LA PASSEGGIATA

Cammino un po' nel mio mondo di fate e ragnetti gialli dentro a microcapsule dimagranti e passeggio con le mani dietro la schiena pensicchiando tra i banani rossi che cantano "the man I love". Mentre distratto aggiro un monumento al post-it non mi accorgo di una piccola vecchietta che, trovandosi proprio sotto la suola della mia scarpa di gomma, ne viene schiacciata come un feto sotto un pianoforte a coda caduto dal grattacielo di Massarenti. Non l'avessi mai fatto! Proprio a fianco di lei passeggiava il suo cane blu (come i papaveri di quelle parti), un dobermann alto quattro metri ma timidissimo, che appena si accorge della tragedia scappa dalla vergogna e travolge una famiglia di rondini acustiche di primo livello che stava facendo un placido picnic sui clivi e sui monti di una pianura inesorabile.
Non sazio di cio', un uno in triciclo mi si avvicina in silenzio e non me ne accorgo, cosi' scompaiono il lato destro e gli oggetti curvi all'orizzonte e mi sento solo come un seno quadrato, laddove le sinuose linee del tempo si annidano appiccicaticce come stringhe di pensieri allacciate alle scarpe della cognizione (sporche di the).
E subito, perche' e' un mondo perfetto, a suo modo, debelliamo la solitudine con frotte di api innoque e affettuosissime che con l'unione dei loro corpicini pelosetti creano forme morbide ma definite, in continua mutazione, dense manone vibranti che mi accarezzano con amore, e minuscoli capezzolini di ape inturgiditi che sfruttano l'occasione per strofinarsi voluttuosamente su ogni cellula della mia pelle, rendendomi difficile nascondere l'erezione sotto la gonna fucsia e facendomi ridere dietro e di fianco da un gruppo di anziani in scooter con i giubbotti di pelle nera e blu, consci del fatto che l'accostamento tra i colori andrebbe ponderato con piu' attenzione, sicuri del fascino della dentiera, intramontabile, immondi esseri puri come solo l'amore, per qualche istante.


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