Gianfranco Cassini, c'invita a leggere questo racconto e offre al navigatore due finali;
inoltre ha scritto un breve saggio sul mondo delle chat, dal titolo: CH@TT@NOOG@ CHOO CHOO









1 Alla Mattina, la sveglia suonò  alle 5 e 30

 

Alla mattina, la sveglia tuonò alle 5 e 30 insieme ad un temporale estivo di quelli che forse non si ricordano più. I vetri delle finestre tremavano, quasi fossero lì e lì per sbriciolarsi, sotto i tremendi colpi dei fulmini che coloravano il cielo, rendendolo a giorno,  inarcuati    da raffiche di vento impetuose, come ad essere in mezzo ad una tempesta monsonica.

 

Mi svegliai di soprassalto, come se mi fossi addormentato da cinque miniti.

 

Passai la notte quasi totalmente pensando a come sarebbe stata la giornata seguente, mi ero davvero addormentato da poco.

Quella non si presentava come una giornata simile ad altre, era la mia giornata, quella  in cui M ed io, per la prima volta saremmo partiti insieme per le vacanze estive.

 

Quello che il mio cervello elaborò mentre mi ribaltavo di qua e di la nel letto, fu qualcosa d’indefinibile.

Mi si presentavano scene, a volte chiare e limpide e a volte nebbiose e confuse, poi ritornavo alla scena precedente come in un incalzare di figure, luci, ombre, ma con l’immagine di lei sempre presente.

Eravamo giovani ed il fatto di poter stare un’intera settimana insieme, con le benedizioni delle nostre famiglie, era quasi come l’essere consapevoli di essere autorizzati a tutto.

Saremmo andati in treno al mare nella casa dei miei genitori, della quale, per gentile ed unica concessione, ottenni, insieme a mille e più raccomandazioni, anche le chiavi.

 

Ero grande in quel momento, introducevo per la prima volta M. nella casa in cui avrei voluto essere con lei, fin dalle estati precedenti, durante le quali invece, mi trascinavo da solo o con i miei, in compagnia di un vecchio giradischi, molti dischi di Neil Young e dei Genesis e la mia bella e regolare materia da preparare per settembre, la matematica.

 

Invece quella volta avrei portato lei.

 

 2 Conoscevo M. da molti anni, fin da bambino

 

Conoscevo M. da molti anni, fin da bambino, abitavamo nello stesso cortile di una vecchia casa di ringhiera, quando le stesse erano solo case e non una moda per milanesi benestanti.

Allora, la vita della ringhiera, del cortile o del portone che si affacciava sul corso principale, era una vita vera, vissuta in tutti i suoi momenti.

Era il teatro sul cui palcoscenico, si rappresentava la vita di tutti i giorni.

C’erano le botteghe del corso, con il lattaio che vendeva il latte nelle bottiglie di vetro e le caramelle sciolte, puntuale resto, da noi bambini atteso come un rito quotidiano.

C’era il droghiere che vendeva il caffè sfuso così come lo zucchero.

E noi lì a giocare a tutti i giochi possibili immaginabili a quell’età.

La bicicletta era in ogni caso lo strumento più gettonato.

Non so piu’ quanti chilometri avessi percorso, all’interno di quel cortile della vecchia Milano.

So solo che oggi, mi ritrovo dei quadricipiti di tutto rispetto e forse, un grazie alla vecchia Campus Cross, glielo devo proprio.

Siamo dunque cresciuti insieme M. ed io e per molto tempo i giochi erano comuni tra maschietti e femminucce ovviamente.

Solo con il passaggio ad età più scolarmente evolute, il giuoco si tramutava, in incontri, discussioni e si sentiva dentro il crescere di qualcosa che non fosse più solo un incontrarsi per giocare, bensì per il piacere di stare insieme e parlare di scuola o di altri svaghi.

 

Non so se si può affermare, che stava nascendo in me qualcosa vicino ad un sentimento per quella ragazza, ormai non più bambina le cui sembianze e forme diventavano sempre più aggraziate e modellate, certo è che la sua vicinanza, non mi lasciava del tutto indifferente.

E quando a ciò,  si aggiunge un leggero velo di gelosia, nel vedere che, ella oltre alla mia attenzione, riceveva anche quella degli altri ragazzi, fino a ieri bambini, oggi ometti, ecco che forse il terremoto che sentivo dentro di me poteva anche definirsi innamoramento.

 

Fu da quel momento che decisi che M. sarebbe stata la mia donna, ma non solo nel senso di ragazza, ma proprio di ideale di donna.

M. era bionda, con gli occhi grandi di un’espressione unica e col tempo imparai a leggere quegli occhi molto bene.

Era alta,   slanciata, con un sorriso a volte compiacente, a volte risoluto nella sua determinazione.

Sì determinazione, è forse una delle caratteristiche peculiari di M.

 

 

3 Lei si presentò sotto casa mia alle 6 in punto

 

Lei si presentò sotto casa mia alle 6 in punto, come concordato la sera prima. Aveva l’aria, al contrario della mia, di avere dormito ed anche bene, noncurante nemmeno del temporale che aveva imperversato.

Era iperattiva, già a quell’ora, come sempre del resto, indifferente alle legge dei bioritmi che vorrebbero un lento risveglio mattutino. Mai un passo strascinato, mai un segno di stanchezza, perfettamente truccata, non in modo pesante, ma tale   da rendere gli occhi, se possibile, ancora più evidenti, più luminosi.

Aveva una tuta di jeans a saloppette, una maglia bianca sotto che le evidenziava le forme statuarie.

Mi venne incontro, mentre ero ancora ricoverato sotto il portone di casa mia, in attesa che il nuovo giorno spazzasse via gli ultimi residui di una notte, quanto mai   tribolata, anche da un punto di vista meteorologico.

Infatti, già in lontananza, si vedevano i primi chiarori di un alba rossa estiva, suggestiva a dismisura, quasi a fare da preludio ad un giornata da ricordare.

Ero ancora fermo, lei mi baciò dolcemente ma decisamente sulla bocca poi disse: Ciao.

Cia, risposi mentre ancora sentivo le sue labbra attaccate alle mie, insieme ad un profumo di arancia e vaniglia speziato.

Credevo non venissi, le dissi in tono quasi dimesso

Lo sai che se dico che vengo, ci vengo davvero. Era vero ed io ne ero altrettanto consapevole, ma fin che non l’avessi vista arrivare realmente , tutte le mie credenze erano traballanti.

Quasi di corsa salimmo sul tram, che passando per tutta la circonvallazione, porta alla stazione centrale.

Milano, a quell’ora ed in quel momento, mi pareva più bella di quanto non la ricordassi in altre circostanze. Non si sentiva nemmeno l’odore acre che caratterizza di solito la città che si stava svegliando, mentre lo sferragliamento della carrozza sui binari mi riconduceva a rumori noti.

 

Si svegliavano i negozi, aprivano i prestinai, ed i bar sui navigli. Ecco, era forse quello il momento in cui Milano dava il meglio di se e della sua proverbiale operosità.

Eravamo seduti uno dietro l’altro ed entrambi guardavamo dal finestrino, ma io, da dietro le guardavo i capelli, che le scendevano fin sotto il collo, quasi a toccare le spalle, erano chiari, quasi biondi e seguivano tutti insieme ogni movimento che M faceva con la testa.

Durante il percorso quasi non parlammo, come se fosse il proseguimento del sogno notturno.

Scendemmo davanti alla   stazione ma prima di entrare nell’androne che portava ai binari, le domandai se avesse fatto colazione.

Ho una fame che non ci vedo, disse lei. Sulla sinistra c’era un bar, quasi contemporaneamente lanciammo uno sguardo all’orologio e con gli occhi, eravamo già dentro al bar.

Un secondo dopo, stavamo ordinando croissants e cappuccino.

Facemmo anche in tempo a fumarci una sigaretta, ma subito dopo, salimmo la lunga scala che portava ai binari.

Individuammo il binario e prendemmo il treno con direzione Nizza

Alle 7 in punto il treno partì.

 

 

4 Durante il viaggio parlammo di cosa avremmo fatto

 

Durante il viaggio parlammo di cosa avremmo fatto appena   fossimo arrivati ed intanto ridevamo e   scherzavamo, a discapito anche dei nostri compagni di viaggio, peraltro molto assonnati.

In realtà M. ed io non eravamo insieme con crismi regolari, eravamo talmente presi di noi, che non occorreva la consapevolezza di essere insieme per esserlo davvero.

Tra di noi, fino a quel momento non era successo nulla ma c’era un forte filo di acciaio che ci legava.

Non eravamo nemmeno nella fase di conquista reciproca, perché era indubbio che ci fossimo già conquistati.

Entrambi, ma senza confidarcelo, volevamo scoprire fino a quale punto avremmo  potuto arrivare, ma proprio per la grande conoscenza reciproca, di ormai molti anni, il ruolo di fidanzati, era allo stesso tempo stretto e quasi strano.

Infatti, fidanzati non lo eravamo, ma già ci sembrava di essere oltre.

 

Giungemmo quindi alla stazione del paese della riviera ligure di ponente, vicino a Genova dove avevo la casa.

Scendemmo dal treno e ci affacciammo sulla strada principale.Da lì a casa ci volevano 10 minuti lungo la passeggiata a mare che imboccammo già con la presenza di un bel sole caldo ma molto gradito.

 

Arrivammo a casa, dopo un’ultima salita che affrontammo con un po’ di fiatone, entrammo in casa ed in quel momento per me era come aprire una porta magica, come spezzare un incantesimo o coronare un sogno di anni precedenti.

Le avrei voluto dire Ecco vedi? Li è la scrivania dove studio in estate per gli esami di riparazione ed anche da dove ti ho scritto qualche lettera estiva.

Da quel balcone a loggia,  che abbraccia tutto il golfo alla sera guardo le stelle e ti penso.

Quel letto a castello è la culla dei miei pensieri notturni ed agitati.

Ma non mi venne nulla da dire.

Lei aveva già capito tutto e mi disse:  Era molto vero che ci tenevi a portarmi qui?

Non risposi a voce, ma credo che i miei occhi avessero risposto per me.

Infatti, lei senza lasciarmi altro tempo a disposizione, mi disse: Forza allora dai facciamo tutto quello che hai sempre sognato di fare. Mentre lo diceva, era come se già avesse una scaletta di azioni e di cose da fare ed in un batter d’occhio si era già infilata il costume da bagno.

Prendemmo un asciugamano e di corsa andammo in spiaggia

Non mi pareva vero di fare la stessa strada che facevo ogni giorno d’estate, in maniera pigra e ciondolante, fino a trascinarmi sulla sdraio sotto l’ombrellone, passando attraverso il sottopassaggio della ex ferrovia.

Con lei era diverso, il ritmo era incalzante la strada era diventata più corta e di colpo eravamo già in spiaggia

C’era ancora poca gente, il cielo era blu, ma di un blu diverso dal mare.

Il taglio all’orizzonte era netto tra i due blu. C’era un po’ di vento di tramontana che aiutava a tenere pulito il mare stesso e c’era nell’aria l’avvenuto passaggio di un temporale notturno, ma di minore intensità di quello cittadino.

 

5 Poi facciamo il bagno

 

Poi facciamo il bagno. Era per me una scena che avevo visto e rivisto molte volte, provata e riprovata. Lei, come se conoscesse a perfezione la sua parte e come se l’avesse sempre fatto, nuota nella mia direzione a grandi bracciate.Io fermo ad aspettarla la prendo per le mani e la tiro dolcemente verso di me. Lei si avvicina, si alza fino a toccare con la punta dei piedi, mi abbraccia ed io, quasi stordito ricambio l’abbraccio con la forza doppia e ci baciamo con l’acqua salata a fare da contorno alle nostre labbra umide.

Sei felice mi chiede lei? Solo se lo sei un po’ anche tu, rispondo quasi senza pensare. Lei non mi lascia finire di parlare e mi bacia ancora.Sento il battere del mio cuore che si mischia ai rumori tipici del mare, le onde, le voci della gente, i bambini che gridano ed i gabbiani che stridono il loro discorso nel cielo.

 

Poi usciamo dall’acqua e ci stendiamo ad asciugare, in modo naturale sulla sdraio. Accendo 2 sigarette e ne passo una a lei ancora un po’ bagnata.

Sono  disteso e con gli occhi chiusi guado  il cielo, ma la luce sembra trafiggere anche le palpebre tanto che non posso  fare ameno di strizzare gli occhi.

Non so se Epicuro, o altri illustri personaggi che hanno descritto la felicità avessero provato quello che stavo provando io, ma certo è che in quel momento, ero proprio in uno stato di grande entusiasmo e appagamento.

Lei era stesa con ancora delle gocce d’acqua che le scivolavano sul corpo, partendo dai capelli, deviando per il viso, sostando sui seni, per poi cadere sulla sabbia.

Era felice anche lei, lo sapevo benissimo, sebbene in quel suo modo contenuto, e maturo di esserlo.

Stiamo  sotto il sole cocente fino alla una e cioè fino a quando ci prendono  dei languori di stomaco tali da indurci a lasciare la spiaggia per andare a mangiare qualcosa.

Anche per il pranzo sembrava tutto telecomandato, ossia ci ripariamo  sotto la tettoia fatta di canne e di paglia del piccolo gril, che si affaccia sul mare, all’ombra e con un refolo di vento, che in contrasto con la pelle già calda per il sole, fa quasi scorrere un brivido lungo tutto il corpo.

Gli odori della cucina, in particolare di frittura di paranza, si mischiano a quelli più dolciastri, vagamente al cocco delle creme abbronzanti.

Ordiniamo  con impazienza il fritto, così decantato dalla cameriera.

Nell’attesa ci facciamo  portare un Pigato di Alberga, dal  gusto leggermente fruttato di mandorla amara e di gelsomino, che  avrebbe dovuto accompagnare in grande stile il pesce.

Così è,  ed ancor prima che il pesce arrivi, brindiamo, sorseggiando il vino forse un po troppo freddo, che lascia addirittura della condensa sul bicchiere.

Ma tanta è  la sete e la voglia di brindare che trangugiamo un abbondante sorso.

Io non so se questo è un film o un sogno dico io , So solo non vorrei che finisse mai

.

E mentre lo dico,  mi sembra di esagerare davvero e sono  pronto ad una sua lucida e critica replica. Allora non facciamo finire questo momento mi dice sorprendendomi ancora una volta

Arriva il fritto, non è  davvero niente male, lo innaffiamo con tutta la bottiglia di Pigato prendiamo  il caffè, fumiamo una sigaretta ed intanto un leggero ed inebriante momento di torpore ci assale.

Ci guardiamo e senza nemmeno domandarcelo, ma passando in rassegna mentalmente la possibilità, escludiamo di rituffarci nell’acqua, né tanto meno di metterci sotto il sole cocente.

Pertanto decidiamo di salire un po’ in casa a riposare e l’intenzione di tornare era giustificata dal fatto di lasciare in spiaggia gli asciugamani ad attenderci più tardi.

 

Gli asciugamani ci attesero a lungo ed almeno per quel giorno non ci videro preoccupati.

 

6 Quando entrammo in casa, ci accolse un ombra

 

Quando entrammo in casa, ci accolse un’ombra gradita ed un fresco, quasi inaspettato,dal balcone a loggia si vedeva la spiaggia dove eravamo sino a 5 minuti prima.

Da lontano si sentivano ancora le voci, quasi in sottofondo, come ad attutire quel silenzio pesante.

In quel momento, il sonno stava diventando più vicino, ma non volevo cedere, per non perdere nemmeno un minuto di ciò che sarebbe accaduto.

Il vino dalla sua, stava facendo il suo effetto, nel far sembrare tutto piu’ leggero e lontano.

Andai quasi come con un gesto automatico verso il giradischi che sembrava già programmato dall’anno precedente.

Estrassi dalla copertina il 33 giri, lo infilai, non senza qualche difficoltà, sul perno centrale, cosi’ come non fui abilissimo nel far ricadere la puntina, che gracchiò leggermente.

Neil Young suonava e cantava per noi “Cortez The Killer” in quell’aria vagamente psichedelica.

M. tirò fuori dalla piccola borsa un po’ di fumo, lo arrotolò insieme ad una cartina, lo accese, fece due tiri e me lo passò.

Lo sai che non fumo, le dissi, ma mentre lo dicevo stavo già tirando anche io.

Lei, lo abbandonò subito nelle mie mani, non era una grande fumatrice, e si diresse togliendosi il già non enorme costume, verso la doccia, lasciando i due pezzi disseminati sul pavimento.

Spensi immediatamente,praticamente ancora intero lo spino. La guardavo entrare da dietro nella doccia, sentì chiudere la porta a vetro ed insieme aprire l’acqua.

La intravedevo tra i vetri smerigliati, seguendo solo una forma senza contorno

Il vapore si alzava dalla cabina doccia, quando lei apri’ la porta, mi guardò e mi disse:Vieni?

Di tutte le cose che avevo immaginato per anni, a dire il vero, questa non mi era mai passata per la testa

Ed ecco, che ancora una volta mi aveva sorpreso, anche per l’assoluta  naturalezza con la quale aveva detto Vieni?

Sembrava così normale, cosi’ naturale, che un po’ imitandola, mi sfilai il costume e la raggiunsi.

La cabina doccia non era molto grande e già da subito il contatto dei nostri corpi, i movimenti e l’acqua che scendeva, non ci evitava di sbattere spesso contro i vetri smerigliati

Ci baciammo, ci stringemmo, ci eccitammo con le mani, con la lingua.

L’acqua ormai tiepida, ci scorreva sul corpo, passando prima attraverso la bocca già così piena dei nostri baci.

Facemmo l’amore come mai avrei immaginato di fare.

E continuammo a farlo, anche fuori dalla doccia, arrivando a fatica sul letto ancora bagnati

Ormai mi sentivo tutto pieno di lei, il suo sapore, la sua pelle già quasi arrossata e calda era come se mi appartenessero.

 

 

 

 

 

FINALE1

 

Mi svegliai di soprassalto

 

Mi svegliai di soprassalto, mi girava la testa, mi sembrava di sentire la fine del disco e la puntina che gracchiava.

Mi girai. Guardai la sveglia, erano quasi le 6 di mattino, ero nella mia camera di Milano, i vetri ancora tremavano, i lampi in lontananza schiarivano il cielo, mi alzai, mi lavai in fretta e scesi sotto il portone ad aspettare M.

 

 

FINALE2

 

Mi svegliai di soprassalto

 

 

Mi svegliai di soprassalto, mi girava la testa, mi sembrava di sentire la fine del disco e la puntina che gracchiava.

Mi girai. Guardai la sveglia, erano quasi le 6 di mattino, ero nella mia camera di Milano, i vetri ancora tremavano, i lampi in lontananza schiarivano il cielo, mi alzai, mi lavai in fretta e scesi sotto il portone ad aspettare M.

 

Lei non venne, risali in casa e piansi in silenzio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per contattare direttamente l'autore: