Andrea, giovane scrittore di una città vicina a La Spezia, c'invita a leggere i suoi racconti:

Dark as Love

Rosso vivo sul bianco della camicia. Un urlo squarcia quell'etere che non esiste.
Forse. Forse non lacera l'aria, forse le labbra non lo lasciano uscire.
Nulla è più propriamente reale, tutto quanto è in un limbo di sorpresa e dolore, al confine tra la coscienza e l'incoscienza : quel tempo sembra essere infinito a me che lo vivo così come sembra essere infinitesimo agli occhi stupiti che mi fissano.
E' freddo il marciapiede. Il tocco della brina sulla guancia mi da un brivido carico di dolore.
Perché tutto attorno a me è velato di quel rosso opaco?
Perché la tua voce mi giunge così da lontano?
Perché sto morendo?
Le tue mani non possono scostare quel pesante sudario di morte, le tue labbra non possono cancellare quell'anatema che già mi aveva condannato nell'oblio di una passione troppo ardente.
Forse morii la prima volta che ti vidi, forse muoio adesso perché la vita è come una stella, e la sua luce arriva a noi secoli dopo che è stata emessa, e di quello che succede nel frattempo non sappiamo nulla. E ci inganna. Pensa, quella stella che tu stai guardando, forse è già morta, e sta ridendo di te che pensi il contrario.
Le tue lacrime possono solo sommarsi alla brina. Il nostro amore mi ha ucciso, ed io muoio felice.Hai mai visto la morte? Io nelle visioni oniriche che mi scorrono innumerevoli volte davanti agli occhi in questi pochi istanti, la vedo molte volte. Il mantello che le copre le spalle è rosso come la passione degli uomini.Tutta la sofferenza che proveremo non potrà cancellare la felicità che provammo. Se una stella si spegne in cielo, non cancella i ricordi che ha evocato nei cuori di chi la guarda. Forse, non ha ingannato proprio nessuno, in fondo.
Perché donare felicità e speranza non è mai inutile.
Ed è col non farlo, che s'inganna la propria natura.



Wrong

“Cosa c'è di sbagliato?”
La domanda non lo lasciava in pace un momento.
La domanda sorgeva spontanea, ma gli elementi che la componevano sembravano rinchiusi in un mondo nel quale mancavano quelli per la risposta.
Non sapeva bene se si trattava di elementi grammaticali, di lettere, di parole, oppure se quello che mancava era semplicemente il concetto.
Sapeva solo che c'era qualcosa. Qualcosa di tremendamente sbagliato che faceva sembrare sbagliato tutto il resto. Aveva pensato che si trattasse di un punto di vista. Forse vedeva le cose dal punto di vista sbagliato. In un cartone giapponese suggerivano di cambiare punto di vista per riuscire a vedere le cose in modo differente. Ma non poteva cambiare il suo punto di vista, perché questo avrebbe portato alla sua completa distruzione.
Infatti, se avesse adottato un punto di vista differente, la sua scala di valori, in cui credeva saldamente, si sarebbe rovesciata, facendo di lui una persona esattamente antitetica.
Un sorso di birra lo rinfrescò un pochino, e per un attimo la mente si fece di nuovo lucida.
Non era assolutamente ubriaco. O, meglio, non era neanche un po' brillo: semplicemente, la birra era troppo leggera per poter fare quell'effetto su di lui.
La risposta alla fine venne. Come le altre volte. Perché non era mica la prima volta che era al tavolino della cucina con una birra davanti e tante domande come compagne.
Una parte di lui ne aveva abbastanza, voleva solo dormire, dormire e lasciare passare il tempo. Una parte di lui invece voleva capire. Voleva conoscere. In fondo, voleva soffrire, o meglio superare il limite di sofferenza oltre il quale ci sarebbe stato il pianto liberatorio. Ma dal vuoto è difficile che nasca un pianto.
La risposta era: “perché sono diverso”.
“Tutti siamo diversi.” Disse l'avvocato difensore della sua coscienza, mostrando spezzoni, lampi di immagini di un universo multi etnico e multi razziale.
“Ne sei sicuro?” Quella voce pacata e ferma del malcontento gli ricordò i suoi compagni.
Stesse parole, stesso modo di fare, sorrisi stereotipati, stessa insolenza, stessa superficialità. Stesso razzismo, stesso odio dei “diversi”.
Un brivido di freddo lo scosse. Doveva avviare il sistema di riscaldamento, in fin dei conti era dicembre. Ma non ne aveva voglia. Persino la traduzione, il suo lavoro, era là, sul tavolino, senza essere stato toccato.
Kurt Cobain disse: “Mi fa schifo tutto ciò che ho conquistato”. Aveva sempre avuto paura di dover dire lo stesso.
Diversi. Lui era diverso.
Lui semplicemente non sui muoveva alla stessa maniera, non si vestiva così, sorrideva di rado, ma i suo sorrisi non erano fatti con la formina di sabbia di un bambino.
Nella sua vita, in fondo, non aveva funzionato nulla. Aveva pochi amici, ed era quasi sempre solo. Non si era mai trovato bene con una ragazza. Aveva molte persone che lo avversavano e non aspettavano altro che voltasse la schiena per deriderlo. Aveva molto poco.
Gli altri, superficiali, tracotanti, razzisti, ingenui. Felici.
Lui, sensibile, intelligente, tollerante. Infelice.
Si può pensare che si sopravvalutasse dicendosi “sensibile, intelligente, tollerante.”
In realtà quegli aggettivi gli erano sempre stati riconosciuti. In realtà, pensò, erano quelle le cose che non andavano in lui.
Tutto qua.
Il mondo d'oggi, pensò, finendo la birra, ha bisogno di stupidi insensibili egoisti ed arroganti mezzi uomini. Gli altri si pongono troppe domande.
Troppe, troppe domande. Troppe, troppe domande.
Lasciando la bottiglia vuota sul tavolo, si gettò sul letto, senza cambiarsi.
Tanto, a che serviva?
A che serviva lui? A che serviva soffrire…
Era sfortunato all'inverosimile. Tutte le coincidenze andavano a suo sfavore. L'unica cosa che gli riusciva bene era autocompatirsi. Bella roba.
Spense la luce. L'indomani sarebbe ricominciato il tutto.
L'indomani un'altra parte di lui sarebbe divenuta vuoto.
Finchè, un pezzo per volta, non sarebbe svanita la sua stessa anima.



When The Wind Blows

Vento. Sono dissolto nel vento, adesso.
Volo, ad una velocità pazzesca, e l'aria che turbina mi porta con sé nei suoi mille vortici.
Sono la brezza del mare, umida e salmastra, e forse sarò anche il vento secco del deserto. O forse, chissà, sarò il vento d'Autunno, col suo manto di foglie. Aria pura, libera, che percorre centinaia di migliaia di chilometri in un istante, attraversandoli e portando con sé il ricordo di ogni pensiero che incontra.
La mia corrente tocca le vite di milioni di persone, per un attimo è presente nella loro vita, per poi svanire in un soffio. È una sensazione magnifica, eppure in un certo senso struggente. Ed io non riesco a capire come mai. E allora torno ad attraversare il mondo, e cerco il motivo della mia malinconia. E lo faccio ancora, ed ancora, sempre più lentamente.
E alla fine, lo sento. Un pianto silenzioso che pervade ogni cosa, un grido di disperazione dentro ogni cosa. Una sofferenza in ogni vita.
Il malessere è in ogni cosa. Ogni azione che vedo, è animata da malizia o cattiveria. Allora apro gli occhi, li spalanco. Volo ancora, sopra foreste, sopra fiumi, sopra mari, sopra tetti di case imbiancati dalla neve, e poi ancora più in alto, tra le nuvole, nel cielo celeste, tra le stelle, che sono là, ma forse sono morte da migliaia di anni, e vedo dall'alto quel mondo in cui spiravo poco prima, coperto da una coltre nera di corruzione.
Torno a toccare le stesse persone, per trovarle vuoti automi, meri burattini in cerca di qualcosa di certamente inutile. E poi cerco e trovo i burattinai, criminali che muovono le loro marionette cercando solamente lo spettro di una felicità inesistente, che pensavano di aver conquistato con il loro potere.
E poi vedo una moltitudine avanzare tra le sabbie di un deserto, che piange mentre è inghiottita dalle dune roventi. Sopra di me, altri sono gli spettatori. Ed io cerco di vederli, ma il cielo è troppo vasto, e finisco per rincorrere la luce di una stella che, forse, è morta da migliaia di anni, mentre tutto sotto di me decade e marcisce.
Marcisce la sabbia del deserto, le migliaia di vite che ho toccato. Marciscono i burattini, marciscono i burattinai, marciscono le migliaia di voci, tutto si corrompe lentamente fino a decadere.
E dalle ceneri dei vecchi nascono nuovi criminali, e da tutte le altre nuovi sciagurati, e tutto segue il battito di quel cuore nero al centro del mondo.
Quel mondo che innalza il suo silenzioso e disperato pianto, che nessuno può o vuole ascoltare, mentre il tempo scorre, e non si può fermare.



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