Topo story

Questa e' la storia vera di un topolino a forma di imbuto che camminava per una citta' gialla tutta piena di carabinieri a forma di odore di sale d'estate.
Il topino non aveva mai dato fastidio a nessuno, anzi, i difetti che piu' gli si attribuivano erano proprio la troppa educazione, il tatto eccessivo e una delicatezza imbarazzante.
Eppure un carabiniere un po' piu' odoroso degli altri si fermo' attaccato a un muro per osservare attentamente il topolino, scivolando poi via con il vento.
Nessuno si era accorto di niente, solo l'aria si era un po' appesantita.
Vecchi appoggiati a vetri di alti palazzi osservavano strizzando gli occhi gocciolanti pus di cataratte, altri individui guardavano in su spalancando gli occhi, dai sotterranei, chi per starnutire chi cercando di guardare attraverso il pavimento, poveri illusi.
Tanti a occhi in giu', tanti a occhi in su, tutti soli, tutte lune.
Nessuno guardava davvero. O se si', nessuno vedeva. E l'aria, sempre piu' densa di odori marini rendeva difficile pensare, figuriamoci un topo. Lui gia' non si ricordava che senso avesse la forma, tutto, le forme, la sua forma, tutto il resto, e comunque la forma. Poi, come se nessuno stesse li' a farci caso, e per coincidenza era cosi', in pochi istanti gli occhi del topino si rilassarono come pesci morti da poco ma come pesci morti da molto puzzavano. La puzza invadeva le trombe delle scale, dei poker, degli accordi, le cantine e le narici dei molti nullafacenti, che tra loro e loro erano convinti che, semplicemente, quello era solo il loro momento di essere nullafacenti. A volte capita, si dicevano, si e' come da contorno per un film in cui non sei protagonista e ti rimane il tempo di ricordarti di quando ti e' capitato di escludere altri nello stesso modo, di non accorgerti della loro "nullafacenza" o di ignorarla. Cosi'. A volte si pensa e a volte si fa'.
La consapevolezza ma sopratutto la consapevolezza di cio' investirono il topolino come l'idea di una disgrazia improvvisa e in pochi istanti sfioro' il rischio di diventare cieco per il nervoso. Comincio' a correre in ogni direzione e ad ansimare rumorosamente, tanto che si videro brillare occhi d'interesse agli ultimi piani, orecchie incollate ai soffitti e ancora, ancora, vortici d'aria odorosi di sale che infiltrandosi ovunque rendevano densa l'atmosfera di campagna della citta'.
Correva sempre piu' veloce, sul serio, e "prima o poi rallentera'" avrebbe pensato qualcuno ma non c'era nessuno, davvero. Cosi' il corpo del topino era sempre piu' veloce e si allungava sempre piu', come per cercare la tridimensionalita' di un televisore piatto, e sempre piu' lungo diventando e sempre piu' veloce correndo si fece sera.
Al buio e' tutta un'altra cosa. Un serpente, fermo. A forma di imbuto, vuoto.
I carabinieri erano saliti sugli autobus e sfarfalleggiavano tra i tubi.
Scivola, il serpente, pensando alle situazioni che scivolano via, impettito, con una dignita' surreale, subito sotto e parallelo al marciapiedi, lui che puo'. Nessun rumore a parte qualche schianto ogni tanto, come di tempo che si ferma e lascia tornare i fantasmi del passato cosi' reali da sembrare vivi.
Il silenzio non turba gli anziani, che si allontanano dalle finestre tutti in coro e, nello stesso istante, si siedono sulle poltrone nere. Dalle fognature invece, s'intuisce una perplessita' sottintesa che sostituisce momentaneamente l'abituale immobilita' sterile con una colma di aspettativa, destinata a riassorbirsi.
La serpe scivola e scivola e non cade mai. Finiti anche gli schianti scompare senza lasciare odori un po' guardandosi in giro un po' rendendosi conto un po' sentendo scaldarsi il cuore, che per un serpente dal sangue freddo vuol dire molto.

Jacopo

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