Libri di narrativa Poesie Saggistica



NOI BOGIANEN di Guido BAVA

Chi mi segue da tempo, nelle mie pubblicazioni avrà senz'altro colto l'amore che sento per il Piemonte, terra natale mia e di tutti quei Bava che mi hanno preceduto nella storia dal '300 ad oggi. È un amore espresso senza riserve nel quale ho sempre cercato di coinvolgere tutti i lettori piemontesi e non, affinché questa terra fosse capita e ammirata e quindi non considerata, invece, come la Cenerentola d'Italia anche da coloro che devono ad essa l'essere Italiani.
Ed ora cercherò di offrire una spiegazione per il mio titolo "Noi Bögianén" che il giornale Lo Scaligero nel 1500, volle tradurre in "carattere indolente dei Torinesi" giudizio poi ripreso, cent'anni dopo, da Gregorio Leti in un'aperta guerra psicologica nei confronti del Piemonte e che definì, tra l'altro, i nativi di Cuneo come soverchiamente ingenui.
Come vero piemontese io preferisco rifarmi a quanto afferma Alberto Viriglio (1851 – 1913) il quale in "Torino e i Torinesi" del 1931 evidenzia lo spirito eroico del popolo subalpino che, in occasione di ogni dura prova l'ha sempre affrontata a piè fermo, senza tentennamenti o cedimenti ecco, dunque, al di là di ogni tentativo di offensiva considerazione, il significato di "bögianén"che altamente ci onora.

Raccolta di articoli pubblicati negli anni dall'autore in molte riviste letterarie.
Ecco alcuni titoli:
Antonio Bertola
I tre ch'as dan(I tre che si battono)
Il Ricetto di Magnano
Un cavaliere (fantasma) dell'ordine dei templari sorveglia un grande tesoro a rovasenda
Ij lavandè ed Bertola (I lavandai di Bertolla)
La Valle del Lys
M. corgnati: la vera ricetta della bagna cauda
Le sinonimie facete e i modi di dire nella lingua torinese
Nota sulle modifiche apportate al Castello del Valentino

O ROZZO DELL'URDIMO VICOLO a cura dell'Ass. Culturale ESSO CHISSI
ISBN: 978-88-97902-40-9 Prezzo: 7,00 euro

Dalla prefazione di Fulvio Castellani: Avere memoria, trasmettere scampoli di un passato che rischia di finire nel cassetto del dimenticatoio, significa vivificare le proprie radici storiche, la propria identità, i segni caratterizzanti di un ieri che, oggi come oggi, a ben pochi interessa se non agli studiosi delle tradizioni e del modus vivendi di una comunità, sia essa di paese che di un popolo.
Ecco, perciò, che l'iniziativa di un'associazione culturale come quella che è sorta nel 2009 a Cisterna, e che risponde al nome di "Esso Chissi", va salutata con un grande applauso visto che va mettendo a segno un concerto di momenti storici in chiave di valorizzazione di tradizioni, di usanze e del dialetto usato in quella città.
In questo caso, O rozzo dell'urdimo vicolo si inserisce a pieno titolo in tale concerto di note, di voci, di significati, di pagine che ricordano in primis l'esodo della popolazione cisternese avvenuto il 19 marzo 1944 in seguito ai bombardamenti ed alla successiva opera di rinascita senza dimenticare, purtroppo, che Cisterna aveva perduto per sempre "il suo antico borgo, con i palazzi, le chiese, l'ospedale e altro ancora". Davvero singolare e concepito in maniera innovativa, il testo si avvale di un andamento a mezzo fra il teatrale e lo storico con scene che testimoniano la vivacità espressiva dei cisternesi, la loro grande capacità di dialogare e di darsi una mano nei momenti di difficoltà, di sorridere nell'ascoltare le chiacchiere delle donne radunate giornalmente "nell'urdimo vicolo", di ascoltare il canto e la musica di quel gruppo di improvvisati concertisti che venivano indicati come "Esso Chissi".
Il libro si sviluppa in otto scene che si concludono quasi sempre con una poesia a firma di Alvaro Mario Mastrilli o di Fiorella Brasili.
A parlare principalmente sono un'alunna e il professore col compito di ricordare curiosità e non solo, legate allo ieri. Al riguardo singolare è il fatto che vedeva protagonisti i butteri di una corsa che veniva effettuata nel Vicolo dell'Anello, soprannominato anche, Urdimo Vicolo.
Va detto che il testo alterna brani in lingua italiana e brani in dialetto e che non consente momenti di sosta e di distrazione anche perché contiene ricordi personalissimi e storie documentate a firma di Fieramonti Bruno, Umberto Pichi, Fiorella Brasili, Romeo Murri e Pierino Sterpetti.
Sono opere come questa, e non a caso, che fanno amare le radici di un popolo e che trasmettono armonia, serenità e amicizia in chi crede ancora nel presente e nel dialogo con le nuove generazioni…


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