Rita Volani Piombino: sono nata a Rovereto ( Trento ) da genitori trentini che anche se di umili origini mi hanno insegnato il rispetto per tutti, persone, animali e la natura in generale. Sono sempre stata di carattere gioioso e solare e cerco di vedere sempre il lato migliore delle situazioni.
Ho avuto anche da bambina predisposizione per la recitazione e il disegno, questo mi ha indirizzata per un tipo di studi che favorivano la mia fantasia.
Mi sono diplomata come insegnante di scuola materna e durante gli studi gareggiavo anche in atletica leggera. Ho cominciato a scrivere poesie e racconti già alla Scuola Media poi la vita mi ha portato un po' in giro per l'Europa allargando i miei orizzonti.
Incontrato l'uomo che sarebbe diventato mio marito mi sono dedicata a lui ed ai due figli che sono nati, poi oltre la poesia ho cominciato anche a dipingere ad acquerello passione che mi dà un rilassamento profondo.
Non sono una fanatica di concorsi ma ai pochi ai quali ho partecipato ho ricevuto dei buoni consensi nei primi tre posti o premi speciali della giuria.
Ho anche costituito un gruppo di poeti a Bolzano dove abito con i quali organizzo serate di poesia intervallata la musica.


Per i navigatori di Carta e penna ha scelto:

I CANCELLI DELL' ANIMA

Ho aperto per un momento
la porta della tua anima
vorrei distendere le rughe del tuo cuore.
Ho seguito i tuoi passi
ma ho smarrito la strada;
poi mi sono specchiata
nel profondo dei tuoi occhi
e mi sono persa.


FOLLIA

Oggi sono in vena di follie, mi prendo un cavallo bianco
e vado a cavalcare nel bosco,
aspetterò l'alba per respirare l'aria fresca di rugiada
e poi via incontro al giorno
con l'aria nei capelli.
Mi comprerò un cappotto a fiori colorati
per esorcizzare l'inverno
e un cappello sbarazzino
e una sciarpa rosso fuoco.
Si sono in vena di follie,
Mangerò un'intera torta al cioccolato
e berrò molte coppe di champagne,
farò un bagno rilassante
con una montagna di schiuma
e un massaggio con la crema alla ciliegia,
Decorerò il mio letto
con petali di rose rosse
e riempirò i cuscini di petali di baci
…. e poi sarai tu la mia follia.


Un angelo per amica

Voglio ricordarmi della mia amica Federica come la vidi per l'ultima volta, in quel caldo pomeriggio d'agosto di molti anni fa con quel vestito bianco ricamato, che la faceva somigliare ad un'angelo, mentre mi chiamava dal giardino di casa mia.
Lei era sempre la solita tenerona che si commuoveva e si preoccupava per le cose che succedevano agli altri e quel giorno si dava da fare a cercare un cagnolino, che una famiglia in vacanza aveva smarrito passeggiando per la città; così venne da me per chiedermi se ne sapevo qualcosa ma io non potei esserle di alcun aiuto.
Federica veniva anche per salutarmi perché partiva per la sua città d'origine ed il cuore mi si strinse.
Erano passati quasi tre anni da quando mi disse che le avevano trovato quel male che fa paura anche a dirne il nome, io cercai di rincuorarla ma quando arrivai nella mia rassicurante casa scoppiai in lacrime, mentre lo stomaco mi si torceva in un groviglio e sembrava che salisse fino alla gola quasi a soffocarmi.
Cercai di calmarmi, mi dicevo che al giorno d'oggi fanno miracoli e che l'operazione che la mia amica avrebbe fatto di lì a poco l'avrebbe guarita. La nuvola nera della fatalità sembrava svanita, ritornammo alla solita vita di sempre, ci vedevamo, scherzavamo delle piccole avventure che ci capitavano tutti i giorni, coccolavamo il vecchio Camillo, il cocker ormai ventenne di Fede (così chiamavo affettuosamente la mia amica ) e facevamo qualche pedalata in bicicletta, godendo del paesaggio che vedevamo dalla ciclabile lungo il fiume.
Così passarono quasi tre anni, ma quel morbo schifoso che sembrava debellato aveva continuato il suo lavoro devastante e così la mia amica sapendo la sua fine ormai vicina, aveva voluto tornare col marito presso la sua mamma.
Così in quell'assolato pomeriggio d'agosto quando tante persone si divertivano al mare o si crogiolavano al sole in piscina, salutai Federica e sapevo che era l'ultima volta che l'abbracciavo, mi sembrava che il cuore si dividesse in tanti piccoli pezzi ed ogni pezzo doleva sempre di più, staccai gli occhi dal suo viso e dentro di me le dissi un muto addio.
Nei mesi che seguirono, cercai di rimanerle vicino almeno telefonicamente e per il suo compleanno a settembre le mandai un grande mazzo di fiori, che lei apprezzò con grande gioia.
Pian piano la natura cambiò i suoi colori, l'autunno lasciò il suo tappeto di foglie colorate ed i passeri un po' intirizziti cercarono qualche riparo per riscaldarsi.
Venne l'inverno e con esso le giornate sempre più corte e le notti sempre più lunghe e i ricordi erano più struggenti come quel pomeriggio che ricevetti quella telefonata, Federica se ne era andata, così dolcemente come dolcemente aveva vissuto e mi sembrò più buio quel grigio pomeriggio di dicembre.
Scendevano le prime ombre della sera ed io guardavo dalla finestra le piccole gocce miste a neve che cadevano, sembravano minuscole stelline luccicanti che non illuminavano però la mia tristezza.
Ed ero lì e pensavo e ricordavo quella figura vestita di bianco nel sole d'agosto, non so se fu per suggestione ma mi sentii come una mano che si appoggiava sulla mia spalla, leggera come una farfalla che vola in una mattina estiva.
E' passato molto tempo, da allora molte cose sono cambiate, ma di una cosa sono sicura, che ora c'è un angelo in più in Paradiso che mi protegge.


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