In un posto che boh

Una volta che boh, saranno stati anche più di alcuni giorni fa, sicuramente tra il primo e il secondo tempo di un film, da qualche parte nel mondo, due tizi che non è chiaro s'aggiravano contemporaneamente in linea retta tra presagi di apocalisse e uffici di servizi interportuali, cercando timidamente un lavoro.
L'interporto era ovunque, silenzioso come una valle di draghi, ma anche in nessun posto. Non c'era un punto preciso dove si poteva essere sicuri di esserci, non si sentiva un aquila nitrire, sopratutto per il frastuono e stuono di camion dei quali non si sa, che pascolavano come mucche dinoccolate tra i magazzini un po' depositi un po' capannoni, a turno.
Ma l'interporto era un'area, un mucchio di punti esatti e sbagliati potevano essere interporto o ufficio del personale, a vicenda.
I tizi s'aggiravano concentrati nel non percorrere una traiettoria concentrica, tipi semplici di tipo semplice, esperti solo nel trovare sempre nuovi modi di passare il tempo, attraverso, e di edificio in poi comunicavano con alcune persone, tra le altre, ma a vederli da lontano sembravano due tizi che boh.
Tutto un giorno è anche troppo, a pensarci con gli occhi di qualche farfalla.
La delusione dei due facili fu infatti manifesta solo dopo aver voltato l'angolo: proprio loro! Proprio al primo tentativo! Già si erano pregustati colloqui e caffè offerti, passeggiate tra i container, magari qualche segretaria col bel sorriso, un pasto al self service... E invece. Assunti. Domani qui alle 6.00.
Ma come?! Eppure doveva essere quasi impossibile... Senza documenti! Senza permesso di soggiorno!
Due gobbetti s'incamminavano l'un l'altro con le spalle avvilite, visti da dietro. Ma c'era così tanta nebbia che nemmeno se boh.
L'aria nell'area però era fastidiosamente più leggera, come se anime semplici avessero perso il dono del tempo, senza accorgersene e senza aspettarselo, come se qualcosa di profondamente oscuro s'insidiasse intrufolandosi nei cuori sparsi in giro, con un sorriso gelido da magnate della finanza, o da proprietario televisivo, con ettari ed ettari di televisione in mano a un unico prestigiatore malvagio e perso... Ma nella nebbia sai, chissà poi uno cosa vede, e comunque boh.
Per fortuna un crostaceo coperto di bulloni ricurvi, di quelli buoni, senza sugo, nel nugolo di mosche, immaginiamo, che riempiono ovviamente l'esatto spazio di un metro quadro, nel centro esatto di un'illusione squilibrata e all'estrema sinistra della statua, appoggiata al limite fisico possibile della piattaforma a forma di piatto, lassu', verso le cime degli ulivi e poco piu' alta del traliccio nero, puo' pensare a piu' cose contemporaneamente ma anche a nessuna, e lo pensa sorridendo.

Per contattare direttamente l'autore jacopo@ritram.it

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