Massimo Spleta ha pubblicato con Carta e Penna il libro intitolato LA VITA DEGLI ALTRI e la silloge poetica dal titolo NEL SILENZIO DELLA SERA.


Dalla prefazione della Prof. Cristina Torresani a La vita delgi altri: Senza avere la pretesa di essere un saggio critico di antropologia sociale, il testo, curato dallo scrittore Massimo Spelta, presenta tematiche di notevole interesse contemporaneo, che coinvolgono l'individuo e fattori che ne sgretolano l'identità.
La ricorsività della forma e del lessico coinvolge il lettore nella morbosità frenetica del disagio sociale, cancrena delle dipendenze da gioco e da alcol.
Nella particolare congiuntura storica del presente, il tema del lavoro, anzi della sua precarietà o assenza, corre tra le righe di "La vita degli altri" come concausa, insieme ad altri fattori, di diffuse sociopatie. La caducità dei rapporti interpersonali e lo straniamento psichico dalla dimensione amicale, causate dalla dipendenza da gioco d'azzardo, isolano l'amico Marco in una dimensione extrasociale; in poche righe, come lirici versi di una tragedia, le difficoltà iniziali evolvono in un dramma irreversibile.
Ciò che più colpisce è la consapevolezza, nel corso della lettura, dell'ovvia successione degli avvenimenti, a dimostrazione di quanto ogni periodo narrato dall'autore sia vicino alla nostra sensibilità e, in molti casi, all'esperienza diretta.
Nella situazione di crisi che inaugura il XXI secolo, appare scontato (e in modo chiaro Spelta ci rende partecipi delle sue riflessioni) che l'unica soluzione ai problemi sia la remotissima speranza di una vincita milionaria, invece di un impegno costante volto a risollevare, con onestà, la propria condizione. Società, pubblicità e mass-media, in generale, sono individuati come promotori di questi modelli effimeri, che inducono i soggetti a vivere anche molto al di sopra delle proprie possibilità.
Nella seconda parte, in cui si affronta l'altra tipologia di dipendenza, quella da alcol, l'autore con un cambio di voce narrante, ci coinvolge in un io sofferente, dipendente, oggetto di violenza. Apparente idillio negativo, ascrivibile ai contemporanei gender studies, la dipendenza è vista, al femminile, dallo sguardo di una donna che, nella realtà del romanzo breve, in poche righe, si trova mutata da sognante innamorata a vittima seviziata. Nella più lieta risoluzione narrativa del plot, è una nuova vita la chiave di volta nel rapporto tra Sabrina e Sergio.
L'appello dell'autore è alla pietas... non "commiserazione" (come la nostra lingua, che tende a semplificare, vorrebbe tradurla), ma "senso del dovere".
Enea, "pius", non era, di certo, "pietoso", ma detentore e strenuo difensore del "senso del dovere". Come un moderno Virgilio, Spelta auspica che ognuno di noi non si mostri lacrimevole per la situazione miserabile che colpisce un amico o un familiare, ma si carichi sulle spalle il peso delle difficoltà che una dipendenza porta con sé; il nostro compito è quello di riportare alla luce, prima di tutto per senso del dovere nei confronti di ogni essere umano, chi si è inabissato nel più profondo baratro.

NEL SILENZIO DELLA SERA di Massimo SPELTA
ISBN: 978-88-97902-72-0 - Prezzo: 11,00 €.

Dalla prefazione di Fulvio Castellani: Se “non servono parole/nei viaggi della memoria” e se “vivere di sogni/significa arrivare/al traguardo della vita/con un sorriso”, è chiaro che l’io di ognuno di noi, e l’io di Massimo Spelta in questo caso, riesce sempre a fotografare se stesso e a dare consistenza non superficiale ai pensieri, alle emozioni, alle giornate che si susseguono fino al crepuscolo della nostra presenza sulla terra. È quanto mai efficace il discorso poetico che fuoriesce da questa silloge, ben orchestrata e dal linguaggio modulato, interiorizzato al punto giusto e proteso a catturare sfumature psicologiche, transiti flautati, certezze confortevoli grazie anche alla fede, soprattutto alla fede nel Signore.
Emozionarsi leggendo le varie composizioni è giocoforza, dunque, sì, perché Massimo Spelta ha il dono innato della leggibilità e della profondità, del nutrirci di messaggi esemplari e di catturare a sé i valori fondanti del vivere umano.


Per i navigatori di Carta e Penna ha scelto alcune poesie:

Senza titolo

Quanto ancora
potrai resistere
chiusa in questa
stanza.

Osservo avvilito
il tuo sguardo vitreo,
e il tuo corpo immobile
come questo luogo.

Il tempo scorre
lento e monotono,
mentre dalla finestra
entrano colori
e profumo violenti.

Sembrano due mondi diversi,
uno fatto di luce
movimento e rumori.
L'altro fatto di respiri,
mani e lenzuola bianche.

Seduto al tuo capezzale,
con l'animo annientato
attendo l'ultima lacrima,
che ti porterà via da me.


Una notte ho sognato…

In una stanza buia,
adagiato sul letto,
come perso nel vuoto
ho sognato un mondo misterioso
e inquietante,
popolato da ombre deformi
e uomini senza volto.

Pensieri nascosti,
figure scomposte,
mani senza colore,
sospiri lontani,
agitano il mio cuore timoroso.

Le ore incalzano,
i colori ritornano,
le paure svaniscono,
mentre la luna entra prepotente
dai vetri rotti e sbiaditi
della mia esistenza.

La notte scompare
tra i riflessi del giorno,
e io non posso più sognare,
perché quella luce
è un altro domani.


Un mare d'amore

Solo
su questa spiaggia
assaporo l'alito del mare.

Se qualcuno potesse
infrangere il mio cuore
come queste onde.

Entrare prepotente
fin nella cavità
laddove si nascondono
i sentimenti.

Far scomparire la tristezza
come il mare
cancella le mie impronte
sulla sabbia.

Allora sarei un uomo felice
perché avrei trovato
l'amore.


Prima che io dorma

Sono solo nella stanza,
nella dolce notte,
oscura e profonda.
Sono lì che ascolto
ogni rumore.
Sento il sibilo del vento
che accarezza la mia pelle arida.
La luce fioca della luna,
illumina parte del mio viso,
segnato dal tempo.
Disteso sul letto,
leggermente assopito,
ricordo gli anni passati.
Prima che il sole sorga,
penso alle tante storie
che avrei da raccontare,
ma ormai,
sono come un libro vivente,
che nessuno più legge
e nessuno sa ascoltare.


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