CAP.1

VENTI DI GUERRA

Sono giorni tristi, quelli di Settembre, anno in corso 2001, e il problema “Terrorismo” è incombente sulle teste di tutti noi. Solo i pensieri fanno male, mentre scorrono immagini inaudite, che possono essere anche peggiori in caso di conflitto, ma la tv è inesorabile, stavolta fredda come non mai, va avanti, crollano le torri gemelle, s' incendia per la millesima volta il Pentagono, si ripetono le immagini e le minacce si fanno parole…presto saranno fatti.
- Se tutto va come deve, cioè malissimo per il mondo in se, tra pochi giorni assisteremo all'inizio della prima guerra del terzo millennio, qualcuno crede sia motivo di vanto? - disse mio nonno mentre girava all'infinito il caffè.
- Hey? Dico a te! La smetti d'abbuffarti non sai o non vedi cosa accade? - mi ripete col sorriso ironico di chi teme per la mia dieta. - Non è quello - risposi… - vedi io credo che comunque vada, nel miglior dei modi possibili, sarà un disastro -
- Questo è una certezza, mi spiace soprattutto per voi giovani, che avete di fronte un mondaccio - ribatte lui.
Attimi di silenzio, disturbati dai tic tic di cucchiaini da caffè, che danno libero sfogo alle loro mansioni. Ho sempre notato che sono armonici nei loro suoni, a contatto col vetro. Se poi s'uniscono ai marcati rumori, che produce mia nonna quando sparecchia, beh! Allora è sinfonia…una musica urbana certo, ma che scandisce ritmi di vita vissuta.
Impossibile sarà scordare questi momenti, mitici frammenti di esistenze d' altri tempi, incroci d'affetto profondo che si fondono attorno ad un tavolo, che alla fine sembrerà un campo di battaglia. L' attesa del caffè, poi è una ricorrenza quotidiana, con i medesimi comportamenti di mio nonno: - Quanto ci vuole per il caffè?- mentre sposta la tovaglia, cercando quasi di scaricare le colpe, delle macchie di vino o d' olio che ha provocato, oppure - Via anche per oggi abbiamo mangiato, stasera si vedrà! - mentre mi strizza l'occhio e porta la mano sulla tasca, da dove estrarrà l'accendino, che infiammerà la sua sigaretta. A proposito dove ho messo il mio? Ah ! è caduto in terra, possibile durare fatica anche mentre cerco relax da una cicca?!
- Qualunque cosa pensiate voi giovani, anche giusta, per carità! Non sarà mai vicina alla realtà, quella della guerra e delle sue conseguenze- m'ammoni mio nonno, continuando - te l'ho mai raccontato di quando scappavamo nei rifugi, quando bombardavano a Santacroce?-. Come minimo una volta a settimana, ma non importa, ogni volta che mi racconta qualcosa m'affascina sempre, mi piace come racconta le cose, dettaglia ogni particolare, descrive luoghi e profumi in modo reale, presente. Risposi - Non mi sembra, raccontami se ti va? -
Controllando che il tavolo sia sgombro, accavallando le gambe e assumendo un aria saccente incominciò:
- Quando i Tedeschi bombardavano e il fronte era a Santa croce, le schegge delle bombe arrivavano fino a qui, erano incontrollabili le loro traiettorie impazzite, molti furono colpiti, e abbiamo avuto anche dei morti, e comunque anche se eravamo lontani i tuoni delle bombe sembravano vicine, la mia povera mamma s'ammalò di cuore, ogni volta che bombardavano soffriva come poche, anche perché Renato, mio fratello era disperso da quasi due anni ormai! Capisci cosa sono due anni? Senza sapere se un figlio sia vivo o morto? Eravamo tutti distrutti, poi tramite un ricco albergatore di Montecatini, che aveva attività anche a New York, sapemmo che era stato fatto prigioniero dagli Americani, durante la guerra in Libia! Fu liberato quando l'Italia inizio a patteggiare con l'U.S.A.! Ma per tornare alle bombe…e compagnia bella…avevamo scavato dei tunnel nell'argini del fiume, proprio quello dove tu da piccolo andavi a giocare, per un certo periodo è stata la casa di noi abitanti di Pieve a Nievole. Eravamo riforniti di cibo e coperte, tutta roba di prima necessità, all'epoca c'era molta solidarietà, tanto eravamo tutti poveri…ehehehe! Meglio tu non abbia dovuto essere clemente in questo caso
Fece una pausa, la cenere della sigaretta gli era caduta sui pantaloni. Appena ebbe finito di ripulirsi aggiunse preoccupato: - Ma non vedo similitudini tra quella guerra, e tutte quelle che verranno, se non la follia e la distruzione.- - Torneremo a fare la fame, domani quando vado al supermercato compro più farina e pasta!- intervenne mia nonna, che aggiunse - Ti ricordi Lido, quando mangiavamo la polenta…buttata su una tovagliaccia, e a turno col cucchiaio strofinavamo la nostra porzione, nell'aringa?
- Ma dai? - intervenni sconcertato
- Dai una sega! È la verità, eccome - ribatte lei coloritamente!
Continuò con il suo ricordo: - La mi mamma aveva da sfamare quattro figlie, a volte mangiavamo le foglie di patata, le friggevamo, adesso sembra siano novelle, ma le mangiavamo e com'erano buone!
Mi sentii un po' in colpa dopo, avevo appena lasciato mezza porzione di pollo arrosto, avanzo unico del pranzo in uscita.
La mia riflessione fu interrotta da un esclamazione di mio nonno:
- Se non ti sposavo io, te eri sempre a mangiare foglie di patata! - disse rivolgendosi ironicamente a mia nonna, la quale è abituata a queste sue battute, anche se a volte ho l'impressione che ripensando a quei tempi, lei soffra tutt'oggi.
E d'altronde come darle torto!
Ogni volta che ascolto i loro racconti, traspare evidente la sofferenza d' allora, epoche e avvenimenti che ti marcano, che ti tengono sempre compagnia, per tutta la vita, nel bene e nel male. Mentre riflettevo mio nonno s'alzò, scostò la sedia, diede un buffetto a mia nonna, in modo affettuoso, come se volesse rincuorarla che quei tempi erano lontani, si fermò sulla soglia di casa ad osservare fuori, poi vide che c'erano delle foglie d'albicocco cadute a terra, si precipitò subito sul posto, e iniziò a fare pulizia! Contento di poter godere, delle ultime sfere di sole di settembre, consapevole che l'inverno incombeva e che lui avrebbe patito il freddo, da lui tanto odiato.
Rimasi un po' con mia nonna, parlammo ancora di quei tempi, poi la tv annunciò: - Bush a fatto sapere che l'americani devono riprendere le loro attività, fare in modo che le cose tornino come prima, ma che sappiano che chi ha commesso questi orrendi fatti, sarà punito. Sarà la prima guerra del terzo millennio, e non sarà ne breve ne facile, ma la vinceremo!!!
Io e mia nonna ascoltammo silenziosi, poi lei esclamò: - Gesù Mio Signore! Dove andremo a finire
Io non dissi nulla, ma quelle parole comunque non mi piacquero, e per la prima volta in vita mia, sentii veramente addosso l'alito della guerra, solo che non avevo davanti tristi racconti d'un tempo, ma fatti di un futuro mostruoso, in continuo sviluppo. M'alzai dalla sedia e pensai che forse ero troppo pessimista, ma dato che c'era il sole e il cielo era limpido, m'andava di godermi l'aria tranquilla che respirava mio nonno mentre raccoglieva le foglie gialle, sintomo che l'autunno era alle porte, in attesa che le nubi arrivassero, con la speranza che se doveva piovere, fosse stata acqua!

Continua...

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