CI PENSERO' DOMANI

Erano le sette di un tardo pomeriggio piovoso.
Stavo bevendo un tè caldo, cercando inutilmente di riscaldarmi. Faceva un freddo incredibile.
Suonarono al citofono. Chi poteva mai essere così pazzo da andarsene in giro con un tempaccio del genere?!
"Jennifer! Sono Jennifer!"
Le aprii.
Poi mi misi nella scala ad aspettare che salisse.
Abitavo al secondo piano di un condominio nel centro di Milano.
La signora Stratford, che abitava nella porta accanto alla mia, affacciò subito.
Era una vecchia pettegola e per quel che mi riguardasse non la sopportavo affatto.
Questa specie di zitella acida, ce l'aveva soprattutto con me e con le ragazze che ogni tanto -spesso- entravano e uscivano dal mio appartamento.
Eh si.. Quando avevo trent'anni ero davvero molto bello, e le donne non mi mancavano di certo.
"Un'altra delle sue amichette?!" mi chiese la signora Stratford con un po' di sarcasmo.
"E che vuole farci?" le risposi io "Devo pur passare il tempo in qualche modo. Anzi.se uno di questi giorni vuole farmi compagnia lei..."
La zitella acida grugnì qualcosa, gettò un'occhiata a Jennifer che nel frattempo era salita, e poi se ne rientrò.
Io e Jennifer ci scambiammo un breve bacio sulla guancia e poi entrammo in casa.
Si guardò in giro, come per accertarsi che non fosse cambiato nulla.
Si scostò i capelli dal viso e disse "E' incredibile Alex! E' tutto tale e quale!"
Alla signora Stratford non l'avevo detto, ma Jennifer non era una delle mie solite amichette.
Fino a due anni fa, Jennifer abitava con me in questa casa.. Per 10 lunghi anni c'eravamo amati e avevamo condiviso tutto.. Perfino asciugamani e spazzolini da denti.
Poi si era rotto qualcosa e c'eravamo lasciati. Ma non potevo certo negare che per 10 anni la mia vita fosse ruotata intorno a lei completamente. E forse, in buona parte ci ruotava ancora oggi.
Da quando ci eravamo lasciati io avevo avuto molte avventure, lei invece stava da circa un anno con un certo Tom.
Non c'eravamo più visti...E ora che era ripiombata così all'improvviso nella mia vita era come se nulla fosse cambiato.
Appoggiò le spalle alla porta, sospirò e poi disse "Ci siamo lasciati"
Cercava di sorridere, ma i suoi occhi erano tristi..
"Alex, non è che potrei asciugarmi un po'?" mi chiese
"Oh certo! Fai pure! Tutto è sempre al solito posto!"
Poco dopo tornò in soggiorno... Si era messa un mio maglione che le arrivava sotto il ginocchio
"Ma non senti freddo con le gambe nude?" le chiesi
"No! Lo sai che io il freddo non lo soffro!"
Mi soffermai a guardarla. "Ma il tuo corpo si!" le dissi osservandole il seno.

"Se proprio ci tieni a saperlo...non è il freddo" sorrise maliziosa.
"No? E allora cosa? Io magari?"
Sorrise, si sedette accanto a me. "Basta!" esclamò come se volesse scacciare dei pensieri dalla sua testa. "Non so...." mi disse "Non so come uscirne fuori. Non lo so"
La guardai, ed ebbi un momento di pena per lei...sembrava così fragile e indifesa.
Continuava a passarsi le mani tra i capelli "Sai Alex, vorrei che non fosse così... ma è proprio finita. Ormai Tom non ci pensa più a me"
E io che mi ero illuso parlasse di noi!
A stento ritrovò un sorriso "Comunque l'ho voluta"
"Perché dici così?"
"Lo sai...Quando si tratta di farmi male... sono bravissima!"
Poi mi raccontò come erano andate le cose con Tom.
Era cambiata molto rispetto a quando stava con me. Ora la vedevo più grintosa e determinata. Come una tigre, che ferita non si abbatte, ma al contrario diventa più cattiva.
Pensavo che si mettesse a piangere da un momento all'altro...,invece no. Si alzò di scatto e io mi accorsi che si era messa i miei boxer.
Andò in cucina.
"Alex!" chiamò
La raggiunsi "Dimmi"
"Non c'è caffè!"
"Si, lo sai che non mi piace... Immagino che il tè, ti faccia ancora schifo."
"Bravo!"
Mi guardò con occhi adoranti.
"No!" esclamai io.
"Ti prego Alex!"
"MA guarda tempaccio che c'è!"
"Per favore!!! Ci andrei io, ma ho i vestiti tutti bagnati! E poi con l'auto farai in un lampo!"
"L'auto è dal meccanico"
"Ah..."
Tanto per cambiare, non seppi dirle di no.
Andai a comprarle mezzo chilo di caffè nella torrefazione più vicina.
Tornai tutto bagnato.
Lei nel frattempo aveva apparecchiato e aveva preparato una gustosa cenetta.
"Per ringraziarti!" mi disse "Su, vai a cambiarti così ceniamo!"
"Va bene!"
Sembrava tutto tale e quale a due anni prima. Come se il tempo non fosse mai passato tra di noi.
Quando finimmo di mangiare, tornammo a sederci sul divano.
Possibile che fosse ancora più bella?!
Sorseggiava il caffè e si guardava intorno.
Le era sempre piaciuto il caffè.
Ricordo il nostro primo appuntamento, ordinai due tazze di tè. Lei si arrabbiò moltissimo:
"Potevi almeno chiedermi cosa volessi bere! A me fa schifo il tè! Io bevo solo caffè!"
Io iniziai a cantarle la canzoncina di Furia Cavallo del West.
Lei scoppiò a ridere e io la baciai.
Avevamo quindici anni.
"...anni" mi disse
"Come scusa? Non ero molto attento..."
"Ho detto che non mi sembra vero di essere stata con te per 13 anni"
"Già..."
"Ah!" esclamò lei avvicinandosi a me, mi sfiorò la parte destra del mento "C'è ancora!!!"
"Cosa? La cicatrice?"
"Si!" scoppiò a ridere.
"Ehi! Ma che c'è da ridere?!"
"E' che. mi sto ricordando... E' stato per il nostro primo appuntamento! Volevi fare la parte dell'uomo maturo, facendoti la barba..., ma ancora non te ne cresceva e così ti tagliasti!"
"E tu mi hai preso in giro per tutto il giorno!"
"Furia Cavallo del West, che beve solo caffè..."
Io scoppiai a ridere... Lei si sdraiò in mezzo ai cuscini.
"Sai." disse "Con te ci stavo bene..."
"Anch'io..."
"Se io fossi una donna che torna indietro... è qui che tornerei"
Era troppo bella... Mi chinai verso di lei.
Ma Jen rotolò giù dal divano.
"E' tardi..." disse "Vorrei dormire"
"D'accordo... Tu va pure in camera mia... io dormirò qui sul divano"
"Non esiste! Quello è il tuo letto!"
"Non stasera. Fai finta che questa casa sia ancora 'nostra', che abbiamo litigato... e quindi stanotte dormo sul divano!"
"Alex... quando noi due litigavamo, tu non dormivi sul divano. Dormivamo lo stesso insieme... spalle contro spalle."
"E' vero. E va bene, dormiamo insieme facendo finta di essere litigati"
Peccato però. Perché io avevo una voglia matta di fare l'amore con lei...
Io mi misi il pigiama, lei invece restò col mio maglione e i miei boxer.
Così ci coricammo spalle contro spalle.
"Cosa fai domani?" le chiesi. Il silenzio era interrotto dal ticchettare della pioggia contro il balcone.
"Ci penserò... domani" rispose.
Poi... solo il rumore della pioggia... e il suo respiro.
Credetti che i fosse addormentata... per quanto riguardava me invece, non riuscivo proprio a dormire.
A volte la vita ci da delle occasioni..., ci lancia dei messaggi e noi siamo così ottusi che non riusciamo a capirli.
Dopo due anni Jen era ripiombata nella mia vita, molto probabilmente domani ne sarebbe uscita di nuovo, e io me ne stavo là, a guardare la sveglia lampeggiare mezzanotte. E accanto a me c'era l'amore della mia vita. La persona a cui potevo parlare di tutto ciò che mi passava per la testa, ma per paura me ne stavo lì zitto ad ascoltare il suo respiro.
"Alex, dormi?"
Non risposi. Si girò verso di me, mi accarezzò i capelli, il viso... poi mi abbracciò.
"Alex.." Sussurrò "Non riesco a dormire... Cosa si è rotto tra noi? Perché ci siamo lasciati? Nei mi ricordi, stare con te era una specie di sogno infinito..."
La baciai... Mi strinse forte.
"Jen...voglio fare l'amore con te."
"Non possiamo" si scostò da me e accese la luce.
"Perché?"
"Se adesso faccio l'amore con te, se adesso permetto a tutti i ricordi e ai sentimenti di tornare a galla... allora potrei decidere di non andarmene più..."
"E non sarebbe fantastico?"
"Si! Cioè.., no! Vedi. So che sarebbe stupendo, ma sarebbe anche sbagliato"
"Perché Jen?"
"Ormai la nostra storia appartiene al passato. Te l'ho detto, se io avessi un altro carattere, allora tornerei con te. Ma tornando indietro farei un torto a me stessa."
Mi addormentai verso la mattina.
Alle otto mi svegliai. Jen non era più accanto a me. Ma sentivo la sua voce provenire dalla cucina.
La raggiunsi. Stava parlando al telefono, in inglese.
Quando finì la telefonata mi disse: "Buongiorno Alex! Ti ho preparato il tè. E' ancora caldo"
"Grazie"
Lei stava bevendo il caffè. "Mi hanno chiamata dall'Inghilterra... è stato il mio capo a dargli il numero del mio cellulare. Mi hanno accettata!"
Jen faceva la giornalista per un giornale locale, aveva sempre sognato di andare a lavorare in Inghilterra.
"Oh.... bè... io... immagino di essere felice per te!"
"Mamma quanto entusiasmo!"
Andò in camera da letto, io la seguii.
Si svestì davanti a me...
"Non ho il tempo per lavarti il maglione e i boxer... è un problema?"
"No! Figurati!"
"Bene... Ora io vado... Ho l'aereo a mezzogiorno e ci sono ancora un casino di cose che devo fare!"
"Si capisce... Allora... ciao..."
"Si...ciao..."
Aprì la porta d'ingresso... Ma poi tornò indietro e mi abbracciò stretto.
"Non ti dimenticherò mai" mi sussurrò all'orecchio.
"Ti amo Jen..." mi diede un breve bacio a fior di labbra... Poi uscì dalla mia vita tanto velocemente quanto la sera prima vi era rientrata.
Nell'aria c'era ancora l'odore del caffè... Stinsi a me il mio maglione che adesso era impregnato del suo profumo.
La guardai dalla finestra prendere un taxi.
"Abbi cura di te..." pensai.
23/02/00

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