Una notte speciale

Lo contattò per la prima volta al bar dell'angolo, in una sera come tante, in una città come tante ed in verità sarebbe potuto sembrare un cliente come tanti, non fosse per i suoi occhi: profondi, acuti, sembravano scavarti l'anima e la mente.
Pareva lì da chissà quanto tempo, tanto si confondeva con le ombre del locale, ma nessuno pareva accorgersi della sua presenza, nessuno, tranne lui.
Sentiva i suoi occhi, quegli occhi, su di sé, incessantemente, come una carezza continua, suadente, irresistibile. La paura cominciò a farsi largo nella sua mente.
Cominciò a capire: il momento, temuto e desiderato allo stesso tempo, era arrivato.
L'altro si stava divertendo un mondo, suo malgrado.
Capiva che l'uomo si era accorto della sua presenza e si sentiva maledettamente orgoglioso per essere riuscito ad agganciarlo solo guardandolo:
- Lo sguardo è tutto!- gli ricordava sempre il Maestro – è l'essenza stessa del nostro essere, devono capire che tu ci sei e che sei lì per loro, solo per loro
Aveva abilmente superato il Maestro e ne andava fiero!
Solo una cosa, in tutto questo, lo metteva a disagio: quella notte era per lui una notte particolarmente speciale, era la Vigilia di Pasqua e non avrebbe voluto cacciare, per nessun motivo.
I ricordi erano troppo freschi e ritornavano in ogni anno, ogni Vigilia. Facevano sempre troppo male.
Era un vampiro relativamente giovane, anzi giovanissimo, per i parametri comuni e la sua memoria gli lanciava continuamente lampi di immagini passate.
Pochi decenni erano passati.
Padre, lo chiamavano in vita, e tutto sommato la sua missione non si discostava molto da quella di adesso: cacciava, sì, proprio come caccia ora, ma non per nutrire il suo corpo, ciò che adesso era il suo corpo, bensì la sua anima.
Derelitti, prostitute, ragazzini scappati da casa, li cercava per aiutarli, o almeno ci provava.
Fu proprio in una di quelle notti che incontrò il Maestro, già, proprio lì, vicino al bar dell'angolo, la sua zona preferita.
Non usava mai portare abiti da prete o crocifissi, quando cercava, non aveva certamente a che fare con persone in vena di prediche di alcun genere, quindi preferiva avvicinarle con un pretesto qualsiasi per poterle agganciare e parlargli, o ascoltarle.
A volte riusciva nel suo intento, ma la maggior parte delle volte erano solo buchi nell'acqua: fuggivano impauriti e scontrosi.
Ricordò perfettamente l'incontro con il Maestro e provò la stessa paura, lo stesso dolore, come ogni volta, come ogni anno. Era arrabbiato e deluso, quella notte, aveva fallito parecchi incontri, cominciava seriamente a dubitare delle sue capacità, persino della sua Fede in Dio, ma soprattutto, non portava il Crocifisso….
Avvertì il suo sguardo su di sé e si voltò, lo vide, non credendo ai suoi occhi e, tutto finì in un attimo, brevissimo, dolorosissimo.
Tutto parve finire, tutto ebbe inizio da lì.
Al suo risveglio, lo colpì non tanto il buio che lo circondava, era abituato a vivere la notte da umano, quanto la diversità con cui la notte stessa gli appariva: tutto era amplificato, ogni minimo rumore, ogni sussurro arrivava alle sue orecchie in maniera chiara, limpida.
I suoi sensi erano acuti, i colori erano diversi, ogni sfumatura distinta, ogni tono ben definito.
Niente più gli sfuggiva, nel buio della notte.
Notte, solo notte nei suoi risvegli, come in un incubo, ma il giorno, con la sua luce liberatrice, con i suoi mille colori, vivi, il calore del sole, non arrivava mai.
Un incubo per l'eternità.
Non seppe mai quanto durò il suo sonno, giorni o mesi, il Maestro non glielo rivelò nei molti giorni che passarono insieme. Gli disse solo, ma molto tempo dopo, che era stato prescelto: una creatura consacrata a Dio, un prete, morto e risorto a nuova vita in quella notte proprio come Colui che aveva giurato di servire, ma che non era stato in grado di proteggerlo dall'incarnazione del male, da ciò che forse era più grande e potente del Signore stesso, da colui che chiamavano il Maestro.
- Morire e rinascere come il tuo Dio - erano state le sue prime parole - non desideravi proprio questo? Io solo ti ho dato questa possibilità e sarà me che servirai, ora e per sempre!
Fu molto difficile, all'inizio.
Il Prete non voleva cedere quel briciolo di umanità che ancora gli era rimasta, tentò persino la fuga, una notte in cui rimase solo, ma la fame, quella fame, insaziabile, inumana, lo riportò dal Maestro.
Ricordava ancora la sua risata, cattiva, stridula, quando lo vide arrivare barcollando; non parlò, nemmeno una parola, ma rise, rise fino alle lacrime.
Questo bastò.
Era spietato, il Maestro.
- Non siamo molto diversi, il tuo Signore ed io,- ripeteva,- ci nutriamo allo stesso modo, Lui di anime ed io di sangue, da millenni e per millenni ancora. E'una sfida speciale, quasi una gara, senza vincitori né vinti, ancora!- diceva ridendo.
Già, un perfetto equilibrio, il Bene ed il Male eterni, il Cerchio mai chiuso, ancora.
L'averlo cacciato e preso, era per lui l'aver vinto una sfida nella sfida. Aveva sottratto la sua anima a Dio e gli aveva restituito solo un corpo, vuoto.
Per questo si riteneva migliore, per questo era il Maestro.
Da lui imparò tutto, come un allievo prediletto e questo effettivamente era.
Imparò la sottile arte della caccia, nel suo significato più profondo.
Doveva essere seducente, sottile, prolungata, come un innamoramento, profondo, sensuale.
Cacciare la sua prima vittima, ricordava tutto perfettamente, fu quasi un gioco, eccitante ed estenuante insieme.
Gli insegnò come difendersi dagli umani, dai cacciatori di vampiri: -Esistono davvero, sai, così come noi esistiamo. Secoli e secoli di caccia reciproca, una gare nella gara
Un altro cerchio mai chiuso, ancora.
Conobbe altri vampiri, nei loro innumerevoli spostamenti.
Vampiri di ogni specie, anche non sanguinari, le sue prede predilette, ora.
-Guardati attorno attentamente- gli diceva il Maestro,-ne vedrai in ogni angolo nascosto e li riconoscerai subito, abbiamo un sesto senso per questo genere di incontri
Seguì fedelmente gli insegnamenti del Maestro, per sopravvivere, suo malgrado.
-Non negare ciò che ora sei, non è più possibile oramai, è inutile e stupido! – seguitava a dirgli.
Come era inutile e stupido tentare di sfuggire al suo volere, imparò.
Ed imparò in fretta.
Talmente in fretta che pesino il Maestro ne era stupito: -Un perfetto allievo per un perfetto maestro!- ripeteva, quasi con fare affettuoso, se possibile.
Il Prete guardava sempre le sue vittime negli occhi, si sentiva meno in colpa per ciò che stava facendo loro.
Odiava prenderle di sorpresa alle spalle, lo considerava come un tradimento nel tradimento.
Si sentiva paradossalmente più onesto, ciò nonostante il rimorso per quello che faceva, notte dopo notte, urlava più forte, sempre più forte.
- Niente di personale - diceva ad ognuno di loro fissandolo negli occhi, con uno sguardo ipnotico, dolce, accarezzante. Non aveva mai voluto creare vampiri, nonostante le insistenze del Maestro.
Non voleva che nessun altro essere smettesse la sua umanità per diventare come lui, eterno e maledetto.
Si cibava fin quasi all'ultimo battito del loro cuore, per finirli poi con un colpo rapido e preciso.
Non si era mai accorto che soffrissero, anche se conosceva benissimo il dolore che provavano; ricordava perfettamente, però, tutti i loro sguardi stupiti e terrorizzati, li avrebbe potuti descrivere uno ad uno e se li sentiva sempre addosso, ad ogni caccia.
Già, era diventato un vampiro quasi perfetto, ed il Maestro si fidava talmente tanto di lui, da accettare queste sue “umane” debolezze e da non immaginare, nemmeno per un attimo, che lo potesse tradire, nel vero senso della parola.
Fu un grave errore , da parte sua: il Prete stava solo aspettando.
Paziente, ubbidiente e sottomesso come un cagnolino fedele, aspettava solo il momento giusto.
Il momento della vendetta.
Non era stato molto difficile, quella notte, al bar dell'angolo, agganciare il cacciatore di vampiri.
Certo, lui si era accorto della sua presenza, forse per quello sguardo di cui andava tanto fiero, ma il Prete era stato veramente abile e scaltro e l'altro, alle prime armi, troppo impaurito per non cedere subito e rivelargli come uccidere un altro vampiro.
In cambio del favore ebbe salva la vita.
Che giusta vendetta sarebbe stata: il Maestro l'aveva tolto dalle mani di Dio ed il Prete a Dio l'avrebbe riconsegnato, liberando la sua anima e riscattando in parte la propria.
Avrebbe pagato per ciò che lo aveva costretto ad essere per l'eternità, sottraendolo a quell'eternità, intrisa di sangue e di notti senza pace.
Il suo cerchio si sarebbe definitivamente chiuso. Partita persa.
Anche il seguito si era rivelato più semplice del previsto; sapeva in quali luoghi il Maestro amava cacciare e lì lo aveva aspettato, nell'ombra.
Certamente sorpreso di vederlo, non si accorse nemmeno del movimento fulmineo con il quale il Prete gli conficcò il paletto nel petto.
Solo un rantolo ed uno sguardo che a lui parve quasi divertito, poi, il silenzio, il nulla, per sempre.
In seguito, ogni volta che ricordava quel momento, il Prete non poteva fare a meno di domandarsi cosa poteva davvero significare quello sguardo, quell'ultimo bagliore di malvagia ironia negli occhi del Maestro.
Chissà, forse una notte l'avrebbe capito, forse era il destino di ogni vampiro, però, adesso, aveva
Solo fame, troppa fame……..
Un'altra notte ed un'altra caccia lo stavano chiamando.


Per contattare direttamente l'autrice:Laura Fugacci

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