai…
- Anche lei, però, è un po' fesso. Avrebbe dovuto capire da subito.
- Ha ragione. Ma forse in fondo aveva ragione mia moglie quando mi diceva che non ho spina dorsale… In fondo mi sono meritato tutto quello che mi è successo!
- Credo proprio di sì… Ma si sente bene? E' diventato tutto rosso…
- Dovrei andare in bagno…- disse, mentre alcune gocce di sudore gli imperlavano la fronte.
- Allora vada…
- Mi ha fatto piacere parlare con lei. Spero di trovarlo davvero il luogo dove si trova la felicità di cui mi ha parlato…- disse.
Scese dallo sgabello con prudenza e si diresse verso la toilette, sempre stringendo le cosce e mettendo i piedi uno avanti all'altro, un po' come fanno certe fotomodelle. Il paragone lo fece tossire. La vescica si compresse e lui sbiancò.
Purtroppo davanti ai bagni c'era un po' di fila e con grande sofferenza si mise ad aspettare.
I brividi continuavano a corrergli per la spina dorsale, come tante tarantole impazzite. Ormai stringeva le cosce allo spasimo e rischiava di farsela addosso.
Strano come proprio in quel momento gli sovvenne lo scorrere di un ruscello… lo sciabordio delle onde contro una barca… un rubinetto aperto… il getto di una doccia… le cascate del Niagara!
Ancora uno poi sarebbe stato il suo turno.
Perché però aveva l'impressione che l'urina stesse percorrendo al contrario il suo tragitto? Certo era solo una sensazione, ma che sensazione! Poi si piegò leggermente in avanti, mentre le gambe cominciavano a tremargli e un formicolio alla nuca si irradiava verso i centri nervosi del cervello.
La gente lo vide così piegato in due ed ebbe pietà, nonostante dalla sua bocca non fosse uscito alcun gemito.
- Presto! Quest'uomo si sente male!
- Se potessi entrare…
Nel giro di qualche secondo si trovò davanti alla water e abbassò velocemente la zip.
Dopo diversi, interminabili secondi in cui niente veniva espulso, all'improvviso uno schizzo di urina sempre più allegro, lo liberava finalmente dall'oppressione. Dopo un po' Bonifacio si lasciò andare ad un AAAHHHHHH! di sollievo, erroneamente interpretato da chi teneva un orecchio attaccato alla porta.
Sentì un piacere sconosciuto, un sollievo totale e una pace infinita. Un benessere sottile e appagante, e giudicò quel W.C. uno dei più magnifici in cui fosse mai stato. Chiuse gli occhi e sorrise per la prima volta dopo tantissimo tempo, mentre le ultime gocce venivano incoraggiate verso il loro destino.
E ripensò alle parole del barman.

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