Sono Giorgia Spurio, nata il 21 dicembre 1986 ad Ascoli Piceno.
Sono una studentessa di Lettere e suono la tastiera elettronica da 13 anni.
Ho iniziato a scrivere all'età di 11 anni mettendomi alla prova con la composizione di poesie.
Ho pubblicato un libro nel 2006, “Pensieri di inchiostro”, che è una raccolta di poesie che racchiude le inquietudini adolescenziali e il desiderio di non voler rompere il cordone ombelicale che ci lega alla puerilità dell'infanzia.
Pubblico spesso poesie o racconti su internet, ma ultimamente ho avuto dei bei riconoscimenti rientrando tra i finalisti di alcuni concorsi sia di poesia che di narrativa.
Amo leggere, e tra i tanti nomi di autori che ho letto riaffiorano sicuramente Pirandello, D'Annunzio e Italo Calvino, ma nel mio cuore ci sono i nomi come Jack London, Dostoevskij, Gary Jennings e Banana Yoshimoto.
Se devo ringraziare qualcuno per il mio grande amore nei confronti della letteratura e della scrittura è proprio Jack London: la mia passione per le poesie e poi per i racconti è nata grazie alla sua opera “Il richiamo della foresta”.
Altri libri che amo sono troppi per poterli elencare, ma tra questi emerge “Notti bianche” di Fedor Dostoevskij, un libro che per me è uno specchio dove si riflette la mia immagine di “poeta sonnambulo”, pronta a credere a tutto e pronta ad esser delusa da tutto, ma con forse la stessa forza del cane Buck, protagonista ne “Il richiamo della foresta”, pronta a difendere tutto.


L'ultimo abbraccio

Si inseguono come lacrime di pioggia
le foglie nel passaggio delle stagioni
Si inseguono come anime di fumo
che il fiume che fluttua
scuote nei freddi brividi della pelle

Sarà voce chiusa in vasi di Pandora
quella che cercherà gli occhi della primavera
abbandonata in un angolo
dall'autunno in viaggio

Amore tradito e abbandonato
come sole nell'eclissi di luna
saluto d'addio
in un bacio d'illusione oscura

Correrò esausta
come rami di salice
sotto peso di umida nebbia
a cercar l'ultimo abbraccio.

Il mai eterno

Le sirene giocano
con cuori rapiti dalle bocche dei leoni
Spira la bufera
come volto di donna
che guarda dall'alto
le sue montagne

Dolce miele
cola come nettare
dai seni dei fulmini
e l'ambrosia sarà come nel calice
dalla terra accolto nelle sue viscere
dove anche Ade nutrirà la sua prediletta moglie

Muse volano
tra ali di arpie
e aquile che fischiano il richiamo
del silenzio nell'eco

Saltami addosso, nostalgia,
come onda che dall'oceano si stacca
prendimi tra fauci di licantropi marini
e lì scenderà la luna
a passi lenti
come dèa di oscure reminescenze

Sarò qui ad aspettar
bacio di catena
strappato alle balene,
delfini dai canini d'argento…
e su zattere poserò piedi d'anima
incamminandomi verso l'orizzonte
lì dove mare e cielo
si baciano per sempre come il loro mai eterno.


Per contattare direttamente l'autore

Homepage