Patrizia TrimboliNata a Milano nel 1959, articola la sua attività di sociologa, counselor e docente nella formazione, con taglio clinico, tra Milano, Roma, Firenze ed Ancona, dove risiede.
Ha affrontato l’utilizzo delle scienze umane e dei loro prodotti nella formazione degli operatori sanitari nell’area di emergenza, oltre ai corsi sulla comuni-cazione interpersonale ed al counseling nelle cure palliative, caratterizzato da un approccio integrato e dalla pratica delle Medical Humanities.
L’ha sostenuta un lavoro basato sulla tessitura di esperienze e ricerche orientate all’indagine di nuovi significati ed all’ascolto attivo di emozioni.
E’ autrice di articoli, di scrittura creativa, su riviste italiane ed estere, di libri, gli ultimi pubblicati nella collana no profit Il dono di scrivere, che lei stessa ha ideato e dirige.  Tra i più recenti lavori l’antologia, curata da Paolo Lagazzi, Il sapore di una fragola. La collana risponde all’esigenza, nella medicina e nella medical education, d’integrare al paradigma positivistico il ruolo delle humanities, ed in particolare della parola poetica, capace di varcare frequenze udibili alla nostra coscienza, facendosi medium fra trauma, disabilità e speranza di vita. Tra le sue pubblicazioni va ricordata Fessure dal cuore, prefata da Plinio Perilli.

Il dono di scrivere

La collana di Patrizia Trimboli

Libri stampati in proprio non a scopo di lucro e gratuiti

La collana risponde all’esigenza, nella medicina e nella medical education, d’integrare al paradigma positivistico il ruolo delle humanities, ed in particolare della parola poetica, capace di varcare frequenze udibili alla nostra coscienza, facendosi medium fra trauma, disabilità e speranza di vita. E’ stata sperimentata l’efficacia di tale compito nei dipartimenti di Rianimazione ed Emergenza di diversi Ospedali italiani, dove infatti “la malattia grave e problematica è un assalto oncologico, che agisce attraverso eventi devastanti e la possibilità di azione è compromessa, il corpo diventa medicalizzato ed estraneo a sé, il suo funzionamento abituale viene perduto, le relazioni e le aspettative verso il futuro cambiano” (Sakalys, 2003, p.229). Il malato grave necessita una sorta di tertium capace di aiutarlo e dare nuova voce alla sua identità, percorrendo strade attraverso le quali trovare possibilità inedite di senso. L’idea della poesia come offerta di un valore Alto e come capacità di comunicare nel profondo a tutti, non si appaga solamente di un processo di “umanizzazione” della medicina, ma dà voce a colui che è privo di voce, a chi è destinato ad oltrepassare il confine della fisicità del mondo, a penetrare il mistero, l’impenetrabile. E non c’è dubbio che il luogo vero della poesia sia quello di strappare quel frammento d’eterno non consumabile e intemporale. Attraverso un processo di riattribuzione di significato la poesia dona Vita e si oppone alla dimenticanza, richiamando l’uomo, lo scienziato, alla più Alta responsabilità, a quello che Baudelaire indicava come il progetto maggiore di Spirito.
Quest’arte schiude alla scienza una dimensione di speranza, di conoscenza, già sperimentata in stati di coma vegetativo, in grado di arrivare a decifrare l’impossibile, l’enigma della nostra libertà, dei suoi vincoli e della sua negazione.

In Ospedale e nei luoghi più significativi del sacro
La collana di Patrizia Trimboli

 













 

 

“… come un poeta scende nelle città,
nobilita la sorte delle cose più vili,
ed entra come un re, senza chiasso né paggi,
in tutti gli ospedali come in tutti i palazzi”

Charles Baudelaire, da Il sole, I fiori del male



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