Sergio Donati ha trent'anni ed abita a Bergamo; fin da piccolo ha avuto passione per la fantascienza e c'invita a leggere un suo bel racconto.

Per gli amanti dell'horror invece ha scritto LA NAVE

  

LA STORIA DI RAMSES

 


Introduzione

 

LA STORIA E LA MIA VITA

L’umanità non ha mai passato nulla di simile e, senza di me il genere umano non esisterebbe più.

Il mio nome sarebbe impronunciabile e, per chiarezza chiamatemi semplicemente Ramses come un antico Sovrano del vostro passato perché è stata la mia civiltà a portare un lume di ragione nel vostro mondo allora primitivo.

Sono venuto tra voi come un bambino indifeso e ho potuto vivere grazie all’amore di una delle vostre famiglie, di questo sono sempre in debito anche ora che ho i poteri di una divinità.

Sono immortale, non sento più dolore e nessun’altra sensazione, posso leggere nel pensiero e volare oltre lo spazio ed il tempo e molte, molte altre cose che non comprendo ancora completamente.

Quanti di voi invidiano tutto questo potere, ma il prezzo di tutto questo è stato per me altissimo: l’immortalità è una condanna, è terribile vedere passare i secoli come se fossero giorni, la mia non è una vita.

Dalla “prigione” in un’antica Piramide vi racconterò le mie storie restando sempre pronto a risolvere i problemi di questo mondo.

 

 

 

Capitolo 1  

L’INIZIO

La mia storia è iniziata su un lontano pianeta di quella che voi uomini chiamate la Costellazione d’Orione. Per l’assurda legge universale dei grandi numeri, questo mondo era in tutto e per tutto identico alla vostra Terra. Gli abitanti erano esseri umani uguali ai terrestri, con una differenza: il grado di civilizzazione ed il livello tecnologico erano avanzati di circa cinque milioni d’anni rispetto alla vostra civiltà.

Per portare un esempio, mentre voi eravate all’età della pietra, la mia gente effettuava senza problemi voli spaziali superando quella che voi chiamate l’insuperabile velocità della luce.

Siamo arrivati tanto lontano da arrivare fino alla vostra Terra, portandovi se non la civiltà, un barlume di progresso in un mondo che era del tutto primitivo.

Abbiamo dato inizio a quella che voi ora chiamate la civiltà di Atlantide, nome del tutto errato, perché quella era la nostra civiltà e che ha per voi un nome impronunciabile.

Tutte le vostre civiltà del passato sono figlie della nostra  in particolare la civiltà Egizia: per noi, infatti, quel luogo rappresentava il posto più vicino al nostro mondo, perché proprio li siamo atterrati per la prima volta sul vostro pianeta.

In seguito vi abbiamo lasciato senza mai farci scorgere della nostra presenza, perché non era giusto che interferissimo con il vostro sviluppo.

La vita sul nostro pianeta era assolutamente meravigliosa: niente malattie, fame, povertà o guerra, la nostra Famiglia Imperiale regnava da molti secoli portando prosperità e benessere per tutti.

Mio padre appena salito al trono vide il più alto grado di progresso e tecnologia mai raggiunto in millenni di storia.

Sembrava che ciò non dovesse avere mai fine: nulla di più sbagliato; in un giorno come un altro i nostri sistemi difensivi avvistarono quello che sembrava un pianeta artificiale attorniato da un’immensa flotta di astronavi. I visitatori cominciarono a bombardare il nostro mondo senza nemmeno essere entrati in contatto con noi. La nostra reazione fu naturalmente immediata, ma purtroppo nonostante la nostra tecnologia i nemici avevano spesso la meglio su di noi, tanto che l’Imperatore mio padre organizzò la fuga dei pochissimi superstiti del nostro mondo, siccome questi nemici non erano solo invasori, ma spietati assassini.

L’ultima speranza per noi era riposta in una nuova tecnologia del tutto sperimentale che avrebbe reso obsoleta quella precedente, ma purtroppo non c’era più il tempo per svilupparla e per utilizzarla.

Mio padre fuggì con mia madre verso la vostra Terra, ed io sono venuto alla luce durante questo viaggio di fuga a bordo della nostra astronave ammiraglia irrimediabilmente danneggiata dagli attacchi nemici.  L’imperatrice mia madre morì poco dopo avermi dato alla luce e, l’imperatore mio padre ferito a morte espulse dall’astronave madre quel veicolo, quella nuova arma che ci avrebbe dovuto salvare dalla distruzione e mi appose nella culla un medaglione che racchiudeva la nuova energia e che in un futuro avrebbe potuto attivare,  con me alla guida,  quel “super veicolo” che ora si stava dirigendo, guidato da un’intelligenza artificiale,  verso uno dei punti più profondi dei vostri Oceani, in modo che restasse nascosto fino a che sarebbe arrivato il momento giusto.

L’imperatore mio padre fatto questo distrusse del tutto l’astronave madre e scese sulla Terra con me in fasce a bordo della capsula di salvataggio. Con le sue ultime forze mi lasciò ai sobborghi di quella che voi chiamate la città di New York, poco dopo morì e fece in modo che nessuno trovasse il suo corpo disintegrandolo completamente.

Da questo momento inizia la mia vita come quella di un terrestre; per qualche mese vivo amorevolmente accudito in un centro di raccolta per bambini abbandonati, fino al giorno in cui sono dato in adozione ad una coppia sfortunata che non può avere figli: Martin Bradford e sua moglie Melissa.

Persone dolcissime, che mi crescono come se fossi il loro figlio naturale e mi impongono il nome di John  Bradford, nome che per la mia civiltà suona stranissimo, ma che mi devo abituare ad usare.

 

 

CINQUE ANNI DOPO

In un freddo giorno invernale Martin sta lavorando ad un nuovo programma per computer che non vuole saperne di funzionare quando il piccolo John entra nello studio del padre, si avvicina al computer e, fa funzionare senza alcun problema quel programma che aveva dato tanti grattacapi apparentemente senza alcuna soluzione.

Martin e Melissa rimangono esterrefatti con queste parole: ”Il nostro bimbo ci preoccupa piange a dirotto quando cerchiamo di toglierli quello strano medaglione che era con lui nella culla e, dopo di quello che ha fatto oggi John non è sicuramente un bambino come tutti gli altri.”

Il tempo passa e la famiglia Bradford vive tranquilla, il piccolo John cresce in salute e arriva anche per lui il momento di andare a scuola. Dopo i primi approcci il bambino dimostra di essere molto bravo sia negli studi sia con i compagni sia con gli insegnanti, la sua unica stranezza è sempre la medesima: non si separa nemmeno un istante da quello stranissimo medaglione che porta sempre al collo, situazione evidenziata da un’insegnante di John durante un colloquio con la mamma Melissa: ”Signora Bradford suo figlio è un bambino adorabile, dolcissimo, bravo negli studi, ma il fatto del medaglione mi preoccupa molto: non c’è modo di toglierlo, se cerchiamo di chiedergli qualunque spiegazione si chiude in se stesso e non parla più, mi domando se anche a casa con lei e con suo marito sia così e, soprattutto da dove viene quel medaglione ?”. A queste domande Melissa risponde sempre più costernata: ”Si comporta così anche a casa sia con me sia con mio marito. Quel medaglione era con lui nella culla quando è stato trovato e anche il personale del centro dove l’abbiamo adottato non è mai riuscito a separarlo da quel talismano, malgrado fosse appena nato solo ad allontanarlo dal medaglione piangeva disperatamente. Mio marito ha cercato di comprendere quegli strani segni che appaiono sul medaglione, ma nessuno ha saputo dargli una risposta. Sembra che nessuno abbia mai visto nulla di simile !”

 

 

QUINDICI ANNI DOPO

 Martin, Melissa e il giovane John sono il classico esempio della famiglia perfetta, vanno d’accordo, sono in un certo senso benestanti, insomma tutto procede bene fino al giorno in cui John finite le scuole chiede di poter entrare all’Accademia Aeronautica, scelta questa che lascia stupiti i genitori, John, infatti, prima d’ora non si era mai voluto allontanare da casa.

Martin aveva previsto un altro futuro per suo figlio: voleva che continuasse l’attività dell’azienda di informatica di famiglia, ma siccome tutto non si può avere la scelta di John è rispettata.

Dopo aver superato brillantemente le selezioni di accesso John entra a tutto diritto all’Accademia dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti d’America.

Anche qui cominciano le stranezze il giovane allievo è spesso rimproverato e punito dai suoi superiori sempre per lo stesso motivo: non si separa mai dal suo medaglione.

Nonostante tutto questo John arriva in breve tempo ad essere in grado di pilotare perfettamente un aereo da combattimento. Dopo pochi anni consegue il grado di Capitano e viene assegnato a vari comandi operativi con incarichi sempre più importanti.

Durante una cena il Colonnello suo diretto superiore si rivolge a lui in tono brusco:”Capitano Bradford lei è il classico esempio del militare perfetto. Mi spieghi perché nemmeno durante il volo si leva quello stranissimo medaglione?" John risponde ironicamente: ”Sa Colonnello sono molto superstizioso e questo talismano mi porta moltissima fortuna!”

 

 

 

Capitolo 2.

LA RIVELAZIONE

Tutto procede bene, la vita dei Bradford è sempre più serena, anche se vedono poco John a causa del suo lavoro di pilota militare. Loro unico pensiero è quello che John nonostante abbia passato i trent’anni non ne voglia sapere di farsi una famiglia; dice sempre che questo non è nei suoi progetti.

Se la situazione in casa Bradford è più che mai tranquilla, nel mondo succedono da qualche tempo cose inspiegabili: la caduta repentina ed improvvisa delle borse mondiali, la distruzione di quasi tutti i depositi petroliferi, l’incendio della maggior parte delle foreste e dei principali depositi alimentari in tutto il mondo; oltre a tutto questo si aggiunge un misterioso virus non sempre mortale, ma  contro al quale nessuno riesce a trovare un antidoto.

Questi disastri non solo continuano, ma col passare delle settimane si accentuano sempre di più tanto da ridurre alla bancarotta tutte le Nazioni del mondo nessuna esclusa.

Tra le popolazioni si diffonde la voce che è arrivata l’Apocalisse, nessuno fa più alcun progetto per il futuro, ma non ci si rende conto che purtroppo il peggio deve ancora venire.

Improvvisamente in una giornata come un’altra i radiotelescopi di tutta la Terra captano un segnale radio assolutamente sconosciuto che aumenta d’intensità col passare delle ore.

Poco tempo dopo tutte le difese aeree del mondo sono in condizione di “allarme rosso”: una schiera di strani oggetti entrano nell’atmosfera e si dirigono verso le città.

E’ letteralmente l’inizio della fine: gli strani oggetti si rivelano essere astronavi aliene che immediatamente bombardano e distruggono tutto quello che trovano sul loro passaggio. Ecco spiegati tutti i disastri che hanno colpito il mondo: erano causati dagli invasori che preparavano la strada fiaccando prima ogni resistenza umana.

Durante il primo giorno d’attacco, nel mondo sono morte più di due miliardi di persone senza che nessuno abbia potuto fare nulla per fermare l’invasione. Ogni tentativo di contrattacco terrestre non ha assolutamente nessun risultato a causa dell’assoluta supremazia tecnologica degli invasori.

Naturalmente le forze terrestri cercano in qualche modo di resistere, tutte le persone utili sia militari sia civili si prodigano in ogni modo. Tutti tranne uno: il capitano John Bradford che inspiegabilmente ha disertato ed è tornato a casa.

A vedersi arrivare il figlio, i due anziani genitori vanno su tutte le furie chiedendosi come mai un pilota così importante come il loro John non sia al suo posto ai comandi del suo aereo da combattimento.

John si rivolge così ai suoi genitori: “Cari papà e mamma, ciò che sto per dirvi vi turberà tanto da sconvolgervi per tutto il resto della vostra vita. Per prima cosa vi devo ringraziare per avermi adottato, cresciuto e fatto di me un uomo come tutti su questa Terra, già, perché io non appartengo a questo mondo, provengo da  un lontano pianeta la cui Stella fa parte di quella Costellazione che voi chiamate Orione. Sono nato durante la fuga della mia famiglia dal mio mondo che è stato distrutto da questi invasori più di trent’anni fa. Queste stesse creature ora vogliono uccidere tutti gli abitanti della Terra per poi sfruttarla esaurendo ogni risorsa; fatto questo se ne andranno per poi cercare un altro pianeta da conquistare. Devo ora svelarvi un altro mistero: come mai non mi sono mai separato dal mio medaglione? Il medaglione è un sistema di controllo per attivare un’astronave da battaglia nascosta in una fossa oceanica da mio padre al nostro arrivo sulla Terra. Questo mezzo ha la tecnologia adatta per sconfiggere questi invasori, era stato progettato per salvare il mio mondo, ma purtroppo non ne abbiamo avuto il tempo.”

A queste parole Martin e Melissa rispondono atterriti: “Figlio mio ma come ti dobbiamo chiamare?” risponde John: “Il mio nome sarebbe impronunciabile, ma è traducibile in Ramses nome di un antico sovrano egizio visto che la lingua di quell’antico popolo deriva direttamente dalla nostra; fu, infatti, la mia civiltà a donare la sapienza a quella gente, ne sono una testimonianza le tre piramidi. Cari genitori è arrivato per me il momento di fare qualcosa per voi e per tutta l’Umanità; se fossi ancora sul mio pianeta questo sarebbe un mio preciso dovere giacché io sarei diventato imperatore come lo era mio padre, in questo mondo io sono soltanto un uomo, un semplice ufficiale pilota, ma io solo grazie alla tecnologia che ho portato con me ho buone possibilità di salvare il mondo. Addio forse non ci rivedremo mai più, ma se ci rivedremo vi assicuro che questo mondo sarà di nuovo in pace e nessuno lo minaccerà mai più !”

Con queste parole John lascia la sua famiglia, si nasconde in un luogo isolato della città ormai completamente distrutta e si prepara a compiere il suo dovere malgrado egli sia assolutamente terrorizzato perché non sa nulla degli effetti che l’energia contenuta nel medaglione può avere sul suo corpo.

Infondendosi coraggio afferra il medaglione e compone con le iscrizioni la combinazione d’attivazione; fatto questo pronuncia a gran voce nella sua lingua natale la frase che attiva tutto il processo di mutazione.

Immediatamente dal medaglione scaturisce una luce sfavillante che avvolge completamente tutto il corpo di John ricoprendolo interamente di nuclei d’atomi di un elemento mai visto prima d’ora in nessuna parte del mondo e che non rispetta le regole della fisica almeno come l’uomo le conosce. In questo modo si viene a creare sul corpo di John un’armatura protettiva sia interna sia esterna, tutte le funzioni vitali sono supportate dall’energia del medaglione, John non ha più bisogno né di respirare, né di bere, né di mangiare e può vivere in ogni ambiente.

La trasformazione è completa nel giro di pochi minuti e John, o meglio Ramses, guarda il suo corpo stupito e tra se commenta: ”E’ assolutamente incredibile, dopo quella luce ho avvertito come una scarica elettrica fortissima e poi guarda come mi sono ridotto. Il mio corpo è coperto da uno strano metallo, non ho più capelli, non sento più dolore, ne sento il freddo o il caldo e il medaglione si è praticamente inglobato nel mio petto e poi  su tutto il mio corpo sono apparsi dei simboli che sono i colori di guerra della mia famiglia, praticamente sono diventato un macchina !”

Pochi secondi dopo appare nel cielo l’astronave da combattimento nascosta da molti anni in fondo al mare che immediatamente tramite un raggio traente prende a bordo Ramses che una volta presi i comandi vede apparire l’ologramma di suo padre che lo accoglie con queste parole: ”Figlio mio finalmente hai potuto vedere ciò che la nostra civiltà ha creato. Sicuramente sarai terrorizzato per la trasformazione che hai subito, ciò è stato necessario a causa delle tremende radiazioni che emette quest’astronave che non consentono nessuna forma di vita. Quando abbiamo progettato questo veicolo abbiamo capito che per sopravvivere al suo interno era necessario modificare completamente la struttura molecolare; abbiamo concepito così il tuo medaglione che è in realtà un acceleratore nucleare accoppiato ad un’intelligenza artificiale che ha ricoperto il tuo corpo di quell’elemento strano nel suo comportamento fisico, scoperto per puro caso dai nostri scienziati negli ultimi tempi della nostra civiltà e che da energia all’astronave e supporta le tue funzioni vitali preservandoti da ogni pericolo. Questa tecnologia ci avrebbe sicuramente salvato, ma non abbiamo avuto il tempo di usarla contro i nostri nemici. Pensa che se fossimo sopravvissuti questo sapere avrebbe reso superato tutto il nostro sapere precedente. Ora tocca a te farne buon uso!”

Sentite queste parole Ramses inizia il suo difficile compito, individua uno stormo di caccia terrestri che sta soccombendo sotto il fuoco di un’astronave aliena, semplicemente indicando con lo sguardo l’obiettivo, la nave nemica è immediatamente distrutta da un fascio di particelle. Successivamente parla ai piloti terrestri rassicurandoli: ”Amici non preoccupatevi fino ad ieri ero uno di voi, e ora vi aiuterò a salvare il mondo. Il mio nome è Ramses!”

La notizia si sparge subito in tutto il mondo ed è subito seguita da questo messaggio che Ramses trasmette a tutte le forze terrestri: ”Popolo della Terra oggi vi sto aiutando a salvare questo pianeta. Il mio nome è Ramses e vengo da un pianeta di quella che voi chiamate la costellazione d’Orione. Sono cresciuto come uno di voi e vi considero miei fratelli siccome questi stessi  invasori che ora vi stanno uccidendo,  più di trent’anni fa hanno distrutto anche la mia civiltà. Io sono nato durante la fuga della mia famiglia verso questo pianeta e io solo sono sopravvissuto. Se la mia civiltà esistesse ancora io sarei diventato imperatore come lo era mio padre. Questa non sarà solo la mia vendetta personale, ma il ringraziamento a tutti voi per avermi accolto. Esorto tutte le forze disponibili ad unirsi con me. Esorto tutti i miei amici piloti perché fino a pochi giorni fa sono stato uno di loro. Vi assicuro che non lascerò nulla d’intentato per salvare l’Umanità !”

La riscossa terrestre è cominciata, Ramses si sposta da una parte all’altra del mondo guidando gli attacchi delle forze terrestri contro le astronavi nemiche. Nel giro di poche settimane le principali città del mondo sono liberate dalla minaccia aliena; dopo circa un mese di guerra la resistenza nemica è ridotta a pochissime astronavi che preferiscono la ritirata alla distruzione.

La guerra sembra proprio essere vinta, ma purtroppo così non è: dallo spazio profondo parte un micidiale bombardamento che nel giro di pochi giorni uccide migliaia di persone e distrugge quasi completamente le forze terresti.

Da dove viene questa minaccia? Si tratta dell’astronave madre, o meglio del pianeta artificiale base di partenza degli invasori che, vistasi sfumare ogni possibilità di conquistare la Terra al fine di sfruttare le sue risorse, hanno deciso di distruggerla completamente con tutti i suoi abitanti.

Per fare questo utilizzano una sorta d’ordigni nucleari ad altissimo potenziale che diretti verso vulcani o faglie sismiche provocano eruzioni e terremoti d’inaudita violenza.

Ancora una volta l’ultima speranza per la Terra è riposta in Ramses e nella sua potentissima astronave. Dopo aver controllato che nel mondo tutte le sacche di resistenza aliene erano scomparse, Ramses prende la via dello spazio profondo e poco dopo avvista l’astronave madre che sta colpendo ripetutamente la Terra. Egli è terrorizzato perché nonostante tutto il suo potenziale, i suoi  attacchi pare non diano nessun risultato.

Fortunatamente un fascio di particelle colpisce una navetta nemica che precipita sull’astronave madre aprendo in questo modo un’enorme falla dalla quale Ramses riesce a penetrare nel centro di controllo nemico dove si trova a faccia a faccia con quelle creature che avevano distrutto la sua famiglia e la sua civiltà. Non ha alcuna esitazione: scarica in un solo fascio di particelle l’energia paragonabile ad una stella che esplode, distruggendo completamente il nemico e quel che più conta torna sulla Terra sano e salvo grazie alla sua straordinaria astronave e all’armatura di particelle che ricopre interamente il suo corpo.

E’ finalmente arrivato il sospirato momento del ritorno, appena rientrato sulla Terra Ramses scende dalla sua astronave e l’invia di nuovo al sicuro nelle profondità oceaniche. Successivamente disattiva il processo di mutazione tornando così umano. E’ frastornato, la sua pelle scotta, i suoi capelli e i suoi vestiti sono quasi completamente carbonizzati, ma nonostante tutto è salvo, e soprattutto, la Terra è salva.

A poco a poco la vita riprende, le città sono ricostruite, e a Ramses, o meglio al Capitano John Bradford sono attribuiti tutti gli onori, ma egli sembra non gradire per nulla la popolarità; afferma solo di avere fatto il suo dovere; il suo unico sogno è di riabbracciare al più presto la sua famiglia e di tornare a fare l’ufficiale dimenticando la sua provenienza aliena vivendo come un normale abitante della Terra.

Tutti questi sogni si realizzano molto rapidamente, John è nominato Colonnello e malgrado lui non lo voglia diventa un’autorità, ogni giorno tiene conferenze ed è intervistato dai giornalisti di tutto il mondo.

La sua vita, il suo modo di essere non cambiano, a chi lo incontra e si rivolge a lui come alla persona che ha salvato il mondo egli risponde con un sorriso, con una calorosissima stretta di mano e amichevolmente battendogli la mano sulle spalle ringrazia con queste parole: ”Ho contraccambiato tutti i favori che mi avete fatto. Sono io ad essere in debito, non certamente voi.”

 

Capitolo 3 

 

LA VITA TRA GLI UOMINI FINO ALL’IMMORTALITA'  

La normalità è tornata in tutto il mondo, le Nazioni si sono riprese, si ricostruiscono le città e sembra proprio che la lezione subita dall’Umanità abbia dato i suoi risultati. Gli uomini, finalmente, stanno imparando a lavorare in pace e sembra che a nessuno interessino più le stupide dispute territoriali in atto precedentemente all'attacco alieno.

John Bradford è tornato al suo lavoro d’ufficiale conseguendo dopo il grado di Colonnello quello di Generale, si occupa ora di questioni delicatissime riguardanti sia la sicurezza nazionale, sia di problematiche riguardanti l'intero pianeta. E’ invitato dai Capi di Stato e di Governo di tutte le Nazioni.

Gli anni però trascorrono ugualmente, il Generale John Bradford, dopo la dipartita della madre Melissa prima e del padre Martin alcuni mesi dopo, entrambi ultracentenari scomparsi serenamente dopo una vecchiaia di salute e serenità passata accanto ad un figlio così importante, decide di cambiare casa; si trasferisce a Washington perché ora il suo ufficio si trova all’interno della Casa Bianca molto vicino all’ufficio del Presidente.

John ha quasi completamente dimenticato, dopo tanti anni, la sua provenienza aliena, ha messo al sicuro il medaglione in una camera blindata e, ciò che gli ricorda la sua origine è la salute sempre più precaria. L’aria inquinata della Terra lo rende ogni giorno più debole; ha solo settant’anni, ma se ne sente addosso più di cento.

La vita di John si svolge tranquillamente tutta incentrata tra la sua villa e l’ufficio, ogni giorno l'assistente fidato, il Capitano Bruce Collins l’aiuta nel lavoro e, soprattutto gli tiene compagnia.

John non ha mai avuto una famiglia, infatti, a causa della provenienza aliena, il suo patrimonio genetico è assolutamente incompatibile con quello terrestre. Ha molte amicizie in tutto il mondo, ma il suo migliore amico è il Presidente degli Stati Uniti il giovane Antony Hall eletto da pochi mesi.

John considera il nuovo Presidente come un figlio, perché questi ha poco più di trent’anni e, ricorda all’anziano Generale se stesso a quell’età. I due conversano amichevolmente ogni giorno scambiandosi pareri riguardanti gli argomenti più disparati; John cerca di aiutare con qualche buon consiglio il giovane Presidente a prendere alcune decisioni, compito a volte molto difficile per Antony a causa della sua giovane età.

E’ una caldissima giornata estiva quando è convocata al Pentagono una riunione d’urgenza, fatto che preoccupa molto il giovane Presidente, poiché è la prima volta che è chiamato a partecipare ad un incontro così importante.

Naturalmente partecipa anche il generale Bradford che occupa posto a fianco del suo giovane amico.

Cosa sta succedendo? Un altro pericolo minaccia il mondo: è stata avvistata una cometa del diametro di centoventi chilometri destinata ad entrare in collisione con la Terra. L’impatto distruggerà completamente ogni forma di vita sul pianeta, l’unica nota positiva è che la collisione è prevista tra un anno esatto e, quindi, c’è ancora tempo da dedicare alla ricerca di una possibile soluzione.

Naturalmente la popolazione mondiale è all’oscuro di tutto questo, la verità è conosciuta solamente dai governi e dai vertici militari.

Il tempo trascorre inesorabile, le varie idee che emergono per evitare la catastrofe sono accantonate. Solo una sembra la più attuabile: il bombardamento della cometa con gran parte dell’arsenale nucleare della Terra. Per fare ciò, è necessario che la cometa sia vicina, ossia quando mancherà circa un mese all’impatto.

Senza che nessuno se ne sia reso conto il giorno dell’attacco missilistico è arrivato, le Nazioni che partecipano all’operazione lanciano i loro missili contro la cometa.

Viene il turno degli Stati Uniti dove questo compito è affidato al giovanissimo Presidente Hall, da sempre assolutamente contrario all’energia nucleare; quando arriva il momento di “girare le chiavi” della sua “valigia nera” e di impartire l’ordine di lancio a tutte le postazioni missilistiche coinvolte, egli è letteralmente colto da una crisi nervosa e, scoppia in un pianto incessante. A nulla valgono le esortazioni dei consiglieri presidenziali, che non sapendo più cosa dire escono lasciando il giovane Presidente completamente solo.

Entra allora il Generale Bradford che consola il giovane Antony con queste parole: ”Figliolo, fatti coraggio! Quarant’anni fa anch’io avevo il terrore di fare una cosa della quale non conoscevo le conseguenze, ma era il mio dovere. Quello che è successo dopo l’avrai certamente letto sui libri di scuola. So che sei contrario all’energia nucleare, ma capisci che la stai usando per salvare il mondo, non contro altra gente. Gira quelle chiavi, premi il pulsante e impartisci l’ordine che tutti aspettano!” A queste parole Antony risponde: “Signor Generale, la prego, lo faccia lei, impartisca lei l’ordine. Io non ci riesco.” Risponde molto severamente John: “Ragazzo è compito tuo! Nessuno mi ha mai aiutato ad eseguire il mio dovere per quanto gravoso possa essere stato! Te lo ripeto fai quello che il tuo ruolo impone! Non puoi sfuggire al tuo dovere! Saresti ricordato nel futuro come il Presidente che ha avuto paura di salvare il mondo, ammesso che ci sia ancora un futuro!”

Le parole del Generale Bradford hanno finalmente l’effetto sperato, il giovane Antony si decide a lanciare i missili e ad impartire l’ordine di lancio ai suoi soldati in attesa di compiere il proprio dovere.

Poche ore dopo i missili lanciati dalle Nazioni di tutto il mondo raggiungono il bersaglio; a questo punto non è più possibile nascondere la verità a nessuno. Da ogni parte del pianeta è, infatti, possibile vedere i bagliori di luce prodotti dalle ripetute esplosioni nucleari.

Il bombardamento dura circa un’ora e, successivamente all’impatto dell’ultimo missile, si comprende, con orrore, che tutto è stato assolutamente inutile. Il corpo celeste continua indisturbato a dirigersi contro la Terra.

All’Umanità resta soltanto un mese di tempo prima di essere totalmente annientata.

Gli uomini si preparano alla fine, nelle città regna il caos, i servizi essenziali non sono più assicurati, tutti sono in preda ad un’isteria collettiva in attesa dell’estinzione.

Una delle poche persone alle quali non importa nulla di tutto questo è il Generale John Bradford che, essendo l’ultimo della sua stirpe e non avendo più nessuno a questo mondo si rassegna essendo convinto che se la natura ha deciso di cancellare l’Umanità, è perfettamente inutile opporvisi, bisogna accettare questo come un disegno superiore.

Il vecchio Generale mantiene queste convinzioni fino al giorno in cui il giovane amico, il Presidente Hall, gli si rivolge con queste struggenti parole: “Io non trovo assolutamente giusto che tutto debba finire in questo modo. E’ assurdo che la nostra civiltà, le nostre conquiste e tutto quello che abbiamo creato se ne vada così senza lasciare nessuna traccia. Non è accettabile che l’uomo sparisca come una qualsiasi altra specie animale che ci ha preceduto. Siamo stati gli unici ad uscire dai confini della Terra per spingerci verso le stelle, nessun altro animale non ha mai costruito città, né curate malattie, né create industrie. Quale animale si è mai dato delle leggi, una Costituzione? Sarà anche il volere della natura, o un disegno superiore, ma per me e per la stragrande maggioranza degli uomini è assurdo!”

Quella stessa notte l’anziano John, dopo esseri addormentato, riceve in sogno la visita dello spettro di suo padre che si manifesta con queste parole: “Ramses figlio mio, certamente non ti ricordi più di me, mi hai visto in quell’ologramma registrato nell’astronave. Questa volta non sono solo una semplice immagine registrata, sono quello che si può chiamare un fantasma. Ti parlo dalla mia dimensione, da quella vita che esiste dopo che il nostro corpo è morto. Sono tornato per annunciarti che il pianeta sul quale hai sempre vissuto è di nuovo in pericolo. Gli uomini non hanno nessuna possibilità di evitare la tragedia che incombe su di loro. Tocca di nuovo a te salvare questo mondo!”

Sempre durante il medesimo sogno John risponde: ”Padre mio la vostra presenza mi terrorizza, contavo di raggiungervi molto presto. Ditemi come posso fare per salvare un’altra volta la Terra, io sono solo un vecchio?” Risponde lo spettro durante la continuazione del sogno: “ Ramses, hai dimenticato l’energia del medaglione? Hai dimenticato la potenza della tua astronave? Il medaglione ti ridarà la forza perduta e l’astronave ha la possibilità di fermare quella cometa! Compi un’altra volta il tuo dovere prima che sia troppo tardi!”

Arrivata l’alba, l’anziano Generale si sveglia e, come tutti gli altri giorni si reca al lavoro. Questo non è un giorno uguale agli atri, infatti, manca soltanto una settimana all’impatto della cometa.

Appena entrato in ufficio John convoca immediatamente il suo assistente, Capitano Collins e gli chiede di accompagnarlo alla camera blindata. Una volta arrivati il Generale Bradford ordina al suo accompagnatore di lasciarlo solo e, dopo aver inserito una particolare combinazione alfanumerica, apre la cassaforte dove da parecchi anni è custodito il medaglione. Alla sola vista del suo talismano, il vecchio John se ne sente fortemente attratto come quando era giovane e, come allora, non può più separarsi da quel medaglione.

Tornato in ufficio il Generale Bradford trascorre il resto della giornata in compagnia del giovane Presidente e del Capitano Collins, raccontando ai suoi due giovani amici tutti i particolari su come aveva salvato la Terra circa quarant’anni prima. John, stranamente, si dimostra più allegro e pieno di speranza dei tre, quasi non si renda conto che manchino solo sette giorni alla fine del mondo.

Terminata la giornata, l’anziano Generale è accompagnato alla sua abitazione, come di consuetudine, dal Capitano Collins. Prima di entrare in casa, John ordina al suo assistente: “Capitano Collins, domani mattina venga a prendermi alle ore sei in punto. Mi raccomando sia puntuale come sempre!”

L’alba di quel giorno d’estate, insolitamente freddo e tempestoso, tanto da sembrare l’inizio di una giornata d’inverno, è arrivata. Il Capitano Collins è puntuale a casa del Generale Bradford rispettando l’orario da questi stabilito e, altrettanto puntuale, è lo stesso Generale.

L’assistente chiede al suo superiore come mai voglia recarsi al lavoro così presto. John risponde: ”Capitano Collins, lei non mi deve accompagnare in ufficio, si avvii, le dirò io dove mi deve lasciare.”

Dopo molte ore l’auto è arrivata in un posto sperduto sulla Costa Atlantica degli Stati Uniti, lontano da ogni centro abitato. Nei pressi di uno spiazzo il Generale Bradford ordina all’autista: “ Si fermi qui. Io sono arrivato. Lei torni indietro! Mi lasci solo!” Ricevuto quest’ordine il Capitano Collins è assolutamente stupefatto e, per la prima volta, replica con queste parole: ” Signor Generale, non è per contraddire i suoi ordini, ma io non posso lasciarla in questo luogo desolato con questa tempesta. Mi spieghi cosa deve fare in questo posto!” John risponde con un sorriso: “Capitano Collins, non si preoccupi per me. Torni indietro, troverà sul tavolo del suo ufficio una lettera con la quale le è riconosciuta la promozione al grado di Maggiore. E’ il minimo che possa fare per lei, per ringraziarla degli ottimi servizi che mi ha reso.”

Udite queste parole il Capitano Collins, seppur riluttante, prende la via del ritorno lasciando solo il Generale Bradford.

Esattamente come quarant’anni prima John davanti all’Oceano getta via il bastone al quale si sorreggeva, successivamente si toglie il copricapo d’ordinanza per gettarlo anch’esso in mare. Fatto questo, con le mani, si strappa la giacca della sua divisa, afferra il medaglione e, dopo essersi infuso coraggio, compone con i simboli del talismano la sequenza d’attivazione, pronuncia poi la frase che attiva il processo di mutazione. Dopo pochi minuti, il suo corpo è mutato proprio come in quel giorno di tanti anni prima in cui era cominciata la riscossa del genere umano.

Ultimata la trasformazione John, o meglio, Ramses commenta: ”Erano molti anni che non mi sentivo tanto in forza.  Mi sento giovane come allora, pronto ad affrontare ogni prova. Il fantasma di mio padre aveva proprio ragione, questa nuova trasformazione mi ha letteralmente ridato la giovinezza.”

Pochi istanti dopo arriva l’astronave da battaglia che aveva salvato il mondo dagli invasori e, come allora, tramite un raggio traente prende a bordo Ramses, che appena presi i comandi, si mette in comunicazione con il suo giovane amico, il Presidente Hall con queste parole: “Caro Antony, eccomi trasformato come quarant’anni fa. Scusa se non ti ho avvertito, ma è una decisione che ho preso da solo. Mi dirigerò verso la cometa e farò di tutto per fermarla. Parla tu per dare all’Umanità un po’ di speranza, poi parlerò io a tutto il mondo”. Il giovane Presidente risponde: “Generale Bradford, le confesso che avrei voluto proprio vedere le meraviglie tecnologiche della sua civiltà, ma in un’altra situazione. Grazie ancora a nome di tutto il mondo!”

Prima di chiudere le comunicazioni Ramses risponde: “Come ho sempre detto, sono io a dover ringraziare l’Umanità, questo è per me solo un dovere al quale non posso sfuggire. Antony, ti prego, non chiamarmi Generale Bradford, il mio nome è Ramses!”

Una volta data dal Presidente la buona notizia a tutto il mondo, è arrivato anche per Ramses il momento di parlare all’Umanità, egli si rivolge attraverso la sua astronave a tutto il genere umano con queste parole: “Popolo della Terra, questa è una prova terribile anche per me. Confesso di non essere sicuro di poter evitare la collisione, ma è mio dovere provarci. Nella sua storia millenaria, la mia civiltà non si è mai confrontata con un simile pericolo. Cercate di vivere questi giorni con fede e speranza con la certezza che tutto si risolva per il meglio. Farò di tutto per salvare il pianeta, lo devo ad ogni essere umano di questa Terra!”

Le persone che nutrono maggiori speranze sono gli anziani, poiché molti anni prima avevano avuto modo di vedere le incredibili potenzialità di Ramses e del suo straordinario veicolo.  

L’astronave si dirige verso lo spazio profondo facendo rotta verso il corpo celeste che, inesorabile, continua il suo avvicinamento.

Agli occhi di Ramses si presenta uno spettacolo terribile e stupendo nello stesso tempo, la cometa è gigantesca, la coda misura milioni di chilometri di lunghezza, il nucleo supera i centoventi chilometri di diametro, dietro di sé lascia una scia immensa di detriti e piccoli asteroidi.

Ramses è sconvolto, non avrebbe mai creduto di dover affrontare una minaccia così terribile, ma purtroppo il tempo stringe e, bisogna tentare qualcosa.

I sensori rilevano che il nucleo della cometa è composto per la maggior parte di ghiaccio misto a roccia e polvere. Ricevuti questi dati il corpo celeste è inquadrato nel sistema d’attacco dell’astronave e, non appena Ramses, con la sola forza del suo pensiero, attiva l’armamento, è generata una sfera di plasma, in altre parole, di materia non organizzata in atomi, come avviene all’interno delle stelle. Questa sfera, composta della stessa materia di quell’elemento che da a Ramses il suo potere ed energia all’astronave, è diretta alla velocità della luce contro la cometa. Dalla Terra si ammira uno spettacolo stupendo: la cometa, enorme e luminosissima, entra in collisione con una piccolissima sfera, più luminosa della cometa stessa.

Pochi secondi dopo l’impatto, la sfera di plasma libera tutta la sua tremenda energia contro il corpo celeste, riducendolo in frammenti poco più grandi di granelli di polvere.

La Terra è salva, ciò che resta della cometa entra nell’atmosfera e immediatamente si dissolve, tutto finisce in una sorta di spettacolo pirotecnico a livello planetario.

L’astronave rientra sulla Terra e Ramses desidera, al più presto, riprendere la sua normale vita, ma una volta atterrato e sceso dal veicolo, si rende conto, con stupore, che l’astronave non esegue il comando di ritorno verso le profondità oceaniche, ma staziona esattamente sopra di lui.

La cosa più preoccupante è che non è più possibile disattivare il processo di mutazione al fine di riprendere l’aspetto umano. Ramses è letteralmente preso dal panico e, non capisce cosa stia accadendo.

Senza che sia stato ordinato, l’astronave emette un raggio traente che prende a bordo Ramses;  pochi minuti dopo, si manifesta di nuovo il fantasma del padre, questa volta, però non in sogno, ma come un’apparizione spettrale, che accoglie l’atterrito Ramses con queste parole: ”Figlio mio, certamente ti stai chiedendo come mai non riesci a ritornare all’aspetto umano; il motivo è semplice, non è assolutamente possibile. La tua seconda mutazione è irreversibile, perché il tuo corpo ha già ricevuto quest’energia molti anni prima e ogni tua singola molecola, con questa nuova trasformazione, non può più tornare allo stato normale. Avendo attivato nuovamente il reattore nucleare del medaglione, questi non è più disattivabile, la reazione al suo interno non è più arrestabile.” Ramses, con un filo di voce chiede allo spettro: “Padre mio, ciò che cosa comporta?”

Risponde implacabile il fantasma: ”Figlio mio, vuol dire per te l’immortalità e poteri illimitati, in pratica poi considerarti una divinità, essendo la tua forma di vita basata totalmente sull’energia. L’immortalità comporta il dover vivere separato dagli uomini, tu non sei più uno di loro, nessuno ti accetterà. Guarda ora sullo schermo, sei arrivato nella tua casa: la grande Piramide!”

L’astronave, arrivata in Egitto, si posiziona esattamente sopra la grande Piramide di Cheope, immediatamente, tramite un raggio traente, Ramses è trasferito all’interno di una stanza segreta dove si manifesta nuovamente lo spettro del padre che si rivolge al figlio con queste parole: “Ecco la tua casa per l’eternità! Questa stanza fu costruita dalla nostra civiltà, funzionò da centro di controllo dal quale si tenne sotto sorveglianza l'intero pianeta. Quando l’abbandonammo, la rendemmo assolutamente introvabile per i terrestri, non c’è nessun modo di entrare qui da parte di un essere umano; lo dimostrano, infatti, tutti i tentativi vani, fatti dagli uomini, per trovare questa stanza segreta. Tutte le apparecchiature sono operative, da qui potrai osservare perfettamente ogni angolo del pianeta. Ora devi operare una scelta, o rimanere sulla Terra, vivendo tra la tua astronave e questa stanza, oppure prendere la via dello spazio, ma ricordati che anche arrivando in un altro mondo abitato da esseri intelligenti, sarai sempre una forma di vita diversa da tutte le altre e, pertanto, non sarai mai accettato!”

Ramses risponde così alle parole del fantasma: “Padre mio, spiegatemi perché non posso più tornare all’aspetto umano? Per quale motivo la nostra civiltà, in tutto il suo splendore tecnologico non ha una soluzione per risolvere questo problema?” Replica lo spettro: “Figlio mio, purtroppo anche la tecnologia più avanzata ha i suoi limiti. Prima di essere annientati, i nostri scienziati hanno scoperto casualmente quest’elemento che è la base della tua vita, ma purtroppo, siamo stati distrutti prima che si potessero scoprire tutti i segreti di questa nuova tecnologia. Sei immortale perché l’elemento produce, nelle sue innumerevoli ed incomprensibili reazioni nucleari, altro elemento, in altre parole la tua energia e quella dell’astronave sono letteralmente senza fine. Vivrai probabilmente oltre la fine dell’Universo stesso, in ogni caso sempre oltre un tempo concepibile per qualsiasi forma di civiltà. Tu non potrai mai raggiungermi nella mia dimensione, ma t’assicuro che verrò, di tanto in tanto, a farti visita in questa mia forma spettrale.”

Dovendo accettare questa sua nuova vita Ramses interroga nuovamente il fantasma: “Padre mio, ditemi quali sono i poteri illimitati?” Lo spettro risponde: “Figlio mio, quando abbiamo creato l’armatura di particelle, è stato ideato il soldato perfetto. Tu non puoi morire nemmeno se lo volessi, le intelligenze artificiali inserite nel medaglione e nell’astronave sono state programmate per preservarti da qualsiasi pericolo che possa minacciare la tua vita. Avendo riorganizzato la tua struttura molecolare, molte funzioni dell’organismo sono state potenziante, soprattutto le facoltà mentali. Hai fortissimi poteri telecinetici e puoi leggere nel pensiero. L’astronave, che da ora avrà base sotto questa Piramide, consente di viaggiare nello spazio e nel tempo e di aprire tunnel spazio-temporali. C’è un altro potere che ti sconsiglio di usare, si tratta della possibilità di restituire la vita ad un qualsiasi organismo che stia per morire. Non puoi riportare in vita un essere vivente che sia già morto, ma se una qualsiasi creatura sta morendo, il tuo intervento la può riportare alla vita. Ti scongiuro, però, non utilizzare mai quest’ultima facoltà, perché se riporti in vita un essere umano una sola volta, egli riprenderà a vivere normalmente, ma se malauguratamente, tu dovessi riportare ancora alla vita quello stesso essere, egli diventerà esattamente come tu sei ora, con la stessa armatura e le tue stesse facoltà e sarà condannato a vivere qui con te per tutta l’eternità!”

Scomparso lo spettro, Ramses si ritrova solo nella Piramide completamente sconvolto dalla sua nuova condizione. Sale a bordo della sua astronave per riflettere su cosa fare.

Attraversa tutta la Terra e si accorge di quanto bello sia questo pianeta, visita anche le profondità oceaniche e le trova stupende. Viste tutte queste bellezze, decide di non prendere la via dello spazio, ma di restare qui per sempre.

Ora però, deve spiegare a tutti gli abitanti del mondo per quale motivo, dopo aver fermato la cometa, sia sparito senza lasciare traccia.

Quale persona meglio del suo amico, il Presidente Hall poteva dare al mondo la spiegazione?

Ramses si mette in comunicazione con il giovane Antony con queste parole: “Carissimo amico ti chiederai dove sono finito dopo aver distrutto la cometa? Non sono certo fuggito, anche se odio le celebrazioni, il fatto è che non mi è più possibile riprendere un aspetto umano. Sono immortale, questo mi condanna a vivere per l’eternità in una stanza segreta creata dalla mia civiltà all’interno della grande Piramide di Cheope. Non mi è più possibile vivere tra gli uomini, perché non sono più un uomo. Antony, parla tu all’Umanità informando il genere umano che da questo momento potrà sempre contare sul mio aiuto per tutti i secoli che verranno. Questo mondo è bellissimo e io farò di tutto per difenderlo da ogni pericolo!” Udite queste parole, il cuore del giovane Presidente si riempie di gioia per aver ritrovato un amico, anche se ora non ha più l’aspetto bonario di un anziano signore. Antony risponde a Ramses: “Quale piacere ho nel risentire la vostra voce! Sono però spiacente di informarvi che non sarò io a presentarvi all’Umanità, dovrete farlo voi alle Nazioni Unite dove sarete sempre il benvenuto! Toglietemi ora una semplice curiosità; nella vostra vita umana vi ho sempre chiamato Signor Generale, ditemi ora qual è il vostro titolo?” Risponde Ramses dalla sua astronave posta proprio sopra la Casa Bianca: “Per farti un favore accetto l’invito a presentarmi alle Nazioni Unite, per quanto riguarda il titolo, nel mio mondo sarei stato il Principe Ereditario, ma gradisco essere chiamato semplicemente Ramses.”

Poche settimane dopo, è organizzato l’incontro tra Ramses e tutte le delegazioni dei governi della Terra presso il Palazzo delle Nazioni Unite. L’evento suscita l’interesse di tutto il pianeta ed è seguito dai mezzi d’informazione di tutto il mondo.

Ramses si rivolge tramite il Segretario Generale delle Nazioni Unite a tutte le popolazioni della Terra: ”Abitanti del mondo, sono qui per ottemperare ad una promessa anche se non gradisco le celebrazioni. Tutti conoscono ormai la mia storia, dopo aver salvato il pianeta una volta sono stato chiamato a farlo di nuovo e mi sono ritrovato immortale e condannato alla solitudine eterna. Ho però sempre il dovere di aiutare tutti i popoli minacciati da un qualsiasi pericolo, pertanto ho consegnato nelle mani del Signor Segretario un plico sigillato contenente un codice d’accesso segreto che, trasmesso via radio, via satellite o per via telematica, permette di comunicare con il mio centro di controllo all’interno della Piramide di Cheope o, direttamente con la mia astronave. Prometto solennemente di intervenire qualora l’Assemblea delle Nazioni Unite me lo richieda, in qualsiasi momento, per tutti i secoli che verranno.” Prende parola il Segretario Generale: “Vostra Altezza Imperiale Principe Ramses, vi chiedo, in nome di tutte le nazioni qui rappresentate, di prendere la reggenza del mondo, essendo voi al di sopra d’ogni Stato. Con questo non vi sto chiedendo di governare il pianeta, ma di essere un consigliere, un giudice sopra qualsiasi governo. Vi prego di accettare quest’incarico.” Ramses risponde: ” Signor Segretario, sono spiacente, ma non posso accettare la sua offerta, non è compito mio né governare, né sovrintendere il mondo. Il mio dovere, viste le mie facoltà particolari, è solo di proteggere la Terra da ogni pericolo. La prego non mi chiami più Vostra Altezza Imperiale, questo titolo era valido solo sul mio pianeta. Mi chiami semplicemente Ramses."

Negli anni a venire Ramses parla raramente al mondo, rimane nella Piramide pronto ad intervenire ad ogni richiesta. Vede passare i secoli, i millenni, intervenendo di volta in volta per risolvere qualche problema, ma lui rimane sempre uguale, una presenza silenziosa, ma che ha cambiato e può cambiare il destino dell’Umanità.

 

   

          

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