La sedia

Il sole non si vede.
Sta lì, pronto a scendere, fuori dalla mia vista.
Ne vedo i riflessi però.
Accendono la porzione di cielo e lo specchio di mare che intravedo dalla finestra.
Il celeste di un pomeriggio ormai andato, lascia il posto al rosa pallido di un tramonto ancora da venire.
L'acqua del canale industriale non è ferma: ondeggia placida appena sferzata dal vento.
Il tenue e bizzarro incresparsi della superficie è un movimento continuo e liquido da mettere sete.
Le navi mercantili. Ferme. Come grandi madri in attesa. Assistite nel pomeriggio dal lavoro di gru adesso stanche.
Il sole sta dando spettacolo stasera. Lo vedo dall'arancione sfacciato che si spande su ogni cosa.
Le ombre, succubi, non possono che allungarsi.
Come la mia.
Sul muro.
Un rimorchiatore percorre lentamente il canale, solcando dolcemente l'acqua.
Il maestrale soffia un po' più' deciso del solito stasera.
Fa piacere sentirlo entrare nella mia stanza.
Scivolarmi addosso. Insinuarsi nei capelli e carezzarmi il viso, la fronte.
I gabbiani, in gruppo, attraversano la visuale, gettandomi in faccia un getto violento di libertà da invidiare.
I colori si smorzano che neanche te ne accorgi.
Le luci arancioni dei lampioni, quelle bianche delle navi, aggiungono alla tavolozza del mare quel tocco di colore che mancava.
Vorrei poter bere tutto questo per tenerlo dentro di me.
Questo, lo so, è il momento in cui il sole sparisce sotto l'orizzonte.
Tutto si fa inesorabilmente, inevitabilmente, inghiottire dalla sera.
Il quadro adesso è fatto solo di ombre e riflessi e forme indistinte.
E' la giornata che finisce.
Semplice.
Strana coincidenza.
Anche la mia giornata finisce.
Una giornata della durata di ventisei anni sette mesi tre giorni e 20 ore.
Saranno puntuali lo so.
Efficienti.
Mancano pochi minuti ormai.
Sento i passi nel corridoio avvicinarsi.
E' il mio turno.
Lo so.
Mi siederò.
E terrò gli occhi chiusi.
Cullandomi la mente.
Ormai impressa.
Del mio ultimo sole.
Fine.


Per contattare direttamente l'autore: Ernesto Macchioni

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