Rosamaria Caputi, attrice catanese e laureanda in critica cinematografica e teatrale al DAMS. Prova a poetare sul web, ma crede nel vecchio libro tradizionale da stradizionalizzare. C'invita a leggere alcune sue composizioni:

Pacco celere 1

E che cazzo! Mi sono liberata.
Davvero
stamane ho aperto un occhio
quello sveglio
e ho rispedito tutto
le pigne e i ciondoletti
santini e libri a saldo
lo sguardo da coglione
che fa pandant con l'abito
già lindo e ben stirato
là mentre m'attendevi
in aeroporto
tu
l'Apollo senza Dafne.
Slacciata direi!
E sì che ho vomitato
ho rigettato anima e neuroni
e reggo le mattine con il plasil
che palle!
Ma ho impacchettato tutto
silenzi e cartoline reiterate
gli "oddio qui c'è un ritardo, sono incinta"
e quei preservativi sempre pronti
da farmi sei venute a tutta gomma
o nove?
E che goduria! Mi sono risanata.
ho perso sette chili di bugie
che manco la Herzigova con le diete
la rabbia l'ho passata alla cagnetta
pazienza!
E grido solo i vocalizzi orali
del musical sul palco nazionale.
Mi sono data alla gran sartoria
Che fa tendenza
E scucio tutti gli orli alla vagina
"Il lutto non si addice alla mia topa."
E cazzo che mi sono scarcerata
Adesso becco il termine :
esentata.
Non so se riscattata o se redenta
ma ho rispedito col postino l'odio
il tuo bigotto dio un po' sbruffone
e quella pugnalata ad un dorsale
il sinistro
leccata poi con zucchero filato.
Ti mando la Venezia che mi hai dato
di novembre
che vuole rivedermi in altra veste
suo sfizio!
E tornerò a Milano a mani vuote
ché tutto ti ho ridato, amore mio.


Sai cos'è il DAP?

Mani sudate respiri a intermittenza
stamattina uguale a un mese fa
effetti scatenanti di un ex abrupto
dove il -tra- si trova senza ruolo
e -dire -fare -mare decretano
la morte del sintagma.
Quasi come le mie giunture disunite
Nessuno a sezionarle
neanche un semidìo lasso o padrone
che è troppo intento ad imparare
malesi idiomi antichi e a far lo gnorri.
Cosa mi frega dell'esegesi di una vita
o di contare anelli al tronco mozzo
di un karma che s'atteggia ad anatema
se resto chiusa in bagno per un'ora
per uno spazzolino che ho smarrito
con la scarpa slacciata e slip in mano.

Nel caos di un fil di ferro mattutino
il senso del pensiero è di stroncare
quel film da quattro soldi
del mio dirimpettaio e dei suoi occhi
che grigi non riescono a vedermi
ma scrutano i miei vizi malinconici.

Succinta palpo un po' di coerenza
Tipo -sei sufficiente e controllata-
l'attimo prima di centrifugarmi
insieme ai lapsus tristi e indolenziti.


Dal mio merzbau

Poesia di lui futuro, semplice,
del pallore dissestante come un parto
indeciso
colore pastello indistinto,
che odio,
come l'angolo in cui mi masturbo
al rumore di chiavi del metronotte.
La sua donna sventra il pane di ieri
e soffre d'amnesia acquisita con gli anni.
Lavora il tempo da perfetta artigiana
cesellatrice di dimenticanze
ridotte a fini inezie decorate,
e poi ride.
Poesia di lui futuro, semplice,
della corrotta verginità di una voglia
spiata dal mio sguardo verde marcio
nel buio.
La donna è gonfia di mestruazioni
separa il vasellame dall'argenteria
con cura allegra e pedante diffidenza
mentre io godo a ravanarmi spietata.


BLUFF BLUFF

Mi riprendo il cervello
per un'ora
solo la parte assemblata
però
quella ingentilita da luce fissa
rosa confetto.
Sparisco dal bestiario dell'Intelligentia
per un'ora -scuserete la figurina mancante-
e
mi liquefaccio
anonima sostanza casuale verticale
ti ripalpo
dai capezzoli al coso-caos
e ovunque
la mia assenza ti è assente.
Ti amo


MOSSA DALL'ARIA STESSA

Mai la sedia sfitta al banchetto dei pazzi
al solito
e il segnaposto là, lucidato a crepamani
col tuo tovagliolo di lino antichizzato
stampato di iniziali a piombo ricamato
con cognome egregio attributivo -Essere Perfettissimo-
Mai crittografia decifrabile
la tua
l'uno sta a erre e quattro a gi -rigore?
Sbagliato
nove sta a esse e tre a qu-squallido?
Riprova.
Riprovo.
Ricominciamo col pallottoliere dei sei anni a fare il conto.

E vai che dico che Alceo non ha torto e vai che a vol.13% dico meglio.

Vorrei compenetrarti nel segreto
ma è un dettaglio
la mia solitudine non è modulabile
non s'accorda e non s'impicca
non è un brillantante e non mortifica.
Lei Recita, fa il gigante in scatola


OGGI BRECHT NON FUNZIONA

Come traballa l'etèra in frantumi
oscilla
nel tema della femmina licenziosa
morbosa rossa mai asciutta
articolata
in bande umorali liquide
fino alle rotule.
Ultima opera senza un balbettìo di rispetto
la gonna sollevata da dietro
per quelle natiche compatte
riempite fino all'orlo
un fisico da marito
geometrico solo agli angoli.
Ho pianto illogico pianto illogico
Ho pianto
mentre il portalettere, cane fulvo al guinzaglio,
leccava ghiotto le mie carte
il mio sudore sull'accozzo di carte
a destinazione morta o maledetta o malaugurante o minatoria o m

Ho pianto giuro qui
della mia carne di terracotta
di un palato bruciato dal vino pastoso in bottiglia casalinga verde di tuo zio
di un coup de teatre -orgoglio imbavagliato che grida-


ROMANTICA NEL MODELLO

E sai che ti rido in faccia
sole
che batti ad ovest per occhieggiare
alla caricatura di me
disarmonica maiastra con i frutti caduti
maturi in mezzo alle cosce.
Nel concerto di dita senza proprietà
ad unghia corta
voglio vibrare al malaccoppiamento
come dire una bonifica alla fica
e
libera nos a malo.

Solo una schadografia mortale

Non c'è tempo in divenire
per tradurmi in etica .
Lo so
fa dramma e il prezzo è da collezione.


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