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L'AMOUR EST AVEUGLE (L'amore è cieco) di Calogero Sorce
ISBN: 978-88-6932-149-8 - Prezzo: 12,00 €.

Dalla premessa de''autore:L’amore è cieco e non guarda in faccia nessuno, e se ne frega della vita delle persone. E fa vedere meraviglie dell’universo in cose semplici, che per tanti sono niente. L’amore è un fuoco che ti brucia dentro e che ti porta in cima al firmamento. Muta i destini e spesso distrugge gli animi nobili di gente senza macchia. L’amore è un moto che muove le montagne, ma è anche un acquitrino che si stagna quando si perde e finisce in un burrone, e lascia sole maree di persone. Ma l’amore è pur fuoco di paglia, arde in un attimo e subito si spegne, se non è supportato da ideali e da interessi, che come bastoni lo fanno sempre reggere. L’amore è cieco, pur senza bende sugli occhi, e fa vedere quel che non esiste. Fa dea la donna anche più banale, e tesse lodi che non hanno eguali. L’amore è cieco, e pur ci vede bene perché dà l’eternità all’umano genere. E c’è pur gente che sospira ancora perché ci crede ancora nell’amore, e ancor l’aspetta agli angoli di strada usando il cuore come telecomando. Ma l’amore non segue la ragione, l’amore è cieco e per questo va a tentoni. E chi vien toccato non è un fortunato, vive momenti e poi resta dannato. L’amore all’essere umano è gemello, entrambi sono esili fuscelli.


L’amour est aveugle et il ne regarde personne en face, et il s’en fout de la vie des gens. Il fait apparaître les merveilles de l’univers dans des choses simples, qui pour beaucoup de gens ne sont rien. L’amour est un feu qui te brûle à l’intérieur et il t’amène au sommet du firmament. Il change les destins et souvent il détruit les âmes nobles des personnes sensibles. L’amour est un mouvement qui déplace les montagnes, mais c’est aussi une marécage qui stagne quand il est perdu et il termine dans un ravin, et laisse seules des marées de gens. Mais l’amour est encore un feu de paille, brûle dans un instant et disparaît immédiatement, s’il n’est pas soutenu par des idéaux et par des intérêts qui, comme des bâtons il le font tenir debout. L’amour est aveugle, mais sans bandages dans les yeux, et il montre ce qui n’existe pas. Il rend déesse la femme la plus banale, et il fait des éloges qu’il n’y a pas d’égal. L’amour est aveugle, et pourtant il voit bien parce qu’il donne l’éternité à l’humanité. Et il y a des gens qui soupirent encore parce qu’ils croient encore à l’amour et ils attendent toujours aux coins de la rue en utilisant leurs cœur comme un télécommande. Mais l’amour ne suit pas la raison, l’amour est aveugle et pour cette raison il fait des tentatives. Et qui est touché par l’amour n’a pas de la chance, parce qu’il vit des beaux moments , mais puis il est damné. L’amour est comme un jumeau pour l’être humain, tous les deux sont des arbustes fragiles.


DALLA SCUOLA - Versi latini d'occasione di Giuliano Papini
Prezzo: 15,00 €.

Questi versi latini d’occasione sono come fiori nati durante o poco dopo una novennale permanenza di lavoro a Prato di Toscana, donde il titolo un po’ ambiguo nella sua allusività.
Gli adattamenti in italiano e le risposte, pure in italiano, appartengono (tranne pochissimi casi) alla penna di Agostino Ammannati, che ebbi carissimo collega e sodale.
A lui dedico questi ‘fiori di prato’, ripensando non senza rimpianto alle occasioni in cui essi sbocciarono alla luce, mentre egli, vivo ed alacre, attendeva alle due cose che sopra le altre amava e teneva a ragione di vita: la scuola e la poesia.


L'IMPRONTA DELLE MIE PAROLE di Maria Teresa Tessoni
ISBN: 978-88-6932-145-0 - Prezzo: 15,00 €.

Dalla prefazione di Maria Adelaide Petrillo
In questo volumetto, Maria Teresa Tessoni ha raccolto una parte delle sue liriche, composte in questi ultimi anni. La sua poetica prende forma da una ricerca umile e paziente; si ispira alle piccole cose, agli eventi quotidiani, ai fatti di cronaca... Di tutto sa fare poesia, anche là dove potrebbe sembrare inutile o impossibile cercarla e trovarla.
Con la lettura dei classici, ha affinato il suo linguaggio e la poesia è diventata necessaria compagna di viaggio: “La poesia è raggio di sole che mi scalda il cuore… Scrivere è rilassante/ ritrovo il valore del dono della vita/ è rifugio sicuro di pace e serenità…Se non ti avessi incontrata/ vuota sarebbe la mia vita…”. L’ispirazione, ci dice Maria Teresa, “…è fatta di parole che nascono una volta soltanto nell’anima.”
La sua vita è stata segnata dal dolore fisico e spirituale, da lutti, abbandoni, assenze, delusioni, sconfitte… e ora la poetessa tutto ritrova e rivive nella memoria, scavando nelle ferite mai rimarginate.
La natura, col mutare delle stagioni, è colta in ogni sfumatura: dalle nebbie della “Bassa” “coperta da un bianco velo /come una sposa” alla fusione con la natura stessa, di un vago sapore dannunziano, in un dialogo rassicurante intrecciato col mare d’inverno, personificato e amato in una tenera intimità: “Parlami con il moto libero/ delle tue onde… sento il tuo respiro/ mi accarezzi…”
I luoghi sono rivisitati con occhi ora malinconici e desolati, ora accesi da bagliori di speranza. La nostalgia, che ritroviamo in molte liriche, per la bella città di Lisbona, fa da sfondo a un periodo speciale della vita della poetessa. Rivivere gli eventi di allora, la porta a riflettere sul suo temperamento e si definisce “ribelle, contestatrice, curiosa … figlia del mio tempo!” I ricordi di un amore lontano, mai dimenticato, si intrecciano e tornano a vivere; l’addio doloroso alla città segnerà tutta la sua vita futura. Una scelta, un distacco… e tra le braccia “una ricchezza e un dono,/ unica ragione di vita”. La discesa nell’abisso buio dell’abbandono e della solitudine, la consapevolezza dell’ineluttabile sofferenza, si aprono però a una nuova vita, a uno spiraglio di speranza e, a poco a poco, “si fece di nuovo luce nell’anima”.
Con il trascorrere degli anni pesa sul cuore della poetessa la solitudine; i figli lasciano il nido e lei, pur nella sofferenza, accetta la realtà e dice a sé stessa: “… è il corso della vita/ lasciali volare via/ verso il futuro”.
Ampio spazio, nella poetica di Maria Teresa, hanno gli affetti. Nelle sue liriche sono rievocati i volti cari che non ci sono più, il cui ricordo è però “nitido nella memoria/ la loro assenza diviene presenza”: la nonna, punto fermo della sua vita, che viene a mancare proprio lo stesso giorno in cui nasce Emanuel; la suocera con la quale ha saputo costruire un’intesa profonda… e poi le sorelle, compagne di giochi. Ci sono poi gli affetti ancora presenti: la figlia lontana; il figlio con il quale compone una bella lirica a quattro mani; le amiche che la fanno riflettere sul grande valore dell’amicizia con le sue incomprensioni, con le rotture e le rappacificazioni; la nipotina, alla quale dedica versi teneri e delicati, carichi di emozione; i compagni a quattro zampe…
Il suo linguaggio poetico si fa più suggestivo, ricco ed incisivo con le anafore che si susseguono nella musicalità di un sommesso ritornello, con l’uso misurato di rime, metafore, similitudini, allitterazioni… Socrate afferma che “una vita che non ricerca, non vale la pena di essere vissuta”, ma l’autrice ha fatto della sua vita ( che pure non le ha risparmiato la delusione delle sue promesse bugiarde) una continua ricerca di senso. La poesia di Maria Teresa è il viaggio che accomuna tutta l’umanità; è consapevole che “vincitore beffardo è il tempo”, ma nelle sue liriche apre talvolta spiragli di luce e di speranza “ed io, viaggiatrice ormai stanca/ attendo.” E nella sua attesa vive e palpita anche quella di ciascuno di noi.


LATINA di Gianluca Fazio
ISBN: 978-88-6932-147-2 - Prezzo: 15,00 €.

Perché Latina?
Latina è la nostra cultura: siamo tutti figli della lingua romana, della sua arte oratoria e della sua lunga tradizione. Latina è la radice comune che ci lega indissolubilmente alla memoria e alla terra; latina è l’ardente passione con la quale ci approcciamo alla realtà: è insita nelle nostre vene. Esse sono pregne di lei e della sua storia.
La terra su cui poggiamo lo sguardo e i piedi è quella che hanno calpestato i nostri avi, i grandi uomini di cultura, gli imperatori e i loro eserciti. Il Mediterraneo tutto, al centro della raccolta, è il punto di partenza per analizzare e comprendere questi versi; è un felice, ma contraddittorio approdo da cui attingere storie, leggende, epopee dal richiamo eterno. E’ in questa terra mitica, calda e luminosa che hanno avuto origine i primi poemi epici occidentali. E’ qui che è sorto l’impero romano ed è proprio su queste coste e in tutto il suo mare che hanno avuto vita le imprese e le gesta degli eroi.
Le poesie, suddivise in sezioni tematiche, raccontano ognuna una fetta di questo mondo “latino” e talvolta “greco”, dai contorni non sempre definiti.
Ogni composizione argomenta un aspetto connesso alla “materia prima” della raccolta e lo fa per mezzo di versi che sanno di acqua, terra, aria e fuoco. Quattro elementi i cui connotati s’intrecciano fedelmente alla storia, alla letteratura, all’idillio e alla natura soggettiva dell’autore.
Dall’acqua affiora il ricordo del passato che s’impasta con la terra grassa e polverosa e sfuma nell’aria rarefatta per poi allontanarsi tra le calde note di una fiamma languente.
Lo stretto contatto con la natura imprigiona noi stessi e ci rende parte di essa, celebrando un banchetto allegorico e propiziatorio. La natura è sezionata, aperta dal suo interno al fine di analizzarne le viscere, decodificandone la struttura per poi solcarne le leggi che la sostengono.
Anche le stagioni s’incalzano le une alle altre con un ritmo lento e cadenzato; si sottopongono ad una accurata osservazione, frutto di ricerche e verifiche empiriche. Con esse si accendono le stagioni dell’anima che simbolicamente esternano le medesime manifestazioni.
I versi di questa raccolta affrontano temi piuttosto intimi e si riconducono al sangue paterno; talora immortalano attimi di vita quotidiana, affetti, passioni, introspezioni e riflessioni sulla storia e il presente. I contatti umani sono parte integrante delle composizioni, soprattutto ove è presente, fra questi, lo spazio circostante, fatto di oggetti, ricordi, sguardi ed elementi sensibili.
Poesie liriche dunque, a tratti simboliste, talvolta ermetiche e dal retrogusto avanguardistico. Si tratta di versi conditi da richiami alla tradizione per mezzo di strutture metriche, rime e grazie all’impiego di figure retoriche. Un crogiuolo di esperienze e sperimentazioni, anche sul piano sintattico e lessicale, che regalano a queste composizioni uno stile piuttosto eclettico.

LABORATORIO DI POESIE RANDAGIE di Calogero Cangelosi
Illustrato da Cinzia Romano La Duca

In questa nuova raccolta poetica Calogero Cangelosi collabora con la pittrice Cinzia Romano La Duca che ha arricchito col suo tratto pulito e sicuro i versi del Poeta randagio. I testi sono commentati dalle recensioni di Clotilde Cardella, Maria Elena Mignosi Picone, Gaetano Zummo, Cinzia Romano La Duca e Rosa Mingoia.

Dorme il poeta

Il poeta dorme ai perché della vita:
la donna che portava i gelsi
parla soltanto alle cicale:
ormai i compleanni non chiamano
entusiasmo di amici.
Tristezza ed orgoglio allo stesso tavolo:
allegrie scomparse per sempre.
Ruggisce il cuore ai vent’anni,
alla poesia compagna di vita:
non si torna indietro:
dormono i ricordi nella casa caduta
al sole ed alla pioggia
gridano aiuti silenziosi:
il giorno dei sorrisi gratis
ondeggia in attesa di primavere.

(21/06/16)


L’infanzia tornata

Il sapore agrodolce invade
la vita dei campi:
poeta bambino e sempre randagio:
ondeggiano al vento
e si perdono in vie sempre più tristi
tante note strappate al pianoforte solitario.
Arriva a volte la luce
richiamo ai giorni più allegri
ai giochi costruiti nei cortili:
navi in partenza carichi di stelle
dentro il cuore radici
amici persi per sempre:
grandine ed acqua
il vecchio raccoglie
ormai stanco di vite e di stenti.

(21/06/16)



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