Appuntamento al buio

Mi fermai. Accesi una sigaretta, inspirai con vigore e soffiai fuori dalle narici con forza. In realtà non era così perché io non fumo, ma in quel momento fu come se fumassi. Inspiravo con forza ed espiravo, come in uno Za Zen estemporaneo. Stavo per fare qualcosa che avevo più volte considerato “da sfigato” e prima di abbassarmi a questo avrei dovuto essere sotto l'effetto di una partita andata male.
Potrebbe trattarsi indifferentemente di cocaina o di calcio. Il risultato non cambia: sia che perda la tua squadra del cuore o che tu perda il tuo spacciatore di fiducia, ti senti sempre una merda. Non avendo uno spacciatore di fiducia e neanche uno saltuario, parlo per sentito dire, ovviamente.
Camminavo con le mani in tasca e mi guardo intorno con fare noncurante. La gente, appena uscita dagli uffici si affrettava verso le proprie macchine o le proprie case. Almeno così io interpretavo quel fuggi fuggi generale, persone che correvano da una parte all'altra, a testa bassa quasi volessero incornare qualcuno davanti a loro, mentre altri si scansavano con agilità. Per un momento mi chiesi se fuggissero o rincorressero qualcuno. Proprio in quel momento calavano le prime luci della sera. Come ho detto, stavo per fare qualcosa che non avevo mai approvato negli altri, figuriamoci in me stesso. Ma infondo è nella natura dell'uomo cambiare opinione, no? E poi, continuavo e ripetermelo, non lo stavo certo facendo “sul serio”. Non avevo nessuna aspettativa, non pensavo che avrei conosciuto la donna della mia vita. Sarebbe stato semplicemente un drink preso con una donna che non avrei più rivisto.
Lo facevo solo per mia madre. Si sa quanto possano essere asfissianti le madri quando si mettono qualcosa in testa. E' inutile che a tavola tu dica di non avere fame, loro sanno meglio di te se hai fame o no. Sia che tu abbia sette anni o quaranta. Solo la mamma sa ragguagliarti sui tuoi bisogni primari. “Fai pipì, prima di uscire”, poco importa se non ne hai voglia; “Dormi che hai sonno”, quando più te lo dicono e meno ne hai voglia; “Vestiti pesante perché poi ti ammali”, così sudi e ti ammali davvero. D'altra parte quando andate a pranzo da lei una volta al mese dovete necessariamente onorare ciò che fa con tanto amore: antipasto di cozze gratinate all'aglio, insalata di polpo con peperoncino, salmone affumicato con tocchetti di merluzzo fritto, gnocchi ai quattro formaggi, salsiccia arrosto con pancetta… E quando pensate che il peggio sia passato, ecco che arriva il piatto forte: baccalà mantecato alle olive. Poco importa se dopo pranzo dovete lavorate per altre 4 ore sui 740 dei vostri clienti. L'amore della mamma non può essere evaso. Lo stato non lo permette e sopratutto non lo permette la mamma. Ho sempre pensato che lo stato italiano fosse uno stato fondato sulle mamme.
Comunque, tornando al mio appuntamento al buio, lo facevo esclusivamente per lei, e in confronto al baccalà mantecato questo sarebbe stato uno scherzo da ragazzi. E poi lei dice di sapere esattamente di che donna ho bisogno e che non sono assolutamente in grado di sceglierla da me. In effetti ogni volta che gliene porto a casa una, lei è capace di predirmi esattamente la durata del rapporto. I casi sono due: o sa veramente di che donna ho bisogno oppure mi porta sfiga.
Per spiegarvi come ho fatto a ritrovarmi in questa situazione, vi dico subito che non sono uno di quei tipi che vanno ai telequiz e con finto pudore dicono che la domanda di partecipazione gliel' ha spedita uno zio o la madre, e poi si viene a sapere che partecipano a tutti i telequiz, una volta coi baffi, un'altra con una parrucca bionda. La mia “domanda di partecipazione” all'appuntamento l'ha spedita davvero mia madre. Ha fatto tutto lei: ha preso accordi con la sua amica (la madre del mio “incontro al buio”), ha deciso la data e il luogo dell'appuntamento. Credo, quale fatto fondamentale per successo dell'incontro, fosse determinante che Giove entrasse nella casa della Vergine… E detto così potrebbe anche non sembrare male, ma sentivo che in qualche modo subdolo Giove fosse stato costretto ad entrare in quella casa.
Noi italiani nel cuore siamo tutti calciatori e latin lover, ma guai se una ci dice: “Vieni qua , mio bel goleador! Fammi veder cosa sai fare!”. Messi di fronte ad una aspettativa del genere le percentuali di fallimento aumentano esponenzialmente. Voi donne fareste prima a darci una padellata proprio lì. Almeno ci ritireremmo con maggior dignità.
Mia madre mi aveva infatti detto: “Va da lei, sii galante, premuroso, affascinante, divertente, acuto, brillante, falla divertire, falla innamorare …”
Hai detto tutto. Mi sa che se faccio l'attraversata dell'Atlantico col catamarano in solitaria potrei avere più chance.
Lo so che vi starete dicendo: “Seeeee, le solite scuse. Quante storie: se non voleva andarci non ci andava e basta!”. Forse non avete una madre che vi prepara il baccalà mantecato ogni volta che andate a pranzo da lei solo perché non avete mai avuto il coraggio di dirle che odiate il baccalà. Ma come potrei uscirne a quarant'anni suonati con: “Sai, mamma, il tuo baccalà non è che mi piaccia tanto…”, perché lei sarebbe capace di tirare fuori la mia pagella di quinta elementare e piangere disperatamente , chiedendosi che fine ha fatto il suo adorato bambino.
Mi sentivo proprio come se avessi sopra la testa una enorme freccia lampeggiante, stile Motel del Sud Dakota, e una scritta che diceva: “Quarant'anni, sfigato, non riesce a trovarsi una donna decente da solo e non ha il coraggio di dire alla madre che odia il suo baccalà”.
Lo so che la frase sarebbe troppo lunga, però potrebbe essere riassunta in una parola “Baccalà”. E mentre camminavo riuscivo quasi a vedere quell'intermittenza sulla mia testa.
…. Il locale che mia madre aveva scelto per l'incontro non era poi così male. Si trattava di uno di quei piano bar dalle luci soffuse, tavolini appartati, una piccola pista da ballo, camerieri effeminati fasciati da pantaloni eccessivamente aderenti. E mi chiesi, perplesso, come mai mia madre fosse a conoscenza di un locale siffatto.
Un pianista strimpellava le prime note di Strangers in the Night e mi parve che ammiccasse. Che si riferisse a me? Poi fui urtato casualmente (volli crederlo con tutte le mie forze) da uno dei camerieri.
Mi diressi infine verso il bar dove avrei dovuto incontrare la donna che il destino (ok, ok, mia madre!) mi aveva riservato. Come in ogni appuntamento al buio che si rispetti era stato deciso in che modo riconoscerci: avremmo ordinato un martini con due olive verdi.
Non ricordo dove, ma ho letto da qualche parte che le probabilità che una fetta di pane imburrato cada dalla parte del burro, aumentino drasticamente se avete la moquette. Se volete possiamo anche dire che il diavolo fa le pentole e non i coperchi… insomma per farla breve mi accorsi immediatamente che al bar c'erano due donne, entrambe con davanti un martini con due olive. Solo che le olive di una erano infilzate nello stesso stecchino, mentre quelle dell'altra avevano uno stecchino per una. E' possibile capire la personalità di una donna da come ella disponga la sue olive? Quella che aveva le olive infilzate nello stesso stecchino voleva forse comunicare il desiderio di un uomo che le stesse vicino, stretto stretto? Mentre l'altra forse rimarcava di volere la sua indipendenza?
Ma il punto era un altro: quale delle due era la “mia” donna?
Mi avvicinai e mi sedetti all'altro lato del bancone, in modo da poterle vedere di fronte. Entrambe mi lanciarono un'occhiata. Non erano male. Quella delle due olive nello stesso stecchino era bruna, carnagione pallida, con uno sguardo nostalgico che mi passava attraverso come se non esistessi. L'altra, che mi aveva guardato per una frazione infinitesimale di secondo, aveva capelli biondi, le unghie lunghe e smaltate di rosso. Devo essere sincero: mi sarebbe andata bene l'una o l'altra.
Solo che non ero lì per scegliere ma dovevo ordinare un Martini. Stavo per attirare l'attenzione del barman quando fui colto da un dubbio: supponiamo che la mia donna fosse quella delle due olive strette strette e io chiedessi invece due olive con uno stecchino per una, oppure che la mia “lei” fosse quella con le olive indipendenti e io chiedessi due olive nello stesso stecchino, tutto ciò avrebbe potuto significare iniziare il rapporto col peggiore degli auspici? Ma c'era quella domanda che continuava ad ossessionarmi: come cavolo faceva mia madre a conoscere quel locale con tutti quei camerieri superdotati?!!
Vi capitano quei giorni in cui pensate che accadano tutte a voi? E non parlo di quando siete di fretta per andare al lavoro e non vi parte la macchina, oppure quando trovate sull'autostrada una coda di mezzi pesanti per uno sciopero dei COBAS.
Mi riferisco ad una di quelle giornate in cui, dopo esser finalmente riusciti a metter in moto la macchina sporcandovi di grasso l'abito, trovate lo sciopero dei COBAS e ricordate che vostra madre vi aspetta per pranzo.
Mi sentivo esattamente così.
Comunque mi si stava surriscaldando il cervello: due olive… un'oliva… Quelle due mi stavano confondendo. Decisi di fare il loro gioco.
“Barista mi dia un Martini! Con due olive!”
“Abbiamo terminato le olive, signore…”
Non mi conoscete, ma io sono un tipo molto calmo. Ma ricapitoliamo: mia madre mi aveva costretto ad un appuntamento al buio, in un locale ambiguo con camerieri forniti di dotazioni extra, con due donne che pretendevano di mettermi alla prova con un complicato gioco di olive dal quale avrei dovuto dedurre la loro personalità, un cameriere inetto che non aveva più olive… e come un lampo mi sovviene che l'indomani sono a pranzo da mia madre. Ce n'è di che far uscire di testa l'uomo più calmo del mondo.
Mi avvicino alle due donne e sento i tendini del collo che mi s'ingrossano come due gomene, quasi mi stessi cimentando nel sollevamento pesi a strappo. Guardo prima quella che vorrebbe (la poverina!) un rapporto serio da me e con un urlo tiro su il mio bilancere. Cioè, do fiato alle trombe.
“Senti un po', bella brunetta, che vorresti un uomo tutto per te: scordatelo! Tu e le tue olive strette strette… due olive e una capanna!!! Ah! Ah!”
Poi, con gli occhi che mi bruciano come se si stessero iniettando di sangue, mi volto da quella che vuole una storia e via. “E tu bionda pantera con la tua indipendenza del cavolo! Tu e quelle come te hanno ci hanno castrati a noi uomini! Ma tanto rimarrete sempre sole! Eh! Eh!”.
Ecco! Mi sono sfogato! Sto per lasciar ricadere il bilancere ma mi rammento del barman…
“Senta lei! Anzi TU, incapace che non sei altro!”, ormai sono fuori di me, “L'hai fatto apposta, eh? Questo giochetto delle olive… eri d'accordo con queste due!
Mi accorgo che tutti guardano allibiti, anche il pianista ha smesso di suonare. Il barman fa un gesto ad un gorilla che arriva in un secondo, Quest'ultimo senza neanche darmi il tempo di reagire mi afferra per il bavero. Io mi dibatto, cerco di fare resistenza ma quello mi blocca le braccia con una mano e con l'altra mi da un cazzotto in un occhio. Ma il cliente non aveva sempre ragione? King Kong mi solleva da terra e mi trascina di peso. Dopo pochi secondi sono riverso a terra, sul marciapiede davanti al locale. Ho il vestito strappato, un occhio che sembrerà una melanzana per settimane, però mi sento bene, in armonia con me stesso. A quei tre ho detto il fatto loro. Con quello stupido giochino delle olive!
Mi squilla il cellulare e mi affretto a rispondere.
“Mamma! sì?….cosa?! Come, non poteva venire? Ma non potevi chiamarmi? Dovevi mantecare il baccalà per
domani?…Mamma?… Dove sei? Bene, siedi. E' arrivato il momento che io ti dica qualcosa a proposito del tuo baccalà….”

Per contattare direttamente Letizia: tritrissa@tiscalinet.it



Homepage