K. è l'autore della raccolta di poesie Radiorabbiadicani che si compone di 65 poesie. L'autore studia e vive a Torino e ci fa leggere alcune delle posie contenute nella raccolta... in cerca di editore!


E’ quest’ aria primavera che traccia
dopo il sesso buio che mi offri,
un corpo nudo, convulso e stretto
che arriva tra la pelle in solchi brevi…
La scatola di specchi e’ stata aperta,
l’ ascia di riflesso e gli occhi in pianto,
verde nero blu acido si fondono
a forme gocce fosforiche d’ assenzio…
una droga il tuo abbandono,
dolce
senza veli,
lasciami,
alle spalle
la porta in vento…
Aprile,
le porte sono chiuse,
la serranda piange,
la luce si gode il panorama
dell’ alba che dipinge
un cortile blu addosso ad un bambino
con gli occhiali ed un pigiama,
non e’ il suo, troppo largo,
il giocattolo va a fuoco,
nel guinzaglio resta la cenere
sporca di grigio,
ieri pioveva, sotto il ballo
incantato dei cocci neri di bottiglia…
E’ diverso
cio’ che provi a rappresentare
e a strutturare
dalla pressione stridente a specchio,
non ci puoi veder nulla,
solo il riflesso,
di realta’…
Si e’ rotto l’allunaggio, e’ atterrato
In mille pezzi sull’ acqua e’
grondato dall’ alto in picchiata, godendo…
Ti ho fatto cosi’ male che ti sei sentita in vena
Di affondare, affondare
la nave che evapora
E sullo sfondo tratteggiano i delfini
Nuotano a cannone
l’ invasione delle corsie di pilotaggio,
io torno all’ acqua…



METAPOESIA DI ME STESSO
Oggi ho comprato il retino
traforato viola di farfalle,
per la pesca a rete d’acqua dolce,
o per il tremare del desiderio,
assente,
segnato su di un foglio,
se avessi un figlio,
lo praticherei di cattiverie dolci
catturare animali
da liberare adesso tra le righe,
cerco diritti regali
da anteporre al caso,
come l’ anzianita’ della sfortuna arresa,
o il ripasso umido a memoria,
ma la frusta biforcuta spezza
due terzi del sentiero
in terra…
Li ho messi tutti in fila,
sulla veranda,
in otto piccoli soldati,
dimmi se non ti danno un senso,
quale?…
Code meccaniche scivolano dalla salita,
e’ laggiu’ l’urlo della balena,
sulla strada
che nel tempo ha trovato
una pista segnata di lamenti…
tutti uguali a cieli fatti in PVC,
azzeramenti idraulici,
le congestioni origami, orgoglio
di fiori accuditi dalle forbici,
solo li’ l’assedio delle erbacce diventa
spavento incauto, folla di sabbie rotte
di sassi rabbiosi freni,
piastrelle zuccherate in ciambelle
gestite con sistemi informati
da ogni eventualita’…
Stese ad asciugare
su di un filo nascosto all’ombra,
dietro tondo, Arianna dal rosso terra
in balzi ne decapita lo sfondo
alla ricerca,
di spago fuso al sole…
Tutte raccolte in istante,
a testa in giù
l’abitazione
privata
dai capelli
lunghi
a coda di serpente,
le parole sentite ragionare
in giroarrosto come al carnevale
in giro, giro giro tondo
sfiorato di dubbio
che colpisce,
piano,
nessuna fretta è consigliata,
scelta
dal congelatore
frutta e verdura,
l’acquolina con l’offerta in bocca
da consumarsi avidamente…


IO ADESSO
Ho la catena nuova da cane,
avvolta al polso vecchio come un corpo-cuccia
che mi casca addosso e ride ,
se vengo adirato nel cesso...
mi spoglia di tutte le seti che vorrei costruire
e docilmente mi lava da ogni colpa anche quelle
che dovrebbero attenuarmi a pezzi...
ma é semplice spiegarsi,
ritrovando il nodo principe
dal volto buono come una miccia
da vecchio infermiere che ha visto guerre
e si ingegna per vivere bene,
che ormai si conosce
e sorride e mi trattiene,
gia' sa che non potrei essere più pronto
e che l'acciaio non si affronta scalciando,
ho bisogno di un fuoco che mi sciolga...
non cadrò più, dice,
e sorride,
che senza quei baffi radi
non sopporterei più a lungo...
Nel sogno i cieli erano simili ai nuovi inventori,
con labbra flebili e fermi,
con tinte quasi finte
ma realmente insostenibili,
e ti avvolgevo con la macchia del mio nome,
ti schermavo dal tuo ego assassino,
sembravi un'altra me,
una nuova gola assetata
da saziare ripetutamente
mi dicevi di restare immobile,
di tornare nello stesso luogo,
di spogliarmi di tutto,
davanti allo specchio....
Non mi riconobbi,
fui subito
senza vestiti
ma non facevamo l'amore,
era un luogo dove pensavo d'essere
come un cosmo
lontano,
come un cerchio
isolato
dal mondo,
su una spiaggia di sabbia e sassi
geometrici...
Solo l'alba di nuove ere mi sveglia...
Radiorabbiadicani
Alla frequenza
In quell’ora,
al preciso istante
nel passo,
c’erano uomini in fila
sul tempo, per piangere, tutti,
decisi, ugualmente belli,
composti, in corte a rettangolo
e frasi diagnostiche per i polmoni,
test psicologici, allergici,
per attitudine, altezza, cervello,
schede forate, cinghie di connessione,
a battere il tempo, tempo di stasi
e processi di noia mortale…


Per MARIO LARATORE Un solo cuore,
tra i due stomaci sfrontati un
sorriso uomo donna, neppure
il naso tradisce l’unione fin
dentro all’intestino, labbra
a tratti confuse(sul profilo)
là davanti tenuamente traspare
la mano ampia di pittore,
pennelli unghia, fermezza
eclettica che riga la tela,
lo schermo bagnato di risate
digitali, sui trent’anni…
Cucchiai di moda,
ricurvi leggermente,
astratti,
gli astanti,
alle lotte genrali,
i continenti
agli schieramenti contrapposti,
il lungo scivolare
alla riblata,
in ginocchio,
alla poltrona che non vuole,
più ascoltare…
non è dato sapere
se non é annunciato,
né si può
ribattere o
trattare…
è una questione di Fede…


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