LA NAVE

“Ho comandato navi e sommergibili per molti anni in tutti i mari del mondo, in ogni condizione, poi dopo aver lasciato la carriera militare, ho avuto la soddisfazione di condurre le più spettacolari navi da crociera che abbiano solcato il mare.
Finalmente, in tarda età, realizzo il mio più grande sogno: quello di essere il Comandante di una nave interamente progettata e costruita dal mio cantiere navale. Mi auguro che questo vascello, la cui realizzazione ha richiesto anni e anni di durissimo lavoro, possa far trascorrere ai suoi passeggeri momenti indimenticabili, come quelli che il mare mi ha sempre regalato.
Ringrazio tutti coloro che hanno creduto in me e hanno collaborato alla nascita di questa nuova realtà.”
Con queste parole il Comandante Cristoforo Cambiaso apre la cerimonia del varo della prima nave uscita dal suo cantiere, la più lussuosa, ma soprattutto la più moderna e sicura nave concepita per un solo scopo: il divertimento e la soddisfazione dei suoi passeggeri.
Aveva percorso molta strada il Comandante Cambiaso, genovese purosangue, da quel lontano giorno in cui si era arruolato nella Marina Militare Italiana all’Accademia di Livorno.
Anni e anni di servizio sulle più importanti navi fino ad assumere il comando d’alcuni vascelli.
Arrivato il momento di sposarsi e di mettere su famiglia, Cristoforo decise di passare al comando di navi civili, era stanco di essere un militare, visto che anche la moglie Claudia, pacifista convinta, non era felice di avere un marito comandante di navi da guerra, oltretutto lo stipendio offerto dagli armatori di navi da crociera era migliore rispetto alla paga d’ufficiale di Marina.
Gli anni trascorrono serenamente, l’unico dispiacere del Comandante Cambiaso è di non aver mai avuto figli ai quali trasmettere la sua grande passione per il mare.
Il sogno di Cristoforo era di comandare, un giorno, una nave totalmente progettata e costruita in un proprio cantiere navale. Quel giorno era finalmente arrivato.  
Aprire un cantiere navale e, soprattutto, progettare e costruire una nave con le caratteristiche dell’Arcadia, così, infatti, è stata battezzata, costa a Cambiaso il denaro risparmiato durante tutta la sua vita, e oltretutto, è necessario contrarre parecchi debiti.
Tutto questo però, ha dato risultati strabilianti, l’Arcadia è la più bella, ma soprattutto la più moderna nave da crociera che sia stata costruita. Dispone di cinquecento cabine tutte arredate come suites, ristoranti, discoteche e casinò tanto belli da far invidia a quelli in terra ferma.
Quello che rende l’Arcadia una nave diversa da tutte le altre, è l’assoluto livello di sicurezza, sia attiva sia passiva. Il vascello è, infatti, dotato di sistemi di navigazione davvero unici che consentono di governare la nave con qualsiasi condizione atmosferica. La sicurezza dei passeggeri è affidata ad un sistema che controlla ogni angolo della nave segnalando anche la più piccola anomalia.
Il giorno della partenza della prima crociera è finalmente arrivato, tutti i passeggeri sono saliti a bordo, si salpa da Genova alla volta del Golfo di Napoli per ammirare le splendide isole d’Ischia e di Capri, toccando poi l’Arcipelago delle Baleari, arrivando allo Stretto di Gibilterra per poi entrare nell’Oceano Atlantico fino all’isola portoghese di Madera per poi prendere la via del ritorno nel Mediterraneo per arrivare nel porto di Napoli nell’attesa di cominciare un’altra crociera.
La vita a bordo è meravigliosa, i passeggeri si divertono e sono felici, come primo viaggio non ci si poteva aspettare di meglio.
All’arrivo nel porto di Napoli, gli ospiti ringraziano il Comandante Cambiaso per questi dieci giorni di crociera, i dieci giorni più belli ed intensi della loro vita.
Alcuni croceristi vorrebbero rimanere, ma il Comandante spiega loro che ciò non è possibile, poiché la nave è già al completo per la prossima crociera che porterà i passeggeri da Napoli, attraverso il Mediterraneo e l’Oceano Atlantico, fino alle coste della Florida, per poi riprendere la via del mare alla volta di Genova.
E’ l’alba di un caldissimo primo giorno d’Agosto, quando è recapitato al Comandante Cambiaso un pacco dono anonimo, che contiene un bellissimo, ma alquanto sinistro ed inquietante dipinto.
Cambiaso, amante, ma non certo esperto d’arte, guarda attentamente il quadro: vi è raffigurato un mostruoso animale marino nell’atto di ghermire una nave. Il fatto più strano è che a differenza dei soliti quadri del genere, che raffigurano per lo più antichi vascelli affondati da mostri marini, la nave raffigurata nel quadro regalato a Cambiaso, è una nave modernissima dell’ultima generazione.
Un altro particolare inquietante, è rappresentato dalla raffigurazione di quella stranissima bestia, un animale mai immaginato fino ad ora, non la solita piovra, calamaro gigante o serpente marino, ma una creatura orripilante, i quali occhi, terrificanti e crudeli, danno l’impressione che neanche si tratti di un dipinto, ma di un qualcosa di vivo che sia in agguato.
Confezionata assieme al dipinto c’è una lettera anonima che dice: “Carissimo Comandante Cambiaso, voglia accettare questo piccolo dono come augurio di buona fortuna. Appenda il quadro nella sua cabina, certamente la impreziosirà. Firmato un suo vecchio amico.”
Detto fatto: il quadro fa bella mostra di se dietro alla scrivania del Comandante, il quale, essendo talmente impegnato per i preparativi della partenza per la nuova crociera, non riesce nemmeno a pensare, neppure lontanamente, a quel suo fantomatico “vecchio amico” che lo ha omaggiato con quel bellissimo, ma sinistro ed inquietante dipinto.
Terminate le operazioni d’imbarco, puntualissima, alle ore 17 in punto, l’Arcadia salpa per la sua seconda crociera. A bordo ci sono passeggeri di tutto il mondo e d’ogni estrazione sociale: dalla coppia in viaggio di nozze ai single in cerca d’avventure, dalla comitiva di pensionati al professionista affermato, oltre ad alcuni grandi imprenditori e perfino alcuni discendenti di Case Reali. Tutti quanti sono trattati allo stesso modo e vale a dire con il massimo della professionalità e dell’efficienza possibile.
Il viaggio, caldo a parte, procede benissimo, durante la prima notte di navigazione è offerta una stupenda cena di gala nella quale il Comandante Cambiaso ringrazia personalmente tutti i suoi ospiti.
Il giorno dopo purtroppo è tutta un’altra musica, stranamente diversi passeggeri, uno dopo l’altro, improvvisamente incominciano a soffrire di stranissimi disturbi, dapprima con febbre altissima, tanto da causare delirio, successivamente con la comparsa di dolorosissime eruzioni cutanee.
Tale situazione, inizialmente sottovalutata, peggiora sempre di più tanto che alla sera del secondo giorno di navigazione, la strana malattia ha colpito più di 60 passeggeri.
Sempre durante la giornata uno dei cuochi di bordo rimane gravemente ustionato da una fiammata anomala scaturita da un fornello. Questo fatto è assolutamente assurdo poiché gli impianti della nave sono perfetti dal punto di vista della sicurezza e, il cuoco è una persona che conosce benissimo il suo lavoro.
Il nuovo giorno comincia nel peggiore dei modi, infatti, alle prime luci dell’alba, il timoniere di turno è colpito improvvisamente da quello strano morbo che già sta colpendo i passeggeri. La cosa più tragica è che il giovane ufficiale muore dopo poche ore senza che i medici di bordo possano fare nulla per salvargli la vita. Purtroppo non è il solo decesso, infatti, muoiono anche alcuni passeggeri sempre colpiti dalla misteriosa malattia.
Il Comandante Cambiaso chiede spiegazioni al medico di bordo che così risponde: “Signor Comandante non so spiegare le origini di questa malattia, la cosa più assurda è che i pazienti sono negativi a tutte le analisi sia dal punto di vista batterico, virale e tossicologico, in altre parole queste persone sono sane, ma purtroppo ogni ora che passa le loro condizioni continuano a peggiorare. La scongiuro Comandante torniamo indietro, se aspettiamo ancora perderemo altre vite!”.
Sentite queste parole Cambiaso impartisce l’ordine di invertire la rotta e di ritornare in Italia.
Purtroppo la richiesta non è accolta e all’Arcadia non è concesso di rientrare nel porto di Napoli da dove era salpata solo da tre giorni. Le autorità italiane negano il permesso di rientrare in quanto considerano la nave in quarantena, sono promessi aiuti, l’intervento di una squadra di medici specializzati, ma col passare delle ore questi soccorsi non arrivano, infatti, non c’è medico disposto a salire a bordo dell’Arcadia visto che la malattia dei passeggeri è molto virulenta e, soprattutto sconosciuta.
La situazione precipita quando da una nave militare italiana è ordinato all’Arcadia di riprendere il mare considerando la sua presenza al largo di Napoli un pericolo per la popolazione.
Non potendo esimersi dall’eseguire l’ordine, Cambiaso riprende il mare, sperando che la situazione in qualche modo migliori. Accade il contrario: oltre alla malattia sull’Arcadia si susseguono fatti assurdi e tragici. Un cameriere muore colpito da un lampadario, alcuni passeggeri, mentre erano immersi in una delle piscine, rimangono uccisi folgorati da un’inspiegabile scarica elettrica trasmessa in chissà quale modo all’acqua, una donna rimane seriamente ferita dallo scoppio del televisore della sua cabina, nella sala del casinò si sviluppa un devastante incendio senza che nessuno dei sistemi di sicurezza lo abbia segnalato, il tutto senza che nessuno possa fare niente, senza nemmeno un porto dove rientrare, visto che tutti i Paesi toccati dall’Arcadia hanno negato il permesso d’attracco considerando la presenza della nave pericolosa in quanto contagiata da una malattia misteriosa.
La navigazione continua e con essa anche le sciagure, un altro incendio danneggia seriamente la plancia di comando rendendo la situazione ancora più difficile.
I passeggeri sono alla disperazione, tanto che un piccolo gruppo in preda ad isteria si toglie la vita gettandosi in mare.
Dalla partenza è trascorsa solo una settimana, chi mai avrebbe immaginato che una vacanza bellissima e tanto desiderata si sarebbe trasformata in una trappola mortale? Perché così tanta malasorte?
L’Arcadia è in pieno Oceano Atlantico, Cambiaso chiede aiuto alle autorità degli Stati Uniti che come risposta inviano due sottomarini con l’ordine di tenere la nave ben lontana dalle coste Americane.
Quella stessa sera Cambiaso nel conversare con il Commissario di bordo apprende la notizia della morte d’altre persone tra le quali il medico di bordo anch’egli vittima di quella stessa malattia che già ha ucciso una buona parte delle persone imbarcate su quella nave maledetta.
Le morti colpiscono altri ufficiali, anche lo stesso Commissario di bordo muore poche ore dopo la comparsa dei primi sin tomi della malattia.
Come se tutto ciò non bastasse ci si mettono anche le proteste dei pochi passeggeri rimasti in salute che chiedono a Cambiaso quando usciranno da questa terribile situazione. Il Comandante risponde a tutti con le stesse parole: ”Su questa situazione ne so quanto voi, siamo in pieno Atlantico, nessuno ci concede il permesso di attraccare e, soprattutto, nessuno ha il coraggio di salire su questa nave per aiutarci. Spero solo nella Divina provvidenza, visto che peggio di così non può andare”.
La protesta più forte e accorata è quella di una ricca signora alloggiata in una delle migliori suites che avendo perso la pazienza si reca di gran carriera nell’ufficio di Cambiaso.
La signora in questione si chiama Annunziata Finocchiaro meglio conosciuta come la Maga di Trinacria, sicuramente una dei passeggeri più ricchi imbarcati sull’Arcadia.
Annunziata è siciliana di Bagheria, ma quando era giovane la sua famiglia si era trasferita per motivi di lavoro a Torino, dove dopo aver terminato il Liceo Classico e dopo essersi laureata con il massimo dei voti in Lettere Antiche, anziché intraprendere la carriera d’insegnante, aveva sentito la vocazione religiosa di entrare nell’Ordine delle Clarisse. Trascorse così, venti anni della sua vita ricoprendo nell’Ordine incarichi sempre più importanti, fino al giorno in cui si accorse d’avere qualcosa di diverso rispetto a tutte le altre persone, lei sapeva in precedenza quando doveva accadere qualcosa, capiva, senza essere un medico se una persona era ammalata, i suoi sogni erano sempre visioni del futuro.
Il fatto che più sconcertava Annunziata è che poteva conversare con gli spiriti dei defunti, ma veramente, non come tanti truffatori che abusano della disperazione della gente.
Viste queste sue facoltà particolari, Annunziata lascia l’Ordine delle Clarisse, perché ha deciso di aiutare le persone nella vita di tutti i giorni.
Si stabilisce a Torino, nella città dove era sempre vissuta prima di diventare una suora, e apre il suo Studio Professionale di Consulenza Paranormale, ma vista l'origine siciliana, tra la gente è conosciuta come la Maga di Trinacria.
In pochissimi anni, le sue facoltà salvano molte vite, perfino le Forze dell’Ordine chiedono aiuto ad Annunziata per trovare persone scomparse, vittime di rapimenti e puntualmente lei riesce a risolvere qualsiasi caso.
A prova della sua onestà e buonafede Annunziata non chiede alcun compenso, la sua ricchezza è costruita solo sulle libere offerte dei “clienti”, ma aiutando società e persone molto importanti, le offerte diventano cospicue, tanto che Annunziata fonda vari enti benefici, gestiti da lei stessa, in modo che nessuno possa mettere le mani sul denaro delle offerte al fine di utilizzarlo per fini poco nobili.
La Maga di Trinacria entra arrabbiatissima nell’ufficio di Cambiaso e lo aggredisce con queste parole: ”Signor Comandante, mi volete spiegare cosa diavolo sta succedendo su questa maledetta nave? I passeggeri si ammalano e muoiono uno dopo l’altro, ogni giorno succede una nuova disgrazia e, soprattutto, nessuno si degna di venire in nostro aiuto! Mi scusi, ma lei come Comandante è un totale incompetente, ci sta lasciando crepare tutti senza fare nulla! Lasci il comando ad un altro Ufficiale che si sappia imporre meglio di lei! Io ho pagato questa vacanza, che attendevo da moltissimi anni, un occhio dalla testa e non vorrei lasciare la pelle sulla sua stramaledettissima nave!”
Il povero Comandante risponde sconsolato: “Signora, ha perfettamente ragione, non so più che cosa fare, non capisco cosa stia succedendo sulla mia nave, lascerei volentieri il comando ad un altro Ufficiale, ma a chi? Gli Ufficiali che non sono già morti, sono ricoverati in infermeria in condizioni disperate. A questo punto mi aspetto di ammalarmi e di morire io stesso. L’unica cosa che posso fare per lei è quella di porgerle le mie più sentite scuse, anche se credo di non avere alcuna colpa per tutte le disgrazie che sono accadute all’Arcadia.”
Annunziata a queste toccanti parole rimane per qualche istante in assoluto silenzio, poi, all’improvviso, impallidisce mentre la sua attenzione si focalizza su quel misterioso quadro ricevuto in regalo da Cambiaso il giorno prima di salpare.
Il Comandante, guardando in viso Annunziata le si rivolge preoccupato: “Signora, sta male? Le serve aiuto? Mi dica cosa posso fare?”
La Maga di Trinacria risponde con un filo di voce: ”Signor Comandante, sono io a dovere delle scuse a lei, ecco la causa delle nostre disgrazie! Quel quadro che ha appeso sopra la sua scrivania emana un influsso malefico terribile, come non ne avevo mai visto! La scongiuro di liberarsene immediatamente! Lo butti subito a mare!”
Cambiaso, benché molto scettico verso il sopranaturale in genere, capisce subito che Annunziata non sta per nulla scherzando e, immediatamente, afferra il dipinto con l’intento di staccarlo dalla parete per gettarlo in mare, ma al solo tocco, il quadro emana una sorta di fortissima scarica elettrica che scaraventa il Comandante a terra facendolo letteralmente ruzzolare dalla parte opposta del suo ufficio.
Vedendo tutto ciò, Annunziata chiede a Cambiaso: “Si può sapere da dove proviene questo maledetto dipinto? Dove l’ha trovato? Emana un’energia negativa tanto forte da ucciderci tutti senza che possiamo fare nulla per impedirlo! In questo quadro c’è una fortissima maledizione, che qualcuno ha proferito contro di lei, la sua nave e tutti noi.”
Il Comandante, incredulo e atterrito, risponde: “Questo dipinto mi è stato inviato come regalo il giorno prima di salpare, ma sul pacco non vi era alcuna indicazione del mittente. Non ho proprio idea su chi mi possa aver lanciato contro questo terribile maleficio, io non ho nessun nemico. Signora, lei è famosa come maga, la prego di fare quanto è in suo potere per togliere questa maledizione, le assicuro che pagherò molto bene i suoi servizi.”
Annunziata tristemente risponde: “Mi dispiace Signor Comandante, l’influsso malefico è talmente potente da non potere essere annullato. Non ho mai visto una maledizione così terribile. Per le mie conoscenze esoteriche e paranormali, questo maleficio non può essere tolto, pertanto, purtroppo siamo tutti condannati a morte certa. Qualcuno, invidioso di lei e del suo successo, ha dannato la propria anima per provocare la sua morte, la distruzione della sua nave e con essa la fine di tutti noi suoi passeggeri nel modo più terribile possibile. L’unica speranza, tra l’altro molto remota, è che intervenga uno spirito benefico tanto potente da annullare la maledizione. Dobbiamo sperare nell’intervento di un Angelo”.
Annunziata, rassegnata, esce dall’ufficio di Cambiaso lasciandolo solo e sempre più disperato, la sua depressione si fa così forte da indurlo a pensare al suicidio, ma nello stesso momento nel quale sta per buttarsi nell’Oceano, Cambiaso scorge una stranissima figura che passeggia sul ponte, un passeggero che nessuno ha mai visto prima d’ora, vestito con abiti molto inconsueti, che sembra invitare Cambiaso a seguirlo. Il Comandante, immediatamente, cerca di inseguire il misterioso passeggero, ma la strana figura sembra essersi dissolta nel nulla.
Cambiaso si ritira nella sua cabina dove riceve ancora la visita d’Annunziata che, in uno stato d’assurda euforia, si rivolge al Comandante con queste concitate parole: “Comandante Cambiaso, forse non è tutto perduto! Si ricorda che le ho spiegato che solo uno spirito benefico, un Angelo, potrebbe annullare la maledizione? Ebbene ho avvertito la presenza di una fortissima energia positiva, tanto forte da avere buone possibilità di togliere questo terribile maleficio. Non abbia paura! Nelle prossime ore questa presenza benefica le si potrebbe manifestare sotto forma di un’apparizione spettrale. Non si preoccupi, questo spirito è la nostra unica speranza. Io non posso fare nulla, perché questa presenza positiva mi ha fatto capire che entrerà in contatto solo con lei.”
Annunziata esce dalla cabina di Cambiaso lasciandolo ancora solo e, soprattutto, terrorizzato.
Il malcapitato Comandante cerca di riposare qualche ora, ma non riuscendo a chiudere occhio, trascorre il resto della notte ripensando a quella misteriosa figura apparsa sul ponte, ricollegando questo fatto alle parole d’Annunziata, con la speranza che quell’apparizione sia l’Angelo venuto finalmente in soccorso dell’Arcadia e di tutti i suoi sventurati passeggeri.
E’ arrivata l’alba, qualcuno bussa alla porta della cabina di Cambiaso che, sorpreso per una visita a quell’ora così insolita, incuriosito accoglie il misterioso visitatore.
Aperta la porta, al Comandante si presenta un uomo in abiti in uso tra il 1650 e il 1700, con una lunghissima barba nera ed incolta, molto pallido in volto, con in testa un cappello enorme e al cinturone una grossa sciabola e una pistola ad avancarica, con il cane armato, pronta per sparare.
Cambiaso è letteralmente paralizzato dal terrore, lo strano uomo, lo fissa con i suoi occhi di un nero tanto profondo da atterrire anche il più coraggioso tra gli uomini, ma poco a poco il Comandante riconosce quella figura che aveva visto il giorno prima sul ponte e che gli aveva impedito di buttarsi a mare. Infondendosi coraggio, Cambiaso, prova a stabilire un contatto con il fantomatico personaggio e gli si rivolge con queste parole: “Siete forse voi la presenza che la maga mi ha annunciato? Siete venuto per aiutarmi? Oppure mi volete portare nell’Aldilà? Se così fosse, vi prego di portarmi con voi in fretta perché non sopporto più tutte queste disgrazie!” Il fantasma prima sorride, poi risponde: “Comandante Cambiaso, non abbiate paura di me. Sono io lo spirito che la maga vi aveva annunciato. Sono tornato dall’Aldilà per aiutarvi. Io in vita, molti secoli prima che voi nasceste, sono stato un uomo di mare, un Comandante di molte navi, ma nel mio ultimo viaggio ho perso la nave, l’equipaggio e la mia stessa vita, tutto per colpa mia, per sete di potere e di denaro, ho commesso così tanti errori da portare a morte i miei marinai che mi avevano seguito in tutto il mondo con grandissima fedeltà, senza mai discutere i miei ordini. Da quel giorno la mia anima non ha pace! Ora finalmente è arrivato il momento di redimermi salvando voi, la vostra nave, il vostro equipaggio e i vostri passeggeri. Vi chiederete perché ho deciso di intervenire in vostro aiuto. Il motivo è semplice, avete ricevuto tanto male assolutamente immeritato, siete un esempio d’onestà, non è giusto che ora che avete realizzato il vostro più grande sogno, qualcuno distrugga tutto solo per il male più grande che affligge l’Umanità, l’invidia!”
Cambiaso ora si sente più tranquillo e risponde allo spettro con queste parole: “Come farete a togliere la maledizione che mi è stata lanciata con quel maledetto quadro?” Il fantasma non risponde, afferra la sua pistola ad avancarica e spara contro il dipinto colpendo la figura del mostro marino, successivamente, con la sciabola taglia, il quadro sempre sulla figura della bestia.
Il dipinto comincia a sanguinare, e subito dopo prende fuoco, Cambiaso fugge immediatamente dal suo ufficio e quando vi rientra con un estintore per cercare di domare le fiamme, vede che il quadro è tornato perfetto, è però scomparsa la figura del mostro, la nave raffigurata, ora naviga con un mare stupendo e con un cielo azzurro.
Il fantasma è scomparso prima che Cambiaso lo abbia potuto ringraziare, tutti i passeggeri ammalati guariscono immediatamente senza che la misteriosa malattia abbia lasciato nessun segno ma, purtroppo i morti non ritornano in vita.
Finalmente il Comandante può comunicare che l’epidemia è finita, le squadre di soccorso salgono a bordo dell’Arcadia, ma i medici visitando i passeggeri, li trovano tutti in buonissima salute, senza riscontrare alcuna traccia del misterioso morbo che aveva ucciso più della metà delle persone imbarcate su quella sventurata nave. Nemmeno sui cadaveri si ritrovano tracce del misterioso contagio, che sembra non essere mai esistito.
E’ arrivata l’ora di tornare a casa, arrivati nel porto di Napoli, Cambiaso saluta scusandosi personalmente con tutti i passeggeri, i pochi sopravvissuti, subito dopo sale sul primo aereo per la sua amata Genova dove, finalmente, riabbraccia l’adorata moglie Claudia che aveva perso ogni speranza di rivedere vivo suo marito.
Sono trascorsi alcuni mesi dalla tragedia dell’Arcadia, che da allora, è rimasta ormeggiata nel porto di Napoli, Cambiaso si è totalmente ripreso, tanto da sentire ancora più forte di prima il richiamo per il suo mare. Decide di organizzare un’altra crociera, ancora più bella e spettacolare di quanto avesse pensato prima.
Pochi giorni prima della partenza, una notte, Cambiaso riceve inaspettatamente la visita di quel fantasma che lo aveva salvato, che gli si rivolge con queste confortanti parole: “Comandante Cambiaso, partite pure senza nessun timore, la maledizione è tolta per sempre. Siete un uomo giusto!” Il Comandante risponde allo spettro: “Grazie, Grazie di tutto quello che avete fatto per me e per la mia nave! Ditemi chi siete, come vi chiamate e, soprattutto, rivelatemi chi mi ha lanciato quel terribile maleficio.” Il fantasma risponde: “ Che cosa vi importa di saper il mio nome? Sono solo un uomo di mare come voi. Questo è più che sufficiente! Non vi è dato sapere chi vi ha lanciato quella terribile maledizione. Io dall’Aldilà ne sono a conoscenza, ma non mi è stato concesso di rivelarvelo. Non è giusto che trascorriate il resto dei vostri giorni divorato dall’odio.
Ora vi devo lasciare per sempre, ci rivedremo nell’Aldilà, ma non vi posso rivelare quando, vi dico soltanto che ci ritroveremo tra molto molto tempo.”
Cambiaso, continuò a navigare felice con l’Arcadia e mai più nessuna sventura colpì la sua nave, il suo equipaggio e i suoi passeggeri.
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