Giancarlo Ferrigno ci invita a leggere alcune sue opere.
Iniziamo col manifesto L'operazione estetica del mio metropoli-smo per proseguire con due raccolte di poesie:
LETTERE
e
ACROCALLIGRAMMA


Inoltre ci offre le poesie:

TIME! Bomb
Bestiario sul far poesia
L'amore del mio grido nudo
Il libro degli ospiti
115am CHORUS
Il mondo di plastica
Un' anima da pagliaccio
Un ballo di famiglia
Il critico navigante
Scrivere Zen
Il mio lavoro
Il canto di un passero rosso
Il mio pesce rosso
L'amante vergine
La forma stonata del coccodrillo
Come scriveva : Edipo il poeta!
… e Bukowski rideva!
Panino al formaggio
L'ultima! Ma semplice poesia
La preghiera del Luperco di pezza
A proposito di niente
Poesia paleografica BOP!
Un pacifista aggressivo
Loop
Video : Minimale
L'Orfeo che odiava le donne e s'inscrisse all'università a 40! Anni -
La tela incartata
La voce dei pesci e del silenzio
La meglio gioventù
I filosofi buoni e i poeti chiassosi
Il canarino beat
La carriola rossa
Il dito – medio nell'occhio pittorico
L'ombra nuda e le statue d'acqua
Il dialogo acrostico delle virgule
Il filologo e la mosca transumante
Il cherubino clandestino
Il discorso della mondina mietitrice, trasmesso, dalla Musa ausiliaria
La malattia delle patate
Io così prima lo dico
Ballata dal manicomio
Il cavallo rosso e i pittori girondini
Giulia e Carlo
Le strenne di Miseno
Metropoli-smo e Haiku



TIME! Bomb

Tu bomba! Che hai studiato,
in una scuola cattolica,
anche,
dalla penna di Marinetti,
tu bomba! Che hai studiato,
Zang - Tumb - Tumb,
sugli iracheni, tutti,
fai boom! Time! Bomb -
Tu bomba! Ti senti così sola,
al riposo,
vuoi colpire il bene e il male,
ora oso,
anch'io ad amarti, tu sorella,
time! Bomb - time! Bomb -
Tu bomba! Hai dormito a lungo, Tumb!
Tra l'uranio arricchito. Boom! -
Petrolio, petrolio, solo petrolio,
il soldato americano, vuole!
Zang - Tumb - TIME! Bomb -
Tu bomba! Ci farai ritornare,
come bambini,
nelle culle del ventre,
uccidendo la madre,
bruciata,
dal seme di Dio muslim -
Tu bomba! Che hai studiato,
in una scuola cattolica,
anche,
dalla pistola di Verlaine,
disperata! Del genio nemica,
come scrisse : Gregory -
Tu bomba! Sei un Dio,
l'iddio è donna,
come ha scritto : Eddy -
Time! Bomb - Time! Bomb,
il tempo, canta : di nuovo,
il pugno e lo schiaffo, l'ulivo,
dopo la tempesta, Tumb! -
Tu bomba! Indosserai la maschera,
del soldato introverso, accadrà,
verrà un nuovo Adolf Hitler,
li chiamano : corsi e ricorsi,
tu hai il tuo fascino. Osi!
Su ogni Bogart solitario,
l'uno l'attore e l'altro l'uomo,
uno dei tanti del bestiario,
che, ti odierà, ma ti amerà,
TIME! Bomb, un giorno accadrà,
ZANG - TUMB - TUMB -
Tu bomba! Rappresenti il destino,
il potere dell'uomo,
che, ha lo sguardo da lumaca,
e gli occhi a terra,
perché ti lancerà! Siamo in guerra,
contro il volere, del Dio del papa,
che, si è offeso a morte,
ecco! La morte di Dio,
come scrisse : Nietzsche -
Tuttavia anche in questi tempi,
bisogna ridere :
così, anch'io consiglio : lo zainetto,
del bambino a Berlusconi,
non vi dico altro, per approfondimenti,
scrivete al giullare Dario Fo,
che, a vederlo non si paga,
non si paga -
Nulla da dire : al fratello,
soldato,
che, esegue solo gli ordini,
Ma! A tutti i berlusconiani,
gli elfi nani,
per iddio : ZANG - TUMB - TUMB -
Time! Bomb - Time! Bomb,
contro la polizia e lo stato -
Solo pace! Ad ogni morto uomo,
dalla guerra condannato,
oggi, abbiamo perso tutti,
oh! Soldato!
Pacifisti e attivisti,
musulmani e cristiani e terroristi,
Zang - Tumb - Tumb,
TIME! Bomb -


Bestiario sul far poesia

Oggi, penso! Alla luna di Leopardi,
Carla sarà restia,
mai più! Cadrà antica,
la vecchia forma,
sul far poesia.

Oggi, penso! Alla luna di Leopardi,
Carla sarà restia,
mai più! La fatica antica,
calpesta, la nuova orma,
sul far poesia.

Il mio assoluto, lo ricerco,
nel getto dell' istinto,
e nel suo parlato semplice,
perché! Un colpo di spatola,
non abolirà mai,
il colore nato per caso.

Basta! Con questo ridipingere la luna,
con l'ultima luce, del condannato,
qualsiasi forma, illumina,
ogni semplice lingua,
in questo nuovo parlato.

Basta! Chiedersi, se si è poeti,
io! I miei versi imperfetti,
li voglio urlatori,
li voglio urlatori,
vivi! Parlati!
Dal fare arte, già pagati.

L'amore del mio grido nudo

Oh! Sirenetta, tra le mie carte,
come in un sogno, mostri tutto il tuo incanto,
ma anche tu, dopo tutto ti sei involata. Di fatto!
Però, alla tua voce navigante,
tra questo mare, ancora, ritornerò!
E a modo mio, udirò,
di nuovo, il tuo fatato canto.

Da sempre, invio! In destinazione :
la nostra isola : nascosta, come un amante,
lunghe lettere, perché! Respingo a fatica,
legato ad un albero,
la tua dolce voce, i tuoi sussurri.

Sono le pene e le gioie,
che, mi parlano, ancora di te,
mi ricordano di anno in anno,
l'amore del mio grido nudo.

Come Orfeo, cerco di difendermi, oh! Sirenetta,
dal tuo coro. Ma sono troppo ignorante,
per morire, come un uccello canterino,
ti scrivo! Perché mi sento solo.

Come tu, con voce dolce, nella mia mente sussurri,
il mio canto, è un malato inguaribile d'inquietudine.

Così creo!
Scogli e mari, per bagnarli,
così creo!
Isole e gabbiani, per udirli :
questi cori e gli inganni,
che, mi parlano, ancora di te,
mi ricordano di anno in anno,
l'amore del mio grido nudo.

Non mi resta, che, una buona canzone,
col gusto del lei e dell'eleganza,
spero tanto, che, non s'involi,
non sparisca, come in un sogno,
vittima, di questo mondo volgare,
che, spesso ci circonda.

Nelle mie isole, dove! Ci sono sempre,
più voci, e sempre,
meno scogli in mare, un uomo,
afflitto dalle sue pene,
non si è ancora rassegnato, a restare,
legato ad un albero, ad un'altra vita,
in cui tu non ci sei,
così! Oh! Sirenetta,
non lontano, dal tuo canto,
un uomo di anno in anno,
ha perso, ancora, amandoti,
il suo volto,
la sua dignità.


Il libro degli ospiti

Hai mai provato, a baciarmi,
in bocca bastardo!
A prolungare la tua lingua, le tue armi,
con le mie. Hai mai provato!
Tu che sei, anche il mio cuore, anche il mio nemico.

Tu che hai avuto, il coraggio :
di fermarti a leggere, nel mio diario,
lasciati andare,
liberati! Con il mio pezzo di cuore,
che, ti ama e si nasconde,
vergine, in questa pagina.

Non mi tradire, voglio dire :
troppo tardi,
il mio cuore, ha già le corna.

Nella mia opera aperta,
non c'è spazio,
per l'occhio, violento, del traditore,
contro il nemico,
noi! Cantiamo il sogno,
il respiro umano,
la visione.

Ci chiameranno : poeti difficili,
gli uomini senza futuro,
perché, siamo quelli,
della generazione nascosta.
Ci chiameranno : poeti difficili,
gli uomini senza futuro,
perché, siamo quelli,
che, trascorrono, parte della vita,
a scrivere in modo automatico :
facciamo l'amore, non facciamo la guerra.

Il nostro verso viaggerà perentorio,
in senso antiorario,
il nostro verso sarà stampato,
come un piccolo cortometraggio,
in quei pochi posti,
dove! La poesia è aria.
Perché il nostro è uno stato mentale,
che, anticipa,
con le parole,
l'atto stesso, dello scrivere.

Io sono qui! Ci sono anch'io!
Umile tra voi,
in questo libro degli ospiti,
tra gli uomini senza futuro,
a combattere, con le mie armi
affinché tu possa baciarmi,
anche se sei il mio nemico.

Amico, amante, sposo,
caro lettore,
come un pilota di vecchi F104,
impari a volare, volando,
a scrivere, scrivendo,
proprio come faccio io,
in questo libro degli ospiti,
che, confronta il tempo interiore,
con quello cronologico,
cioè, segna le ore,
che, prima ci vedono e poi ci sentono.


115am CHORUS

Non affrettatevi,
a diventare :
poeti.
La poesia ufficializzata,
logora e ammazza.

Ma! Anche l'ignoto :
ammazza.
Un poeta ha bisogno,
di essere letto,
sempre,
anche, quando un poeta,
non è!

Ed allora!
Che fare ?
Come guarire ?

Proprio! Non c'è scelta,
chi nasce : poeta,
vive la sua vita,
in funzione di chi,
un giorno lo ricorderà.
Per questo,
chi nasce : poeta,
è un uomo fragile.

Se hai la fortuna,
che, ti ricordano,
in vita,
come dire : ti ufficializzano,
sei già come uomo :
bello e morto.
Quindi!
Non affrettatevi,
a diventare :
poeti.

E se nessuno, si ricorderà di te ?

Allora! È sempre valsa la pena,
di mettere cuore,
in ogni mentitore e pezzente,
verso,
che, a questo punto diventa :
paradossale.

Il mio è stato un lavoro libero,
con destinazione,
l'ignoto.
Perché anche le galline,
vogliono volare!


Il mondo di plastica

Il martello del fabbro,
ora si batte ed è libero,
prende ordini,
da un solo padrone,
che controlla,
questo mondo di plastica.

Il martello del fabbro,
ora si batte ed è libero,
per le nostre strade,
grandi fiaccolate,
per una speranza di pace.

Anche il cannone,
ora si batte,
boom! Boom!
Spara libero.

Di questo martello,
di questo cannone,
conosciamo,
il padrone!

Si chiama : America! America!
Stati uniti della libertà,
si chiama : America! America!
Stati uniti della falsità.

Ma! L'America, sì! L'America, della falsità, più che, della libertà,
questa volta, ha trovato,
dopo anni :
una sinistra unita.

Noi! Non ci crediamo,
e non vogliamo,
una guerra mascherata,
che, avanza sotto,
il segno della libertà,
per questo ci diciamo :
pacifisti,
senza se! e senza ma!

Io! Non ho nulla,
contro il popolo Americano,
nulla!
Ma il sogno,
d'impero, del loro presidente,
mi rende insoddisfatto.

Come avrebbero scritto,
con i fonemi in libertà,
anche : quelli della zaum! Russa,
il giocattolo e il gingillo,
di Bush,
è il suo impero.

Siamo alla vigilia,
di una rivoluzione,
poeti!
Facciamo azione,
di disturbo,
anche noi!
Il mondo si prepara,
ad una nuova guerra :
FREDDA.

Contro! Il popolo Americano,
nulla! Di personale,
ma, il loro presidente,
mi rende : insoddisfatto.


Un' anima da pagliaccio

Sono nato povero e vivo povero,
come un nomade sulla strada,
quindi : che m'importa del denaro,
non posso neanche dire :
che mi faccio mantenere,
dalla penna di Venere.

Allora! Perché! Per me, l'odio è un sentimento,
la voce al grave dell'amore ?
Allora! Perché! Per me, l'odio viene dal dolore,
la voce al grave dell'amore ?

Eppure! Basta un punto, per chiudere,
il cerchio buffo tracciato dai Cercopi, che, mi dicono!
Come il tuo Asino e la tua bertuccia, anche nel sonno,
devi! Ridere.

Mi dicono!

In fondo a te! Che t'importa del denaro,
al massimo come è già successo,
puoi soffrire di una fame isterica,
da ridere. Come sempre :
si ride! Per non piangere.

La mia anima da pagliaccio,
si consuma :
all'immagine di una candela,
che non si spegnerà mai!
Almeno fino a quando,
non si chiuderà : il cerchio buffo.
Un cerchio aperto,
almeno fino a quando vivo.

Mi sono scrollato di dosso,
e tolto la maschera dal volto,
con l'aiuto della poesia e di Momo,
ho rotto ridendo con Dio,
il patto con le armi del piccolo borghese,
che, fanno fuoco,
per la corsa al denaro.

Mi sono scattato pure una foto,
così! Posso dire :
allora! A quel tempo! In piazza Stradivari,
come artista sulla strada, c'ero,
anch'io ad immortalare un'anima,
per cui vivere è ridere.

Ma questa è un'altra storia.


Un ballo di famiglia

Ortos! Innamorato di Nannò,
mise : l'acqua nel vino,
da allora, sono finito vecchio,
dritto! Dritto! Ma, vecchio.

Oggi! Parlo di generazione,
chi l'avrebbe mai detto :
la classe '70,
la classe della video generation,
o meglio, della non generazione,
che, riflette sul suo operato.

Troppo presto! Fratelli, presto!
Troppo presto!

Come lo spiego : a Nannò,
che, col suo flauto,
ha rotto l'ano del mio orecchio,
che, un certo uomo è diventato,
vecchio! Vecchio! Vecchio!

Ormai! Sono indifferente,
alla luce naturale,
vivo! Come un robot, in un mondo artificiale.
Potente!

Un nuovo, super uomo, sono diventato :
un Mimnermo malato,
cioè il niente!

Assillato da questa giovinezza che mente,
purtroppo disprezzando :
tutte le donne ed esaltando le checche,
spesso mi contraddico. Potente!

Un nuovo, super uomo, sono diventato :
un Mimnermo malato,
cioè il niente!

Solo tu! Nannò, puoi capire,
tu che dormi, ma non dormi,
con me,
solo tu! Nannò, puoi capire,
tu che hai rotto :
l'ano del mio orecchio,
scusa! Ma un certo uomo è diventato,
vecchio! Vecchio! Vecchio!

Nannò! Uccise il suo amante,
diridiride!
Che, poi sono io, suo padre,
te! Te! Te! Te!
De! De! De! De! Te!
Nannò! Perse una scarpa da ballo,
senza una scarpa, finì lo stesso, l'ultimo ballo,
un ballo di famiglia!
Nannò! Sono io, che, sono anche :
una figlia!
Chi è Nannò ?
Un ballo di famiglia!


Sorrido! Nucleare

Scultori di libertà, compagni, aiutatemi!
Voglio imparare a leggere,
e a scrivere,
col piacere di ridere,
della mia ignoranza.

In questo altro mondo,
che, è possibile,
voglio esserci anch'io, abile!
Di penna. A modo mio anch'io! Grido!
Come alcuni pacifisti Americani :
contro tutte le guerre,
Non In Nostro Nome.

Non in mio nome, tu giudice condanni,
i prigionieri politici, da anni,
schierati, contro un boia di stato,
governato, da quel dottore, che cura,
con la guerra. Un insieme di leggi ingiuste,
tu sei! Non in mio nome, sei lo stato.

Hai venduto! Gratis per noi, il tuo corpo,
sei morto come un eroe, come un samurai,
compagno! Hai pagato, con lo scopo,
di non legarti, a chi è dolce,
ma poi! È nera. Dico : un oceano a gocce,
ci divide, ma anche su di me, piove di solitudine.

Anche sull'intelligenza del dottore,
pioveva di solitudine,
anche per lui! Così! Servo dello stato, in una bara,
è arrivata la fine.

L'ideale, conduce : un prigioniero politico,
alla resistenza,
tutto questo! Per scolpire,
per altri la libertà.

Con la possibilità, di maturare, ma di non cambiare,
facilmente idea, libero nell'utopia realizzabile, voglio vivere,
non sarò mai in vostro nome : schiavo!

Anche se adesso a te ragazza non va!
Io! Ironico, Sorrido! Nucleare.


Il critico navigante

Un libro elettronico è come :
una macchina pigra,
il lettore è il suo pilota. Se ara!
Il testo col suo attivo occhio, il seme,
al vento germoglia e sulle rive,
di questo quieto fiume,
come un vascello, poi, si muove.

Perditi! Pure, mio contadino selvaggio,
coltiva gli infiniti ipertesti,
questo viaggio, come scrisse : EMILY !
non paga pedaggio.

Il segreto del vivere in pace,
è quello di attivare, il motore,
di questa macchina pigra che tace!
A tutti i costi. Senza lasciare,
nell'arido, quello che ne deriva,
dal suo sapere.

Anche un contadino povero,
può diventare pilota,
qui! Non c'è imposta,
qui! Non c'è tassa. L'oro di un libro,
brilla tra i coda testa,
che, velocizzano il vascello della poesia,
nel noto e nell'ignoto,
se navighi per costa o in mare aperto,
questa traversata, elimina, ogni incolta ansia.

La gara è a passo con i tempi,
EMILY ! Indicò il vascello,
io! Copiando da Eco, la macchina,
chi fu il più veloce, chi sarà il più bello,
a te lettore la scelta divina.

Però! Trattami! Bene. Il giorno,
del mio funerale,
il carro trasporterà, l'inquieto male,
del mio vivere : cioè l'anima.


Scrivere Zen

Vive! Sotto le belle foglie di un sicomoro, ora,
egli, si sente : un piccolo Buddha.

Quando! Si rade, mi onora,
di tagliarsi, sempre in un punto,
nel mio stesso punto.

Accade! Appunto,
così, che, imitandolo, per caso,
su quel punto, con coraggio, ora! Oso!

Ora! Quasi non mi taglio più.

Adesso! Ho bisogno di un maestro,
che, mi guidi, alla presenza mentale,
altro!
Che per caso, il male,
se non fai attenzione,
ti taglia, sempre nello stesso punto.

Ora! Lo so!
Tiro su un respiro e faccio attenzione.

Questa più, che, essere,
una rima,
è un messaggio nella bottiglia, corre!
Con calma,
lungo strade orientali,
occidentali,
e Lombarde, e, mi metterà,
in contatto con la pace del maestro,
io! Mentre attenderò, farò :
altro.

Scusi! Posso entrare!
Chiederò : al mio custode,
e lui! Mi risponderà : pare!
Da prima che il suo cuore,
si è tolto le scarpe,
per dono e per fede.

Qui! Il piccolo buddha,
s'inchina al suo lettore,
ed io! Al mio maestro,
di pace e di altro.


Il mio lavoro

Ho lavorato otto anni, come :
sportellista, in un'agenzia ippica,
quando! Varenne correva, il mio nome,
era già passato, porca vacca!
Nella lista dei disoccupati.

Lei! Quello, che, guadagna,
lo scommette!...dicevano.

Così! Fu scritto, sulla lavagna :
deve : milioni sette!
Ne deve avere, per fine rapporto : 4!
Ne deve a noi, ancora : 3!

Fortunatamente! Avevo vinto, una tris,
di giusto : tre milioni di vecchie lire,
così! Ho saldato il debito e sono :
andato via.

Le corse, però, sono fantastiche,
peccato! Che,
quando! Varenne correva, il mio nome,
era già passato, porca vacca!
Nella lista dei disoccupati.

Ora! Sono, in cerca di un lavoro,
ma! Io, quando ozio, mi adoro,
vediamo! Potrei scrivere :
un romanzo : aspettando! Le sere,
di primavera, ironico, fantastico,
imitando, lo stile : di J. Fante,
e ambientandolo :
in un'agenzia ippica.

Ora! Sono, in cerca di un lavoro,
ma! Io, ho la poesia, l'alloro,
vediamo! Potrei cercare, di scrivere,
come : i veri poeti, ma! È meglio lavorare,
mangiare e bere,
e giocare ai cavalli.


Il canto di un passero rosso

Mi sono fermato a guardare,
in faccia la morte : era gialla,
come! Il girasole di Van - Gogh,
che, si ammalò tra le patate amare,
la faccia della morte : era gialla.

Mi sono fermato a guardare,
come! Il girasole di Van - Gogh,
che, si ammalò tra le patate amare,
diventa : col tempo, che,
scorre,
un cinico fiore del male.

Dal viale,
alla finestra di una stanza,
nelle ore avanza,
un passero rosso.

Mi sono soffermato a pensare,
alla mia vita, quella da slacker!
Imboscata con virtù, care,
e note solo a pochi intimi. Peccato!...Per,
questo e così! Muore :
uno sconosciuto.

Mi sono fermato a guardare,
poi, soffermato a pensare,
mentre! Un passero rosso,
cede le sue ali,
all'angelo nero,
che, esiste davvero!

Questo è il canto :
di un passero rosso, cantato,
solo a pochi intimi. Peccato!... Per,
questo e così! Muore :
uno sconosciuto.


Il mio pesce rosso

Oggi! È morto, il mio pesce rosso,
fortunato! Proprio, non posso dirlo :
non oso,
ho conservato, il suo ultimo urlo,
tappando, la sua boccia.

Ma! Adesso, durante il giorno,
sono, ancora, più solo.

Cosa fare!?...

Purtroppo, senza, le sue squame colorate,
senza, la sua muta faccia,
non ha più senso vivere!

Sembra un pensiero estremo,
ma, amavo! Quell' animale, più degli uomini.

Scrivo! A mano o al PC,
sempre disteso, sul letto,
faccio, tutto sul letto,
tranne, che, scopare,
quello lo faccio, disteso,
sul pavimento.
Scrivo! Strane idee, che, chiamo :
con nomi di donna.

Così! Ho scritto, anche, una poesia,
dedicata a Jane! Il mio povero pesce rosso.

In questa poesia, c'è! Anche :
il ricordo di Annamaria,
infatti, mi ha regalato lei : Jane!

Ma! C'è! Anche :
Marina, Laura, ELIZABETH !
Ecco! Con questo ultimo nome,
voglio una stella,
sarà mia figlia, la mia anima bella.

Trovatemi! Una compagna!
Voglio una figlia,
anche, clonata!
Non importa.

Trovatemi! Una compagna!
che, ami la mia poesia,
come la sua cagna.

Trovatemi! Una compagna!
Oggi! È morto, il mio pesce rosso.

Clonatemi! Annamaria!
Col suo naso, in ricordo di Jane,
voglio una figlia.


L'amante vergine

Oh! Amante vergine,
un'eco s'espande : non posso amarti!

Danza! Un ballerino autistico,
bevendo da un otre di versi,
mentre, un Pj suona,
a ritmo di swing, un' altalena,
dondola nel vuoto.

Ritorna!
La voce nostalgica, di Emiliana Torrini,
nella casa,
di Penelope, dalla pelle nera,
le ricorda, l'amore nel tempo della scienza.

Oh! Amante vergine,
un'eco s'espande : non posso amarti!

Danza! Un ballerino sordo,
naufrago, tra suoni immaginari,
intanto! Simula la mia mente,
prigioniera nella rete di Calipso.

Ritorna!
La voce nostalgica, di Emiliana Torrini,
nella casa,
di Penelope, dalla pelle nera,
le ricorda, l'amore nel tempo della scienza.

La mia vita non accetterà, mai!
Le libertà di una ninfa,
perdonami Calipso, ti lascio!
Amo Penelope, dalla pelle nera.

Così mi disperdo, ubriaco di malinconia,
tra le selve dell'isola di Itaca,
ma anche lì! Veda! Mio complice,
che, stranamente trovi nei miei versi :
un amico,
qualcuno non mi amerà, mi ucciderà!
Poi! Sposerà Penelope.

Che il lupo vinca! Domani ho un esame.


La forma stonata del coccodrillo

Raccontiamola, però!
Tutta! Dentro, dentro,
la notizia.

Il coccodrillo MARCO!
È un giovane simpatico,
un mio professore, per essere,
precisi : di paleografia latina.

Mi ha dato : 25!
Mignotta! La sua donna!
Mignotta! La disciplina,
che, MARCO insegna.

Per iddio! Sono già alla fine,
ma! State attenti, ogni,
corto, ha un suo inizio.
Campo totale ( cll ) :

lo studente è sballato,
boom! Boom! Boom!
Bombette,
bim! Bim! Bim!
C'è fumo, nella stanza,
il povero studente,
è sballato,
bim! Bim! Bim!
Ter-ro-re!

Raccontiamola, però!
Tutta! Dentro, dentro,
la notizia.

In questo mondo tra le tante guerre,
c'è! Anche quella mia personale,
contro le notazioni antiche,
i coccodrilli operano sotto diverso,
nome, ma hanno sempre,
una forma stonata.

Scrivono! Sull' arte altrui,
fino ai confini,
con il pigli tre e paghi due,
così! Si moltiplicano,
i coccodrilli! Sono assassini,
di conoscenze morte.

Raccontiamola, però!
Tutta! Dentro, dentro,
la notizia.

Prima di presentarmi,
all'esame, feci : una prenotazione,
autistica, insomma! Alla me!

In genere : si segna,
il nome e la matricola,
Io! Che mi sentivo : HAPPY - GO - LUCKY,
… uào!!!
Segnai, anche, la teoria del chàos…ma! cos'è!
Campo lungo ( cl ) :

scrivere! Scrivere!
Ogni merdata possibile,
segnare, con la stilo, ogni cosa,
in ricordo del triste giorno,
stampare una epigrafe!

Ed io! La stampai, scrissi :
in morte del mondo Americano,
evviva! MARCO il coccodrillo!
Che, con la sua anima da professore,
è caduto nell'EREBO,
mentre una luce dal cielo,
dall'altra parte della terra,
illuminava con i colori del sangue,
del fuoco e del fumo,
la scintillante AURORA.

Raccontiamola, però!
Tutta! Dentro, dentro,
la notizia.

Entrato! Nell'aula dell'esame,
senza, neanche, attendere,
la prima domanda, iniziai a sfogarmi!
Parlavo un inglese balbettante,
e un latino francese,
non dissi : neanche una parola in Italiano,
del resto! Neanche lo conosco!

Ma! Arrivò la notizia :
attacco agli USA,
autobomba al dipartimento di Stato.

Tuttavia la compresi, solo io!

Così! MARCO, incurante della profezia,
ancora, una volta,
fece : il simpatico!
Alzò! Il culo dalla sedia,
e, mi cacciò fuori dall'aula,
si calmi! Si calmi! Si calmi!
Esca fuo-ri!
Ma! Professore la notizia!
Gli arabi, gli americani,
gli europei, gli italiani,
lei è sconvolto!
Esca fuo-ri!

Così! Andai via, cacciato come un cane,
urlai : maledetto! Giorno,
muori! Coccodrillo!
Piano americano ( pa ) :

MARCO! Avvisò la mia famiglia,
che, mi tolse subito i fondi,
sfortunatamente, per qualche tempo!
Ho fatto la stessa fine di Baudelaire,
MARCO! Avvisò la mia famiglia,
che, mi fece rinchiudere,
in un Instituto Psichiatrico!
sfortunatamente, per qualche tempo!
Ho fatto la stessa fine di Ginsberg,
poi sono uscito! Distrutto!

Raccontiamola, però!
Tutta! Dentro, dentro,
la notizia.

Quando! Mi sono presentato,
alla nuova sessione,
mi ha dato : 25!
Mignotta! La sua donna!
Mignotta! La disciplina,
che, MARCO insegna.
Dettaglio ( d ) :

Oggi! Per l'intera facoltà,
io sono uno studente folle da evitare,
un personaggio scomodo,
che, non terminerà mai! Gli studi!
Farà la stessa fine di Kerouac…dicono!
e per giunta, uno, come lei!
non sa neanche, scrivere!
… sono sempre, loro, i coccodrilli,
gli assassini degli uomini morti!
Che, dicono questo! Di me!

Ma! Loro non sanno, che, da grande,
io! Farò il nomade!
Fottetevi coccodrilli, voi e la vostra,
paleografia di merda!
Ho 32! Anni… uào!


Come scriveva : Edipo il poeta!

Sono morte in mare,
quattro mamme,
due suore e due a me care!

Sono stato appeso,
per i piedi, ad un albero,
e salvato dalla pietà, di un falegname,
che ha sposato:
una Giocasta sartina,
d-i-c-e-v-a-n-o! dalle mani d'oro.

Poi! Sono morto, in un passato - presente :
in un bosco, consacrato,
alle Furie,
solo! Solo! Finalmente :
solo! Senza l'assillo,
delle mie quattro mamme.

Sono morte in mare,
quattro mamme,
due suore e due a me care!

Sì! Odio, da sempre, chi, mi ha generato,
lo stesso falegname, che, mi ha salvato.

Lui! È l'uomo gonfio con sei dita,
che, si masturba, con la sinistra,
io! Almeno, quando! Lo faccio :
di questi tempi molto,
uso! La destra.

Sì! Odio, da sempre, chi, mi ha generato,
lo stesso falegname, che, mi ha salvato.

Ma vuole negare la vita ?
Con questo suo passato - presente!
Nel sogno Freud, domandava!

Ma le pare maestro!
Questa è la mia risposta.

Ma vuole negare la vita ?
Con questo suo passato - presente!
Nel sogno Freud, domandava!

Ma le pare giusto!
Maestro,
che, un uomo non venga amato,
perché sincero!
Ma solo, perché, baro e potente ?
Chiedevo!

Lei! Continui a scrivere d'istinto,
questa è la poesia contemporanea,
un' autoanalisi, solo, un' autoanalisi.

Ma così! Non sarò mai un baro!?
Ma così! Non sarò mai amato!?

Scelga! O la poesia, o l'amore,
o quel che si è!
Questa è la sua risposta.

Ed ecco! Che sognando,
scriveva : Edipo il poeta!
Sono morte, in mare,
anche le quattro mamme,
due suore e due a me care!
Ed insieme con loro,
un complesso psicanalitico,
affollato, come : una metropoli.

Qui! C'è da chiarire, un particolare,
con tutte, ho strusciato,
il gomito, sul seno,
ma, con una la più piccola delle mamme,
ho tentato, anche, di scopare.

Peccati di giovinezza ?
Mi domandavo, sognando!
Ma! Freud rispondeva :
guardi, che, lei con la più piccola,
sempre, delle sue quattro mamme,
vuole scopare, anche, adesso!

Scrivere, poesie d'istinto,
non è mortale,
ma non corriamo troppo!
Quando! È arrivato il momento,
di rileggere,
consultiamo, prima, un monaco :
ZEN… facciamo zaZEN!


… e Bukowski rideva!

Tempo fa! Appena arrivato,
nella città della musica,
conobbi : un barcaiolo,
con uno strano cognome,
che, mi invitò a salire,
sulla sua barca.
Io! Avevo con me,
un ramoscello d'oro.

Il barcaiolo, attraverso,
il fiume Po, mi traghettò,
nel regno infernale di pazzia.
Lì! C'era tanto cibo e tanta acqua,
ma le anime non potevano :
né mangiare - né bere,
come noi erano dannate.

Ma! Io sono ancora vivo,
vi sbagliate! Gridavo!
… e Bukowski rideva!

Sulla terra, sono caduto,
di stile : due volte,
quando! Lavorando come maschera,
in un teatro, puntai la gente,
come una belva dal passo felpato,
e quando! Ostacolai,
la corsa, ad andamento lento,
di un vecchio, che, felicemente,
si allenava.

Ma! Io sono ancora vivo,
vi sbagliate! Gridavo!
… e Bukowski rideva!

Poi! Incontrai Jack,
sì! L'anima di Jack Kerouac,
beato in Paradiso,
dove c'è tanto cibo e tanta acqua,
ma! Tutti mangiano e bevono,
mi indirizzò sulla strada,
piedi a terra, su quella,
che, Dante chiamava, la retta via,
mi disposi alla consapevolezza,
salutai il barcaiolo… alla prossima!

Ma! Io sono ancora vivo,
vi sbagliate! Gridavo!
… e Bukowski rideva!

Mi ripresi l'anima vagante,
ed abbandonai totalmente,
l'idea di salvare Core,
che, intanto viveva con un altro,
ed io! Povero stronzo innamorato,
che, avevo perso la testa.

Mai più! Kerouac ha ragione,
ed in fondo ha ragione, anche:
il nostro Bukowski, voi puttane:
Muse! Volete la nostra anima,
ci fate vagare e poi ci lasciate:
nel regno infernale di pazzia.

Ma! Io sono ancora vivo,
vi sbagliate! Gridavo!
… e Bukowski rideva!


Panino al formaggio

Restituiscimi la dignità,
amico! Ti ho concesso :
il mio sperma felice,
ma! Adesso sono pentito.

Tuttavia, ancora, sono :
attratto, dal tuo taccuino,
quello vecchio e sporcaccione,
addio! Verginità.

Ho messo, un materasso,
sull'uscio di casa,
ti aspetto!
Mangeremo insieme,
un panino al formaggio,
ti aspetto!
Viaggeremo insieme,
verso il caffè paradiso.

Vorrei essere :
frantumato dai tuoi denti,
digerito nel tuo stomaco,
espulso! Dall'inferno,
attraverso le tue feci,
che, cadono : sbluf! Sbluf!
In un cesso comune.

Vorrei! Che il contenuto,
della mia poesia,
non avesse : confini,
fosse letto alla maniera :
m-i-n-i-m-a-l-e,
ovunque, anche, nel posto,
dove tu fai : sbluf! Sbluf!
Vorrei…
Una cosa vorrei!
Addio! Verginità.


L'ultima! Ma semplice poesia

Oh! Signora svedese,
ecco! Siamo :
allo scacco matto,
il gioco sulla scacchiera,
finisce qui!

Volevo, però, prima :
ricordarLe, una storia,
nel suo elemento essenziale :
l'amore.

Tempo fa! Ho conosciuto,
una borghese, che, per paura,
mi ha abbandonato,
diceva : di vergognarsi,
per l'età! Dieci anni in più,
le pesavano…non era vero,
ha scelto, solo, quei fottuti,
stalloni da letto,
come se poi, l'attenzione e l'amore,
si trovassero, ogni giorno:
in un negozio, dietro l'angolo.

Io! Smarrito, sono rimasto solo,
con questi maledetti : psicofarmaci,
e con un autismo, che, mi rapporta,
sempre meno : con la realtà.

Come vorrei, che, Lei, mi scrivesse,
regalandomi, un libro con dedica,
ricordandosi, ancora, di quel pazzo genuino,
con qualcosa in meno nella testa,
ma con un grande cuore.

PS. “ Qualcosa è cambiato!"


La preghiera del Luperco di pezza

Oh! Lidia, io! Scrivo sordo,
porto! La penna tra la campagna,
per far conoscere a me stesso,
il Dio! Quello cristiano ed unico.

Il tuo orecchio, non t'inganna,
da quando ho perso la fede,
io! Scrivo sordo.

Dovevo! Chiamarmi : Silvano!
Infatti, dipingo ossessivamente,
solo : il pino e il cipresso.

Quel cipresso, che, mi ricorda,
i miei peccati e la voce della musica,
che ormai solo mi sfiora.

Oh! Lidia, mia bellissima Ciparisso,
per sbaglio, ho ucciso : il suono!
Da allora, soffro!
Il mio inchiostro, hai ragione :
ormai più non suona!
Ma! Odora, odora di bosco.

Come vorrei! Almeno, per una volta,
che qualcuno provasse a perdersi,
in questo bosco :
per amore, solo per amore,
ed uscendo, dalle mura del tempio,
mi regalasse un SAX,
ed un'anima musicale, per suonarlo.


A proposito di niente

C'era una poltrona,
c'erano due fanciulli :
nudi e alati.

C'era una conchiglia,
che, veniva dal mare,
questa conchiglia,
aveva, un gran difetto.

Una c'era di porta,
uno c'era di letto,
una c'era di lampada,
uno c'era di JIM !

Uno c'era di paradiso,
una c'era di poltrona,
una c'era di luce,
uno c'era di KURT !

Tutta la vita, a domandarsi :
cos'è il genio!
Poi! Trovi una conchiglia,
che, viene dal mare,
poi! Trovi una conchiglia,
una conchiglia col difetto,
esclami : ecco! Il genio.

Tutta la vita, a domandarsi :
cos'è il talento!
Poi! Trovi una conchiglia,
che, viene dal mare,
poi! Trovi una conchiglia,
una conchiglia senza nessun difetto,
praticamente perfetta,
esclami : ecco! Il talento.

Non è JIM !
Non è KURT !

Non ha difetti, la brava,
musica, puttana di oggi.
Però ha del talento.

Con qualche difetto in più,
potrebbe avere, anche :
il genio.

Capisci! Eva, muoviti!
Seduci, il tuo Adamo.


Poesia paleografica BOP!

C v come un asino!
H e
I l
A e
R n
A o

S v in un sax BOP!
O e
F l
F e
I n
O o

Amore!
Amare!

C f acque chiare!
O r
N e
O s
S c
C h
I e

Amare!
Amore!

S parole di fede!
O
N
O

S parole vere!
O
N
O

V C dammi del veleno!
E h
L i
E a
N r
O a

Amore!
Amare!

Io! Vorrei amare,
ma non posso,
ho il cuore, perso,
nella selva.

V C dammi del veleno!
E h
L i
E a
N r
O a

Facciamola finita!
Aiutami a morire.

Amare!
Amore!

G C parlami come sai fare!
R h
A i
Z a
I r
E a

PS. La storia di Chiara e Francesco


Un pacifista aggressivo

Un uomo, che, beve :
dalla sua anima,
detta :
con un occhio dentro,
ed un occhio fuori,
alla notte, la melodia,
della Luna : conquistata.

Un uomo, veramente libero :
porta a spasso, sulla schiena,
la sua parte a scimmia!
La sua estasi primitiva.

MA!...

Si agitano, i tanti borghesi,
i signori!
Che prendono l'autobus :
per pochi passi e qualche metro.

IO!...

Cammino nomade lungo la strada,
giocando :
come un bambino felice,
con il colori della Pace.

C'erano, pure le sirene!
Sì! C'erano…

Qualcuno, il più gentile,
di questi signori!

Quando! Arrivi al capolinea,
cioè, quando! Comprendi,
che per difendere :
i colori della Pace,
devi diventare :
un pacifista aggressivo!

Ti saluta : ehi! Esclama :
W E L C O M E!

C'erano, pure le sirene!
Sì! C'erano…

Qualcuno, il più gentile,
di questi signori!
Il giornalista poliziotto :
vestito di bianco, il nemico,
inizia a scrivere:

volto da idiota! Meno di zero,
lingua rossa sconosciuta,
urla! Silenziose e riso ossessivo,
distacco dal reale,
fuori norma…PAZZO!

C'erano, pure le sirene!
Sì! C'erano…

Ed allora? Che male c'è,
a portare a spasso :
sulla schiena una scimmia!
Ad essere meno di zero?

Lei non è come NOI!...
Deve essere curato,
controllato,
riabilitato.

C'erano, pure le sirene!
Sì! C'erano…

Ed allora? … allora!
Comprendi!
Che i colori della libertà,
non si sposano con la pace,
devono essere difesi :
come la scimmia! Difende:
il proprio territorio.

Ed allora? … allora!
Comprendi!
Che il bambino,
deve :
diventare adulto :
un pacifista aggressivo!


Loop

Carla! Non vuole fare letteratura,
non segue la tradizione,
Carla! Non parla alla storia,
stampa! Automatismi.

Carla! Non ha più un'auto :
di questi tempi! Poi!
Non compra il giornale,
lo legge al bar.

Carla! È una donna povera,
stampa automatismi.

Carla! È muta, non parla,
Carla! È assente.

Carla! Vorrebbe ricevere,
i-n-d-i-c-a-z-i-o-n-i!
tanti titoli, riviste e libri,
anche se legge e non comprende,
Carla! È assente.

Carla! È un sogno genuino,
non è un cattivo ragazzo,
beve! Ma! …
solo per dimenticare,
che se sposta qualche fonema,
il suo nome,
potrebbe diventare : Clara!

Carla! Non sogna borghese :
sospende il giudizio,
Carla! Non pensa borghese :
e-p-o-ché.

Carla! Sogna - è - scrive,
come?...
un bicchiere di latte!
come?...
alla menta!... cool!

Carla! Non sarà mai bella,
come : Clara!

TV!...
Una delle malattie,
più diffuse :
la DIAGNOSI.


Video : Minimale

Dorme! La sveglia,
quando l'acqua,
attraversa :
la casa dell'alba.

Suona! In sintonia,
con una radio,
che trasmette, solo,
musica Italiana.

Sylvia! Perché :
ti rivesti,
canta per me :
gli alberi d'inverno.

Si siede, per un po'!
L'invisibile - canta,
mentre, mi tiene stretta,
la mano fragile :
come, una campana di vetro.

Suona! La sveglia,
Sylvia è partita,
dov'è! Che sal-to nel vuoto :
beh! Ragazzi,
nel sogno è morta suicida.

Si sveglia! Anche il gatto,
di Facondo, un mio
vicino; virtuale vicino,
che compra ogni giorno :
kg due! Di metropolismo beat,
per la sua regia,
un misto di frutta e verdura.

Facondo! come me :
è v-e-g-e-t-a-r-i-a-n-o.

Sveglia! Il giocondo,
sole,
già invecchia.

Le città, caro Facondo,
sono invisibili, mistiche,
non le scopri mai!
Fino in fondo,
come nei sogni : le metropoli!

Ma come! Non sai!
Che ho una tenda,
picchettata,
al centro di un villaggio :
video : minimale,
nella terra del torrone :
c-o-m-p-r-a-l-o!

L'Orfeo che odiava le donne e s'inscrisse all'università a 40! Anni -

Anche
tu! Ora - sei,
nemico delle donne,
rituffati, oh! Orfeo,
nel mio Kaos.
L'iniziazione! Alla
verità,
passa per la pazzia,
mezza donna e mezza
serpe,
ora! Ti calpesto,
le porte del cielo, si
sono chiuse,
ho guardato avanti,
anch'io!
Ho guardato, ma avanti,
Agriope! Mi hai perso.
Le mie acque, si sono
rotte,
oh! Orfeo, mi hanno
fatto a brani.
Sulla mia testa, solo i
loro spari,
così! Le porte del
cielo si sono chiuse.
Chi salterà, sul mio
carro,
avrà il sole, basta!
Con la luna,
avete rotto, il sogno
della luna,
lo dico : al sole, che,
ha puntato,
un fucile contro le
donne.
Oh! Orfeo, danza,
ancora…
Ancora! E poi ancora!
Ritorno! Nel ventre di
un'amante,
sono, io, il sole, la
gioia, la vita,
fottiti luna! Con
Orfeo, compro casa,
mi diplomo e scrivo un
libro rock.
Oh! Orfeo, danza,
ancora…
Ancora! E poi ancora!
Poi! Prendo il treno,
ogni giorno!
Per Milano, andata e
ritorno,
m'inscrivo
all'università e… non
vivo più!
Texte! Texte! Questi
cazzi di
-en avant texte-
Ma perché ! le facoltà,
non sono tutte :
ad accesso libero?...
r-i-b-e-l-l-a-t-e-v-i
pecore!
anche per andare al
cesso,
dovete superare degli
alpha - test! Ma
come: voi!
Piscio anch'io… pecore!
Dopo i miei primi 40!
Anni,
vi farò sapere se li ho
: superati!…
-texte!-


La tela incartata

Tre barchette di carta,
navigano, su uno specchio rotto,
di una tela incartata,
in un mare ebbro,
ho visto! Il battellino eccitato e ubriaco.

Si dice, che :
i miei giorni sono sempre uguali,
perché, ho ucciso la Musica,
l'ho trasformata con le mie parole,
in una Civetta, insolente, come :
il buffone Arneo lo fu con Ulisse.

Tu non parli!
Ed io! Io! Ti fracasso.

Si dice, che :
un genio scultore : modella l'acqua,
un genio pittore : dipinge bianco su bianco,
e un poeta?
Un poeta guarda il mare, dove non c'è!

Tre barchette di carta,
navigano, su uno specchio rotto,
di una tela incartata,
in un fiume in piena,
ho visto! Il battellino ebbro.

Si dice, che :
ho ucciso la Musica.


La voce dei pesci e del silenzio

Io! Sono un Pj , incido : col verso i dischi,
sono! Un Calatores,
non lavoro, perché, ogni giorno,
è un giorno festivo e sacro.

Io! Dissacro il mito,
sono! Un dio d'argento, che usa:
il foglio, come una tela,
sono! Un metropolita!
Un pittore metropolita!
Il mio ritmo è un Re - Be - bop, che si spezza:
come l'urina, spezza, il flusso della diarrea.

Ho un cuore antico e una mente:
new - beat!

Il mio ritorno da una città antica,
da una Troia virtuale,
si specchia in un quadro mutante,
dove! Io, sono Calipso,
muto! Come un pesce,
ma anche i pesci hanno una voce.

Dove! Io, sono Ulisse,
furbo come una Mademoiselle,
infatti, i pittori creano ed io, io! Scrivo.

Perché in fondo, io, sono Calliope,
il mio stilo è un pennello e la mia tavoletta cerata :
un foglio, un foglio : una tela.

Il mio nemico è Camilla, M.lle Camilla!
Una bomba di Vergine, che caccia finché,
non uccide.

Io! Sono : Canente,
mi lamento e mi consumo,
fino a diventare nient' altro che voce,
io sono! Voce!

La voce dei pesci e del silenzio,
e la quiete è Pace!
Morirò d'afasia.


La meglio gioventù

Ho visto! La meglio gioventù,
urlare contro la guerra!
Contro tutte le guerre.
Ho rotto il lucchetto, che ho al collo,
un lucchetto senza chiave.

Ho visto! La meglio gioventù,
amare, gli uguali e i diversi,
ho visto un beat! Un punk!
Un beat-punk!

Ho frequentato il mito più folle,
la parola più feroce,
antica, viscerale, suvversiva,
sono per la sovversione,
ogni tipo civile di sovversione.

I miei versi hanno :
i lupi dentro! Le tempeste dentro!
Ma anche le colombe dentro!
I miei versi sono il nemico:
hanno il disagio dentro!

Quel disagio di sentirsi governato,
da delle M-E-R-d-e!
che finiscono : gnam! Gnam! Gnam!
Nella mia spianata con la nutella.

Ho visto! La spianata con la nutella,
cambiare sapore,
sono i sogni di questa gioventù,
della meglio gioventù.

Mi sono chiuso nell'intimità di un bar,
in un Internet - bar,
con un pacchetto di lucky - strike,
ed una penna,
ho navigato per lune! E per terre!
Poi ho baciato il nemico!
Con solo tre baci. Ho parlato, ha parlato,
ho conosciuto la democrazia.

Poi ho camminato tanto, sotto la pioggia d'autunno,
sono arrivato in un bosco sacro a Furrina, dove:
non cadono le foglie.
Poi ho camminato tanto, sotto la pioggia d'autunno,
fumando l'ultima lucky - strike,
sperando in un mondo migliore,

dove chi governa è la meno merda!
Tra le M-E-R-d-e!


I filosofi buoni e i poeti chiassosi

Il desiderio della forma a stanza,
si è realizzato,
oggi! I poeti chiassosi hanno una stanza,
una stanza tutta per me. Sul letto,
ci sono i loro fogli,
che catturano i miei sogni,
e mi lasciano senza fiato.

I miei genitori, non mi hanno mai letto,
un loro libro, non hanno mai!
Dico mai! Regalato al loro figlio, questo,
antico mattone rosso di parole; un libro mai!

Così sono cresciuto vuoto,
sono cresciuto fragile e poco amato.

Da adulto, ora! Leggo tanto, ma comprendo,
sempre meno che poco, mi sforzo, ma nulla! Molto poco,
ma non mi arrendo, alla noia mai!
Mai! Mai! Mai!

Sono come un tale intelligente, che vorrebbe, credo!
Marciare con la cultura chiassosa, contro il vecchio globale boia,
chiedo: PACE, ma non mi arrendo.

Ancora! Esiste per l'uomo : il carcere e la pena di morte,
eppure loro, dico loro, i filosofi e i poeti chiassosi, sono tra i buoni,
ma cosa aspettate! Aiutateci! Per gli incolti come me aprite le porte,
fateci realizzare i nostri civili sogni.

Urlo! Libertà - libertà - libertà.

Vivo! Alcune difficoltà nello studio,
manifesto un chiassoso ritardo culturale,
Eppure! Vi amo poeti e filosofi, alè - alè - alè!

I mattoni rossi, spero, siano le tessere,
di una strada che porti a Dio.

Ma che brutta poesia, eppure, che ronziooo…


Il canarino beat

Il canarino del nuovo beat! Non scriverà,
mai più in rima; l' abbandona.

Diventa disobbediente e col dissenso musicale,
il suo canto industriale e chiassoso,
trasformerà il rumore in suono.

L'uccellino col suo giallo sincopato e chiassoso,
arriverà lontano: APRITE LA GABBIA!

I figli dei fiori e delle foglie, si sono radunati,
lungo il fiume in armonia. Ascoltano! Solo contrasti violenti e dolci,
il canarino racconta loro che il maestro Cage, non vuole,
che diventino prodotti del consumo. L'uccellino diventa un grillo.

Che ritornino pure la filosofia Zen e il pensiero orientale,
per la pace dominante, il grillo dice!
Arriverò lontano : APRITE LA GABBIA!

Nuovi beat! Avete bisogno di un maestro,
forse il Papa è l'uomo giusto, ci guidi! Dunque,
noi con un eschimotaggio raddrizziamo la canoa,
prima però: APRITE LA GABBIA!

Della gabbia, dicono: di non avere le chiavi,
allora Maestro!
Chi sarà il primo poeta, che, pubblicherà,
una nuova poesia,
a forma di BOMBA?

…BOooM!!! Tutti giù per terra!

La carriola rossa

Per la notizia, un Elfo bianco,
lascia cadere, un euro francese,
nella mia carriola rossa.

Tin! Tin! Tintinna!

La carriola è vuota e lucida di pioggia.

Uno studente, fuori corso a vita,
attraversa, da solo la città in bici,
ecco! La notizia:
la destra è caduta a Cosenza!

I frizzanti Beat! Accordano le loro: Paper - Mate,
sul suono ELETTRICO!
Di una chitarra intonata in - re - Re-vo-lu-tion!
Ecco! La notizia:
la destra è caduta a Cosenza!

La guerra, sulla scacchiera,
ha avuto inizio,
brutta! Mossa per l'Elfo nero,
aizzato! Contro i No-global, che, lottano per la Pace,
solo per la Pace.

Anche una sola scritta: d'aiuto!
Graffiata a spruzzo, sulle lamiere di un treno,
genera testi e i testi per la storia,
sono indelebili.
Ecco! La notizia:
scacco matto!

Un profeta Zen, chiede d'accendere,
come no! Risponde lo studente,
ecco! La notizia:
la destra scin-til-la!


Il dito – medio nell'occhio pittorico

Il pittore - rock, nel sottobosco, sul muro di cemento,
così s'inscrive; con melismi a forma di dito – medio.

Disegna con l'occhio della metropoli,
sulla tela del mio cervello nudo, e così parla : Evviva!
I viaggi, i passi già dati, Evviva! I miei voli,
EVVIVA!

I nuovi Elfi, ragionano e cantano : sull'Evoè! Del movimento.

Con l'occhio pervinca di Clori, i fratelli invidiosi come Zefiro, ridono!
Alla mia giovinezza morente. Fu per il Fo cinese,
che Cristo e Buddha, sul tempo, si allearono e in autunno,
almeno sull'ozio furono sinceri. Aiuterò! Chi fischia il canto del mese,
Dio disse!

Ai bordi delle strade, al contemporaneo, traccio,
lo spostamento ideale del Parnaso, con il colore :
azzurro – violetto, blu e rosso ghiaccio,
lì! Vesto da poeta : il selvaggio e il giullare.

Udite! Danzate : sull'Evoè! Con l'agnello vivo,
siete curiosi… salite sul palco : beh! Dell'impotenza, beh! Dell'angelo vegetariano,
sono Afrocurio! Udite! Io, quel giorno, voi udivo!

I navigatori, tra le porte acide della mente, ritrovano,
sempre, lungo la strada, il ritorno.


Il dialogo acrostico delle virgule

Apollo, oh! Dottore, nel mio strillare, sono a-formali : le virgule,
niente di più gaio! Tu parli, con tante pause,
tu e il tratto ad uncino, siete inclini al respiro. Vecchio! Il tuo bastone è piccolo, ma visuale.

Ora e qui, nessuno più, si perde nel tempo,
… nessuno più, divide, le parole intere, dai deci-mali,
…oh! Primitivo, considera, le tue virgule : ozio nel tempo.

Non ci sei, in me, oh! Bacco, aiutami! Dammi svenimenti d'amore,
… non c'è rimedio al suo rumore musicale, le sue virgule sono : ironiche pause di croma,
… ma ottuse!

E il codice? E il messaggio? … galoppano sul cavallo rosso.

Lei! Usi il vero denotativo, il colore rosso, nessun altro. Oh! Dioniso,
lei! Usi il falso connotativo, il rosso vino : che la sua lengua spreca.

Altrove capiranno, l'umiltà, di chi si scrive, con la punteggiatura del di-ssenso.


L'ombra nuda e le statue d'acqua

Vivo! In un'ombra nuda, le mie parole e le immagini,
sono : Statue d'acqua. Modello il movimento,
con un segno e un gesto graffiante, che sento,
partecipi al gioco. Vivo! Per gli uomini piccoli e i loro sogni.

L'ossido d'idrogeno, nutre, l'anima tagliata,
dolcemente dal baro schietto,
il mio oggetto mobile, apre una ferita,
nell'acqua. Il primo fotogramma operaio è un atto,
che il rumore musicale, rende visivo. Un dormiente non è adatto,
a trasmutare il liquido, in una scultura.

Questa è l'origine della mia ombra nuda, bagnata e pura,
nostra, come i ritratti, le astrazioni e i sogni.

Scrivo! Per il contadino nero, il nuovo operaio dell'uva e dei vini,
per i piccoli adulti, le donne orientali, scrivo! Al vento,
della mia fatale vita. Viaggio nel segreto,
di un rumore musicale, composto da una sola nota. Tra i maggiori toni,
svengo! Cercando un amore che è prima verde e poi blu.

Ma parliamo di noi, dei nostri a-tonali sogni : che sono le ali dei ricordi.

Anche Orfeo ha il suo paradiso, i vecchi figli dei fiori e le sempre-verdi anime del passato,
allora, come oggi, ci segnalano sotto voce le barbare Odi,
noi gridiamo : Saffo! – Saffo! Nelle stanze eroiche consacrate al mio amato.

Lascio al critico, la poltrona e il sigaro spento,
Evviva! L'uomo della strada, con la sua Fontana e lo Scolabottiglie,
statue d'acqua, che hanno lo spazio del vuoto dentro,
la sanscrita scienza e le meraviglie.

L'operazione estetica del mio metropoli-smo

Anche la macchina, vestita da uomo, anche l'uomo vestito da macchina, hanno bisogno di un'operazione estetica transumante, vale a dire trasferire le forme artistiche, diventate oggetti metropolitani, dalla media e grande impresa del divino spazio riservato ai globali pascoli mondani, a quelli della rivolta, verso una stagione operistica del mito pianificato ed incline alla narrazione di fenomeni naturali, ideali e concreti, atti a spiegare la tradizione con la rifondazione del sogno irrealizzabile, ma anche condotti verso tendenze d'alfabetizzazione marcata, tra lo schizzo e l'ultima geometria.
La casa editrice del futuribile, risulta essere, la rete audio-visiva, il redattore colui che rivede l'opera dell'artista recuperando dal cestino informatico le stesure, spesso messe in rete per il veloce consumismo dell'utenza, nasce il metropoli_smo.
Ecco ! Il movimento anti-capitale.
14_Vggio_2002


Lettere (lettres)

La raccolta è una breve avventura in versi, destinata alla lettura privata in pubblico, i temi sono dei più semplici per la cultura complessiva.
Mio complice, dopo aver letto, stampa il mio fare visivo e dai al piacere fuoco.



Acrostico

Accarezzo, ovunque, il tuo sguardo, nel silenzio. Ogni sera,
niente mi rallenta, il colore bianco dell'innocente pensiero,
non c'è stagione, che non è : breve, brillante, ribelle e Alfiera,
ancora c'è neve, nel mio cuore, oh! Immutabile albero.

Muore lontano, da te il ragazzo, negli anni farfalla e ramo,
anche il fuoco, della mia umiliante passione,
ruvido nell'anima, con me muore. Il silenzio è azione,
ira e prova, di un filo di catena fine,
annosa, come una malattia, che non amo.

Tiene spesso, dissonanti suoni, come il nostro profumo,
radici mobili, l'immagine di noi insieme, che è un fantasma.
Allineata, era, alla mia penna, la sua pura fama,
viene descritta, destinataria di un treno che fuma,
ancora! La relazione, in un futuro, non ha consumo.
Giurando, alla svedese perdono, il suo ritorno,
Livido crebbe! Come questo, rimaiolo, che per averti in sposa,
inventò di tutto. Mi restano solo letture tristi, in ogni cosa,
non volle, che farsi rapire, dalla poesia, dalla velenosa,
orfana memoria, di un verso acrostico e porno.


I fratelli

Il mio caro amico, veste nero,
descritto, ora, ancora in fasce,
lamenta uno strano gusto. Di vero,
trascura la festa, di chiunque nasce.

I fratelli, assaporando, il pane,
notarono, che non c'era la lista,
della ristorazione. Il tale cane,
controllato senza parole, a vista,

rubò il cartello alla parete,
stupido! Il pesce nero, cadde a rete.

Perdeva facilmente il controllo,
forse, fu quella la causa, del suo crollo.

Si faceva chiamare, l'uomo ferro,
così perse, anche nel dopo, il carro.
Ricordo, quando : il mio lui suonava,
a volte, mi stupiva, perché cantava.

Abbandona! L'ultima tua ferita,
vieni a piedi, in una terra scritta.


Il corvo calabrese

Giova solo a pochi, il saluto, alla breve giovinezza,
tanti, sono i messaggeri della pace, ma tutto è noia, tutto!
Mai più un canto, guasterà, il mondo inferiore della razza,
il mercante disse : Eppure! In un giorno, fu fatto,
corvo, così si è addormentato.

Un fratello calabrese, popola, la mia calma,
il gesto che farò, con figure visive, forma,
l'uomo, che giocando a dadi, per caso, ha perso tutto,
dopo un riflettere strambo, il corvo, mi volle in frutto.

Nessuna scienza, potrà mai impedire, il delirio,
poiché, la natura sceglie, chi dotare d'equilibrio,
altri poi, fortunatamente pochi, quelli che conosco, un augurio,
alla vita breve, si danno! La tempesta col diluvio,
può essere misurata, controllata, ma leggere non basta, muoio,
al freddo per una nobile causa. Troppa sofferenza, mi uccido, oh! Dio .


L' Alba e lo sposo

Un ampio strumento, a me avo, invidioso della notte,
invoca, le prime ore di luce. Quando il mondo non lavora,
il nostro rapporto, dunque, nel cuore per le ore corte,
si dissocia. La marina tromba, con il suo canto, ci sfiora.

I due amanti, mi rubano : istanti e attimi, loro, comunicano,
a distanza. Per come si toccano, dovrebbero, per la mia invidia, morire.
Sono fragile, sfido il peccato e la gelosia, che non mi abbandonano mai. Sono,
sincero e mi fido solo all'Alba, quando, gli amanti, ritornano a soffrire.

Non è un caso, che, quando mi sono separato,
ho folleggiato. Ogni volta, durante le loro notti, ho sempre perso l'equilibrio,
ma è attenta, oggi, la mia anima, con il suo sottile udito,
ascolta il dolore, e combatte la paranoia. Il mio cuore pulsa, d'amore serio.


L'Anagramma dell'aria

Silvia!
In età verde, il suo autismo,
sorge. Il suo corpo, volò all'aria,
si è liberato, così, dello spasmo.

L'auto del sole è in avaria.

Salivi!
La collina, uomo, passivo,
ricordo, la tua prima azione,
quando libero, da uomo vivo,
raccoglievi, il male delle viole.

La tua bara brilla!

Oh! Tesoro, tra i segni, si annida la sorte,
a nulla può, la volontà delle scorte,
la volontà della famiglia. Tutti voi, seguite,
la non speranza, la morte.


La canzone del lupo

Nasce, così la nuova canzone, grazie al gioco e all'incanto,
di un lupo solitario. Sempre fermo, nel giardino,
della villa comunale, rammenta a tutti, come un posto,
senza dinamica, può diventare, a volte, divino.

Lo declino: lupo – lupis , in fiabesco, latino,
beve sempre acqua, poco vino, anche poco caffè,
mangia gelati, tanti! Ascolta la radio, non ha il codino,
poiché è calvo. È saggio, infatti, quasi mai, perde le staffe.

Provo tristezza! E tanta pena. Vagabondo e martire,
non ha nessuno, a questo mondo, che i suoi discorsi, comprende,
ci somigliamo molto, noi due, tranne per l'età e il trasparire,
del suo accento nordico. Quando! Lo insultano: lupo – lupis, non si offende.

Da questo momento, ti battezzo, uomo forte,
infatti, non ti arrendi mai, alla sorte,
anche in questo, siamo differenti. Olè! Mio solitario,
che come me, giri la città a vuoto, senza una meta e senza un orario.


La canzonetta di psiche

Tra te e me, ci sono io, che sono anche altro. Le miei parole,
saranno chiuse in una tomba. Strade, d'intorno, mi circondano, di solo, spoglie,
radianti, al vento d'odori di fruscii e bombe. Qui! Niente e nessuno è molle,
privo di volontà. Immagino il Paradiso, come un'unica casa, per il mondo, dove condividano le veglie,
senza il regalo della malinconia, i profumi cristallini, che non dimenticano.

Ho percorso a tratti, una solitudine estrema, spesso violenta,
impostami, da chi è il disumano sulla terra, la bestia. Il fato, ignora la mia richiesta d'aiuto, nell'infermità,
non importa, se implori, chi neanche ti ascolta, c'è sempre l'ultima speranza. Sono debole e la lenta,
prepotenza della mia preghiera, non ha convinto Cristo, ma è un inganno a Satana la mia vita.

Eppure, se tutti sono gloriosi, perché, non vestirsi dalla nascita di gioia, poiché,
come il goloso, che nell'oceano della noia, si nutre sempre più, anche,
la forza conservativa e vittoriana del glorioso, per noia, suona l'arpa, oh! Psiche.

Così! Si tesse l'anima del mondo, le trame di ogni bella o brutta storia, all'amore,
sono unite. Un amore, che splende al chiarore di un lume,
ahimè! Che strano, vivere schiavo di un fiume,
ma Dio, mi ha reso un liberato, la musica delle mie parole,
i fratelli non dimenticano.


La ballata del divorzio

Giovane cacciatore, il tuo istinto da lupo,
ha ferito il mio essere: pecorella smarrita. Vergine!
Non accetto, il tuo saluto freddo. Dopo anni di pigne,
al fuoco, l'orologio della sentenza, mi ricorda il patto cupo.

Infatti, sono stata iscritta, nella stanza d'attesa,
della tua attenzione, ed ho divorziato, dalla tua anima.

Di contro, però, non mi sono ritirata in un convento, ho dall'offesa,
ripulito, la mia paura d'amare ancora. Con la tua indifferenza, sprono il destino, porco firma!

Giovane cacciatore, il tuo istinto da lupo,
ha ferito il mio essere: pecorella smarrita. Vergine!
Non accetto, il tuo saluto freddo. Dopo anni di pigne,
al fuoco, l'orologio della sentenza, mi ricorda il patto cupo.

Ho viaggiato, con le ali ai piedi, ho consumato,
infinite scarpe. Non sono riuscita a sostituirti, tu, così giovane e malato.

Ogni notte, godo, assaporando, le carezze, della tua aggressiva immagine,
sogno! Che mi vendi nuovamente, le rose gialle, mia luce vergine.


La barzelletta delle stagioni

La mia solitudine, mi allontana, dal caro,
svago. Tuttavia, non mi risparmio, i vanti,
sono come una donna. Intorno, al vuoto, dei canti,
ci sono sempre, tanti pettegolezzi. Io sono un baro!

In primavera, la gonna che amo, si veste di trasparenza,
aspetta, quasi sempre l'autunno, come una maga invoca, il vento.

In inverno sono triste, poiché, non posso curare l'apparenza,
che ha inizio in estate. Al sole, con un pareo, mi pento.

Il mio sarto è un vecchio magnifico,
ha inventato, la fretta della piega,
cos'è! Un cotone saffico,
per la donna illecito. Oh! Mia sfiga.


La malattia delle patate

Inizio, la mia ode, con un augurio,
come fosse : A vocale, per noi metropolitani!
sussurro, il mio canto, a dio Furio,
indosso, i contrasti tra le mani.

Per essere felici, oh! Unti,
dovete ribellarvi alla vita. Santi,
dell'anti-capitale, nell'essere ai canti,
il servo sincero, non si piega ai vanti.

Il mito e il sole diretto, proprio,
andando verso l'alto, la via magna,
rendono al metropolitano, nell'amore mio,
lumi e salute e meno lagna.




Acrocalligramma

Negli spazi metropolitani, il buio e la luce, rendono a concettismo un artificio, l'acrocalligramma è dunque un'idea che rinvia alla mia miopia corretta, con giochi di lenti e montature preziose, si ricercano in questo modo le pulsioni, anagrammando il procedimento linguistico che si fa titolo e viaggio, per un nuovo ODISSEO figlio di dio.

Autopsicogramma infantile

Il poeta è come un baro,
mente al dolore, finge!
A tal punto soffre,
che chiuso in una tana,
dichiarò: di soffrire.

Piccolo riassunto…autopsicografico,
pratico e anche Saffico.

Questa struttura è una forma,
ha un senso.

Il mio essere fanciullo, gioca col mondo,
quello che è a manca,
capire, oggi, chi è confuso,
dopo un po' stanca,
tema!

Descrivi, il simbolo della Rosa bianca,
donata a Maria.


Acrocalligramma: Aromi Amari

RIESCO A COMUNICARE, SOLO CON CHI SI SCRIVE,
OGGI COME IERI, SEGNO IL PUNTO: SONO AUTISTICO!
SENTO UN ECO, IL TUO VOLO E' POSSIBILE, VIVE,
ANIMA NELLE LETTERE, COME UN ACROSTICO.

MI PRESENTO, CON UN'ECOGRAFIA ROMANZATA,
ALL'ARIA E AL GELO, TRA LE BOZZE E LA CARTA,
RIDERAI! DELLA MIA VERITA', MA SONO SINCERO, AMICA VELATA:
…SONO AUTISTICO!
INDIRIZZO LA TUA CURIOSITA', TUTTI I SITI, SONO COME COLLOQUI,
ANTELITTERAM, TRA LA CARTA E LA PENNA, PER LEI.

TROVA! LE LETTERE


La dansa delle vocali

Coloro le vocali, dopo canti e fughe,
la A suona, la E sente, il solo della O,
stona!

Prima dell'assolo,
la U verde e blu, avvia la mia dansa.

Resta, da descrivere, l'anoressica I, efebea,
come il civile Apollo e il matto Dio,
angeli del mio signore e sposo,
furbi come Ulisse, che però non uccise il figlio.

Navigherò! Tra la bassa marea,
lascerò! Senza liquidi, il mio autobus sul Parnaso.

Come un pittore, distratto e invaso,
col giallo, dei prati artificiali, schizzo il mio male,
oh! Mia vocale,
le isole senza amore, sono un inferno, sputano incenso.

Sono, un naufrago metropolitano,
che canta con le nostre A ed E, le sue fughe.


Le ali

Sono scrittori, quelli con il dolore dello spasmo,
loro chiedono, al foglio bianco, le ali,
quelle per volare e una resistenza al dolore,
come quella del nostro papa.

Loro chiedono, la pace nel mondo.

Sono giovani, ma in età adulta,
sono ancora innocenti, sempre di fronte a Dio, si confessano,
vedono, come giusto, dopo una lunga vita, un successore,
evviva! Il papa cubano. Siamo innocenti! Ma abbiamo fame.

Le idee, le più belle, oh! Fratelli,
la cultura metropolitana, per noi canta,
sono appelli di aiuto, per la pace nel mondo.

Non diamo mai, per conquistato, il fondo,
di una pianta, solo perché altri hanno il seme,
che la rigenera. Non mangiamo mai, frutta,
fresca, se non dopo averla offerta al vicino uomo,
siamo compagni!

Quando! Colui che ha fame, avrà le sue ali,
come gli scrittori, che scrivono e si confessano.

Nelle oasi senza verde, le lumache lacrimano,
si muovono zoppicando. Il nostro mondo,
come il treno, ha bisogno delle ali.
La rossa locomozione, del mio carme,
spero ci conduca tutti alla meta. Il dolore e il mio spasmo,
si segnano nel mio uomo, con la loro età adulta.


Introduzione:

Io così prima lo dico e la ballata dal manicomio, sono forme semplici, quasi primarie, sono pennellate di colori fondamentali, sono racconti in versi che testimoniano il disagio esistenziale dell'autore. Nell'era di Internet, nel secolo della tecnica, c'è ancora tanta difficoltà di comunicazione tra le società avanzate, perché? … Ecco! Vi lascio con una domanda.

Io così prima lo dico

Sdraiato tra il mio e il suo ventre, mi tento,
leggo di tutto, scrivo sui libri.

L'idea ultima, gli squilibri,
commento per lei e per lui, l'assorto.

Fisso un incontro, a questo punto, con l'autore,
dall'inizio, dalle prime pagine,
in quella parentesi che richiama all'introdurre,
ricerco la formula, il pensiero magico, l'alchimia della fine.

Si arresta con uno scatto il suono, l'improvviso,
al demone, ho venduto il mio sorriso.

Presi all'ora, una guida a cavallo,
la reazione chimica dell'Odisseo, la tecnica,
che doveva diventare, una nuova amica,
in grado di eliminare, il mio stallo.

Volando basso e senza le ali,
finisco, navigante, nel viaggio dei mali.
…allucinazione

Ora! Ti racconto in breve, con chi fece sesso,
il pioniere del mito, l'esperienza solo l'una.

La ragazza madre, lo condusse al punto stesso:
il dove non puoi! Gli appelli alla fortuna,
dolce guida, che sbrilli, il mio sogno perverso,
a noi sono distanti, sempre e ovunque, in questo immenso.

Io, che non possiedo il famoso scudo,
ad un Dio e ad un tempo, un'ora ti voglio. Al viso,
strappo tutto ciò che è deturpante, sono del nudo,
il sacerdote, dotato di grande spirito . Uso!
Prodigi che aiutano la parola.

La mia ragazza dov'è! Così giovane vola.

Vago, straziante, nei bar, mi nutro di latte,
giorni di deliri e guerra, ricordo la sete.

Un commento sulla giustizia esemplare,
non purificò l'alito e la coscienza del mio amare.

Solo la città del riposo eterno, immune, è, dal sudore,
quando fa caldo, di lì a poco, poi, piove.

La mia ragazza mi troverà, alla fine, ma quando e dove!


Ballata dal manicomio

Narro! I miei ultimi trenta numeri e poi la fine,
Dioniso, fu l'angelo che al corpo e all'anima, unì,
la tecnica. Tutto fu una grande festa, alle eroine,
scrissi, col ritmo dei sei più sei tempi, inni,
universali, che abbraccerò d'arte povera partendo da Milano.

Sono brutto e sfigato, ma per una sera,
suoneranno le campane,
per voi, piccioni che beccate il pane,
che spargete bava nel mio giardino di cera.
Eracle! È l'infermiere che ha salvato la mia operaia mano.

Ecco! Mi offesi per una telefonata,
era senza mittente, cristiana, del Dio, che mi volle con se. Riparai, nella,
giustizia, niente! Tutto tacque, sono nata,
amante e abbandonata nella follia.

Fuggo da te Cristiano : giovane no!

La belva feroce che mi possiede, non è capace,
di costruirsi un dominio,
infatti esplode, poi, sull'istante tace,
poi riaffiora. Dove vuole andare, caro mio,
è una città ipocrita, come Milano.

Orli e macchie e pennellate di sangue, anche il prete, lì! È violento,
conserva dopo ogni decesso,
l'imbarazzo, di chi deve nascondere, di essere contento,
per te che sei omosessuale, ora e adesso.

Fuggi, allora, lontano, a Parigi, con la tecnica di Prometeo l'umano.

Segni, parole e numeri, sul tuo taccuino,
come un mago del verso, tra i pittori trasparenti,
dimorerai. Le tue nuove tele saranno di vino,
con uva da tavola e latte per tutti.

Oh! Stretta la geometria, del nuovo anno.

Come il suo avo greco, a fine mese,
il sire calvo, con gli occhi castani,
che ama gli uomini e poco le donne, le offese!
Con la sua mediocre intelligenza, vestirà di nuovi panni,
e pregherà Dio, con la lingua del barbaro italiano.

Il suo avo greco, fu il fru fru, migliore,
non disse nulla : si sposò,
perché, aveva lo stomaco pigro e il cuore,
d'assassino lussurioso.

Mento o canto la verità : Oh! Lettore metropolitano.

Ti invoco delirio monorchide,
delinquente, dove vai! Se non lavori,
hai la voce e la mano di iside,
quella vacca dea che tu, da vegetariano, non assapori.

Ti spinse! Ai lumi che scoppiano.

Conosci poca gente, ma chi ti legge?!
Lo ricordi, l'ozio, si è impossessato,
dei tuoi organi sessuali, schegge,
non parole sono le tue, boato!
Sei di famiglia non nobile: sei, sei, tu sei Campano.

Nella villa sulla torre greca,
visse, lui, il conte dei Ferrigni,
furono armi e fuoco, blu di zecca,
quando la ginestra, divenne d'acciaio igneo.

Così nasci! Dai miei servi, dalla sarta e il falegname che scardano.

Nessuno, tra i tuoi parenti,
ha avuto storie importanti,
l'unico folle che ci tenta, sei tu, capisci! Malato,
il vero popolo, non ti ascolta, almeno che, non sei alato.

Con Icario che spaccò il mazzo: sull'altalena i tuoi versi scopano.

Dunque niente! Non hai avuto nessuna iniziazione,
vergine di segno e di fatto, tratto!
Uno scambio, mille versi per un contatto,
fai anche un tentativo, con le canne.

Chiaro, dunque sia, che nei sogni, i porci affogano.

Ahimè! La mia stirpe inferiore, sottomessa,
aspetterà sulla tomba, un fiore,
lo desidero da un uomo, almeno, Dio, di questo, fammi promessa,
sappi! Troveranno in Internet, il tuo dolore.

Il crocifisso è nel tuo destino, lo disegno.

Oggi, io, sono tra i numeri,
luminoso tra i codici,
in archivio. Vergine folle, sei l'ultima, ma sei tra i veri,
ho con me il libro, dei vecchi dodici,
il primo cacciato dall'inferno, perché, uccise il dottore, all'undicesimo no!

Confessati, sei stato tu, gridò il prete,
infatti, inorridivano le sue membra di sete,
Adulti! Dissi: siete sfigati, l'innocente,
pensa di spostare le sue date.

Sette vite, non bastano.

Nuoto e bevo forte, dopo un po': il fuoco,
non spaccio, sono libero, fumo quello che si vede,
la chiamano dose personale, un santo invoco,
voglio adottare un negro di fede.

Puttana! Perché non cogli il mio senno.

Ritornerò dopo la morte, al mondo rinato, come figlio d'un altro secolo,
sempre comunista, socialista, di sinistra,
alla fine delle pene, come tutti, lì, vado e calcolo,
il logico salto della camera.
Terrore e inganno, sono i verbi e le mie virgole.

Quando, da paziente giocavo,
con le barche, mi bagnavo,
era un risico perfetto il manicomio, il tempo okkupato,
nella galera, era già aria, al sapore e al palato.

Bene! Tutto questo per una semplice dissociazione, che mondo mono.

L'arco di Giovanna, vuole i miei versi,
così: mozzi in catene, il senso si sgretola,
la folla, non s'incanti di fronte al demonio,
io, ho pianto anche per voi, ora sono pio.

Ecco! La solitudine, l'unica malattia del mio destino.

Pittori trasparenti, negri, arriverò nella vostra terra,
ormai voi già siete nella mia. Dici il falso,
non c'è possesso e le radici!
Quelle danzano un passo, poi alto basso e poi ancora passo,
il rock è la tua musica, negro, danza con noi a tutto spiano.

Quello che descrivo è un dondolo,
come quel battello, che mi porterà,
sulle isole della Senna, tra la Parigi fiera,
lì dirò la verità : lodo il dio Apollo.

Bisogna rassegnarsi al battesimo: Cretino!

La casa è una cella, dormirò in un igloo,
la forma simbolo, del trasparente pittore,
che divenne amico dell'angelo pescatore,
ecologico, perché lodava la natura e Dio.

Date loro, un euro francese, affamano!


INTRODUZIONE : MUSA AUSILIARIA

IL POETA FRANCESE, CHE SCRISSE I MALEDETTI, VALUTO' LA MUSICA PRIMA DI TUTTO, OGGI, I TEMPI SONO DIVERSI, OCCORRONO TUTTE LE ENERGIE, ABBIAMO BISOGNO DI TUTTE LE RISORSE ARTISTICHE.
AL DI SOPRA DI TUTTO, IL TUTTO.
QUINDI NON DOBBIAMO FARCI GUERRA NELLE ARTI, MA AGIRE. CI VUOLE UNO STRAPPO DI SERENO, UNA RESISTENZA PACIFICA, UN MOVIMENTO ANTI - CAPITALE, CHE ELIMINI LA DIFFERENZA DI CLASSE CULTURALE.
L'UOMO CLOWN, E' IL GIULLARE DEI CENTO MOVIMENTI, L'ANIMA DI STRADA DEL MOVIMENTO NO-GLOBAL, IL CHERUBO CLANDESTINO, CHE CREDE NELLA POSSIBILITA' DI UN MONDO MIGLIORE! L'UDIBILE.


Il discorso della mondina mietitrice, trasmesso, dalla Musa ausiliaria

La trasmissione a distanza, la rete, l'audio e la visione,
creano cento movimenti di onde passive,
una dea, mito delle nuove idee, come una Musa in azione,
trasmette, con la pittura, le nuove ricerche espressive.

L'anti – capitale – culturale,
è un movimento composto, un programma ufficiale,
un tondo giro, di legioni pacifiche, una nuova lotta.

Costruiamo! Una futuristica metropoli del sole, una metropoli senza classi,
l'anti – capitale – culturale, è una svolta.

Sarà la guida di una prima donna, il mio non luogo, il luogo dei luoghi,
il non discorso, il discorso dei discorsi. Saranno i figli dei maghi,
a prestare assistenza al reale, i poeti useranno, la veggenza,
ma non le armi, ma non gli inganni, useranno la scienza.

L' insieme migliore, formato da tutti i numeri esistenti, è possibile,
il numero è l'architetto della mente, basta la sua presenza,
basta una parola, un movimento accento, per condurci al voto dell'assenza.

Ti puoi difendere, oh! Donna del nuovo ordine, con la radice,
di due, sospendendo il tuo giudizio e bruciando le armi.

Contro la disarmonia ritmica, oh! Mondina mietitrice,
da sola non puoi nulla, ma con l'acqua e il riso, puoi sfamarmi,
la speranza del diverso, mi rende un potenziale felice.


Il cherubo clandestino

La poesia del clown, al di sopra e prima di tutto,
poi la musica, la rima e la filologia. Altri tempi maledetto,
oggi! Servono la corazza, il colore e l'immagine,
tu come mi eri fragile, nascosto nella ruggine.

Non comprendo, però, la nostra indifferenza,
proprio così! La mia e la tua,
uomo clown, che, manifesti mancanza,
di trasporto, verso l'estetica di questa terra statua.

Un mondo migliore è possibile,
se anche l'ultimo, il più banale dei versi, sarà visibile,
quindi cherubo clandestino, da sempre, dalla letteratura attendo,
il giorno dello strappo. Azione! Per il sereno. Credo!
In un ritorno al suono della pace! All'udibile.

Il cavallo rosso e i pittori girondini

Il cavallo è rosso ed è veloce,
nell'oceano, si ritrae con i riflessi del sole,
gira intorno ad onde e con le esclamanti ole,
saluta il bambino e la sua voce.

Sulla sella, una stella a cinque punte,
icona, di uno scacco alle lotte riassunte,
combatte di spada e di fonema, tra le carte,
fiera! Sulla pace con la libertà si riflette.

La matita del pittore girondino,
crea l'infinito, poi l'azzurro e il cedro,
passa per il vuoto, divide una tela col nero,
Io, ci graffio e ci sputo, sono un bambino.

Nuota, il suono federale della Repubblica,
si sfoga, sotto il rosso rumore della mia mano,
che poggia sui tasti tra le crome di un piano.

Si chiude e si apre il mio cerchio, trovo,
a caso un punto col pennello! L'equilibrio.

Il viaggio sarà per il fungo Afrocurio,
cognitivo! Dopo un bagno nella fonte,
i colori del mito si sposeranno con Mercurio.

La vittoria del cavallo, custode del sangue,
invoca! Una pittura scritta, a cui segue,
il ricordo della nuova Beatitudine Informale.

A Lieo, il dio senza affanni,
mi offro, come un angelo caduto.

Si prepari il mio uomo! All'amore nudo degli anni.


Giulia e Carlo

Chi ha con se acqua e amore, scorre,
anche per la cupida veda di un uomo gelido,
a primavera lo separa dal freddo,
scorre, verso dove ogni radice è capovolta. Così sbocci fiore :

come una musa storica per Giulia e Carlo,
amanti e angeli della comune.

Il re, nascose i corpi degli amanti sotto il suo mantello,
in ogni Elfico ostello girò la voce, il principe degli Elfi giovane e leone,
contro ogni caccia, con le sue fatate compagne,
difese la fantasia e il mistero,
anche un' utopia, sogna una terra erotica che presto rivedrò.

Giuliani, oh! Poeta della rifondazione, tra i genovesi quartieri,
ritornerai per guidarmi. Hanno sparato Giulia e Carlo, per il loro amore livido,
che ci ha condotti, contro la nostra volontà, tra la cenere; riprendo,
il verso, da dove ogni radice è capovolta, così anch'io sarò tra i veri.

In silenzio! Venite pure a prendermi, suoni comunitari,
ancora vivo, ma solo per poco,
affrettatevi Giulia e Carlo, mi troverete in un quadro surreale, ma tra i terreni,
aizzati i miei due compagni Elfi sono morti. Hanno insegnato il controllo,
sulla gelosia e la libertà al fratello bosco,
all'aria e ai monti, hanno portato in trionfo l'amore sotterraneo.

Gli Elfi bianchi belli e splendenti,
chiedono a Venere di non dimenticare,
che anche per gli Elfi neri : deformi e nani,
il popolo invoca il sogno d' amore, per la guarigione.


Le strenne di Miseno

La prima volta, accettai l'invito,
sapeva di latte il suo seno,
mi portò al faro di Capo Miseno,
dove tra le gambe, hai sempre il vento.

Insuperabile suonatore, tromba!
Suona solo per me. Ti sfido mare,
mi eccita, la tua posizione stramba,
così l'eroina, affogò nel sudore.

Eolo, cerca di raffreddare,
il grande cuore,
ma non è possibile salvare,
la Troia d'Enea,
cado e trionfo cadavere,
dove tra le gambe, hai sempre il vento.

L'ultima volta, mi strappò il Cristo,
mi fece sedere, la suora.
Al suo Nazzareno,
urlo la fede, con la serpe in seno,
mi pento!
Dove tra le gambe, hai sempre il vento.

Ippoto, lui è il mio unico padre,
i suoi baci sono condanne,
come Edipo, desideratemi suore,
bestemmio ogni male e le vostre gonne.

L'uomo dai piedi gonfi, per estasi sviene,
schizza il gioco, del nuovo diletto spirituale,
di sera Genova e il suo viale,
dondolano erotici sulle mie strenne.


Metropoli-smo e Haiku

START!
MACCHINA - UNA MACCHINA,
TUTTE LE MACCHINE,
QUALCHE MACCHINA.

LA GUERRA UCCIDE!!!


Il filologo e la mosca transumante

Ogni idea, compagni, traccia un modello,
un canto iniziale, esemplare e primitivo.

Detto con il classico : Ego! Il mezzo urlo,
di una azione istintiva, è, nell'Es – empio e vivo.

L' albina mosca, non farebbe mai a nessuno del male,
non farebbe del male al muro bianco, che colpito dalle nostre pantofole,
diventerebbe sporco. Ecco l'esule di Giosuè, il pensiero,
quel rinnovamento profondo, quell'estetica transumante, che migra in ogni vespero.

Il pianeta Venere, solo a sera,
è visibile, ad occhio nudo,
lì, vado con la mente, dove non c'è nebbia, lì, sulla mia collina natia,
ma dove vivo, la nebbia, gira intorno all'uomo, come il mondo.

La solinga mosca, non ignora che ora : E',
e poi, poiché è fastidiosa, domani,
non ci sarà, ma, almeno quando scrive : C'è!

Oh! Forse no! Semprechè al filologo, non tremano le mani.

Per la sovranità del popolo e la libertà :
IN THE END – PEACE!


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