Il 9/7/81 nasceva a Cosenza nella tranquilla cittadina calabrese, Alessandro Sposato, un ragazzo abbastanza strano per la sua età, amante della poesia e della musica, predisposto ad un qualsiasi input derivante dal mondo dell'arte, lo ritroviamo per esempio nelle vesti di attore nella compagnia teatrale "La Chimera" o di paroliere per il gruppo Hard-Rock Ustika alla nascita di tale progetto o ancora disegnatore.
Ha frequentato un istituto tecnico commerciale, ma la sua vera ambizione era molto lontana dal bilancio di una società, è il gusto della vita come assolutezza di cose, di estremismo, di Amore o Odio, altrimenti niente.
Ora è iscritto alla facoltà di Scienze Politiche all'Università della Calabria.
Nel novembre del 1996 scrive la sua prima "poesia", con estrema difficoltà riesce a tirare fuori qualcosa a lui estraneo prima di allora, è uno sfogo, è solo paura?..
Queste poesie da allora lo rendono felice e stanno continuando tuttora a ricordagli che è vivo, raccontano di esperienze negative, di sogni, della follia e della disperazione che rendono l'autore emarginato per vari aspetti dai suoi coetanei.
Alessandro Sposato ha finora all'attivo solo un libricino di poesie creato per esigenze personali ma a disposizione di tutti coloro che avranno il desiderio di leggerlo anche solo per un minuto.
In questi 4 anni di produzione serrata ha raccolto intorno alle 200 poesie suddivise in tre cicli: un primo ciclo, quello della nascita, comprendenti le poesie derivanti dal disagio giovanile, un secondo ciclo, quello della ragione che contiene i primi accenni di fragilità emotiva e di follia, e un terzo ciclo, quello contemporaneo che esprime tuttora l'essenza del poeta nelle sue sfaccettature, l'amore verso la straordinaria bellezza femminile e il dramma che lo lega alla visione delle cose, una sorta di "pessimismo assoluto" che in alcuni tratti lo caratterizza, ma in realtà è un pessimismo-ottimismo.

EUTANASIA

[…Pausa riflessiva…]
Assuefatta dal dolore…
Scomparsa tra la polvere dell'ignoto…
Dolce infinito…
Non c'è posto in cui non mi sia fermato a guardarti,
non c'è luce che non abbia succhiato per scorgere i tuoi profili.
Non c'è notte in cui non abbia desiderato Silenzio, Silenzio, Silenzio
Tutto non c'è,
Tu non ci sei
Vorrei evacuare la mia testa,
Vorrei solo dormire…
…Una risata…
Ah la risata,
quale triste espressione viene forgiata sul mio viso
son di giubilo, frettolose o soltanto drammatiche.
Son tanti coltelli impugnati senza timore ma dal cuore mio
quest'oggi il loro suono è stato bandito.
Troppo acuto e tagliente il rumore prodotto dalla mia vita,
ogni passo sempre più acuto,
ogni gesto sempre più angosciante
ogni parola sempre più monotona.
Sono fermo ed ho paura
Mi giro intorno ma mi ritrovo soltanto nudo,
nudo come la pietà.
Colpevole di esserlo.
Ma passerà un'altra notte…
Nuvole di baci passati sul mio corpo
Detestati e sofferti ma sempre accolti, inflitti
Devastanti come treni
Ma già lontani chilometri
Vicini a nuove stazioni da attraversare.
Accasciato sui gradini di una chiesa
come un vecchio ubriaco costretto alla vita
Assuefatto dal dolore
Scomparso tra la polvere dell'ignoto
…veleno…
Andrai via dalle mie labbra come una freccia scagliata per uccidere.
Sei stata i miei occhi quando ho pianto…
Sei stata le mie mani quando ho pregato…
Sei stata la mia bambina quando soffrivo
Eri la mia piccola, delicata eutanasia.


L'ULTIMO DEGLI ANGELI

Un'altra luna si è accesa,
gli anni, i momenti più belli della mia vita
si sono persi lasciandomi vecchio.
Avrei voluto essere la spada di un valoroso eroe
capace di offendere,
tentare allo scalpo della gente,
delle avversioni
[Ma si gettò piuttosto che cadere]
l'ultimo degli angeli lassù sulle nuvole verrà ucciso…
il suo sangue scivolerà vellutato
tra le nuvole sparse come se fosse sorgente di infinito.
Ma sarà ugualmente felice
Tempesta e impeto furono nella sua testa,
lo dirottarono,
in pugno come un insetto ronzante e fastidioso,
fino alla fine
Giorno e Notte.

Avrei voluto baciare la tentazione
e cadere tra le pieghe delle tue mani,
trovare il conforto nella polvere dei tuoi vecchi libri
[un'altra luna si è spenta nei tuoi occhi]
scorre senza timore la tua linfa tra i luoghi
e gli eventi che ti hanno incoronato
Rosso, lucente: scivola imperterrito fino a svuotarti del tuo umore,
il tuo sesso.

Sinuoso movimento altalenante
si confonde tra la spuma del mare
che rinfresca a tratti i miei ciechi ricordi ipocriti.
I nostri pensieri allineati come pianeti nelle notti tetre creano scompiglio,
eclissi
La terra partorì, ti aprii gli occhi
Il mare ti plasmò e ne conservò il sapore
Il cielo e le stelle ti cullarono fino all'esasperazione
Il fuoco bruciò le tue ferite purulente
Lei ti amò e volle il tuo cuore in una scatola di cristallo
Lui ti uccise per preservarti dal male
Cademmo distesi nel dolore,
nell'oscurità possente e malinconica
sarai sempre disteso tra i miei sogni
o magari riuscirai a prendermi per mano
un bacio sofferto, lungo, inutile
occultò la luce e qualcuno forse, pianse…


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