JANIRA

Un altro pulmino si stava avvicinando, era giallo e un po' scassato, a bordo le solite facce pallide da occidentali, un autista indigeno ed un omone grasso.
Il pulmino si fermo', l'omone scese ed ando' dalla zia di Janira, i due iniziarono a parlottare fitto, fitto, fingendo di contrattare sui prezzi della frutta da far assaggiare agli occidentali, in realta' rigidamente fissati da accordi presi in precedenza, quella pantomima era il segnale per Janira ed i suoi fratelli, che dovevano avvicinarsi al pulmino e tendere le manine, lo fecero, e come accadeva sempre le facce pallide si agitarono, vi fu' del movimento sul pulmino, e la porta posteriore si apri', i fratelli di Janira, piu' forti di lei, gli passarono davanti, accalcandosi alla porta del pulmino.
A quel punto, comparve lei, era alta, ed aveva un viso anche piu' pallido di quelli che fissavano Janira dai finestrini, incorniciato da una nuvola di capelli del colore dell'ananas e due occhi color del cielo.
Era Italiana, Janira ed i suoi fratelli avevano imparato a riconoscere l'idioma ed il modo in cui vestivano gli occidentali, i suoi fratelli iniziarono in coro a ripetere le sole parole di Italiano che conoscevano, regalo,regalo,soldi,soldi non conoscevano l'esatto significato di quelle parole, ma sapevano che avrebbero fruttato i pezzi di carta e di metallo che sua zia avrebbe preteso quando gli stranieri se ne fossero andati.
Janira, parlava ancora a stento la sua lingua, cosi' si limito' a tendere la manina, tuttavia quell'angelo biondo, quasi ignoro' i suoi fratelli, e continuo' a fissare Janira negli occhi avvicinandosi, Janira non riusciva a distogliere lo sguardo da quei due occhi magnetici l'angelo arrivo' fino a lei, le fece una carezza ed apri' una grossa borsa dalla quale tiro' fuori una bambolina con i capelli dello stesso colore dei suoi, e la diede a Janira, che stentava a credere a suoi occhi, non aveva mai avuto un giocattolo in vita sua !, non penso' alle botte che forse avrebbe ricevuto dalla Zia perche' non aveva ne' carta ne' metallo da darle, era talmente affascinata da quella copia in piccolo dell'angelo che quasi si dimentico' di ringraziare, del resto avrebbe voluto saper dire grazie nella lingua dell'angelo, ma le usci' solo una lacrima, l'angelo le diede un'altra carezza ed un bacio sulla guancia, si volto' ed ando' verso i suoi fratelli, iniziando a distribuire giocattoli anche a loro, poi risali' sul pulmino, il quale si mise in moto borbottando e riparti' con un rumore fragoroso, Janira fisso' per l'ultima volta il volto dell'angelo, su cui era comparsa una lacrima, la risposta al suo Grazie.

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