THE QUEEN


"The Queen" sarebbe attraccata imponente, nel porto di Dublino, tra due giorni esatti.
Regina Farrant, non vedeva l'ora di tornare a casa. Dopo un estenuante viaggio di lavoro, ciò che le occorreva era riabbracciare la sua famiglia.
Frugò nella borsa e ne trasse fuori un accendino d'oro. Gliel'aveva regalato suo marito, in occasione del suo trentacinquesimo compleanno.
"Trentacinque anni" pensò mettendosi la sigaretta in bocca. Aveva l'impressione che la sua vita stesse volando via, e lei non faceva nulla per impedirlo. Se ne stava immobile a vedersela passare tra le dita, senza nemmeno provare ad afferrarla. Eppure lei non si sentiva vecchia...
"Bè hai trentacinque anni Regina" si disse "Non sessanta!" già. Vero.
La sua pelle era ancora liscia e i suoi capelli di seta dorata. Nessun capello bianco all'orizzonte, almeno per il momento, Eppure.e.ppure.si sentiva vuota e spenta.
Una delle donne più ammirate e invidiate della città, aveva perso ogni scopo nella vita.
Si era sposata a 25 anni con un uomo che non amava, avevano due bellissimi bambini con cui vivevano nella loro villa miliardaria.
Era anche una donna in carriera. Una bellissima donna in carriera. Ma dove erano finite le emozioni? I sogni? Dov'erano finite quelle ore trascorse a fantasticare, guardando le stelle, distesa sul prato dietro casa, quando era ancora una ragazza?!
Andò per accendere la sigaretta, ma l'accendino le scivolò di mano e cadde a terra, rotolando sul ponte.
Lentamente si girò a cercarlo, ma qualcuno l'aveva già recuperato, e ora una grande mano, bruna di sole, glielo stava porgendo. "Tenga signora"
"Oh! La ringrazio!" Regina alzò lo sguardo e fissò l'uomo in viso.. Era molto alto e abbronzato. Sulla quarantina, ma ne dimostrava qualcuno in meno. La brezza gli scompigliava i capelli neri..appena appena brizzolati.
L'uomo sorrise e le porse la mano "William Clements" disse "Onorato di fare la sua conoscenza"
"Regina Farrant" strinse la mano con un mezzo sorriso. Il signor Clements non accennava a toglierle gli occhi di dosso, e questo la metteva in imbarazzo, senza togliere un po' di fastidio.
"E allora, cosa la porta su questa nave?" chiese fissandola negli occhi, si stava chiedendo perché quegli occhi così blu, avessero un espressione tanto triste.
"Sto tornando da un viaggio di lavoro"
"Ah, abita a Dublino?"
"Si"
"Io ci sto andando come turista. Magari mi fa da guida" sorrise ammiccante, Regina non ricambiò.
"Mi scusi, ma adesso credo che andrò nella mia cabina, qui comincia a far fresco"
"Si, ha ragione."
"Bene. Buona serata"
"Si...senta!"
"Mi dica" Regina si girò malvolentieri.
"Forse... dovrebbe smettere di fumare"
"Prego?"
"I suoi occhioni blu sono arrossati!"
"Non credo questi siano affari suoi!"
Regina entrò in cabina e si guardò allo specchio. Era vero. I suoi occhi erano arrossati, ma non era colpa del fumo. No. Era tutta colpa di quelle lacrime che piangeva, nascosta dagli altri..
Distesa sul letto, quella notte, non riusciva a prendere sonno.Aveva voglia d'evadere. ma sapeva che non ne avrebbe mai avuto il coraggio.
Ma che senso aveva continuare a piangersi addosso? Forse, fin tanto che era lì poteva provare a non pensarci... poi tornata a Dublino... Bè sarebbe ritornata nella sua prigione dorata.
Si vestì e andò fuori, sul ponte a prendere un po' d'aria fresca.
"Salve di nuovo"
"Oh! Signor Clements... Buonasera"
"Signora Farrant." fece un mezzo inchino.
Lei ridacchiò. "Suvvia! Non siamo più nel medioevo!"
"E allora diamoci del tu, Regina"
Sorrise. Le stava forse facendo la corte?! "Va bene, William"
"Ti va di scendere al bar della nave a bere qualcosa?"
"Ma si! Anneghiamo i nostri dispiaceri nell'alcol!"
"Che dispiaceri può avere una donna come te?" le chiese, mentre erano seduti a un tavolino, bevendo il secondo bicchiere di un liquore pregiato.
"Intendi una donna così bella e ricca?"
"Oh! Sei anche ricca!"
"Di la verità! Sei un cacciatore di dote"
William rise "Sei molto più simpatica di oggi! Che ti è preso?"
"Mah.. .forse ho capito che si vive una volta sola"
"Bè, pare di si. E cos'è che non ti fa godere questa vita?"
Senza rendersene conto, Regina si ritrovò a raccontargli tutto quanto.
Ora stavano passeggiando sul ponte.
"Così hai una famiglia che ti sta aspettando" le disse
"Si.." Regina fissò la luna "Perchè, tu no?"
Rise "No. Io sono un'anima libera"
"Anima libera" ripetè lei non staccando gli occhi dalla luna "Anch'io dicevo così, 20 anni fa"
"E poi? Cos'è successo?"
"Sono cresciuta" rispose secca.
William scosse la testa "Crescere non vuol dire, diventare prigionieri della società e delle sue stupidissime regole!!"
"No? E cosa allora?"
"Crescere vuol dire crearsi una propria indipendenza, di vita e di mente"
"Di mente?"
"Si, di mente"
"Allora io, non sono mai cresciuta!"
"Sei sempre in tempo per farlo"
"Si.magari mi guidi tu!"
"Perché no?"
Regina sorrise "Bè.." disse "Dopotutto si vive una volta sola!"
L'alba che entrò dalle fessure delle finestre chiuse, li sorprese addormentati abbracciati.
"Cos'ho fatto!?" si chiese Regina alzandosi dal letto e dirigendosi in bagno "Sono una donna seria io!"
Si guardò allo specchio.i capelli scombinati, il trucco rovinato..., un corpo da far invidia a una ragazza, e un espressione stanca, ma felice.
Entrò nella doccia, e aprì l'acqua calda, sperando che anche i suoi pensieri venissero lavati via.
"Buongiorno" le salutò William raggiante, quando lei riemerse in camera da letto, avvolta in un asciugamano azzurro.
"Non direi" rispose "Piove".
"E' normale in questa stagione"
"Si, ma io odio la pioggia"
"Un motivo in più per non uscire da questa stanza finchè la nave non attracca" il suo tono era molto malizioso.
"Vestiti e va via"
"Come?"
"Non dovevamo. O almeno io non dovevo. Tu sei un uomo libero, io no"
"Tu non sei libera nella..."
"Nella mente, lo so, lo so"
"Se lo sai perché non fai qualcosa?!"
"Ma cosa vuoi?! Che pianti la mia vita, la mia famiglia e il mio lavoro per inseguire me stessa?!"
"Tanto lo so che non ne hai il coraggio" si alzò e si vestì. "Bè" disse prima di andarsene "Dopotutto la vita è tua. Fanne ciò che vuoi." Alzò le spalle "Però ricordati ciò che mi hai detto.si vive una volta sola".
Regina guardò fuori dall'oblò.il mare era in tempesta.le aveva sempre fatto paura.. Fin da piccola. Non voleva stare da sola, no. Lei era un'anima fragile che aveva costantemente bisogno di appoggiarsi agli altri per riuscire a stare in piedi.
Uscì sul ponte, pioveva e William se ne stava a guardare il mare.col la pioggia che gli scivolava addosso.
"Entra" disse Regina "Prenderai freddo"
....
"All'alba di domani tutto questo finirà" Regina buttò fuori il fumo della sigaretta.
"Non se tu lo vorrai..."
Lei sorrise beffarda "Ah, si certo."
"Sei una donna strana tu"
"Strana?"
"Non ho ancora capito chi sei,... come sei... Sei forte o debole? Dolce o aspra? Tenace o arrendevole?"
"Chissà" aspirò un'altra volta la sigaretta "Forse sono tutte queste cose insieme"
"O forse, non sei nessuna di queste"
Spense la sigaretta, poi si tirò su i capelli.
"Tieni" lui le porse un biglietto
Lo guardò "Cos'è?"
"Il mio numero di cellulare"
"E a che mi serve?"
"Per chiamarmi"
"Ah, si... giusto"
"Quando sbarcheremo... io andrò in albergo... tu dalla tua famiglia"
"Ovvio"
"Poi mi chiamerai..e ci vedremo" sorrise.
Anche lei sorrise, era un sorriso luminoso..come luminosa le sembrava ora la sua vita...
...
"Mamma!" la piccola Lizzie corse ad abbracciarla.
"Ciao tesoro"
"Bentornata cara" suo marito, con in braccio James le andò in contro.
"Grazie... Oh! Come sta il cuccioletto della mamma?" lo preso in braccio, mentre Lizzie le si era attaccata alla gonna e non riusciva a mollarla.
"Ti ho preparato un bagno caldo" le disse suo marito "Stasera andiamo al ristorante"
"Buona idea"
Regina si immerse nell'acqua bollente, e chiuse gli occhi. Vide il volto sorridente di William... la libertà fatta persona. Poi vide suo marito, si sentì soffocare...
Cosa doveva fare? Le si stava prospettando la possibilità di vivere di nuovo, di Amare, di tornare adolescente, di sognare ancora.
Dopo il bagno, si accese una sigaretta. Prese il biglietto col numero di William.lo guardò e riguardò più volte.
Quello era il suo biglietto per la felicità. La chiave che avrebbe aperto la serratura della sua prigione. Se solo avesse incontrato William dieci anni prima! Adesso avrebbero girato il mondo insieme, felici e liberi.
"Non è troppo tardi Regina!" si disse guardandosi allo specchio "Insegui i tuoi sogni!"
Iniziò a spazzolarsi i lunghi capelli biondi, vi scorse un filo bianco.
Fece una smorfia e lo staccò.
"Mamma! Sei pronta?" chiamo Lizzie dal piano di sotto.
"Arrivo!" Sospirò. Prese l'accendino, e bruciò la sua libertà.
28/08/00
Azzurra83

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